Il Professore e il Pazzo

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Un film di Farhad Safinia. Con Mel Gibson, Sean Penn, Eddie Marsan, Natalie Dormer, Jennifer Ehle.
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Titolo originale The Professor and the Madman. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 124 min. - Irlanda 2019. - Eagle Pictures uscita giovedý 21 marzo 2019. MYMONETRO Il Professore e il Pazzo * * 1/2 - - valutazione media: 2,97 su 37 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Una folle, e in fondo sana, avventura Valutazione 4 stelle su cinque

di francesca meneghetti


Feedback: 4871 | altri commenti e recensioni di francesca meneghetti
sabato 17 agosto 2019

Ho idea che i dizionari di lingua madre stiano diventando oggetti sempre più esotici. Una volta, da noi, ma suppongo anche in altre realtà, era quasi d’obbligo l’acquisto, iniziate le medie. Così un mattone cartaceo entrava a far parte dell’ambiente domestico, e magari qualcuno, sfogliandolo alla ricerca delle parolacce, scopriva termini nuovi e allargava il proprio bagaglio culturale.

Nessuno però si chiedeva che cosa c’era dietro a quel mattone. Non ci si interrogava sulla mole di lavoro, sul progetto, sulle persone che l’avevano redatto (pensandoci, non potevano che essere grigi topi d’archivio, sagome senza spessore, vecchi tromboni.
Questo film ci racconta quanta vita (passione, pulsione, sofferenza) possa essere invece celata da pagine dall’aspetto monotono. Nella fattispecie in quelle dell’Oxford English Dictionary, promosso nel 1857 dalla Philological Society di Londra (una congrega, in effetti, di vecchi tromboni), ma avviato quasi vent’anni dopo dal genio di James Murray, uno scozzese senza laurea che ottiene l’incarico della redazione a fatica, in mancanza di titoli accademici, solo dopo aver dimostrato sul campo la sua vasta conoscenza delle lingue, acquisita da autodidatta. Murray, trascinando moglie e figli a Oxford, al proprio seguito, avvia il lavoro con un progetto geniale e, in qualche modo, democratico: mettere in rete le competenze di volontari di tutto il mondo di lingua inglese, colonie incluse, chiedendo loro di segnalare parole e citazioni. I mezzo di comunicazione delle informazioni sono quelli del tempo: giornali e poste (funzionanti!). Tuttavia il progetto parte bene, ma poi si arena, un po’ per la fatica di gestire un enorme data base, un po’ per la difficoltà a colmare alcune lacune.
Provvidenzialmente, a consentire la prosecuzione dell’impresa, entra in scena un personaggio (che, tuttavia, nel film, che procede a montaggio alternato, si annuncia prima): William Chester Minor, un chirurgo medico americano, segnato drammaticamente dalle efferatezze della guerra civile (o di Secessione), tanto da restarne segnato nella psiche. Ossessionato da allucinazioni (e da schizofrenia), aveva ucciso un uomo, scambiandolo per il suo immaginario persecutore, e lasciato sul lastrico la giovane vedova e i suoi sei bambini. Finito in manicomio, e non in prigione, a causa della sua “pazzia”, William fa i conti ogni giorno con i sensi di colpa, che lo tormentano al pari delle sue allucinazioni. A un certo punto viene a conoscenza del progetto di James Murray e ci si butta, anima e corpo, per guarire mediante il lavoro. E così avviene l’incontro del professore e del pazzo: due uomini, due storie, in un certo senso due diverse follie, una comune passione per le parole e la letteratura, ma anche per l’esplorazione dell’animo umano. Nasce un’amicizia che va oltre le convenzioni e che si basa sul rispetto, per le competenze, ma anche per la sincerità e l’umanità. Raccontare le successive, anche drammatiche traversie, che preludono a un lieto fine non è bello. Va sottolineato però che la storia è vera ed è stata narrata nel 1998 da Simon Winchester (The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words).
Mel Gibson, che qui interpreta magistralmente il Professore, ha avuto il merito di aver puntato su questo libro e aver avviato un adattamento cinematografico, lasciando poi la regia al persiano Shemran. Ma è Sean Penn a essere superlativo come interprete, senza tralasciare altre figure, come l’attore che interpreta il secondino. Il film è davvero variopinto nei toni e nei generi: non tralascia suspense, l’horror, il gotico (che non è solo quello dell’Università di Oxford), ma sa anche creare, con luci e soprattutto con ombre, atmosfere tipicamente inglesi e vittoriane, sia che si tratti di spazi interni, specie le biblioteche, sia che si tratti di giardini o del prato del manicomio. Da non perdere.

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