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rongiu
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domenica 29 maggio 2011
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esseri senzienti.
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"Buon viaggio, piccolo".
Uno stimolante dramma scifi. District 9 può contare su di una storia molto originale. Siamo nel 1992, icieli di Johannesburg \ Sud Africa / ospitano una spacecraft di notevoli dimensioni. District 9 ha una particolare genesi. Bisogna tornare indietro, sulla nostra linea del tempo, al 2005. E’ in quest’anno che prende vita un cortometraggio, low-budget, dal titolo \”Alive in Jo’burg”/. Qual è l’idea di Blomkamp? Quella di documentare dal vivo gli effetti, i contraccolpi, le reazioni delle persone nei confronti dei profughi intergalattici. Perché Johannesburg con le sue baraccopoli o bidonville? Perché fanno parte del passato del regista ed ha voglia di raccontarlo.
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"Buon viaggio, piccolo".
Uno stimolante dramma scifi. District 9 può contare su di una storia molto originale. Siamo nel 1992, icieli di Johannesburg \ Sud Africa / ospitano una spacecraft di notevoli dimensioni. District 9 ha una particolare genesi. Bisogna tornare indietro, sulla nostra linea del tempo, al 2005. E’ in quest’anno che prende vita un cortometraggio, low-budget, dal titolo \”Alive in Jo’burg”/. Qual è l’idea di Blomkamp? Quella di documentare dal vivo gli effetti, i contraccolpi, le reazioni delle persone nei confronti dei profughi intergalattici. Perché Johannesburg con le sue baraccopoli o bidonville? Perché fanno parte del passato del regista ed ha voglia di raccontarlo. La documentazione raccolta, è stata linfa per il film e non solo; la frontiera realtà/finzione si assottiglia e tanto. L’avventura di Blomkamp e del suo co-sceneggiatore è stata l’occasione per meditare bene sulla scelta dei temi e dei protagonisti. Sharlto Copley \ Wikus Van De Merwe / protagonista del film, ha partecipato al cortometraggio come produttore.
Il film
Tutti sono rimasti sorpresi che la navicella non si sia fermata sopra Manhattan o Washington o Chicago, ma si è fermata direttamente sopra la città di Johannesburg.
Esordio documentaristico - E’ imminente uno sfratto di extraterrestri da una baraccopoli (District 9) … appunto. Le dichiarazioni, rese da persone direttamente coinvolte nei fatti di Johannesburg, danno l’immediata idea delle difficoltà di un’operazione di tale portata e non solo.
Grey Bradnam \ Jason Cope /- UKNR Chief Correspondent.
Immobilità, pressioni internazionali ed ipotesi - “Le porte non si sono aperte per 3 mesi. Se ne stava semplicemente lì. Nessuno poteva entrare. Ed hanno deciso, dopo lunghe discussioni, che la cosa migliore da fare sarebbe stata darci un taglio”. “Le creature erano estremamente denutrite, sembravano malate… sembravano non avere uno scopo. C’era molta pressione internazionale su di noi a quel tempo. Quindi abbiamo dovuto fare la cosa giusta. Il governo ha messo in piedi un gruppo di soccorso per iniziare a trasferire gli alieni in un campo provvisorio sotto la loro navicella”. “Ci sono letteralmente un migliaio di teorie differenti sul perché la navicella è inoperabile e si specula anche sul perché. Il modulo di comando si sia separato dalla navicella madre, e poi in qualche modo sia andato perduto”.
Sarah Livingstone \ Nathalie Boltt / – Sociologist, Kempton Park University - 06/03/1982 16:27:38 “Oh mio Dio”
Chi sono, quanti saranno, come andrà a finire? “Eravamo sul punto di un primo contatto. Tutto il mondo ci osservava. Aspettandosi, non so… musica dal cielo e luci luminose”. “Non avevamo un piano. Erano milioni di loro. Quindi, il campo provvisorio divenne recintato, in seguito militarizzato. E prima che ce ne accorgessimo, divenne una topaia”. “Dove c’è un’arma, c’è un crimine. La tensione cresce e cresce. Le persone iniziarono a stufarsi e alla fine iniziò ...”.
Francois Moraneu\Nick Blake/- CIV Engineer Team
Ma cosa nasconde district 9? “Ma la verità è che nessuno sapeva cos’era quel posto. Ci sono parecchi segreti nel Distretto 9. E’ caduto da solo o è stato programmato? Non lo so. Dall’esame metrico di vecchi filmati si nota chiaramente che un ... si stacca ...”.
