| Titolo originale | Some like it hot |
| Anno | 1959 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Billy Wilder |
| Attori | Jack Lemmon, Billy Gray, Joan Shawlee, Marilyn Monroe, Tony Curtis George Raft, Pat O'Brien, Joe E. Brown, Nehemiah Persoff, George E. Stone, Dave Barry, Mike Mazurki, Harry Wilson, Beverly Wills, Barbara Drew, Edward G. Robinson jr.. |
| Uscita | lunedì 11 maggio 2026 |
| Tag | Da vedere 1959 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| MYmonetro | 4,30 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 29 gennaio 2026
Due uomini per sfuggire ad una retata si travestano da donna. L'incontro con la bella Sugar Kane li metterà però in difficoltà. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Chicago, 1929. Joe e Jerry suonano in un'orchestrina che si esibisce nella sala nascosta di un'agenzia di pompe funebri. Il proibizionismo impera e i gangster escogitano tutti gli stratagemmi per poter spacciare l'alcol. I due, sfuggiti a una retata e in cerca di una scrittura, si ritrovano ad essere testimoni del massacro della notte di San Valentino. Costretti a fuggire perché scoperti dalla gang del temibile Ghette, ai due non resta altro che travestirsi da donne per far parte di una band al femminile che sta partendo per esibirsi in Florida. Da quel momento saranno Dafne e Josephine. Non sanno che si troveranno davanti l'affascinante Sugar Kane e che entrambi ne verranno attratti. Riusciranno a conservare la loro falsa identità?
Billy Wilder realizza quello che sarà uno dei suoi film più noti al grande pubblico ispirandosi a un'idea di Robert Thoeren che ambientava la storia al tempo della depressione economica in Germania con due musicisti tedeschi che, per trovare lavoro, si fingono una volta donne, un'altra neri e un'altra ancora strumentisti tradizionali bavaresi. A Wilder però, come altre volte nel suo cinema, interessa il tema della dissimulazione ma ha bisogno che il pubblico ne comprenda le cause e ne segua l'evolversi. Parte allora da una premessa credibile. Joe e Jerry assistono a un regolamento di conti nell'ambito della malavita che è davvero accaduto ma che potrebbe rappresentare commercialmente un rischio. Una commedia che prende le mosse da un massacro? David O. Selznick, produttore amico del regista, non è per nulla convinto. Ma Wilder vuole giocare con il pubblico. Vuole cioè che i due protagonisti si trovino accanto la donna più desiderata dalle platee di tutto il mondo, Marilyn Monroe, e non possano smettere il loro travestimento femminile, pena la vita.
Il gioco riesce nonostante le difficoltà produttive causate in gran parte dalla complessa situazione psicologica della protagonista. Quando si vede Marilyn entrare nella stanza delle due 'amiche' e frugare nei cassetti alla ricerca di whisky non si può non pensare che vennero battuti 65 ciak per quella semplice azione. Il controllo del regista sulla materia è però, come sempre, assoluto. Se la convivenza di Lemmon e Curtis con la Monroe fu complicata, sullo schermo il gioco delle finzioni multiple (Joe e Jerry che diventano Josephine e Dafne;Joe/Josephine che si trasforma in Shell Junior; Sugar Kane che si spaccia per ciò che non è) funziona alla perfezione.
Ma è sul piano della sessualità e sensualità che Wilder osa di più. Perché nel 1959 trattare il tema del travestimento sotto forma di commedia non disturba il grande pubblico ma affrontare quello dell'omosessualità latente (Jerry che scopre di essersi divertito a ballare come Dafne con il suo ricco corteggiatore) non è da tutti. Così come far simulare un'impotenza incurabile a Joe, falso magnate del petrolio, per ribaltare il ruolo uomo/donna e trasformare il seduttore in sedotto, realizzando così sullo schermo i sogni erotici più nascosti degli spettatori apparentemente più moralisti. Che poi Tony Curtis abbia dichiarato in seguito che baciare Marilyn era stato come baciare Adolf Hitler fa parte della storia dei set di Hollywood. Il pubblico di tutto il mondo non se ne era affatto accorto.
