Titolo originale Wind River.
Thriller,
Ratings: Kids+13,
durata 111 min.
- USA 2017.
- Eagle Pictures
uscita giovedì 5aprile 2018.
MYMONETROI Segreti di Wind River
valutazione media:
3,33
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Un thriller giallo che riesce a tenere il fiato sospeso. La struttura non è nè un poliziesco, anche se lo ricorda vagamente, nè una corsa all'inseguimento non-stop. Caratteristica principale è un personaggio fuori dal comune, la location, che risulta preminente e fondamentale, senza peró scadere nel banale video promozionale dei BBCC. I protagonisti sono ben descritti, e hanno una metamorfosi appena accentuata, senza lasciare traccia di traumi o esasperati miglioramenti, ma segnandolo sicuramente. Le prove attoriali sono buone ma non brillano, soprattutto, con mia grande sorpresa, quelle del protagonista maschile. I personaggi secondari vengono visti dal regista come meri e semplici strumenti, lasciato allo sbando, senza una chiara descrizione, una storia o un interessamento di alcun tipo, tanto che alla fine non si sa che fine fanno, spesso spuntando in una scena e mai più visti.
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Un thriller giallo che riesce a tenere il fiato sospeso. La struttura non è nè un poliziesco, anche se lo ricorda vagamente, nè una corsa all'inseguimento non-stop. Caratteristica principale è un personaggio fuori dal comune, la location, che risulta preminente e fondamentale, senza peró scadere nel banale video promozionale dei BBCC. I protagonisti sono ben descritti, e hanno una metamorfosi appena accentuata, senza lasciare traccia di traumi o esasperati miglioramenti, ma segnandolo sicuramente. Le prove attoriali sono buone ma non brillano, soprattutto, con mia grande sorpresa, quelle del protagonista maschile. I personaggi secondari vengono visti dal regista come meri e semplici strumenti, lasciato allo sbando, senza una chiara descrizione, una storia o un interessamento di alcun tipo, tanto che alla fine non si sa che fine fanno, spesso spuntando in una scena e mai più visti. Il problema è che vengono presentati allo spettatore con una parvenza di impoetanza, e questo abbandono fa storcere non poco il naso. Le musiche posso essere definite una discreta colonna sonora, accompagna bene ma non descrive più di tanto la location, facendosi sentire soprattutto nelle scene salienti. Una critica da smuovere a questo proposito è il fatto che in alcuni casi, sporadici, la musica risulta essere di premonizione, facendo già capire allo spettatore quello che sta per succedere, caratteristica non degna nemmeno del più pessimo horror da due soldi. Le inquadrature sono pessime, con una costruzione dell'immagine che tenta di mettere in primo piano il paesaggio, ma scordandosi delle regole basi, cercando di innovare e, purtroppo, il piú delle volte fallendo. Non parlo poi della prova dei cameramen,sicuramente a livelli amatoriali, non riuscendo attenere l'inquadratura ferma o quanto meno visionabile senza il mal di mare, riuscendo contemporaneamente a rompere con le statiche fisse panoramiche prima accennate. Il ritmo è ben studiato e adattato perfettamente agli esempi di manuale, qualità che sinceramente non mi dispiace. I colpi di scena ci sono, i momenti di pathos pure, ma non si fanno mancare gli attimi di riflessione e di pausa, che sono comunque ben strutturati e intervallati come la piú vecchia tradizione cinematografica. A tal proposito, posso confermare il mio completo sbigottimento per dei momenti di pathos ben strutturati, interpretati al meglio e lasciando lo spettatore con la bocca aperta e un pugno allo stomaco alquanto forte, abbastanza da sballottolarlo ma non tanto da stenderlo. Il finale non è nulla di eccezionale, soprattutto per l'infelice scelta registica di farlo finire con scritte in sovrimpressione che, comunque, non dicono nulla di importante e spezzano solamente il senso della catarsi finale. A questo punto devo purtroppo sottolineare la nota dolente della prova riflessiva che tenta di dare il film. Siamo infatti immersi in un soliloquio alquanto filosofico all'inizio della pellicola che, per quanto poi venga collegato con i fatti narrati, è estremamente fuori luogo per quello che effettivamente poi procedere a schermo. Se poi lo scopo del film diventa quello di denuncia sociale e non più quello di narrare una storia che, per quanto basilare poi risulta intrigante, non posso che essere fortemente critico e rammaricato. Se questo è davvero lo scopo, il regista può ritenerlo più che fallito; se invece il fine è quello di raccontare un caso di omicidio "strano" ma non impossibile (alla CSI o Dr House), allora non posso che applaudire a questo regista di cui sicuramente seguirò la carriera.
