Greta Gerwig: Itinerary of a Rising Star

Film 2024 | Documentario 52 min.

Anno2024
GenereDocumentario
ProduzioneFrancia
Durata52 minuti
Regia diPierre-Paul Puljiz
AttoriGreta Gerwig .
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Pierre-Paul Puljiz. Un film con Greta Gerwig. Genere Documentario - Francia, 2024, durata 52 minuti. Valutazione: 3 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento giovedì 28 novembre 2024

Il ritratto del clamoroso successo di Greta Gerwig che in pochi anni è riuscita ad affermarsi sia come icona del cinema indipendente che come regista di blockbuster, senza abbandonare mai il suo spirito femminista.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
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Un doc che sa rimarcare quanto la regista abbia segnato una svolta per la cinematografia americana.
Recensione di Claudia Catalli
martedì 19 novembre 2024
Recensione di Claudia Catalli
martedì 19 novembre 2024

Greta Gerwig è ad oggi la prima regista donna nella storia del cinema riuscita a realizzare un film da oltre un miliardo di incasso. Il documentario mira a indagarne il fenomeno, partendo dalle sue radici, dall'infanzia a Sacramento e dagli studi a New York, fino a Los Angeles e al successo mondiale di Barbie.

Il film di Pierre Paul Puljiz, cosceneggiato con Sandrine Marques, non intende raccontare la star, bensì la ragazza di Sacramento - definizione che lei continua tuttora a dare di se stessa con orgoglio - arrivata ai vertici di Hollywood.

Si parte quindi dalla sua città natale per arrivare a New York, dove Greta Gerwig ha studiato e dove i professori la raccontano come «una leader non dominante, piena di creatività». Curiosa la scena in cui si esibisce a teatro, già insieme a quella Kate McKinnon che sceglierà poi per il ruolo di Barbie stramba nel suo film.

Gli esperti intervistati dal regista, in particolare la professoressa Patricia Denison, sottolineano come Gerwig abbia fatto parte della comunità della "new wave americana", a partire dalla sua collaborazione come attrice e coregista con Joe Swanberg per film come Lol e Nights and Weekends. La critica cinematografica Amy Taubin - la più intervistata di tutto il film- rivela che nei «pessimi film mumblecore», così definiti da un tecnico del suono che non riusciva a capirne i dialoghi, simili a "farfugliamenti", Gerwig spiccava come unico elemento positivo.

Aver fatto parte di nuova generazione di autori che realizzavano film sulla loro vita e quella dei loro amici e di un cinema collettivo in prima persona in cui finzione e vita si fondevano, ha fortificato la sensibilità dell'autrice che nel 2010 fa l'incontro della sua vita, quello con Noah Baumbach. Lui, di dieci anni più grande e già affermato come regista, la dirige in Greenberg e in pochi anni i due diventano un fenomeno mediatico di coppia, in cui lei è la giovane che arriva dalla West Coast e si è innamorata di New York, cosceneggiatrice di Frances Ha e Mistress America e forte dei suoi personaggi femminili centrali. Diventa la "musa-collaboratrice" di Baumbach, per poi restituirgli il favore chiamandolo come co-sceneggiatore del suo Barbie.

Un film che mai sarebbe potuto arrivare senza i suoi primi due lavori, ovvero Lady Bird con cui ha ispirato una generazione di ragazze, e Piccole donne, un classico della letteratura che ha saputo rendere moderno e appassionante. Il documentario non manca di elencare le sue opere, manca semmai di contenuti inediti, data la mancanza di materiale di repertorio e di un'intervista originale alla protagonista, raccontata dagli altri o attraverso spezzoni di trasmissioni televisive.

Neanche Noah Baumbach, o almeno le attrici che ha diretto, sono intervistati, tutto è affidato a un racconto di esperti (professori, critici, persino il sindaco di Sacramento) con una voice-off che cede talvolta alla tentazione dell'enfasi retorica. C'è anche un breve accenno al fatto che Greta Gerwig sia una persona neurodivergente, e per questo offre una prospettiva unica e originale, che sarebbe stato interessante approfondire.

La parte finale del film è tutta dedicata al suo blockbuster femminista che ha saputo trasformare in un film-dibattito, portando sullo schermo una bambola perfetta che scopre che la perfezione è altrove, affrontando piedi piatti, cellulite e misoginia. Il film ne racconta il successo e le critiche dei conservatori di destra che accusavano il film di umiliare gli uomini e di femminismo tossico, poi le perplessità circa la candidatura agli Oscar solo come sceneggiatura e non come regista.

Una cosa è certa, e questo film fa bene a rimarcarlo: il cinema di Gerwig ha segnato una svolta per la cinematografia americana che non può più essere ignorata.

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