| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Francia, Svizzera, Italia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Gianluca Matarrese |
| Uscita | giovedì 27 marzo 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Barz and hippo |
| MYmonetro | 3,35 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 25 marzo 2025
Un film che affronta dilemmi etici, sociali e legali presenti non solo in Europa e nelle democrazie occidentali, ma anche a livello globale. In Italia al Box Office Gen_ ha incassato 17,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ospedale Niguarda di Milano. Ogni giorno il professor Maurizio Bini incontra coppie con problemi di fertilità che desiderano avere un figlio e sostiene il percorso di chi ha iniziato le terapie di affermazione di genere. Il suo approccio è profondamente umano; per cui vengono prima di tutto le persone e cerca di fare tutto il possibile affinché possano realizzare i loro desideri. Nel suo studio crea un'atmosfera di immediata accoglienza e attraverso il suo umorismo prova ad alleggerire le situazioni emotivamente più difficili. Oltre a lui il documentario mostra anche parte del suo staff che quotidianamente collabora con lui e che si trova spesso a mediare tra il giudizio clinico e le restrizioni legali.
L'inizio e la fine di Gen_ si svolgono in montagna, all'aria aperta, con il professor Bini che va a cercare funghi. Sono i rari momenti in cui il documentario di Gianluca Matarrese esce dalle stanze dell'ospedale e cerca quasi un momento di liberatorio abbandono, di un silenzio che diventa un'esigenza soggettiva.
Forse, mentre passeggia nei boschi, il dottore è avvolto nei suoi pensieri, forse no. Però il 'liberatorio abbandono' e il 'silenzio' accompagnano anche gli aspiranti genitori e i ragazzi che vogliono iniziare la transizione di genere quando parlano con Bini. Nel primo caso l'incontro tra loro oltrepassa le competenze mediche del dottor Bini e si trasforma in una seduta terapeutica.
I pazienti parlano del loro passato, delle difficoltà e le paure che affrontano ogni giorno. C'è chi vuole continuare a provare ad avere un figlio anche se è in là con gli anni, chi ha avuto tre aborti, chi affronta con disagio il proprio aspetto fisico ("Non sopporto la barba" dice uno di loro), chi non riesce a capire in quale dei due generi si identifica. Nel silenzio è forse racchiuso il momento che precede l'incontro di queste persone con il medico. L'aspetto umano scorre parallelamente a quello scientifico e sotto questo aspetto, quello che prevale nel cinema di Matarrese, è far emergere ancora una volta il desiderio e la complicata ricerca della felicità dei suoi personaggi come in "La dernière séance". Quello che emerge, come in quel film, è la continua ricerca di un contatto, di un dialogo, di un punto d'incontro. Si affrontano inoltre problemi etici e contraddizioni politiche, come quelli della facilità con cui viene facilitata la donazione di seme e la non-facilità di quella di ovociti, o la richiesta del governo che ha chiesto di ospitare gli embrioni ucraini per paura che andassero sotto le bombe e non ha fatto la stessa cosa con quelli di Gaza su cui Bini sta scrivendo un articolo.
Nato da un'idea di Donatella Della Ratta, che ha scritto la sceneggiatura assieme al regista, Gen_ (titolo nel quale si nascondono, per esempio, le parole genesi, genotipo, genealogia, gender, genitali, genealogia, generazione, genoma, gente, gentile, genocidio), si affida con generosità alla competenza ma soprattutto al carisma del professor Bini che diventa il filtro tra lo sguardo del cineasta e i pazienti. Una scelta di campo ben precisa dove però a volte c'è qualche scompenso, con il medico che si prende la scena parlando, per esempio, in cinese e in arabo e in cui la sua figura prevale su quella delle persone che sta visitando. In più, nelle numerose (forse troppe) testimonianze, solo alcune di queste restano nella memoria. Sarebbe forse stato più utile concentrarsi su un numero minore di loro in modo da esplorare in modo più compiuto la loro storia, cosa c'è dietro la loro scelta e soprattutto il modo in cui guardano il futuro. Rimangono così tanti frammenti sparsi, pieni comunque di vita vera e di speranza.
Positivamente stupita di un reparto ospedaliero che si occupa di transizione di sesso quanto di procreazione medicalmente assistita: si dichiara così una giovane endocrinologa al primario anziano in un colloquio in cui verosimilmente sarà scelta alla sua successione. Fertilità e transizione sembrano due ambiti separati, appannaggio di categorie diverse di persone e accomunati solo dall'essere normati [...] Vai alla recensione »