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Una ragazza appartenente alla Riserva della popolazione indiana sulle montagne del Wyoming, viene trovata morta sulla neve dopo essere stata stuprata e ferita. Arriva prontamente un agente federale dell'FBI per indagare sul fatto ma è una giovane donna ancora inesperta seppure molto determinata a fare luce sul caso. Per poter condurre meglio le proprie indagini insieme alla Polizia locale, che è, peraltro, composta di un numero esiguo di agenti, la donna chiede aiuto ad un cacciatore di animali predatori, uomo molto ben preparato ed ottimo conoscitore dei luoghi circostanti, onesto, con un senso elevato di giustizia, segnato da un grave lutto personale ma molto generoso di animo.
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Una ragazza appartenente alla Riserva della popolazione indiana sulle montagne del Wyoming, viene trovata morta sulla neve dopo essere stata stuprata e ferita. Arriva prontamente un agente federale dell'FBI per indagare sul fatto ma è una giovane donna ancora inesperta seppure molto determinata a fare luce sul caso. Per poter condurre meglio le proprie indagini insieme alla Polizia locale, che è, peraltro, composta di un numero esiguo di agenti, la donna chiede aiuto ad un cacciatore di animali predatori, uomo molto ben preparato ed ottimo conoscitore dei luoghi circostanti, onesto, con un senso elevato di giustizia, segnato da un grave lutto personale ma molto generoso di animo. I due, così, iniziano a condurre le ricerche e, tra svariate scoperte, giungono finalmente alla verità sulla terribile vicenda.
Un thriller molto ben costruito, con una trama plausibile ed avvincente e riprese in scenari naturali e fantastici delle montagne del Wyoming. Forse, il pregio del film sta proprio in questa sua location insolita, spettacolare ed altamente emozionante. Nel corso della trama si viene anche a conoscere come più o meno sono impostati in epoca contemporanea i rapporti tra la popolazione amerinda residente in quei luoghi e quella statunitense, ma il perno della pellicola è costituito dal crudo crimine e dalle sue conseguenti indagini più che sulle loro problematiche.
Altro non vi è da aggiungere e, comunque, il film è consigliabile per vivere delel emozioni forti.
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Taylo Sheridan, dopo aver firmato le sceneggiature di film come “Sicario” e “Hell or High Water”, decide in questa occasione di mettersi anche dietro alla macchina da presa e di dirigere in prima persona “I Segreti di Wind River”. Lo sceneggiatore americano come per i due film citati in precedenza, conferma che l’utilizzo dei luoghi e l’ottima conoscenza della geografia americana risultano essere gli assi portanti della sua filmografia. Qui ci troviamo in Wyoming, all’interno di una riserva indiana sconfinata in una delle zone più desolate e fredde degli Stati Uniti d’America e tra i temi che da tempo attanagliano questa zona del mondo vi sono proprio la scomparsa e gli abusi sessuali su molte donne native americane.
Se per i suoi precedenti lavori diretti da Denis Villeneuve e David Mackenzie, la sceneggiatura di cui Sheridan si occupava era il pilastro portante dell’opera, in questo caso invece è forse l’anello debole di tutto il lavoro. Perché, se da un lato vengono ben rappresentate le difficoltà di dover vivere in un luogo così duro ed aspro sia dal punto di vista del clima che da quello dei rapporti umani , dall’altro l’intreccio poliziesco è del tutto inconsistente.
Sheridan si limita a descriverci le dinamiche e le problematiche a cui possono andare incontro le persone che vivono in zone del genere, ma oltre a questo spunto di denuncia e di riflessione, lo script regala poco altro, ed, al di la di qualche bella inquadratura in un paesaggio obiettivamente mozzafiato, lo spettatore si trova davanti ad un lavoro che scorre per tutta la sua durata senza sussulti e senza approfondire gli aspetti più intimi dei vari personaggi che incontriamo.
