| Titolo originale | Jabal: Ali di ghiaccio |
| Anno | 2012 |
| Genere | Thriller |
| Produzione | Italia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Filippo Arlotta, Salvo Campisano |
| Attori | Salvo Campisano, Daniele Baldi, Daniele Sapio, Cindy Cardillo, Gabriele Arena Giovanni Tricomi, Alessandro Liccardi, Clara Orofino. |
| MYmonetro | 2,67 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 19 settembre 2012
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CONSIGLIATO NÌ
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Legati da un'amicizia profonda e dalla passione per le escursioni in luoghi misteriosi, Mario e Daniel organizzano una spedizione sulle cime innevate del monte Etna alla ricerca del cirneco albino, leggendario animale dai poteri straordinari. Ma in quel paesaggio inospitale un fattore inaspettato mette a repentaglio la loro vita. Tempo dopo, un commissario di polizia cerca di far combaciare le diverse tessere di un rompicapo che ha i contorni della passione e della gelosia mediante la visione dei nastri registrati dai due uomini in quell'esperienza limite.
È una struttura frammentaria, con continui andirivieni tra passato e presente, quella che Filippo Arlotta e Salvo Campisano scelgono per quest'esordio a metà tra aspirazioni internazionali e ammirevole anima regionale. Nonostante ne abbia la forma e ne segua i codici (e troppo spesso anche i cliché), più che di un thriller si tratta paradossalmente di un mélo camuffato dove i sentimenti possono uccidere e l'amicizia ha il colore dell'ossessione. Progetto decisamente ambizioso per il budget a disposizione e finanche riuscito nei suoi aspetti più tecnici, Jabal - Ali di ghiaccio tradisce purtroppo la sua appartenenza produttiva per via di una recitazione inadeguata quando non fastidiosa: se i due protagonisti riescono a trasmettere l'empatia dei loro personaggi, i caratteri secondari sono spaesati e costruiti in maniera troppo approssimativa al punto da essere poco meno che delle macchiette. Non è usuale, tuttavia, trovare in un titolo appartenente alla realtà del low-budget qual è questo una tale varietà di riprese e di toni, di spunti e di riavvii, ma soprattutto uno script che partendo da una precisa idea di spettacolo la sviluppa poi in direzioni capaci di riscattare schematismi e ingenuità di messa in scena. Si tratta, insomma, di un apprezzabile tentativo di raccontare una storia difforme dalle solite in una cornice naturale di buon fascino visivo che non trova però pari efficacia nei contesti urbani (specialmente i brani riguardanti l'indagine poliziesca) segnando, da un certo momento in poi, un'andatura un po' incerta. Oltre a firmare la regia e il montaggio a quattro mani, Filippo Arlotta e Salvo Campisano sono, il primo, produttore esecutivo e direttore della bella fotografia (con Andrea Petraliti), il secondo, soggettista e sceneggiatore oltreché attore nel ruolo di Mario.
Una prima esperienza per tutti gli attori, che provengono dal teatro se non addirittura da zero esperienze precedenti (che a volte è pure meglio che aver fatto teatro e basta). Ciononostante, grazie ad un buono piano di lavorazione e all'entusiamo partecipativo delle maestranze (credo sia stata un'alchimia irripetibile, di solito, per esempio, gli attrezzisti soprattutto guardano l'orolog [...] Vai alla recensione »