Lolita

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Un film di Stanley Kubrick. Con James Mason, Shelley Winters, Sue Lyon, Gary Cockrell, Jerry Stovin.
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Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 152 min. - Gran Bretagna, USA 1962. MYMONETRO Lolita * * * 1/2 - valutazione media: 3,63 su 67 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Dal rosa al nero Valutazione 4 stelle su cinque

di Paolo 67


Feedback: 9827 | altri commenti e recensioni di Paolo 67
mercoledì 30 novembre 2011

La reinvenzione del romanzo di Nabokov è stata dovuta all'impossibilità di rendere nel 1962 l'erotismo esplicito e l'attrazione sessuale che la adolescente esercitava sul protagonista, molto antecedente al suo innamoramento (Kubrick aveva pensato di rifare il film). Le leghe per la salvaguardia della morale esercitarono una tale pressione da indurre Kubrick (anche per migliori condizioni economiche) a girare il film in Inghilterra dover rimase per tutta la vita. Ma "Lolita" ebbe grande successo in U.S.A. e garantì a Kubrick l'indipendenza economica, grazie a un contratto favorevole (Kubrick era anche un genio del commercio) stipulato sull'attesa del film. Fu questa indipendenza economica a permettergli di girare i film successivi, sempre più sconcertanti ("Dr. Stranamore", "2001", "Arancia meccanica"): si può affermare che da "Lolita" discende tutto il Kubrick successivo (tutti i suoi temi e le sue soluzioni stilistiche sono presenti, sviluppati o in innesco, in questo film). Il successo di "Lolita", nel quale gli americani probabilmente si riconobbero, dimostrò anche la diffusione di una pratica come quella illustrata nel film, variamente riconosciuta o penalizzata nei singoli Stati (se in molti il protagonista del libro era un criminale, in altri l'avrebbe potuta sposare). Sue Lyon aveva tredici anni e mezzo, ma la maggioranza dei critici scrisse che era troppo matura per il suo ruolo. Ma il film era di precisa esattezza sociologica: anche nel sud conservatore le ragazzine americane si vestivano e si truccavano come donne adulte. Comunque Kubrick dovette sottostare a tali limitazioni che dichiarò che se le avesse conosciute prima avrebbe rinunciato a girare il film. Ciononostante riuscì, sul filo delle dissolvenze, del montaggio e di altri geniali artifici che si riveleranno meglio nelle sue opere successive a girare scene sorprendentemente indenni in censura (come quella del protagonista che guarda il ritratto di Lolita mentre fa l'amore colla madre). Il film all'epoca non fu capito da buona parte della critica (una delle eccezioni furono i cahièrs du cinema, in particolare Godard che aveva attaccato i film precedenti di Kubrick e che scrisse che il film era una sorpresa, semplice e pulito, e che raccontava benissimo l'America). James Mason ricorderà il suo ruolo come uno dei due o tre migliori della sua vita, ma sono eccezionali anche Shelley Winters e soprattutto Peter Sellers, col suo proteiforme istrionismo che prefigura la pluriinterpretazione ne "Il dottor Stranamore". Il rapporto ambiguo di Kubrick colla cultura tedesca (presente nelle luci espressioniste di molte inquadrature del film) è rappresentato dalla maschera satirica del professor Zemph, parodia dei clichè cinematografici sugli scienziati tedeschi (l'idea dell'impero nazista che avrebbe dovuto durare mille anni oggi è ridicola ma allora venne presa sul serio e appoggiata dalle persone più impensate come Philip Glass, fisico e premio Nobel). A Sellers Kubrick concesse il privilegio di improvvisare come farà solo con Jack Nicholson in "Shining". La sceneggiatura del film, accreditata al solo Nabokov ma in realtà ampiamente rimaneggiata da Kubrick e dall'amico coproduttore James B. Harris, ex ufficiale dell'esercito, ebbe una candidatura all'Oscar. Kubrick adotta in molte scene del film l'estetica del noir che aveva usato anche nei film di guerra precedenti. Il personaggio di Quilty rappresenta il doppio amorale del protagonista (come Ziegler in "Eyes Wide Shut" e il camerire in "Shining") e le situazioni del film via via riflettono sempre di più la sua paranoia risultante dal timore di aver infranto un tabù della società (come il congresso di poliziotti, ironica manifestazione del Super-Io del suo senso di colpa, nell'albergo dove porta Lolita), resa ancora più inquietante e misteriosa dal fatto che la ragazza, nel film, non è una ninfetta. Al tema dei miti e dei riti della società come rappresentazione e spettacolo richiama la recita scolastica in cui Lolita è truccata in un modo che prefigura l'Alex di "Arancia meccanica": Kubrick analizza la funzione del trucco, della maschera nella società. Come sempre Kubrick subordina anche il montaggio alla recitazione degli attori, soffermandosi in particolare sulla protagonista, della quale fu molto soddisfatto. La qualità fotografica delle singole inquadrature è evidente: i quattro anni passati a girare l'America lavorando per la rivista Look gli avevano insegnato a raccontare una storia con una foto e "dato una rapida educazione di come vanno le cose del mondo". Il fatto di adattare romanzi non significa mancanza di originalità: Kubrick crea una sua "Lolita" creando risvolti di vario genere e trovando spunti geniali in cui vedendo retrospettivamente la sua opera si possono riconoscere anticipazioni dei film successivi, da Arancia meccanica" a "Shining", estratti dalle potenzialità della storia stessa. La parabola tragica del professore, come quella dei protagonisti di altri film kubrickiani, è legata alla impossibilità di realizzare completamente il desiderio all'interno della società. Il personaggio di Peter Sellers fu accusato di eccessiva invadenza, ma come per Ziegler in "Eyes widw shut" Kubrick voleva mostrare l'essenza del manipolatore, del potere in una società ipocrita, corrotta e totalitaria (rappresentati anche dai politici in "Arancia meccanica" e dalle entità malefiche in "Shining"). Il film ebbe luce in un particolare momento della Storia dell'Occidente, caratterizzato da una eccezionale fioritura di libertà artistica con titoli che fecero scandalo e segnarono un'epoca (come "La dolce vita"): erano gli anni dell'Ecumenismo, della distensione e della Nuova Frontiera, col tramonto dei vecchi modelli politici, filosofici e religiosi e l'entrata in scena delle scienze dell'uomo nella cultura. I titoli di testa sono forse la parte più morbosa del film, con il piede simbolo allegorico del rimosso e della vergogna in un disturbante contasto con un tema tradizionalmente sentimentale (mentre quello di Lolita, più che la sua maliziosa ingenuità e l'acerba sessualità rende il clima culturale -Sue Lyon è molto hollywoodiana- dell'America dei primi anni '60).  

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