| Anno | 2022 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Andrea Segre |
| Uscita | martedì 29 marzo 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | ZaLab |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,29 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 29 marzo 2022
Documentario girato in Polesine, nella memoria dell'alluvione che lo sommerse nel 1951. In Italia al Box Office Po ha incassato 40,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il 14 novembre 1951 il fiume Po straripò a Occhiobello, un piccolo Comune in provincia di Rovigo, causando l'allagamento del Polesine, regione già poverissima. Una catastrofe ambientale che fece centodue vittime e oltre centomila sfollati e che ebbe come effetti l'immediata evacuazione della zona, l'emigrazione coatta in cerca di lavoro, una ricostruzione e un ritorno difficili. Alcuni anziani, allora bambini, intervistati oggi ricordano quei fatti, rievocando ricordi, choc, lutti ma anche episodi di un'esistenza oltre l'essenziale, in simbiosi con il fiume. Se la reazione di solidarietà molto concreta a quella tragedia nazionale fu immediata, sia dal resto del Paese che dal mondo, a settant'anni di distanza se ne sollecita la memoria in forma orale, perché non resti imprigionata negli archivi, come materia inerte.
Scritto da Andrea Segre e dal giornalista e scrittore asolano Gian Antonio Stella, Po mette in dialogo, nel montaggio di Luca Manes e Chiara Russo, alcuni testimoni oculari dell'alluvione con i filmati in pellicola e le fotografie di Archivio Luce, Archivio storico Luce Cinecittà e Rai Teche (in una scena si riconosce anche un giovane Corrado Mantoni, nella sua prima veste di annunciatore radiofonico).
La televisione pubblica italiana infatti non era ancora nata e le prime cineprese che ripresero l'alluvione nel suo svolgersi e successivamente furono quelle dell'Istituto Luce.
Andrea Segre aggiunge alla sua coerente, pregevole filmografia un'altra opera profondamente umanista: Po è inchiesta investigativa locale che porta a dimensione universale eventi peculiari e solo apparentemente lontani dall'attualità. Si situa nella storiografia non ufficiale, popolare, degli "ultimi" e nel riattualizzare parole neglette, a lungo e ancora percepite come imbarazzanti, come "miseria" e "profughi", indica nella comprensione del passato la chiave di lettura di presente e futuro. "La miseria non è mai bella da ricordare" dice uno dei protagonisti, di una povertà dimenticata, rimossa, vissuta come colpa.
In questo racconto corale sobrio e conciso c'è chi confessa di non aver mai visto una forchetta prima che gli venisse offerta della carne; chi ha ancora i brividi a ripensare alla solitudine dello sfollamento, lontano dai familiari, o al bagno "collettivo" effettuato nella stessa acqua. Ma anche la compostezza di chi visita le tombe dei fuggiaschi su un camion travolto dall'acqua a Frassinelle Polesine e la dignità di chi non si vergogna di aver patito la fame, ricordando una madre pronta a bollire la testa di un animale infetto, pur di mettere qualcosa a tavola.
Nel ricucire la memoria di un'indigenza non così lontana, il film al tempo stesso illumina un momento storico di concreta fratellanza, pur nella forte contrapposizione politica tra Partito Comunista e Democrazia Cristiana negli anni della ricostruzione: in un raro filmato augurale di fine anno Eduardo De Filippo ribadisce, sguardo in macchina, che "tutti abbiamo diritto al nostro '52".
Schivando il piatto schematismo di tanti film di teste parlanti, Po è indagine antropologica che conferisce dignità linguistica e drammaturgica ai dialetti (sottotitolati), struttura il discorso ancorandolo alla memoria viva, allo splendore delle immagini d'archivio e alla sintesi icastica del canto di anonimi, della canzone tradizionale: al cantautore veneziano Gualtiero Bertelli (già in Welcome Venice con Nina tu te ricordi) l'onore, con la Compagnia delle Acque, di aleggiare nel film e di chiuderlo con L'acqua, rievocazione sonora tumultuosa di quella piena che venne percepita come una vera e propria esplosione. In concorso a Pordenone Docs Fest 2022 - Le voci del documentario, rassegna di cinema documentario d'inchiesta.
È l'alluvione del 1951 che "Po" rievoca. Il 14 novembre di quell'anno, il Grande Fiume straripò nei pressi di Occhiobello, in provincia di Rovigo, allagando l'intero Polesine. Disastrose le conseguenze: alle vittime e ai danni materiali, si aggiunse lo sfollamento di più di centomila persone. Con questo nuovo documentario, scritto con il giornalista Gian Antonio Stella, il regista Andrea Segre ribadisce [...] Vai alla recensione »
La sera del 14 novembre 1951, dopo due settimane di diluvio, il Po straripa inondando case e paesi sul versante veneto. Alcuni comuni riescono a contenere la piena con sopra- elevazioni improvvisate; ma a Canaro e Occhiobello il fiume invade i villaggi, segnando per sempre il destino di decine di piccoli paesi, fino ad Adria e a lambire la stessa Rovigo: centomila ettari in tutto.
Non è facile separare il proprio sguardo critico da quello appassionato. A volte le passioni interferiscono col giudizio, ma in questo caso credo di non sbagliarmi. Si, I'Italia che non c'è più mi emoziona molto (forse perché quella che c'è mi emoziona poco) e porto nel cuore i racconti degli anni Cinquanta che ho ascoltato dai miei genitori e dai miei nonni.
Sin dalla notte dei tempi, vicino ai fiumi, sulle loro sponde fertili e bagnate, le più antiche civiltà hanno avuto origine, traendo dalle potenzialità dell'acqua, energia e imprescindibile nutrimento in una cadenzata e simbiotica quotidianità. La stagionalità del suo ciclo vitale scandisce le esistenze di chi cresce, abita e lavora a ridosso delle rive.
Dopo i passaggi veneziani di Welcome Venice e Molecole, Andrea Segre torna verso gli abituali lidi del documentario "sociale", e insieme a Gian Antonio Stella ricostruisce la tragedia dell'esondazione del Po avvenuta il 14 novembre 1951, quando l'argine sinistro del fiume cedette inondando le terre del Polesine. Il regista alterna alle testimonianze di alcuni sopravvissuti le immagini di repertorio [...] Vai alla recensione »
Il Po, l'acqua: acqua che dà vita, acqua che purtroppo a volte la toglie. Settant'anni fa la più grande alluvione causata dal fiume più lungo d'Italia fu devastante. E viene ancora ricordata come qualcosa di tragicamente biblico. Ma forse per raccontarla nuovamente bisognerebbe anche andare oltre alla mera ricostruzione di ricordi, dove i vecchi di oggi sono i bambini di allora, come il materiale d'archivio [...] Vai alla recensione »