La battaglia di Hacksaw Ridge

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Un film di Mel Gibson. Con Andrew Garfield, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Luke Bracey.
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Titolo originale Hacksaw Ridge. Storico, Ratings: Kids+13, durata 131 min. - Australia, USA 2016. - Eagle Pictures uscita giovedý 2 febbraio 2017. MYMONETRO La battaglia di Hacksaw Ridge * * * 1/2 - valutazione media: 3,66 su 83 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Benvenuti all'inferno Valutazione 3 stelle su cinque

di annalisarco


Feedback: 3475 | altri commenti e recensioni di annalisarco
domenica 12 febbraio 2017

 C’è una cosa che ci chiediamo sempre quando in film come questi viene mostrata la scritta “Tratto da una storia vera”: quanto c’è di vero in quello che stiamo per vedere? Bene, La Battaglia diHacksaw Ridge, ultimo film di Mel Gibson, è una delle riproduzioni cinematografiche più fedeli alla storia originale che abbia mai visto al cinema. Protagonista è Desmond Doss (Andrew Garfield), obiettore di coscienza arruolatosi come volontario durante la Seconda Guerra Mondiale con l’intento non di uccidere, ma di salvare vite. Con la sua incrollabile fede è riuscito a tener testa agli ordini del Sergente Howell (Vince Vaughn), del Capitano Glover (SamWorthington), e di tutti quelli che come loro impongono le proprie leggi e regole nel momento in cui Doss completa l’addestramento militare rifiutandosi però di impugnare le armi. Ai loro occhi – oltre ad essere un pazzo incosciente che non si rende conto che presto si ritroverá disarmato in un campo di battaglia – è un vigliacco che sceglie di disonorare le vite dei suoi compagni non rendendosi utile sul campo e disprezza le vite dei civili per le quali tutti stanno combattendo. È più facile vederla sotto questa ottica, etichettarlo come un vile che sceglie di “fare presenza” per non sentirsi in colpa con sé stesso, ma che si nasconde nel momento del bisogno; seguire il proprio credo militare in cui chi fa la differenza tiene un fucile in mano, chi uccide più nemici è il salvatore della patria. É più facile pensarla così che vedere l’intenzione dietro un ragazzo mingherlino di campagna che altro non ha che la sua fede. Le scelte di Desmond sono dettate da una serie di eventi del suo passato, tutti mostrati nella prima parte del film insieme all’incontro con Doroty (Teresa Palmer), infermiera di cui si innamora a prima vista e che lo aiuterá, oltre ad incoraggiare la sua passione e i suoi studi per la medicina, a non mollare mai. La prima parte del film ci racconta il protagonista, le sue origini e il suo passato, il suo presente e le sue convinzioni che lo porteranno ad una vita non facile durante l’addestramento militare. Preso di mira anche dai suoi compagni, perché visto come un peso e come un fanatico religioso, il vero Doss ha dovuto affrontare sul serio episodi di violenza da parte loro, in particolare nei momenti in cui si raccoglieva in preghiera. Ha davvero avuto problemi a continuare ció che aveva iniziato perché nessuno voleva mandare uno squilibrato disarmato sul campo di battaglia – almeno questo è quello che vedevano loro. A differenza del film, però, Doss non è mai arrivato alla Corte Marziale, ma il succo è lo stesso: qui si combatte secondo le leggi della guerra, non c’è spazio per i buoni sentimenti e le preghiere, o così o niente. Nonostante le difficoltà, Doss riesce infine a far parte della missione, disarmato e con addosso solamente un elmetto, bende e morfina per curare i suoi compagni, e la sua Bibbia tascabile. Ed ecco che la seconda parte del film ci scaraventa direttamente all’inferno. Gibson racconta in modo reale e crudo come solo lui sa fare l’orrore della guerra, il ritrovarsi sul campo di battaglia a dover tenere a mente tutti gli addestramenti fatti, le regole, la preparazione. Ma