Le invasioni barbariche

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Un film di Denys Arcand. Con Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothée Berryman, Louise Portal, Dominique Michel.
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Titolo originale Les Invasions Barbares. Commedia nera, durata 99 min. - Canada, Francia 2003. - Bim Distribuzione MYMONETRO Le invasioni barbariche * * * - - valutazione media: 3,20 su 37 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
antonio 69 giovedì 23 agosto 2007
invasi dalla noia Valutazione 1 stelle su cinque
73%
No
27%

Pompato oltre ogni decenza dai media, esaltato come commovente, ironico, profondo, toccante, e che più ne ha più ne metta, è in realtà un banalissimo, noioso film, scritto male, recitato peggio e zavorrato da una insostenibile retorica. Tutto, ma proprio tutto è risaputo, a cominciare dall'idea di partenza dell'evento contingente (in questo caso la malattia del protagonista) che diventa spunto per una riunione di vecchi amici con annesso bilancio esistenziale. Che il figlio risentito finirà per riappacificarsi col padre nella mareggiata di melassa finale, il malcapitato spettatore lo capisce dalle prime battute, appena prima di addormentarsi. La lodatissima sceneggiatura si perde in una mare di chiacchiere perlopiù inutili e fintamente profonde. [+]

[+] filoamericani: ecco i nuovi barbari. (di angelo73)
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ilballodellestelle giovedì 22 gennaio 2004
nude dissacrazioni ed intense emozioni... Valutazione 5 stelle su cinque
85%
No
15%

"E' gia così difficile interpretare il passato...figuriamoci predire il futuro"...o ancora "abbiamo abbracciato tutte le ideologie tranne il cretinismo". Frasi come queste sono l'indegna sintesi di una pellicola che si pone al confine tra vari generi. E'agrodolce la storia del malato terminale Remy che si trova al capezzale i suoi migliori amici. Sono dissacranti e comici i ricordi del passato, toccanti e paradossali i rapporti con i suoi due figli...forse fino ad allora ignorati. Le invasioni barbariche, l'attacco dell'11 settembre portato al cuore dell'impero americano è il tema di fondo...l'inquietante terrore che tutti attanaglia...simbolo insieme di morte e di vita diversa, terremoto emotivo, proprio come la malattia di Remy rispetto ai suoi parenti e amici, rispetto alle loro vite. [+]

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tiziana lunedì 23 febbraio 2004
malattie terminali Valutazione 2 stelle su cinque
57%
No
43%

L’unica eco che rimbalza,è la certezza che non c’è più niente da salvare:la sanità pubblica allo sbando,i sindacati divenuti caricature,la burocrazia al degrado,la polizia paralizzata davanti al mercato della droga e le nuove generazioni ancorate al denaro:temi che a ben vedere sono mondiali.Tuttavia le I.B. non convince;la descrizione della“buona morte”può far scaturire l’ansia di accumulare denaro per non morire disperati e soli in uno squallido corridoio d’ospedale.Non convince il volto di Girard,che non sa recitare la parte del morente: un malato terminale ha il naso affilato dalla paura,é pallido,è magro oppure gonfio; dovrebbe avere occhiaie profonde.E’ inverosimile che in un tale momento,un uomo discorra amabilmente di Platone e Dante,di socialismo e di fellatio con amici e amanti. [+]

[+] brava tiziana (di lilli66)
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germon lunedì 11 febbraio 2013
parlare è un po' morire Valutazione 4 stelle su cinque
100%
No
0%

Gerardo Monizza

Delusione o arroganza, isolamento o fratellanza: sono i dubbi (o le certezze) di una vita. Rémy muore o meglio: sta morendo, ma non tace un attimo. È un professore universitario di storia forse non tanto male (nella didattica); in quanto al fisico è un uomo ultracinquantenne della specie comune: calvo, pancetta, fiacco, ma non flaccido. Adorabile e possente, se si devono considerare i suoi racconti erotici e le sue amanti; un “porco” lo considera tuttora la ex moglie (abbandonata, ma mai definitivamente lasciata) testimone perenne delle sue scappatelle e dei suoi malumori di rivoluzionario deluso.

