Studio sulla transizione all'Italia postbellica. Prossimamente al cinema.
di Raffaella Giancristofaro
Come sono cresciute le generazioni di italiani nate dopo la Seconda guerra? Che tipo di educazione, valoriale ed emotiva, e di approccio al mondo hanno ereditato e vissuto? I Cinquanta, decennio chiave della storia nazionale, sfilano in Bulli e pupe, studio complementare al precedente Nessuno ci può giudicare (sul fenomeno tutto anni Sessanta dei "musicarelli", i film cuciti addosso ai protagonisti della canzone pop melodica, in Festa Mobile al Torino Film Festival nel 2016). Gli anni Cinquanta sono reimpaginati in un catalogo ben cadenzato ed eclettico di archivi pubblici e privati, alla ricerca di un punto di vista meno accademico e più vicino, diretto, alle fonti autentiche. In parallelo, grazie all'accesso all'archivio dei film della Titanus, sfila anche il filo rosso del cambiamento tutto interno al cinema tricolore, cioè il Neorealismo dai tratti drammatici dei maestri come Visconti e Rossellini che cede il passo al suo figlio cosiddetto "rosa", collettore del benessere in graduale salita e dell'entusiasmo spensierato diffuso dai nuovi consumi mutuati dallo stile di vita statunitense.
Rispetto ad altre rielaborazioni di materiali preesistenti, il film di Della Casa e Ronchini (classe 1976, montatrice che viene da studi di antropologia culturale) ha il pregio il puntellare la rassegna con le voci degli intellettuali dell'epoca che seppero cogliere l'evoluzione dei costumi mentre avveniva sotto i loro occhi.