Dr Katrina McKenzie\Sylvaine Strike/ UIO Aid Worker
Accoglienza iniziale “All’inizio, molte attenzione furono date…a fornire agli alieni un proprio statuto e protezione”. Poi…
Dirk Michaels\William Allen Youn / MNU CEO TALKS ALIEN INTEGRATION
Personale certezza “Voglio essere realistico con tutti. Gli alieni non torneranno a casa. Gli alieni resteranno qui”.
Interviewee\Elizabeth Mkandawie/
L’inevitabile disprezzo (?) “Spesero parecchi soldi per tenerli lì. Quando li avrebbero potuti spendere per qualcos’altro, ma… almeno li tengono separati da noi”.
Les Feldman\John Summer/ - MIL Engineer
Siamo sicuri di averlo visto cadere “L’abbiamo cercato. Abbiamo guardato da tutte le parti. Quel pezzo che è precipitato ci ha causato parecchi problemi”.
Il nostro uomo- Wikus Van De Merwe \ Sharlto Copley / MNU-Alien Affairs
“Lo incontriamo nel quartier generale dello MNU dipartimento degli Affari Alieni. “Quello che facciamo qui, in questo reparto è… cercare di stabilire i contatti con i Gamberi, nell’interesse dello MNU e degli umani”.
Le persone sensibili e di qualsiasi età, durante la visione del film avvertono una naturale intuizione intellettuale; il loro modo di pensare subisce un ulteriore, violento scossone, di lì a poco. Alcuni obiettivi sono rivalutati, altri messi da parte, altri ancora rimodulati. Inizialmente la camcorder a spalla crea un leggero senso di disagio che va via via scomparendo quando inizia il faccia a faccia con i nuovi profughi extragalattici; la loro storia e i tanti punti chiave da accertare e senza filtri. Perché, ad esempio, il governo Nigeriano ha creato un bel po’ di problemi alla Sony per la presenza nel film della figura di Obesandjo \Eugene Khumbanyiwa/ ? Tutto ciò che è sempre stato apparentemente informe, enigmatico, diventa perfettamente comprensibile. Conseguenza di questo nuovo stato dell’essere, mentre la ragione inevitabilmente ne prende atto, è lo scatenarsi di una infinita quantità di emozioni. Anche le fobie, probabilmente, tendono a diminuire. L’esoscheletro fa meno paura; ti rendi conto che sicuramente il vero “nemico” è da individuare in altre forme di vita, magari in quella simile alla nostra? Gamberi, alieni, forestieri, “Poleepkwa” o non-umani sono esseri senzienti, cioè muniti di un cervello e di un sistema nervoso perfettamente sviluppati. E’ senziente qualunque essere che soffre fisicamente e psichicamente. Non ci è dato saper del perché della loro venuta, sono più alti degli umani, hanno un guscio esterno duro ed una massa facciale piena di viticci, probabilmente coinvolti nella masticazione, ma non è stato provato. Sono dotati di una notevole forza. Christopher Johnson è uno di loro, è un non-umano, ma molto, molto, particolare … la sua storia impatta violentemente con quella di Wikus Van De Merwe\ Sharlto Copley /
Un quesito ed alcuni temi trattati dal regista.
Sarà facile per Wikus dare il via alle operazioni di sgombero?
Nepotismo e faziosità.
Il ruolo della burocrazia.
Apartheid, sue conseguenze.
Il DNA dei galaxy.
Armi illegali e cibo per gatti. \ Un non troppo felice connubio /.
Eliminazione, sgombero ed allontanamento di massa; conseguenze.
Le scelte del Potere vs Il poter scegliere.
Malattia e solitudine.
Mutazione genetica.
Armi di distruzione totale.
Scienza e Potere.
Il gusto del Potere.
I mezzi di Informazione.
Crisi e fine di un regime.
Il diversamente proveniente. \ un nuovo amico /
Sir Peter Jackson \ produttore / conosciuto dal grande pubblico per il suo lavoro Il Signore degli Anelli, ha fiutato nello script di Neill Blomkamp \ regista e co-sceneggiatore / con Terri Tatchell un nuovo, penetrante modo di presentare un dramma, epico; unito nel contempo ad un sottile, corporeo humor. Ha puntato ed a vinto. Così mi par di capire.