Rémy (un corposo e sconsolato Rémy Girard) ha fatto il Sessantotto traendone sogni, una buona dote d’ideologia, una discreta cultura e tonnellate di dialettica. [+]

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fulvio domenica 1 febbraio 2004
chi sono i barbari? Valutazione 3 stelle su cinque
54%
No
46%

LE INVASIONI BARBARICHE. Regia di Denys Arcand. Interpretato da Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothee Berryman, Louise Portal, Dominique Michel. Commedia nera, colore, 99 min.
Improbabile pellicola di stampo teatrale, sottile, raffinata, snob come solo i francesi sanno essere quando trattano temi importanti, tra questi la vita e la morte. Interessante fotografia: gelida, distaccata chiara e morbosamente corretta, sorregge una regia notevole.
Sebastien è un giovane manager equilibrato e di successo, vive a Londra. La madre lo richiama a Montreal per una grave malattia del padre, professore universitario, attaccato alla vita e ai godimenti a tal punto da aver lasciato parecchi anni addietro la famiglia; nonostante il rancore il ragazzo garantirà, attraverso il denaro, una fine degna e serena al padre attorniandolo di amici e buoni sentimenti. [+]

[+] ti ho scovato! (di sdc catania)
[+] ... (di sdc catania)
[+] ... (di sdc catania)
[+] sono canadesi (di jack)
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g. domenica 7 dicembre 2003
ironia e.. coraggio Valutazione 3 stelle su cinque
52%
No
48%

Film franco canadese. Si svolge a Montreal. Remy è un malato terminale. La sua ex moglie chiama il loro figlio Sebastien, giocatore nell'alta finanza londinese che ""non ha mai letto un libro"". Lui arriva al capezzale del padre e presto fa di tutto, usando soprattutto il denaro che non gli manca, per farlo stare meglio. Remy è un prefessore universitario, attaccatissimo alla vita, uno che ha succhiato tutto quanto ha potuto. Cinema, lbri, amici, vino... donne. I viagggi... quelli non li ha voluti più fare ""tanto ormai ci sono turisti ovunque..."" Morirà, soffrirà. Sebastien si procurerà un medicinale proibito: l'eroina. Non vuole vederlo soffrie, e vuole regalargli le ultime gocce di vino dolce dalla vita. [+]

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viadelpensiero giovedì 8 febbraio 2007
terrorismo. Valutazione 0 stelle su cinque
45%
No
55%

“Io non credo alla favola di un terrorismo come minaccia mondiale in assoluto, ma non credo neanche alla sua piena assoluzione.“ Diciamo che il terrorismo da qualsiasi parte possa provenire sia esso braccia o mente sarà sempre da ritenersi istigazione e strumento di un potere egemone ed economico che dir si voglia. Aggiungo che chi non agisce con azioni studiate, mirate, pacifiche, equilibrate, di contrasto e da contrappasso a soprusi e violenze sarà comunque condannato da se stesso ad una schiavitù repressa, ad una schiavitù mentale, ad una schiavitù di imposta forzata miseria indigente e ad una schiavitù di imposta forzata opulenza che porterà all’esproprio degli inalienabili diritti individuali che sono da ritenere propri per puro diritto di nascita e che a mio avviso dovranno essere sempre difesi da attacchi altrui e da apatie proprie. [+]

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jaky86 venerdì 25 febbraio 2011
rimpatriata da oscar Valutazione 5 stelle su cinque
29%
No
71%

Fantastico e commovente! Denys Arcand porta a casa meritatamente questo Oscar come miglior film straniero trattando il tema dell'eutanasia e criticando in maniera velata la società americana, da buon canadese. Il regista recupera, a distanza di 17 anni, gli stessi magnifici attori de "Il declino dell'Impero americano", con i loro efficaci e pungenti dialoghi su cultura, sesso, amore, guerra e religione e li raduna attorno al letto di un ottimo ed ingrassato Remy Girard, malato terminale. Si ride e si piange fino al triste ed inevitabile epilogo, che scalda i cuori del pubblico disegnando una morte poetica, accogliente e liberatoria.

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sindria martedì 15 marzo 2005
l'inessenziale la fa da padrone Valutazione 2 stelle su cinque
20%
No
80%

Il film inizia con un bel piano sequenza su un'infermiera volontaria che fa visita ai malati nel reparto dove il protagonista e` ricoverato. La partenza e` bella. Ma poi il film, come un corridore che puo` solo sprintare, perde giri. Non tanto i temi che vengono affrontati, ma lo stile utilizzato e` esattamente lo stesso di molti altri film transalpini sui drammi occidentali. Ci si vede la stessa superficialita` e sofisticazione. L'apice minimo e` toccato alla battuta sulla fellatio. Si voleva rappresentare l'emancipazione e la modernita` dei costumi occidentali? Suona invece maledettamente forzata, messa li' per non scivolare nel dimeticatoio. Prescindibile e sovrastimato, a tratti noioso, e` consigliabile a chi non sa volar di fantasia ed ha bisogno di un aiutino per sognare. [+]

[+] penso... (di bokk74)
[+] perfetto (di antonio 69)
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