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giovedě 22 settembre 2022
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bellissimo
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Condivido pienamente. Stupendo film da vedere e rivedere. Woody al suo meglio.
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onufrio
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domenica 15 dicembre 2019
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fra le stelle di hollywood
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Allen ci porta nell'America degli anni '30, immersi tra la Los Angeles che profuma di star del cinema e la New York patinata dei locali più in del momento; è l'epoca del Cafe Society, e come sempre al centro c'è l'amore, col proatagonista principale, Jesse Eisenberg che praticamente ricopre per gesti mimici, facciali, dialoghi e atteggiamenti il personaggio svolto per decenni dallo stesso Woody Allen. Il regista perde il pelo, ma non il vizio, commedia brillante.
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steffa
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mercoledě 8 maggio 2019
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non male
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piacevole e divertente, una considerazione sullo staf con Blake Lively e soprattutto Kristen Stewart appaiono bravissime nel recitare ed anche molto più belle ed affascinanti rispetto ai loro standard e quasi irriconoscibili in positivo, Allen però a questo punto per stupire ancora dovrebbe uscire dai pacchetti preconfezionati e realizzare qualcosa di più elaborato magari tornando al surrealismo delle origini, almeno ogni tanto
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patpat
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giovedě 20 aprile 2017
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raffinato, anche troppo
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Un film quasi perfetto, nelle scelte degli attori, nella fotografia, nelle scenografie, nei costumi,... forse anche troppo ben confezionato da risultare un po' artefatto, senza quelle sbavature che il più delle volte arricchiscono di anima le storie e i personaggi. Resta comunque un bel ritorno di Allen alle atmosfere jazz che tanto amiamo della sua cinematografia migliore.
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liuk!
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mercoledě 15 marzo 2017
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raffinato
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Continua il ciclo "Liberty" di Woody Allen, sempre più raffinato ed elegante. Questo Cafè Society è una perla di stile, con meno humour rispetto ad altri lavori del regista ma maggiore profondità di sentimenti. Solamente un finale frettoloso, anche se amaramente splendido, probabilmente figlio di tagli in fase di montaggio, non gli permette di raggiungere lo status di capolavoro, ma gli elementi ci sarebbero tutti.
Prodotto complessivamente eccellente che non si può mancare di vedere.
Rimane una sola domanda insoluta: come fa il protagonista a preferire la Stewart alla Lively??
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nalipa
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domenica 15 gennaio 2017
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delusione!
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Non amo particolarmente Allen ma avendo letto solo ottimi commenti ho voluto vedere questo film.....
Al termine della proiezione mi sono sentita come quando si riceve un bellissimo pacco regalo, confezionato perfettamente.....bella la carta...un fiocco eccezionale. Ma.....quando si apre il pacco........ " che delusione"
Ho pensato che l'acclamato cineasta ormai faccia : copia-incolla.
Soliti temi, battute, insomma tecnicamente e' impeccabile ma la vicenda....... chiedo scusa...... mi e' parsa da romanzo rosa.
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aquilareale4891
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lunedě 19 dicembre 2016
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un’opera politematica, spumeggiante e melanconica.
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Il ricco e movimentato quartiere di Los Angeles degli anni ’30 accoglie l’introverso e buffo Bobby Dorfman, emigrato dal bronx newyorkese in cerca di fortuna per intercessione dello zio Phil, a capo di un’agenzia artistica in cui le più grandi star s’incontrano e concludono affari. Questi, non felice della visita parentale, tanto da differire di giorno in giorno l’incontro di lavoro col nipote, gli propone de residuo l’unico posto disponibile: dovrà svolgere la mansione di fattorino. Così, immerso a capofitto nello sfarzo e nel traffico della “mecca del cinema”, il giovane, che di audacia e buone speranze sembra essere bene armato, presto conoscerà i trucchi del mestiere, grazie soprattutto a una seducente e disinibita Veronica, ragazza di fiducia dello zio facoltoso.
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Il ricco e movimentato quartiere di Los Angeles degli anni ’30 accoglie l’introverso e buffo Bobby Dorfman, emigrato dal bronx newyorkese in cerca di fortuna per intercessione dello zio Phil, a capo di un’agenzia artistica in cui le più grandi star s’incontrano e concludono affari. Questi, non felice della visita parentale, tanto da differire di giorno in giorno l’incontro di lavoro col nipote, gli propone de residuo l’unico posto disponibile: dovrà svolgere la mansione di fattorino. Così, immerso a capofitto nello sfarzo e nel traffico della “mecca del cinema”, il giovane, che di audacia e buone speranze sembra essere bene armato, presto conoscerà i trucchi del mestiere, grazie soprattutto a una seducente e disinibita Veronica, ragazza di fiducia dello zio facoltoso.
Cresciuto pure professionalmente, Bobby, che nel frattempo ha ottenuto il favore sentimentale di Vonnie – così chiama la giovane segretaria – progetta di andare via da New York. L’ambizioso piano viene però vanificato dallo zio, amante segreto di Vonnie, ancora fortemente innamorato di lei e disposto a lasciare la famiglia per condividere un sogno d’amore un po’ discusso. Si sa, le scelte in amore non sempre sottendono l’amore e si muovono talvolta sul terreno, eppure solido, della convenienza e della sicurezza sociale, a onta di un ideale volutamente non rincorso.