Good Click!
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evoluzione52
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domenica 4 ottobre 2009
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gamberone amore mio, rivincita dell'indipendente
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In un momento in cui tutti gli studios fanno a gara per offrire al pubblico “la più travolgente esperienza in 3D della loro vita”, Peter Jackson, uno dei più illuminati uomini di cinema dell’epoca moderna (pari, in questo, solo a Guillermo Del Toro) sceglie un regista debuttante (Neill Blomkamp), un attore protagonista di cui nessuno ha mai sentito parlare (Sharlto Copley) e, con 30 milioni di dollari (budget ridicolo se si pensa agli standard hollywoodiani) confeziona uno dei film di fantascienza più divertenti ed intelligenti degli ultimi dieci anni. Sì, perché, District 9 non rappresenta solo una boccata di aria fresca nell’asfittico panorama Sci-fi contemporaneo ma, ed è questa la caratteristica più importante, è un film rivoluzionario in quanto ridefinisce i canoni artistico-produttivi del genere e dimostra come non sia necessario spendere centinaia di milioni di dollari per produrre cinema di genere di qualità e raggiungere il grande pubblico.
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In un momento in cui tutti gli studios fanno a gara per offrire al pubblico “la più travolgente esperienza in 3D della loro vita”, Peter Jackson, uno dei più illuminati uomini di cinema dell’epoca moderna (pari, in questo, solo a Guillermo Del Toro) sceglie un regista debuttante (Neill Blomkamp), un attore protagonista di cui nessuno ha mai sentito parlare (Sharlto Copley) e, con 30 milioni di dollari (budget ridicolo se si pensa agli standard hollywoodiani) confeziona uno dei film di fantascienza più divertenti ed intelligenti degli ultimi dieci anni. Sì, perché, District 9 non rappresenta solo una boccata di aria fresca nell’asfittico panorama Sci-fi contemporaneo ma, ed è questa la caratteristica più importante, è un film rivoluzionario in quanto ridefinisce i canoni artistico-produttivi del genere e dimostra come non sia necessario spendere centinaia di milioni di dollari per produrre cinema di genere di qualità e raggiungere il grande pubblico. Basta pensare (solo per citarne uno) al noiosissimo e inutilmente “faraonico” Transformers: la vendetta del caduto, per capire come, spesso e volentieri, “cuore e cervello” valgano molto di più di effetti speciali mirabolanti.
Questa valutazione non deve, però, trarre in inganno: District 9 non ha nessuna carenza da questo punto di vista, al contrario, Blomkamp riesce a trovare un’ottima equilibrio tra CGI e make-up, portando sullo schermo degli alieni credibili ed originali (che parlano come la principessa Leia travestita da cacciatore di taglie in Il ritorno dello Jedi) e che vedono in Christopher Johnson (più umano degli umani) il loro più rappresentativo portavoce. Girato quasi interamente in “guerrilla style”, con una guizzante (pure troppo) camera a mano sempre nel mezzo dell’azione, il film, ambientato a Johannesburg (terra natale del regista) si propone come un’intelligente metafora dell’apartheid e del terribile periodo in cui il Sud Africa viveva schiacciato sotto il peso del “razzismo di stato”. Ma i “gamberoni” ghettizzati (simili da un punto di vista metaforico agli alieni di Alien nation) diventano un simbolo universale, applicabile a tutte le latitudini e, ahinoi, a tutti i periodi storici. District 9, quindi, sviluppando un secondo grado di lettura che non è mai “didattico” o, peggio, soverchiante rispetto all’azione, aderisce perfettamente alle caratteristiche di quel cinema fantastico che, al suo meglio, ha sempre raccontato, meglio di qualsiasi altro genere cinematografico, ansie, paure, desideri di intere generazioni.
Lasciato (appositamente?) con un finale aperto, il film di Blomkamp potrebbe produrre un sequel in tempi brevi ma, quello che davvero ci auguriamo (e chiunque ami il cinema dovrebbe unirsi a noi in questa speranza) è che District 9, si trasformi in un esempio produttivo (anche) per i grandi studio, ovvero: più gamberoni, meno robottoni. Amen.