“I Segreti di Wind River” si dimostra essere un film dalle ottime potenzialità inespresse. Sheridan ha voluto approcciarsi a questo lavoro come nelle sue precedenti opere, senza riuscire però in questo caso a spingere il piede sull’acceleratore per dare quella marcia in più, di cui aveva tanto bisogno il film
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In una riserva indiana del Wyoming, una giovane nativa viene trovata morta nella neve. Un guardiacaccia, amico del padre della vittima, si incarica di trovare l’assassino aiutando le esigue forze di polizia.
Il pretesto poliziesco si dipana lentamente, adeguandosi ad un’ambientazione naturale spledida quanto, in tutti i sensi, agghiacciante. Il cacciatore solitario, di bianco vestito in sella alla sua motoslitta, è chiaramente un cowboy del nuovo millennio alla ricerca della sua frontiera: anch’egli ferito a morte dalla perdita, anni addietro, di una figlia adolescente.
Ingredienti classici, dunque, che ricordano molto alla larga il cinema dei Coen.
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In una riserva indiana del Wyoming, una giovane nativa viene trovata morta nella neve. Un guardiacaccia, amico del padre della vittima, si incarica di trovare l’assassino aiutando le esigue forze di polizia.
Il pretesto poliziesco si dipana lentamente, adeguandosi ad un’ambientazione naturale spledida quanto, in tutti i sensi, agghiacciante. Il cacciatore solitario, di bianco vestito in sella alla sua motoslitta, è chiaramente un cowboy del nuovo millennio alla ricerca della sua frontiera: anch’egli ferito a morte dalla perdita, anni addietro, di una figlia adolescente.
Ingredienti classici, dunque, che ricordano molto alla larga il cinema dei Coen. Un prodotto onesto e di pregevole impatto visivo, ma la cui morale di fondo – pur nella solidarietà con la comunità indiana – è ancora quella dell’uomo solo che deve fare infine giustizia con il suo cavallo (di ferro) e la sua carabina (tecnologica).
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In Wyoming, nella riserva Indiana di Wind River, la guardia forestale Cory Lambert nel corso di un’ispezione alla ricerca di animali predatori, s’imbatte nel cadavere di una donna morta assiderata e priva di scarpe. Cory, che ha alle spalle un lutto, un’ex moglie con il quale è in ottimi rapporti e un figlio di otto anni, avverte immediatamente la polizia locale e l’FBI che spedisce sul posto l’agente Jane Banner, proveniente da Las Vegas.
Nel deserto bianco di Wind River, nord degli States, si consuma un omicidio di confine. La sparizione di una ragazza del luogo per la quale, come capita per le ragazze native ma americane a tutti gli effetti, non si pensa di fare alcuna indagine ma derubricarle a un mero dato di fatto.
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In Wyoming, nella riserva Indiana di Wind River, la guardia forestale Cory Lambert nel corso di un’ispezione alla ricerca di animali predatori, s’imbatte nel cadavere di una donna morta assiderata e priva di scarpe. Cory, che ha alle spalle un lutto, un’ex moglie con il quale è in ottimi rapporti e un figlio di otto anni, avverte immediatamente la polizia locale e l’FBI che spedisce sul posto l’agente Jane Banner, proveniente da Las Vegas.
Nel deserto bianco di Wind River, nord degli States, si consuma un omicidio di confine. La sparizione di una ragazza del luogo per la quale, come capita per le ragazze native ma americane a tutti gli effetti, non si pensa di fare alcuna indagine ma derubricarle a un mero dato di fatto. Sarà solamente la testardaggine di un mono espressivo Jeremy Renner, che agli occhi degli appassionati di comics incarna l’infallibile arciere Occhio di Falco, e un’agente dell’FBI, impersonata da Liz Olsen, anche lei protagonista dei cinecomics targati Marvel, spedita sul posto dal deserto del Nevada, che farà sì che si possa arrivare a una soluzione.
