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Le invasioni barbariche
Un film di Denys Arcand.
Con Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothée Berryman, Louise Portal, Dominique Michel.
continua»
Titolo originale Les Invasions Barbares.
Commedia nera,
durata 99 min.
- Canada, Francia 2003.
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![]() Il declino dell'Impero americano: un tema sempre attuale!
Giancarlo Zappoli
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Remy è all'ospedale per una malattia terminale. I suoi cinquant'anni li ha vissuti alla grande, godendo ogni piacere della vita, carnale quanto intellettuale. Ha un'ex moglie, Louise, che gli è sempre rimasta vicino, e un figlio, Sébastien, con cui non ha mai condiviso nulla. Quest'ultimo, spronato dalla madre in pena, organizza al capezzale del padre una memorabile rimpatriata, tra amici, colleghi, amanti, alunni e tanti altri personaggi. |
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premi nomination |
Premio Oscar 1 1 |
Golden Globes 0 1 |
Festival di Cannes 2 0 |
David di Donatello 1 0 |
Nude dissacrazioni ed intense emozioni...
giovedì 22 gennaio 2004
di ilballodellestelle
"E' gia così difficile interpretare il passato...figuriamoci predire il futuro"...o ancora "abbiamo abbracciato tutte le ideologie tranne il cretinismo". Frasi come queste sono l'indegna sintesi di una pellicola che si pone al confine tra vari generi. E'agrodolce la storia del malato terminale Remy che si trova al capezzale i suoi migliori amici. Sono dissacranti e comici i ricordi del passato, toccanti e paradossali i rapporti con i suoi due figli...forse fino ad allora ignorati. Le invasioni barbariche, continua » |
Malattie terminali
lunedì 23 febbraio 2004
di Tiziana
L’unica eco che rimbalza,è la certezza che non c’è più niente da salvare:la sanità pubblica allo sbando,i sindacati divenuti caricature,la burocrazia al degrado,la polizia paralizzata davanti al mercato della droga e le nuove generazioni ancorate al denaro:temi che a ben vedere sono mondiali.Tuttavia le I.B. non convince;la descrizione della“buona morte”può far scaturire l’ansia di accumulare denaro per non morire disperati e soli in uno squallido corridoio d’ospedale.Non convince il volto di Girard,che continua » |
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Chi sono i barbari?
domenica 1 febbraio 2004
di Fulvio
LE INVASIONI BARBARICHE. Regia di Denys Arcand. Interpretato da Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothee Berryman, Louise Portal, Dominique Michel. Commedia nera, colore, 99 min. Improbabile pellicola di stampo teatrale, sottile, raffinata, snob come solo i francesi sanno essere quando trattano temi importanti, tra questi la vita e la morte. Interessante fotografia: gelida, distaccata chiara e morbosamente corretta, sorregge una regia notevole. Sebastien è un giovane manager equilibrato e di continua » |
Invasi dalla noia
giovedì 23 agosto 2007
di antonio 69
Pompato oltre ogni decenza dai media, esaltato come commovente, ironico, profondo, toccante, e che più ne ha più ne metta, è in realtà un banalissimo, noioso film, scritto male, recitato peggio e zavorrato da una insostenibile retorica. Tutto, ma proprio tutto è risaputo, a cominciare dall'idea di partenza dell'evento contingente (in questo caso la malattia del protagonista) che diventa spunto per una riunione di vecchi amici con annesso bilancio esistenziale. Che il figlio risentito finirà per continua » |
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| Johanne Marie Trembaly | |
| Vuol sapere come sarà il suo inferno? Sarà rinchiuso con tutte le donne che ha sedotto e costretto ad ascoltarle per tutta l'eternità. | |
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DVD | Le invasioni barbaricheUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 12 dicembre 2007
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di Ezio Alberione Duellanti
A dare il colpo decisivo al declino dell'impero romano furono le invasioni barbariche. Il quebechese Arcand riprende il filo del discorso e i personaggi di un suo fortunato film per dispensare una serie di riflessioni agrodolci sulla decadenza del nostro mondo. Il suo è un film parlato (nulla a che vedere con l'ultimo De Oliveira, anche se in comune c'è il senso terminale della società che abbiamo conosciuto o forse solo vagheggiato). Un esempio di teatro boulevardier filmato, ricco di battute salaci e spesso efficaci (nell'elenco delle iatture non manca neppure Berlusconi), ben scritto, magari a tratti anche divertente. » |
di Irene Bignardi La Repubblica
Non è un film del filone neostorico (a dispetto di quello che suggerisce il titolo). Non è un sequel (a dispetto dei fatto che rimette in scena a distanza di 17 anni lo stesso gruppo di personaggi e una situazione non dissimile: diciamo che è un nuovo incontro). Non è un film per tutti (perché bisogna aver vissuto un pochino, almeno un pochino, per capirne i risvolti e l’umanità, oltre che il divertimento). Non è un film di star (ma di bravissimi attori, cosi bravi che a una del Coro, Marie Josée Croze, è andato il premio per l’interpretazione femminile a Cannes). » |
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Vent’anni fa Denys Arcand, uno degli autori più significativi del cinema canadese, noto da noi anche per Gesù di Montréal, ci aveva detto, nel «Declino dell’impero americano» di quattro uomini e di quattro donne che, in una villa sul lago, esprimendo i disagi psicologici, esistenziali e sociali di quegli anni, testimoniavano lì in Canada, alla periferia dell’impero americano, del declino di quello stesso impero. In cifre non dissimili da quelle di cui aveva finito per esser vittima l’impero romano. » |
di Lietta Tornabuoni La Stampa
Denys Arcand, il regista canadese francofono sessantaduenne, maestro internazionale dei cinema di conversazione, narratore della borghesia colta, alludendo al suo film più famoso, Il declino dell’impero americano (1986), dice: “Adesso l’impero americano regna sul mondo in maniera assoluta, quindi dovrà respingere senza sosta gli attacchi dei barbari... Io credo che i Paesi stiano scomparendo, che per le generazioni future i confini tendenzialmente spariranno. Visto da Washington, essere francese, bulgaro o giapponese è proprio lo stesso: tutti barbari”. » |
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