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leo93aq
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sabato 26 settembre 2009
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finalmente la fantascienza ci fa riflettere
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District 9 tratta una storia apparentemente lontana da noi e impossibile da realizzarsi: il solito ,tanto atteso incontro tra umani e alieni. Sarebbe potuto rimanere un film come tanti e invece da una storia fantascientifica il film tratta in modo diretto e quindi terribilmente crudo il tema del razzismo. Non a caso è ambientato a Johannesburg, per anni centro di una politica di segregazione contro la popolazione di colore. Ci troviamo, quindi, di fronte ad un incontro uomini-alieni in cui i mostri sono gli umani: spietati, violenti, avari esseri che ci sembrano quasi estranei ma che ,in fondo, siamo noi.
Il film è inoltre terribilmente realistico, per questo lo spettatore vive immedesimato nel film il dolore degli alieni torturati dagli umani e, durante il corso della pellicola, si affeziona sempre di più ai ''mostri'' fino a desiderare la loro salvezza nel finale.
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District 9 tratta una storia apparentemente lontana da noi e impossibile da realizzarsi: il solito ,tanto atteso incontro tra umani e alieni. Sarebbe potuto rimanere un film come tanti e invece da una storia fantascientifica il film tratta in modo diretto e quindi terribilmente crudo il tema del razzismo. Non a caso è ambientato a Johannesburg, per anni centro di una politica di segregazione contro la popolazione di colore. Ci troviamo, quindi, di fronte ad un incontro uomini-alieni in cui i mostri sono gli umani: spietati, violenti, avari esseri che ci sembrano quasi estranei ma che ,in fondo, siamo noi.
Il film è inoltre terribilmente realistico, per questo lo spettatore vive immedesimato nel film il dolore degli alieni torturati dagli umani e, durante il corso della pellicola, si affeziona sempre di più ai ''mostri'' fino a desiderare la loro salvezza nel finale. Il montaggio dal ritmo incalzante, la camera a spalla e le interviste a coloro che avevano vissuto in modo diretto gli avvenimenti, tratto tipico di un film documentario, fanno si che l'idea di realismo del regista si realizzi appieno nella sua pellicola.
Da notare sono inoltre gli effetti speciali, che non mirano a generare nello spettatore pura meraviglia fine a se stessa, rimanendo ''staccati'' dal resto della scena, ma si amalgamano perfettamente, contribuendo a rendere il film spietatamente vero.
Concludendo, il regista attraverso una pellicola che lo spettatore affronta con il desiderio di rimanere incantato dalla pura spettacolarità, riesce a farci riflettere sulla nostra mentalità xenofoba che ci spinge a segregare il ''diverso'', vedendolo esclusivamente come nemico, senza saperne apprezzare i pregi e senza imparare nulla da quest'ultimo.
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[+] animali spaventati (noi)
(di antvr)
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[+] finalmente la fantascenza torna a farci riflettere
(di sgargio)
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francesco gatti
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sabato 26 settembre 2009
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siamo lontani anni luce...
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DISTRICT 9. VOTO 8 ½. Johannesburg, 1982: un’enorme astronave si ferma sullo skyline stomachevolmente più spettacolare della terra, altro che Manhattan o Champs-Elisee… Dopo mesi d’attesa, una spedizione di umani trova all’interno dell’immenso “barcone” un milione di immigrati alieni, che, denutriti ed allo stremo vengono ospitati in un gigantesco CPT chiamato District 9. Hanno un aspetto non gradevole e vengono subito derisi e chiamati “Prawns” (gamberoni). Ghettizzati ed emarginati, non conoscono, né comprendono, le regole sociali terrestri: mangiano tutto, non tollerano la proprietà privata, e vivono nell’immondizia come se fossero nei sobborghi di Dehli o San Paolo o Johannesburg (eh sì, in effetti siamo a Johannesburg), fin quando l’associazione paraumanitaria che ne ha cura decide di portarli, 20 anni dopo, in altri ghetto nel deserto, perché gli umani (bianchi e neri) non li amano e non li vogliono, come si dice, “in their back yard”.
