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Ultimo aggiornamento lunedì 26 maggio 2025
Un dramedy musicale che racconta l'amore di una coppia che si spegne e lui si dà al crimine. Il film ha ottenuto 12 candidature e vinto un premio ai Cesar, 1 candidatura a Lumiere Awards, In Italia al Box Office L'Amore che non muore ha incassato 127 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Al tempo della memoria magnetica e del Vogue Peugeot, dei Cure e di Prince, Jacqueline e Clotaire si incontrano davanti alla scuola ed è subito amore, amour ouf. Lei, piccola borghese e grande faccia tosta, è orfana di madre e cresce con un padre amorevole, lui, estrazione proletaria e famiglia numerosa, ha lasciato la scuola e fa a pugni con la vita. Lei brava studentessa, lui delinquente in erba. Lei intuisce la sensibilità dietro al machismo, lui il fuoco dietro il pudore. Non hanno niente in comune ma sono fatti l'uno per l'altra. A cavallo di un motorino avanzano a tutta velocità verso il tramonto, l'eclissi e l'ellissi carceraria, perché Clotaire si unisce a una rapina orchestrata dal boss locale, che ammira più del padre, e finisce in prigione per un omicidio che non ha mai commesso. Ne uscirà dieci anni dopo spezzato e con un chiodo fisso in testa: ritrovare Jackie, che ha scelto per sé un marito conformista e una vita nei ranghi. Ma la potenza di quel primo amore è rimasta intatta e Jackie e Clotaire bruciano ancora di mille fuochi.
Sei anni dopo 7 uomini a mollo, commedia sincronizzata che metteva 'in costume' un team di uomini depressi, Gilles Lellouche ritorna con un grande 'romanzo criminale', forse troppo grande per lui.
Un oggetto curioso e non identificato, un film sbagliato e chiassoso che ne contiene uno riuscito, immaginifico e audace. Guardando bene vediamo il secondo farsi largo e apparire dietro il delirante dispendio di energie e l'inestinguibile ricerca di intensità.
L'amour ouf è un jukebox a tutto volume, che 'suona' hit anni Ottanta e non osa abbordare il soggetto che gli sta a cuore, l'
A immagine dei suoi amanti adolescenti, L'amour ouf si abbandona completamente all'amore e alla sua disfatta che lo rende improvvisamente commovente. Lellouche ci mette un tale fervore e un tale appetito di cinema che viene voglia di lasciarsi andare e di perdonargli tutta l'ingenuità, il lirismo candido e quella caricatura del romanticismo, lanciato contro il muro a cento all'ora. E a cento all'ora va Clotaire per "trovar la bimba" sua come in una vecchia canzone del Morandi innamorato. Precipitati in pieni anni Ottanta, siamo completamente con lui, con loro, proviamo il piacere folle di vederli unirsi mentre un destino contrario si annuncia all'orizzonte: lui diventa un gangster, lei cerca di mantenere la rotta. Si perdono senza riuscire mai a smettere di amarsi.
Intanto il tempo passa e il film non si concede un'inquadratura sobria, carrellate laterali brutali hanno la meglio sulla semplicità di un campo-controcampo. Lellouche alza il tiro e salta senza rete all'età adulta di Jackie e Clotaire, belli, dannati e ostinati contro il determinismo sociale.
François Civil e Adèle Exarchopoulos fanno esplodere tutto al loro passaggio, 'quadri' e muri, fanno battere il cuore così forte da lasciare alta e vibrante la posta in gioco: si ritroveranno mai? Come? Quando? La risposta pop vale l'attesa. Gli amanti di Lellouche, quelli degli anni Ottanta di Malik Frikah, incandescente nel suo primo ruolo importante, e Mallory Wanecque, rivelazione pura in I peggiori di tutti), e quelli incendiari del Duemila (François Civil e Adèle Exarchopoulos), sono fatti della stessa pasta, sono fatti soprattutto della materia dei sogni. Fanno corpo (e cuore) con un regista che fa rimare colpo di fulmine e colpi in faccia.
Lellouche cambia genere e categoria, rimette in gioco il titolo meritato con 7 uomini a mollo e realizza un progetto che Benoît Poelvoorde, vilain del film, gli aveva servito quindici anni prima col romanzo di Neville Thompson, "Jackie loves Johnser OK?", storia d'amore intrepido a Dublino, una storia di giovani amanti che tutto oppone ma niente riuscirà a separare. Affresco d'amore, furore e rumore, L'amour ouf è un idillio al passato che rifiuta di morire nel presente.
Parossistico e barocco, epico e intimo, è una sorta di 'French Side Story' che mantiene il focus empatico sui suoi protagonisti e si lancia in una ricerca di assoluto riconfigurata nell'ultimo atto e in un dialogo (scritto probabilmente da Audrey Diwan) che rifiuta la tradizionale 'posa' tragica. Perché di amore si può anche vivere, soprattutto quando le parole valgono più dei pugni.
L'improbabile relazione tra una ragazza di estrazione sociale borghese e un ragazzo di più modeste origini, dove l'amore si spegne e lui si dà al crimine. Ma la trama non inganni, non si tratta di un mélo, bensì di un dramedy musicale, diretto dal regista e attore Gilles Lellouch, che qui però si limiterà a restare dietro la macchina da presa. Il film, la cui uscita francese è prevista per il prossimo ottobre, avrà per protagonisti Adèle Exarchopoulos e il meno noto François Civil (è stato D'Artagnan nell'ultima, doppia, trasposizione di "I tre moschettieri"), ma saranno della partita anche Alain Chabat e il belga Benoît Poelvoorde. Il titolo è un divertente gioco di parole dove il "fou" di amour fou viene ribaltato in "ouf", che è uno dei modi francesi di trascrivere un sospiro annoiato o disincantato, come il nostro "uff".
L’amore che non muore è quello che sopravvive nonostante tutto. Bisogna ammettere che Gilles Lellouche ha avuto coraggio a misurarsi con il genere due corpi e una sola anima. Chiunque di noi si fermi a cercare nella propria memoria un film d’amore, nei primi cinque secondi farebbe riemergere una serie incredibilmente numerosa di titoli, che hanno fatto la storia del cinema e delle [...] Vai alla recensione »
"Le grand bain" era un film di Lellouche - quello con due elle, figlio di un ebreo algerino e di una cattolica di Bretagna - con la giusta dose di malinconia. Basterebbe l'idea di uomini di mezza età tanto sfigati e tristi da trovare conforto e amicizie in un gruppo dedito al nuoto sincronizzato. Ma c'era sufficientemente ironia per non suicidarsi tutti in piscina.