E ora dove andiamo?

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Un film di Nadine Labaki. Con Nadine Labaki, Claude Baz Moussawbaa, Layla Hakim, Yvonne Maalouf, Antoinette Noufaily, Petra Saghbini, Ali Haidar, Kevin Abboud, Mostafa Al Sakka, Julien Farhat, Anjo Rihane, Samir Awad, Ziad Abou Absi Titolo originale Et maintenant, on va où?. Drammatico, durata 110 min. - Francia, Libano, Egitto, Italia 2011. - Eagle Pictures uscita venerdì 20 gennaio 2012. MYMONETRO E ora dove andiamo? * * * - - valutazione media: 3,36 su 37 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
sergio dal maso domenica 28 giugno 2015
e ora dove andiamo? Valutazione 5 stelle su cinque
100%
No
0%

“La storia che sto per raccontare la offrirò a chi la vuole ascoltare, su gente che digiuna che in preghiera si raduna, la storia di un villaggio isolato dalle mine circondato solo, tra cielo e terra sperduto nella guerra,
due gruppi dal cuore straziato sotto un cielo infuocato, con le mani che il sangue abbruna,  in nome della croce o della mezzaluna …..è una lunga storia di ombre scure senza gloria senza, stelle scintillanti né fiori sfavillanti con occhi di cenere e lacrime cerchiati,  le donne per proteggere i loro amati … di coraggio si sono corazzate”
 
Questi versi evocativi e malinconici narrati dalla voce fuori campo e uno struggente canto arabo accompagnano un corteo di donne vestite di nero. [+]

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osteriacinematografo mercoledì 29 febbraio 2012
donne al servizio della pace fra i popoli Valutazione 3 stelle su cinque
96%
No
4%

 Il film si apre con la danza funebre e onirica di vedove di fedi diverse che condividono un tragitto dissestato, prima di giungere in prossimità dei due cimiteri in cui sono seppelliti i propri morti: qui i loro percorsi si separano in ossequio ai rispettivi rituali.
La vicenda si svolge in un villaggio sperduto e assolato del Libano, nel bel mezzo di un paesaggio aspro e semi-desertico e di un territorio che nasconde mine inesplose e l’ombra spettrale di conflitti irrisolti.
Nel villaggio vivono due comunità ben distinte: una musulmana, l’altra cristiana. Gli screzi e le baruffe fra gli uomini delle opposte “fazioni” sono all’ordine del giorno, anche per questioni banali, e la situazione pare sempre sull’orlo del precipizio della reciproca intolleranza, nonostante l’azione mitigatrice dell’imam e del prete del paese. [+]

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m.barenghi domenica 22 gennaio 2012
nella "non-appartenenza" Valutazione 4 stelle su cinque
88%
No
12%

Un villaggio rurale nel Libano, nazione dilaniata da anni di guerra e massacri. Lontani quel che basta dalla civiltà,la gente del villaggio convive in pace e armonia, curandosi non più di tanto dell' appartenenza alla fede cristiana o musulmana. Qualche segno c'è, come è connotato nella bellissima sequenza d'apertura, in cui un corteo di donne di entrambe le confessioni si reca al cimitero a piangere i propri numerosi morti, a destra le cristiane, a sinistra le musulmane. E a questo rito comune si recano danzando, dapprima in modo appena accennato, tanto da suscitare nello spettatore il dubbio di essere davanti a un musical. Su questa commistione di generi e timbri narrativi il film gioca moltissimo, alternando i registri della commedia (si ride a tratti anche di gusto!!) e della tragedia con tanta disinvoltura da disorientare quasi lo spettatore. [+]

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enrichetti martedì 7 febbraio 2012
questa è la guerra Valutazione 4 stelle su cinque
78%
No
22%

Da una parte i morti di Allah, dall'altra i morti di Cristo, in mezzo il sentiero di Dio calpestato fino allo sfinimento da una umanità maschile ed integralista votata alla distruzione. Antropomorfizzato in un prodotto dell'umana specie (il film di Nadine), Dio sembra chiedersi come abbia fatto a creare tanta idiozia. Ma lo può fare proprio perchè la regia del film è di una donna... Genere umano femminile, aiutaci tu! Musulmane e cristiane accomunate dal lutto avanzano compatte verso il cimitero e annunciano gli eventi come un coro tragico, testimoni di una intolleranza colpevole e folle. Questa è la guerra. Pallottole vaganti che vanno ad introdursi nel cranio di un ragazzo prima di poter capire, prima di poter anche solo fermarsi a pensare. [+]

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pepito1948 martedì 24 gennaio 2012
uomini sull'orlo di una crisi di nervi Valutazione 3 stelle su cinque
72%
No
28%

Nella Lisistrata di Aristofane la protagonista ateniese convoca le donne di Atene e di altre città greche per concordare un'azione comune contro l'esasperato bellicismo dei loro uomini -allora concentrato nella guerra del Peloponneso- colpevoli di anteporre le armi alle cure ed ai doveri coniugali. Decidono quindi di attuare uno sciopero del sesso per costringere i riluttanti maschi guerrieri a tornare alle loro case (ed ad abbandonare la guerra)e, grazie alla fermezza ed alla compattezza delle fiere combattenti, l'obiettivo, sia pure dopo non facili trattative, sarà raggiunto in un tripudio generale. Qualcosa del genere avviene nell'ultimo film di Nadine Labaki, in cui in un villaggio libanese viene sperimentata la convivenza di famiglie cristiane e musulmane, guidate di comune accordo da un prete e da un imam. [+]