Sheridan vorrebbe porre, con questa pellicola thriller, impreziosita da una fotografia d’ambiente di ottima qualità, una denuncia. Spiegando per mezzo della narrazione di un fatto fittizio, ma ispirato da eventi a questo simili, cosa significhi essere oggi un nativo negli USA e di come ancora questi siano intravisti come ‘differenti’ ai quali poter negare anche i più basilari diritti, fra i quali quelli a una giustizia equa. Al netto delle buone intenzioni il thriller latita in termini di pathos e intreccio, e alla lunga i problemi personali del protagonista, svelati poco per volta e con il dipanarsi della trama, si vanno a sommare alla ricerca del colpevole con una conclusione che altri non è che il più classico del ‘farsi giustizia da soli’. Un vero peccato per una pellicola partita con le migliori intenzioni, impreziosita anche da una colonna sonora strumentale e firmata da Nick Cave, ma che alla fine muovendosi su un terreno ibrido non riesce a far parte di un genere specifico e nemmeno ad approfondire tutti i temi trattati.
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Nel suo dramma di violenza brutale, una storia rilassante perché prevalgono i valori buoni. Siamo in una riserva indiana nel Wyoming, tra montagne innevate, gelo, rari boschi, pochissimi abitanti che sembrano vivere ancora in un west selvaggio, salvo che girano con SUV, usano moderne carabine e non i Winchester alla John Wayne, hanno cellulari e computers. La storia è in effetti quasi un western, con tanto di Revenge e sparatorie, ma anche un giallo poliziesco con un’agente (femmina) FBI spaesata in quel gelo ma intelligente, duttile, professionale e determinata: un omaggio al femminismo soprattutto. Anche lo storico Bounty killer del vecchio far-west ora si è trasformato in un cacciatore che usa tecniche da camouflage della guerra moderna, si muove su velocissimi gatti delle nevi cingolati e non a cavallo, ed uccide animali predatori che mettono a rischio la vita di cavalli, mucche e pecore degli allevatori locali.
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Nel suo dramma di violenza brutale, una storia rilassante perché prevalgono i valori buoni. Siamo in una riserva indiana nel Wyoming, tra montagne innevate, gelo, rari boschi, pochissimi abitanti che sembrano vivere ancora in un west selvaggio, salvo che girano con SUV, usano moderne carabine e non i Winchester alla John Wayne, hanno cellulari e computers. La storia è in effetti quasi un western, con tanto di Revenge e sparatorie, ma anche un giallo poliziesco con un’agente (femmina) FBI spaesata in quel gelo ma intelligente, duttile, professionale e determinata: un omaggio al femminismo soprattutto. Anche lo storico Bounty killer del vecchio far-west ora si è trasformato in un cacciatore che usa tecniche da camouflage della guerra moderna, si muove su velocissimi gatti delle nevi cingolati e non a cavallo, ed uccide animali predatori che mettono a rischio la vita di cavalli, mucche e pecore degli allevatori locali. I personaggi sono ben delineati, la trama si segue facilmente, i valori sono quelli positivi americani, gli scenari sono stupendi. Ma non è tutto un idilliaco paesaggio arcadico. C’è la critica al maltrattamento dei nativi americani chiusi nelle riserve, all’abitudine tutta USA di girare armati e sparare senza pensare al primo allarme magari provocando una strage, al maschilismo che considera le donne come oggetti di piacere sessuale e non come pari (se non superiori) esseri umani. Ma tutto è portato in luce con garbo, con eleganza, senza mai esasperare i toni.
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Taylor Sheridan, già sceneggiatore per Denis Villeneuve, firma con il suo primo film da regista un lavoro che potrebbe essere opera del collega canadese: mezzi adeguati e direzione professionale, buona gestione della traccia thriller, morale semplice ma inattaccabile e una partenza descrittiva che può far pensare a un indirizzo formale deciso. Ben presto però emergono dispositivi collaudati che in qualche modo ne ridimensionano le potenzialità dal punto di vista autoriale: già con l’ingresso della poliziotta alle prime armi che naturalmente si rivelerà tostissima (personaggio ombra dell’eroina di Sicario) e con il dolore pregresso che zavorra la consistenza del protagonista maschile si comprende che il film funzionerà anche grazie a diversi passaggi obbligati, compresa una certa ironia un po’ preconfezionata, salvo poi calcare la mano su scene di impatto forte ma comunque già note.