preparazione a cosa? Non c’è addestranento abbastanza duro che possa prepararti a quello che ti si presenta davanti, perché la guerra è insensata, e forse te ne rendi conto proprio quando ci sei dentro. I soldati giapponesi, i nemici da distruggere in quella maledetta scarpata a cui si accede tramite reti da carico, vengono presentati come macchine pronte a morire pur di uccidere, mentre i soldati americani sono i buoni che svolgono il loro ruolo e cercano di riportare la pace. Questo aspetto è tipico di tutti i film americani – e non solo – che amano descriversi come i salvatori, ma sorprendentemente questo ruolo viene stravolto proprio dal protagonista e dalle sue incredibili gesta: Desmond Doss, ragazzino di appena 23 anni, disarmato e magrolino si trova lá, tra bombe, proiettili, esplosivo, fiamme e morti, con polvere e fango negli occhi senza riuscire a vedere abbastanza lontano da capire dove c’è bisogno di lui. Eppure, il ragazzo riesce a muoversi in quell’inferno, a soccorrere i suoi compagni feriti e a trascinarli all’inizio della scarpata per essere riportati al campo di addestramento e curati. Riesce a rimanere concentrato in quel frastuono di grida strazianti e polvere da sparo, trovandosi da solo davanti ai fucili puntati in faccia, e decidendo di restare anche quando la piccola parte dei suoi compagni rimasti opta per la ritirata. Doss rimane tutta la notte, da solo a cercare e salvare i suoi compagni rimasti feriti, calandoli giù dalla scarpata usando le corde delle reti da carico stringendole a mani nude, consumando quelle mani insanguinate e stanche, ma sempre ripetendo a sé stesso :”Signorefammene trovare un altro“. La sua incrollabile fede e lui, nient’altro. Da soli in qualcosa di troppo grande per chiunque. Ma la fede è molto più grande di qualsiasi male, l’aiuto del Signore è molto più potente di qualunque arma. Quella notte Doss compie un vero miracolo. Ne salvó quasi 100 tra compagni americani e giapponesi, perché il suo compito era quello di salvare vite umane e di fronte a questo non ci sono schieramenti che tengano. Doss stesso raccontó che la forza più grande, oltre quella data dal Signore e dall’amore per Dorothy, era vedere nel volto dei suoi compagni straziati dal dolore e impauriti, la comparsa di un sorriso al suo arrivo. Era leggere nei loro occhi un “grazie di non avermi lasciato solo”, una speranza che si riaccendeva e la consolazione di non essere più soli in quel campo freddo e angosciante. La mattina seguente, Doss venne visto con occhi diversi da tutti, perfino dai Comandanti che non avevano riconosciuto in lui alcun valore prima di vederlo in azione. Il rumore della guerra, il buio, la continua allerta è qualcosa che Doss non può lasciare alle spalle né dimenticare, la guerra ti cambia. Ma questa volta è anche lui ad aver cambiato i suoi compagni, che adesso ne vedono il coraggio, il valore e forse la superioritá rispetto a tutti gli insensati gesti che si compiono in battaglia credendo di essere nel giusto. Umanitá, fede, speranza, è un bel messaggio quello lanciato dalla storia di Desmond Doss e arrivato a tutti grazie al lavoro di Gibson che ancora una volta ci pone davanti al suo conflitto interiore di odio e amore, crudeltá e fede, di quale sia la giusta misura da dare ad entrambe, di quanto coraggio serva per portare avanti i propri valori che – seppur giusti – in questo mondo devono lottare per conquistare il loro spazio. Desmond Doss fu premiato con la Medaglia d’Onore del Congresso, e quello che ci ha insegnato rimane nella storia. Per la prima volta un film deve rendersi più realistico della realtá stessa: Doss raccontó di come i fucili dei soldati giapponesi si siano spesso inceppati una volta puntati contro di lui. Questo, non è stato raccontato nel film perché sarebbe stato poco credibile. I miracoli esistono, ma iniziano da noi.


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