Dopo ogni delusione, la vita riprende e quella di Bobby lo fa con successo. La cogestione di un lussuoso locale notturno al centro della grande mela col fratello Ben, capo di una banda criminale, eleva a figura di spicco nell’imprenditoria americana l’ex fattorino, diviso con una buona dose di esuberanza tra la fremente ascesa sociale e l’impegno classico di una famiglia cui fa da contraltare il pensiero nostalgico di un passato meno danaroso ma forse più felice.
Il sadismo di Irrational Man dello scorso anno scongela un’opera politematica: l’amore perfetto rimasto incompiuto, la vaghezza di una potente quanto ipocrita alta società, la diversità di culto e la prepotenza, traducono una visione ancora giovane del regista “genio ribelle”, che i panni di Bobby sembra avere con forza voluto indossare. E lo si intuisce subito da quelle sferzanti e intriganti venature umoristiche che caratterizzano il personaggio principale e, ancora, da quella voglia di osservare e raccontare la vita da una prospettiva malinconica, in armonia, probabilmente, con la maturità dei tempi che conduce un po’ tutti a rimescolare le emozioni e le nostalgie del passato confidando in una loro reviviscenza.
Entusiasmante, poi, la descrizione dei luoghi, dal Central Park di Manatthan, dove la suggestiva malinconia dei protagonisti si dissolve in solo alcuni battiti di cuore, ai cangianti salotti della Cafè Society, in cui ogni dettaglio è studiato quasi ossessivamente. Persino una bettola, allestita con le quattro stagioni di Arcimboldo, diventa luogo di profondo interesse.
E infine le note dannatamente jazz che aprono il film e lo pervadono tutto. Senza dubbio la scelta musicale, azzeccata rispetto al contesto storico in cui i fatti si celebrano, rappresenta la parte più coinvolgente del lavoro, quasi che il regista ottuagenario volesse preparare a piè sospinto gli spettatori a un intenso calore umano, passeggero ma reale.
Nondimeno, un po’ di scetticismo rimane: a un certo punto, infatti, compresa l’evoluzione del film, è agevole anticipare il contenuto di quanto accadrà cosicché la mancanza di un effetto-sorpresa rischia di creare un generale appiattimento.
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uppercut
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lunedě 7 novembre 2016
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quando il tempo non conta
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Da vedere e rivedere. Una lezione di cinema ad ogni livello da due grandi intramontabili maestri: Woody Allen e Vittorio Storaro. Lunga vita a entrambi! Il finale, con il malinconico saluto all'anno che se ne va, più che a quello in arrivo, è in questo senso commovente. Ma il film stesso è la dimostrazione che il tempo - per citare una battuta di Café Society - non conta proprio nulla quando c'è l'amore.
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stefano capasso
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domenica 6 novembre 2016
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crescere tra speranze e delusioni
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Woody Allen ambienta questa storia negli anni 30, tra Hollywood e New York e sceglie come protagonista Bobby, un giovane ebreo che sta cercando di costruire la sua vita. Sceglie di trasferirsi ad Hollywood dove lo zio che lavora nel cinema può offrirgli un lavoro, e li si innamora di Veronica. Ma le cose non sono cosi semplici come appaiono.
Bel film di intrattenimento, curato in tutto e che parla con lo stile tipico di Allen di storie di vita, amore, religione, morte, lavoro. Le cose con cui ogni persona fa i conti nel corso dell’esistenza e che generano speranze e delusioni. Tutti sono alle prese con quel bisogno di ricercare qualcosa di meglio, di più bello e duraturo, direi definitivo.
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Woody Allen ambienta questa storia negli anni 30, tra Hollywood e New York e sceglie come protagonista Bobby, un giovane ebreo che sta cercando di costruire la sua vita. Sceglie di trasferirsi ad Hollywood dove lo zio che lavora nel cinema può offrirgli un lavoro, e li si innamora di Veronica. Ma le cose non sono cosi semplici come appaiono.
Bel film di intrattenimento, curato in tutto e che parla con lo stile tipico di Allen di storie di vita, amore, religione, morte, lavoro. Le cose con cui ogni persona fa i conti nel corso dell’esistenza e che generano speranze e delusioni. Tutti sono alle prese con quel bisogno di ricercare qualcosa di meglio, di più bello e duraturo, direi definitivo. Ricerca che spesso fa perdere di vista le cose importanti che già ci sono. La crescita degli essere umani sta proprio nel cercare il giusto equilibrio tra queste due parti.
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emanuele 1968
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giovedě 3 novembre 2016
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bello
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Bello, si percepisce carisma di Woody Allen, situazioni molto verosimili, il vicino di casa testacalda, la tua bella che se ne và per un uomo con soldi ma poi ti cerca, consoliamoci perchè aimè tutto mondo è paese, film piacevole.
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