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DISTRICT 9. VOTO 8 ½. Johannesburg, 1982: un’enorme astronave si ferma sullo skyline stomachevolmente più spettacolare della terra, altro che Manhattan o Champs-Elisee… Dopo mesi d’attesa, una spedizione di umani trova all’interno dell’immenso “barcone” un milione di immigrati alieni, che, denutriti ed allo stremo vengono ospitati in un gigantesco CPT chiamato District 9. Hanno un aspetto non gradevole e vengono subito derisi e chiamati “Prawns” (gamberoni). Ghettizzati ed emarginati, non conoscono, né comprendono, le regole sociali terrestri: mangiano tutto, non tollerano la proprietà privata, e vivono nell’immondizia come se fossero nei sobborghi di Dehli o San Paolo o Johannesburg (eh sì, in effetti siamo a Johannesburg), fin quando l’associazione paraumanitaria che ne ha cura decide di portarli, 20 anni dopo, in altri ghetto nel deserto, perché gli umani (bianchi e neri) non li amano e non li vogliono, come si dice, “in their back yard”. Durante le operazioni di sgombero, comicamente burocratizzate, accadrà l’irreparabile. Girato a mo’ di documentario (presente Zelig?), spettacolare e realistico, non è esattamente un film di fantascienza, ma è più che altro un film sulla nostra realtà quotidiana: sui milioni di “alieni” venuti da altri mondi, per noi, che hanno perduto la loro cultura e la loro dignità, e che ci circondano. E’ un film sull’apartheid nella terra delle “case diverse”, il Sudafrica, e questo farebbe anche ridere, se non fosse la tragedia più grande del secolo passato dopo l’olocausto. Regista e sceneggiatore sudafricano trentenne, sconosciuto ai più, che ha dato vita ad un film che diventerà un cult. All’uscita della sala un velo di tristezza ci copre il volto, perché in Italia siamo ancora lontani anni luce da tutto ciò (e la fantascienza non c’entra).
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wynorski guiaz '80s
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martedì 29 settembre 2009
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i segreti del distretto 9
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Il nuovo responsabile della multinazionale MNU Vickus Van Der Merwe è incaricato dal suocero di organizzare un piano di sfollamento verso gli abitanti-alieni del Distretto 9, una (quasi) metropoli fatta di baracche e che, da più di vent'anni, ospita degli inusuali alieni detiti alla raccolta di rifiuti e agli atti di vandalismo. Giunto sul posto, Vickus comincia però ad entrare in contatto con la famigerata popolazione del Distretto 9. Per la recensione del film dell'ottimo regista esordiente Neill Blomkamp basterebbero pochi ma incisivi aggettivi e qualche frase di elogio a questa splendida e toccante pellicola. La sorpesa di vedere un film come District 9 è più unica che rara nell'universo cinematografico contemporaneo, ed infatti, stupisce non poco il montaggio creato su una costante ed efficace alternanza tra film/documentario e Sci-Fi buonistica.
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Il nuovo responsabile della multinazionale MNU Vickus Van Der Merwe è incaricato dal suocero di organizzare un piano di sfollamento verso gli abitanti-alieni del Distretto 9, una (quasi) metropoli fatta di baracche e che, da più di vent'anni, ospita degli inusuali alieni detiti alla raccolta di rifiuti e agli atti di vandalismo. Giunto sul posto, Vickus comincia però ad entrare in contatto con la famigerata popolazione del Distretto 9. Per la recensione del film dell'ottimo regista esordiente Neill Blomkamp basterebbero pochi ma incisivi aggettivi e qualche frase di elogio a questa splendida e toccante pellicola. La sorpesa di vedere un film come District 9 è più unica che rara nell'universo cinematografico contemporaneo, ed infatti, stupisce non poco il montaggio creato su una costante ed efficace alternanza tra film/documentario e Sci-Fi buonistica. Per non parlare poi, della sceneggiatura, punto brillante e forte dell'intera pellicola che, in poco più di due ore, racchiude e mostra al pubblico, gli aspetti più scottanti e scioccanti della società, della politica, del film di fantascienza e della(ovvia) morale finale della pellicola. E in due ore, il pubblico non si annoia per niente, anzi, partecipa con interesse al film di Blomkamp, geniale e incisivo regista che promette di far carriera nel mondo del cinema. Girato con appena 30 milioni di dollari, prodotto dal veterano Peter Jackson e giocato interamente sull'idea di un documentario, District 9 applica tutta la sua 'potenza' in un buon inizio, una parte centrale ed un finale rivelatorio e non del tutto scontato; lasciando lo spettatore soddisfatto a metà dal punto di vista dei personaggi. Questi ultimi, non da definire in modo cattivo, al contrario; il più del cast è di supporto mentre il protagonista è uno; affiancato da due alieni(nel film soprannominati Gamberoni) padre e figlio. Questo e altro nel Distretto 9, ma per non scontentare il possibile pubblico, non si rivela nient'altro. In fondo, se un film è ottimo e giustamente(non necessariamente con metodo) ben realizzato è inutile spenderci su delle parole: bisogna solo guardarlo.