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zoom e controzoom domenica 5 febbraio 2012
"la bisbetica domata" ispira in medioriente Valutazione 3 stelle su cinque
65%
No
35%

I bellissimi volti delle donne mediorientali, hanno gli occhi profondi di un linguaggio antico ed intenso. In questo film sono loro, le donne, che mettono in atto una geniale soluzione per risolvere il conflitto religioso che rischia di distruggere ogni possibilità di convivenza. Film ricco di spunti di intuizioni di proposte. La scena iniziale molto suggestiva, già pone davanti alla realtà del conflitto e sulla stessa realtà del conflitto tra cattolici e musulmani, il film si chiude. Il cimitero diviso in due, punto di partenza e punto di stasi. Ma negli spazi contrapposti, vivono uomini e donne anche se di due diversi credo. Pare che le donne abbiano più motivi di scambio, motivi dettati dalla sopravvivenza quotidiana e risolti dalla pragmaticità femminile. [+]

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maria f. martedì 15 gennaio 2013
evviva i buoni film! Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

Un’intuizione strepitosa quella di miscelare nel film tante situazioni, ora drammatiche, un po’ grottesche e infilarci, perché no, anche alcuni momenti musicali, che a dir il vero mi sono apparsi molto ben riusciti, per le melodie, per i canti suadenti che ci hanno dato l’opportunità di ascoltare i suoni di un’altra lingua con fonemi molto carezzevoli, e infine i sottotitoli della parte cantata ci hanno restituito il significato intenso e tenero che i due innamorati avrebbero desiderato gridare al mondo.
Noi donne abbiamo sempre una marcia in più, e questo film lo dimostra nella sua semplicità e quotidianità.
Non avremmo il tempo di condurre operazioni belliche noi, abbiamo altro da fare, noi!
I nostri compiti, sia se si tratta di musulmane, cristiane o appartenenti ad altre religioni sono infiniti, passiamo la vita dal fare da balie a badanti, siamo le creature più democratiche, pronte ad ascoltare, a consolare, ad aiutare, siamo pratiche ed essenziali ma anche altruiste e generose con tutti, nel nostro vocabolario esiste il noi, l’individualismo non ci appartiene. [+]

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gabriella mercoledì 10 aprile 2013
donne oltre Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

In “Volver” la scena iniziale vedeva un gruppo di donne intente a pulire le lapidi dei loro cari, mentre un vento dispettoso vanificava il lavoro svolto, cosicchè le protagoniste dovevano ricominciare il lavoro, e nel film della Labaki, un gruppo di donne cammina unito sotto il sole cocente fino al cimitero, e si dividono solo all’entrata, musulmane e cristiane, ma accumunate dallo stesso dolore, Sono madri, mogli,sorelle, che piangono mariti, figli, fratelli, uccisi da una guerra assurda e ingiustificata, frutto di un’intolleranza ottusa e insensata degli uomini del villaggio libanese dove sembra non possa coesistere una reciproca rispettabilità. L’intuizione e la caparbietà femminile hanno il potere d’inventarsi l’impossibile, per questo il film si muove abilmente tra commedia, dramma e musical , perché è la capacità stessa delle donne a immedesimarsi e calarsi in qualsiasi situazione , in un perfetto esercizio di equilibrio e abilità . [+]

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marica romolini martedì 28 febbraio 2012
nel pragmatismo fantasioso è la salvezza Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

Portata al successo da Caramel, Nadine Labaki torna a parlare, nella sua caratteristica cifra non grave anche nel dramma, del conflitto interreligioso e della speranza di riscatto affidata al genere femminile. Questa volta siamo fuori dalla città, in un paese montano isolato dalle mine e da un abbozzo di ponte, dove vive una comunità mista di musulmani e cattolici, sempre sul piede di guerra nonostante i buoni propositi di civile convivenza. Le informazioni che di sbieco penetrano questa sorta di hortus conclusus sembrano portare solo guai: gli echi del mondo esterno funzionano da pericolose scintille su un terreno riarso dal risentimento. Di qui i complotti delle donne, che sabotano programmi tv e incendiano giornali, non perché genericamente fautrici della filosofia del 'meglio non sapere', bensì perché consapevoli dei limiti e degli inamovibili meccanismi con cui hanno a che fare. [+]

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shingo tamai venerdì 31 marzo 2017
i tre messaggi Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

Bella e brava Nadine Labaki.
Ottima l'ambientazione,buone le musiche e i costumi per un film sulla guerra tutto al femminile.
Nonostante una sceneggiatura che non sempre è a livelli strepitosi e qualche tocco in stile musical non troppo indovinato,credo che ci siano almeno tre Messaggi che valgono da soli il prezzo del biglietto. 
Il primo è che la guerra è una delle cose più insensate e dannose che possano avvenire.
Il secondo è che fosse per l'intelligenza femminile non ce ne sarebbero proprio.
Il terzo è che gioie e dolori appartengono a tutti i tipi di individui, di qualunque religione,portando all'ovvia ,ma non scontata conclusione,che su questa terra siamo tutti uguali. [+]

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