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Taylor Sheridan, già sceneggiatore per Denis Villeneuve, firma con il suo primo film da regista un lavoro che potrebbe essere opera del collega canadese: mezzi adeguati e direzione professionale, buona gestione della traccia thriller, morale semplice ma inattaccabile e una partenza descrittiva che può far pensare a un indirizzo formale deciso. Ben presto però emergono dispositivi collaudati che in qualche modo ne ridimensionano le potenzialità dal punto di vista autoriale: già con l’ingresso della poliziotta alle prime armi che naturalmente si rivelerà tostissima (personaggio ombra dell’eroina di Sicario) e con il dolore pregresso che zavorra la consistenza del protagonista maschile si comprende che il film funzionerà anche grazie a diversi passaggi obbligati, compresa una certa ironia un po’ preconfezionata, salvo poi calcare la mano su scene di impatto forte ma comunque già note. Renner si impegna ma la Olsen mi è sembrata piuttosto fuori parte, quel caricato spaesamento la fa sembrare un’escursionista più che un’agente FBI e le scene di commozione sono recitate a comando, in special modo quella finale. Qualche dubbio sul casting: troppo giovane l’ex moglie di Renner, troppo avvenente la giovane vittima e troppo grezzo in confronto a lei l’attempato fidanzato, il padre della ragazza sembra uscito senza briefing dal photobook dei figuranti nativi. [-]
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Un cacciatore solitario ritrova durante un’escursione tra le nevi il corpo senza vita della figlia di un suo caro amico.
Mosso da un passato personale misterioso decide di unirsi alla giovane agente FBI Jane Banner in una pericolosa caccia all’assassino.
Nell’apparente silenzio dei ghiacci si nasconde una sconvolgente verità.
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Un cacciatore solitario ritrova durante un’escursione tra le nevi il corpo senza vita della figlia di un suo caro amico.
Mosso da un passato personale misterioso decide di unirsi alla giovane agente FBI Jane Banner in una pericolosa caccia all’assassino.
Nell’apparente silenzio dei ghiacci si nasconde una sconvolgente verità. Taylor Sheridan, dirige il suo terzo film, ancora una volta tratto da fatti realmente accaduti, lo fa mettendo attori di spessore, come il nostro protagonista Jeremy Renner, affiancato da Elizabeth Olsen, che ricorderemo per il film sugli Avengers. Un’ottima messa in scena, che riesce ad intrigare lo spettatore con una trama che può risultare banale e ricordare soprattutto i vecchi thriller degli anni settanta e ottanta. Anche se non è un capolavoro merita veramente di essere visto...[-]
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Un forte, cupo e bel cacciatore con una vita rovinata dall'assasinio della figlia, aiuterà una bella agente dell'FBI a scoprire i responsabili dell'omicidio di una giovane donna indiana (nativa americana). Tutto si conclude come ci si aspetta. Trama lineare e scontata.
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Wind River è una riserva indiana avvolta d'inverno dalla fitta neve e dalla solitudine. Ma che si caratterizza anche per la sua natura sconfinata, non di meno però di stesso fonte di solitudini e mal di vivere. In questo scenario si muove Cory Lambert, cacciatore di predatori. Il quale è costretto a fare i conti col riaffiorare di un dramma familiare quando rinviene un cadavere nella neve. Partono le indagini, assistito da Jane Banner, una recluta della più dinamica e sfavillante Las Vega, agente senza esperienza del FBI. Thriller talvolta freddo come la neve sulla quale si muove, si riscalda verso il finale, quando il passato torna a bruciare acceso dagli eventi del presente. Intrigante, ma finisce per coinvolgere poco.
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Wind River è una riserva indiana avvolta d'inverno dalla fitta neve e dalla solitudine. Ma che si caratterizza anche per la sua natura sconfinata, non di meno però di stesso fonte di solitudini e mal di vivere. In questo scenario si muove Cory Lambert, cacciatore di predatori. Il quale è costretto a fare i conti col riaffiorare di un dramma familiare quando rinviene un cadavere nella neve. Partono le indagini, assistito da Jane Banner, una recluta della più dinamica e sfavillante Las Vega, agente senza esperienza del FBI. Thriller talvolta freddo come la neve sulla quale si muove, si riscalda verso il finale, quando il passato torna a bruciare acceso dagli eventi del presente. Intrigante, ma finisce per coinvolgere poco. Primo film per Taylor Sheridan, che poi si dedicherà alla trasposizione televisiva del suo secondo film: Yellostow.
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