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philtklan
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venerdì 30 luglio 2010
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la fantascienza non è mai stata così reale
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District 9 per me è stata una vera rivelazione sotto tutti gli aspetti, un film davvero pregevole e godibile.
L'idea di Jackson e del "Novellino" Blomkamp di girare quasi metà film come un documentario non è mai stata così azzeccata,lo spettatore si ritrova totalmente immerso nel piano di ricollocazione del Distretto 9 e nelle vicende di Wikus (interpretato in maniera davvero eccezionale dallo sconosciuto Sharlto Copley)
Nella prima ora si presenta come un classico film di fantascienza dalla trama molto originale, ma la vera sorpresa è vedere come la storia man mano che il film prosegue diventi intrigante e affascinante.
Non provare tristezza e compassione per Wikus e gli alieni è impossibile.
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District 9 per me è stata una vera rivelazione sotto tutti gli aspetti, un film davvero pregevole e godibile.
L'idea di Jackson e del "Novellino" Blomkamp di girare quasi metà film come un documentario non è mai stata così azzeccata,lo spettatore si ritrova totalmente immerso nel piano di ricollocazione del Distretto 9 e nelle vicende di Wikus (interpretato in maniera davvero eccezionale dallo sconosciuto Sharlto Copley)
Nella prima ora si presenta come un classico film di fantascienza dalla trama molto originale, ma la vera sorpresa è vedere come la storia man mano che il film prosegue diventi intrigante e affascinante.
Non provare tristezza e compassione per Wikus e gli alieni è impossibile. perchè per quanto possa essere un film molte scene le possiamo vedere nella vita di tutti i giorni.
Jackson riesce a farci capire quanta paura abbiamo della diversità, anche se il diverso è un essere umano come noi.
Disctrict 9 a mio parere è un ottimo film che consiglio a tutti, non solo agli amanti della fantascienza, perchè l'uso sapiente degli effetti speciali mixato con delle interpretazioni davvero ottime ne fà un film da tenere nella videoteca di casa e vedere ogni volta che si può.
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on the bomb
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lunedì 15 febbraio 2010
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alieni?semplicemente extracomunitari
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District 9:Dal trailer di lancio si intuiva subito la su attrattiva stranezza,il suo modo diverso di esprimere delle idee in un film fantascientifico e in un mondo dove gli alieni vengono trattati come ‘extracomunitari’, imprigionati in un centro profughi e chiamati “gamberoni” in modo dispregiativo. Un mondo dove la convivenza tra gli umani e i “non umani” è arrivata ormai al limite della sopportazione, a 20 anni da quello storico sbarco che vide un’astronave fermarsi sopra i cieli di Johannesburg, in Sud Africa, per rimanerci definitivamente, insieme al milione di passeggeri.
Che il Peter Jackson regista sia una certezza è ormai indubbio,qui siamo di fronte ad un film-documentario con l’uso di tecniche multiple di ripresa che simulano reportage giornalistici, riprese amatoriali con videocamere, insomma tutto l’armamentario da reality di ultima generazione.
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District 9:Dal trailer di lancio si intuiva subito la su attrattiva stranezza,il suo modo diverso di esprimere delle idee in un film fantascientifico e in un mondo dove gli alieni vengono trattati come ‘extracomunitari’, imprigionati in un centro profughi e chiamati “gamberoni” in modo dispregiativo. Un mondo dove la convivenza tra gli umani e i “non umani” è arrivata ormai al limite della sopportazione, a 20 anni da quello storico sbarco che vide un’astronave fermarsi sopra i cieli di Johannesburg, in Sud Africa, per rimanerci definitivamente, insieme al milione di passeggeri.
Che il Peter Jackson regista sia una certezza è ormai indubbio,qui siamo di fronte ad un film-documentario con l’uso di tecniche multiple di ripresa che simulano reportage giornalistici, riprese amatoriali con videocamere, insomma tutto l’armamentario da reality di ultima generazione.
Gli effetti speciali puntano al realismo con alieni insettoidi decisamente consistenti, il resto è degradazione urbana, xenofobia e violenza, insomma tutto il repertorio da tg di prima serata.
