| Anno | 2026 |
| Genere | Thriller |
| Produzione | Francia |
| Regia di | Barthélémy Grossmann |
| Attori | Kiefer Sutherland, Sebastián Sierra, Michael Lockerbie, Al Pacino, Ever Anderson . |
| MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento domenica 6 settembre 2026
Un uomo di fede combatte la criminalità di Manhattan e sfida un boss mafioso, cercando di salvare una giovane donna tra pericolo e redenzione.
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CONSIGLIATO NÌ
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In una Manhattan degli anni novanta sotto lo stretto controllo delle organizzazioni mafiose, Father Joe è un prete compassionevole dalla doppia vita: oltre a guidare i fedeli che lo seguono per la messa, va in giro per New York come vigilante colpendo i magazzini e i laboratori per la fabbricazione della droga e convincendo i gangster, sotto ricatto di un misterioso veleno, a espiare le proprie colpe frequentando la sua chiesa. Veterano del Vietnam e con una storia tragica alle spalle, Joe fa di tutto per difendere i più giovani ma dopo aver causato danni per milioni di dollari al traffico degli stupefacenti, dovrà vedersela con l'anziano boss locale della mala.
Benché diretto da Barthélémy Grossmann, Father Joe è opera emblematica della tarda carriera di Luc Besson, che tramite la sua famigerata EuropaCorp scrive e produce un action movie all'antica, derivativo e consumabile soltanto sotto stretta indicazione di non prenderlo troppo sul serio.
La mente fervida di Besson immagina una Manhattan d'epoca e un po' posticcia, in cui il
crimine regna sovrano e l'unica istituzione che può opporvisi è quella cattolica, nella forma di
una chiesa come tante che in realtà tra i chierichetti nasconde una squadra di operatori esperti
di arti marziali, e dietro l'altare un bunker stracolmo di armi di ogni tipo.
A guidarla c'è un Kiefer Sutherland che propone uno spin vagamente ecclesiastico
sulle vecchie movenze di Jack Bauer, e che nel look (un total black con crocifisso al
collo, cappotto e cappello nero) oltre che nei tentativi di world building presenta
degli evidenti manierismi in stile John Wick. Pericoloso come "Dio e il diavolo
incarnati nella stessa persona" e forte di un personale compromesso etico che lo vede
abbattere decine di nemici ma anche di impedire la vendita di droghe soltanto a chi ha meno di
21 anni ("non tutti possono essere salvati"), Joe si trova davanti un Al Pacino se non altro
piacevole in uno dei tanti ruoli usa e getta degli ultimi anni.
Il suo boss Giuseppe è ormai annoiato e preferisce leggere Gabriel García Márquez e Dante
piuttosto che occuparsi degli affari; ci vorrà un po' (e un detour narrativo - particolarmente
maldestro - su dei trafficanti russi di bambini a metà film) prima che i due possano entrare in
rotta di collisione, per fortuna non soltanto attraverso un tripudio di AK47 e bazooka ma anche
con un prolungato scambio di opinioni all'ombra del crocifisso.
D'altra parte la mano di Grossmann (regista di seconda unità per Besson su Dogman e Dracula è incerta soprattutto nelle sequenze action,
frettolose e prive di coerenza, oltre che incostanti nel tono, a volte serioso e altre scanzonato. Di
redenzione, insomma, non se ne parla.
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