
Torna in sala in versione restaurata il film chiave della carriera del regista, che ha dato coerenza alle sue idee costituendo la spinta propulsiva dei suoi film futuri. Dal 19 settembre al cinema.
di Giancarlo Zappoli
Max Renn vorrebbe avere sulla sua emittente televisiva i contenuti violenti di Videodrome. Non sa che sta infilandosi in un tunnel di orrori che lo trasformeranno anche fisicamente.
David Cronenberg al suo settimo lungometraggio (considerando anche Stereo) pone definitivamente le basi per una rivoluzione dello sguardo che si andava delineando nelle opere precedenti e che qui trova una sua coerenza che costituirà la spinta propulsiva dei suoi film futuri.
Chi per comodità ha letto il cinema di Cronenberg come osceno e finalizzato solo ad épater le bourgeois non ha compreso la moralità che ogni suo film ha come proprio dna. Il regista canadese non si compiace di ciò che mostra anche se apparentemente sembrerebbe il contrario. Vuole scuotere lo spettatore obbligandolo ad interrogarsi proprio grazie ad un'estremizzazione che non è mai fine a se stessa anche quando sfiora l'insopportabilità (non dimentichiamo gli anni in cui il film usciva).