Fantascienza o attualità, in un paese che respinge i barconi pieni di extracomunitari rimandandoli senza tanti troppi complimenti da dove sono venuti? Illuminante, da questo punto di vista, un fulminante dialogo tra l’umano infetto e l’alieno, che sottolinea come “ora sei uguale a noi“, con l’altro che inviperito, furibondo e quasi schifato risponde “no, noi non saremo mai uguali!“, anche se ora con il suo stesso identico Dna.
District 9 coniuga perfettamente satira e denuncia sociale ad attente riflessioni sulla natura umana, senza dimenticare, e forse questo è il suo pregio maggiore, di essere anche un prodotto di grande intrattenimento.
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nick nicolas nickquest
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venerdì 2 ottobre 2009
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opera prima
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A guardare distrattamente il trailer, si potrebbe pensare all'ennesima pellicola fanta-catastrofica tipo Independence Day, con gli invasori spaziali che approdano sulla terra minacciando la popolazione. Le locandine con il segno di divieto e anche i grandi adesivi che decorano gli autobus con la scritta "L'accesso a questo autobus è vietato ai non umani" e addirittura la forte somiglianza di questi alieni con il Dottor Zoidberg di Futurama, fanno un pò sorridere e perdere di credibilità a questo District 9 che invece grazie al cielo, non è la solita americanata dove gli alieni sono visti come pericolose creature assetate di sangue, quanto piuttosto sono rappresentati come scomodi profughi dei quali non si sa cosa fare e i riferimenti allo storico District Six di Città del Capo sono più che evidenti.
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A guardare distrattamente il trailer, si potrebbe pensare all'ennesima pellicola fanta-catastrofica tipo Independence Day, con gli invasori spaziali che approdano sulla terra minacciando la popolazione. Le locandine con il segno di divieto e anche i grandi adesivi che decorano gli autobus con la scritta "L'accesso a questo autobus è vietato ai non umani" e addirittura la forte somiglianza di questi alieni con il Dottor Zoidberg di Futurama, fanno un pò sorridere e perdere di credibilità a questo District 9 che invece grazie al cielo, non è la solita americanata dove gli alieni sono visti come pericolose creature assetate di sangue, quanto piuttosto sono rappresentati come scomodi profughi dei quali non si sa cosa fare e i riferimenti allo storico District Six di Città del Capo sono più che evidenti. Del resto, che questo non fosse la solita vaccata americana, lo si capisce fin da subito quando ci dicono che la navicella aliena non si ferma sopra Washington né tantomeno su New York, ma bensì a Johannesburg in Sudafrica cosa impensabile per una qualunque pellicola simil-spilberghiana e tra interviste, riprese che sembrano provenire da telecamere nascoste e finti servizi giornalistici, il film si sviluppa come fosse un documentario, conferendo realismo a un'assurda vicenda fantascientifica avente come protagoniste degli alieni dalle sembianze di crostacei giganti. Eppure, sebbene tremendamente surreale nella forma, i contenuti risultano essere molto più realistici di quanto si possa immaginare tra rifugiati in una baraccopoli e sciacalli costretti a rubare per vivere e sebbene le tematiche siano più che profonde, la trama non si aggroviglia attorno ad un polpettone sentimentalistico degno della miglior scena strappalacrime di ET che alzi la mano chi non ha pianto quando i militarli lo strappano dalle mani del bambino in una sequenza slow-motion con il crescendo della musica che accompagna il phatos, no questo District 9 è confezionato con massicce scene d'azione, adrenalina e risvolti che sfiorano lo splatter; una pellicola di puro entertainment dove alcune sequenze ricordano i game sparatutto alla Halo, ma dove tuttavia non si dimentica mai un intelligente messaggio antirazzista. E considerato che lui, Neill Blomkamp, ha la mia stessa età e che questo è in assoluto il suo primo lungometraggio di cui ha curato sceneggiuatura e regia, bhé, io direi che non gli è andata male per niente, soprattutto perché c'è già chi guarda agli incassi milionari e valuta la possibilità di un seguito...
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the man of steel
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martedì 7 settembre 2010
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capolavoro di genere...