Una volta Marilyn Monroe era a un party. C'era anche Zanuk, il grande capo della Fox. Marilyn era circondata da uomini che pendevano dalle sue labbra, e non solo da quelle. Attirò l'attenzione di Zanuk che disse: "Se quella raccoglie tante attenzioni a una festa vediamo se le raccoglie anche in pellicola". Le raccolse. Da quando cominciarono ad assegnarle ruoli in cui potesse esprimersi, successe un fatto straordinario: Marilyn cancellava completamente dallo schermo chi le stava intorno. Quando fece Gli uomini preferiscono le bionde, il primo nome in cartellone era Jane Russell, che fu letteralmente messa nell'ombra. In Come sposare un milionario la stessa sorte toccò a Lauren Bacall, e a Betty Grable, che dovette consegnare lo scettro di "bionda della Fox" a Marilyn. Il grande Billy Wilder disse della Monroe che era il più straordinario talento che fosse mai esistito, "più bella della Garbo". E non c'è dubbio che se ne intendesse. In Quando la moglie è in vacanza la Monroe è più bella, in Fermata d'autobus è più se stessa (dice: "Vado a Hollywood perché voglio diventare qualcuno", e poi: "Gli uomini si sono interessati a me da quando avevo dodici anni"), in A qualcuno piace caldo è più brava. Inoltre quest'ultimo è un capolavoro autentico del cinema. Tony Curtis e Jack Lemmon, per sfuggire alla caccia di una banda di gangster, si travestono da donne ed entrano in un'orchestra femminile, di cui fa parte Zucchero, Marilyn, appunto. Dopo una serie di gag magnifiche Marilyn si innamora di Curtis e Lemmon riceve una proposta di matrimonio da parte di un vecchio miliardario. È probabilmente il film più divertente della storia del cinema: evasione e intelligenza. Sequenze che si ricordano: Marilyn che cerca di sedurre Curtis che si finge impotente; la corte serrata del vecchio Joe Brown a Jack Lemmon, e poi i caratteri: George Raft che fa il gangster e George O'Brian che fa il poliziotto, ombre delle gangster's story degli anni Trenta. La Monroe era ormai in piena leggenda. Un mito alimentato anche dalle sue vicende private: i clamorosi matrimoni, le nevrosi, l'immaturità, i grandi capricci, la relazione coi Kennedy, la morte misteriosa a soli trentasei anni. Marilyn Monroe non ha perso nulla del suo mito. Il suo viso e il suo corpo rappresentano la donna del mondo di tutte le epoche.
Billy Wilder mette in scena quello che io considero il capolavoro assoluto della commedia americana; non v’è infatti ad oggi un film che stia alla pari di “A qualcuno piace caldo” in termini di originalità, brillantezza e finezza nella comicità nell’intera storia del cinema americano. La dolcezza di Marilyn Monroe, mai eguagliata nonostante i molti tentativi, risplende qui con impareggiabile chiarore, [...] Vai alla recensione »
Da qui, dove mi trovo da tredici anni, non ho smesso di interessarmi di cinema, e di altre vicende. Una premessa doverosa: io ero ebreo, ma sono stato bene accolto, avevano considerato che avevo portato allegria e felicità a tanta gente, e tanto bastava, il resto era irrilevante. E da qui, adesso, vedo Roma, e ne sono incantato. Perché ci trovo una materia che avrei potuto mettere nei miei film, quelli comici grotteschi.
Nel marzo del 1959 usciva nelle sale A qualcuno piace caldo. Nel maggio del 1996 ero nella redazione di "Sorrisi&canzoni". Un redattore stava scrivendo un pezzo su una rassegna dedicata a Billy Wilder, che si teneva a Milano. Mesi prima il redattore aveva conosciuto il regista a Los Angeles e aveva ottenuto il suo numero di telefono. "Provo a fare il numero" disse "non si sa mai". Fece il numero e Wilder rispose.
Avventure e disavventure di due suonatori jazz e di un splendida bionda detta Zucchero Candito, a spasso per l’America degli anni trenta. Travolgente e dissolutoria farsa che, praticamente senza alcun intreccio, si snoda in episodi accidentali quasi sempre di irresistibile comicità, parodiando uno per uno personaggi e luoghi comuni dell’epoca del proibizionismo e del jazz, dei gangster e di Rudy Valentino, [...] Vai alla recensione »