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Spider-Man: Brand New Day convince soprattutto per il ritorno a una dimensione street level, con Peter di nuovo amichevole eroe di quartiere a New York.
Funziona anche il rapporto con Frank Castle, specchio oscuro del suo trauma.
Il limite è una struttura episodica e discontinua, ma proprio per questo il film appare come un cinecomic puro, nel bene e nel male.
Il risultato è un cinecomic più raccolto, personale e profondamente legato all’identità del personaggio, capace di recuperare alcuni degli elementi che hanno reso Spider-Man uno degli eroi più amati della Marvel.
La prima grande qualità di Spider-Man: Brand New Day è la sua dimensione molto più contenuta e street level.
Questo nuovo capitolo gli permette finalmente di tornare a essere l’amichevole Spider-Man di quartiere. Il suo mondo è di nuovo New York, con le sue strade, i suoi edifici, i suoi criminali e le persone comuni che hanno bisogno di essere salvate.
Dopo minacce intergalattiche e collisioni multiversali, Spider-Man: Brand New Day riscopre il valore di un eroe “normale”, Peter torna a dare il meglio di sé proprio dove è sempre stato più efficace: tra la gente, nelle strade, alle prese con problemi concreti e con un senso di responsabilità che non ha bisogno della fine del mondo per risultare importante.
Il ritorno dello Spider-Man di quartiere non rappresenta quindi un ridimensionamento delle sue avventure, ma la riscoperta della dimensione nella quale il personaggio riesce a essere più umano, riconoscibile e vicino al pubblico.
Il secondo elemento destinato a conquistare il pubblico è il rapporto tra Spider-Man e Frank Castle. Sulla carta, l’incontro tra i due poteva facilmente ridursi al consueto contrasto tra l’eroe idealista e il vigilante disposto a uccidere. Il film riesce invece a trasformarlo in qualcosa di più divertente, sorprendente e psicologicamente centrato.
Il terzo aspetto è la trasformazione fisica di Peter come rappresentazione concreta del suo mutamento interiore.
La trasformazione serve innanzitutto a dare un corpo al dolore di Peter. Il disagio, la rabbia e la perdita di controllo non restano confinati alla sua psicologia, ma cominciano a manifestarsi fisicamente.
Il film rende così visibile la frattura tra Peter Parker e Spider-Man, tra il ragazzo che non sa più quale posto occupare nel mondo e l’eroe che continua a lanciarsi nel vuoto per salvare gli altri.
I nuovi poteri non sono quindi soltanto un’aggiunta spettacolare o un modo per alzare il livello delle scene d’azione. Rappresentano il punto di arrivo di un percorso identitario. Il corpo di Peter diventa lo spazio nel quale emergono il dolore represso, la rabbia, la solitudine e la perdita di controllo che il personaggio non è più in grado di nascondere.
Spider-Man: Brand New Day costruisce così quella che può essere considerata la versione definitiva dello Spider-Man di Tom Holland. Non più un adolescente, ma un eroe autonomo, pienamente responsabile delle proprie scelte e finalmente padrone delle proprie capacità.
Il film procede per episodi, incontri e passaggi non sempre collegati con la stessa fluidità, alternando registri e tonalità che possono apparire discontinui. Alcune parti sembrano quasi capitoli autonomi di una storia a fumetti, tenuti insieme soprattutto dalla trasformazione di Peter. I passaggi tra azione urbana, dramma psicologico, commedia e suggestioni più oscure non risultano sempre omogenei, proprio perché il racconto preferisce accumulare situazioni e personaggi come farebbe una lunga saga sulla pagina.
È un’impostazione che potrebbe risultare meno elegante dal punto di vista strettamente cinematografico, ma che rende Spider-Man: Brand New Day un cinecomic vero e proprio, forse nella sua forma più pura.
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