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Fresco come Star Wars appena uscito, duro come Terminator, efficace come Avatar, innovativo come 2001 Odissea nello spazio! Ok, sto esagerando coi paragoni xD ma district 9 è veramente una figata pazzesca e uno dei migliori film del 2009 senza ombra di dubbio, di grande successo, di grande produzione (Peter Jackson) e di grande talento alla regia il film vede la sua prima parte svolgersi a mò di documentario finto televisivo e la seconda parte come un film d'azione fantascientifico kolossal nonostante l'esiguo budget di 30 milioni di dollari. Sharlto Copley perfetto e storia fantastica per un film stupendo
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oh dae soo
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martedì 6 aprile 2010
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l' uomo e la sua deriva
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Chiunque può, vada a vederlo.Questo perchè più ci penso, e maggiormente credo che siamo di fronte ad una grandissima opera, quasi unica nel suo genere. Al solito, prima la storia. A metà anni 80 una navicella aliena è atterrata a Johannesburg. Non può ripartire per un guasto. A quel punto più di un milione di alieni (chiamati gamberoni per la loro forma), è costretta a restare "da noi". Non "con noi" però, dato che gli alieni vengono ghettizzati in un'area chiusa, il Distretto 9 del titolo.Passano 20 anni. Quando un umano si infetta e inizia a mutarsi in uno di loro, è costretto, per non essere usato come cavia, a rifugiarsi proprio nel ghetto... Non basterebbero 200 righe a recensire in maniera soddisfacente questo film.
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Chiunque può, vada a vederlo.Questo perchè più ci penso, e maggiormente credo che siamo di fronte ad una grandissima opera, quasi unica nel suo genere. Al solito, prima la storia. A metà anni 80 una navicella aliena è atterrata a Johannesburg. Non può ripartire per un guasto. A quel punto più di un milione di alieni (chiamati gamberoni per la loro forma), è costretta a restare "da noi". Non "con noi" però, dato che gli alieni vengono ghettizzati in un'area chiusa, il Distretto 9 del titolo.Passano 20 anni. Quando un umano si infetta e inizia a mutarsi in uno di loro, è costretto, per non essere usato come cavia, a rifugiarsi proprio nel ghetto... Non basterebbero 200 righe a recensire in maniera soddisfacente questo film. Sono troppi i riferimenti politici , etici, culturali che stanno sotto l'evidenza delle immagini. Il Sudafrica dell'apartheid nella quale i nuovi "negri" sono gli alieni, i politici (non a caso tutti bianchi) che li usano come cavie da sfruttare; l' umanità, nel senso qualitativo del termine, che (come spesso accade) è rintracciabile solo nella povertà, in chi ormai non ha niente da perdere, in chi si trova in uno stato di completa sottomissione; l' esercito come macchina per uccidere, senza pietà; la stampa al servizio del potere che mistifica tutto. In District 9, l'Uomo, senza appelli, è condannato. Cinico, nazista (di razza superiore), incapace di emozionarsi, falso, opportunista. Sono gli Alieni, queste orrende creature alla fine ad essere i veri uomini, esseri viventi in cui la solidarietà, l'amicizia, la famiglia, l' umiltà, i sentimenti (indimenticabili gli occhi gonfi di pianto di Christopher, il protagonista alieno), il senso di patria, i sogni e la speranza sono virtù ancora rintracciabili. Questa è la forza del film, il suo messaggio dirompente. A livello filmico è comunque una grande opera per l'originalità della trama, per gli effetti speciali e visivi (alieni, armi, uccisioni), per l'atmosfera, per la grandissima interpretazione del protagonista, Sharlto Copley (non professionista!). Film che come poche volte mi è capitato, è un piacere per gli occhi, per la testa e per il cuore.Film, di cui negli anni sentiremo parlare e che minaccia di essere un punto di riferimento (e di confronto) con il cinema di genere che sarà. Ci sono in effetti 2 errori marchiani. Il primo è che non ci viene detto assolutamente come abbiamo fatto noi umani a capire la loro lingua. Può essere una omissione voluta, ma che non condivido. Il 2°, più grave, è che si parla di 1 milione e 600.000 alieni nel ghetto, cifra già di per sè assurda, ma che lo diventa ancora di più quando vediamo in moltissime inquadrature (anche campi lunghi) e in quasi tutte le scene del ghetto, al massimo 3,4 alieni per volta.Ciò può intaccare la verosimiglianza del film ma non la sua bellezza. Vedendo il finale, ci aspetta un seguito (District 10?). Noi, siamo qui ad attenderlo.
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