
Anno | 2024 |
Genere | Commedia |
Produzione | Francia |
Durata | 90 minuti |
Regia di | Marjane Satrapi |
Attori | Monica Bellucci, Ben Aldridge, Rossy De Palma, Eduardo Noriega (II), Martina García André Dussollier, Roschdy Zem, Alex Lutz, Charlotte Dauphin, Grace Hancock, Julien Bleitrach, Gwendal Marimoutou, Charline Emane, Stéphane de Oliveira, Thomas Bernier. |
MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 28 novembre 2024
Un film corale in cui protagonisti si trovano a riflettere sulla morte.
CONSIGLIATO NÌ
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Un presentatore televisivo corteggia la morte tra le tombe di Père-Lachaise, una diva dell'opera la 'interpreta' e attende con impazienza il necrologio sul giornale, una nonna iberica fuma come una ciminiera e la rimanda facendo patti con Dio, uno stuntman americano la sfida lanciandosi dai tetti di Parigi, un vedovo inconsolabile la blandisce, un'adolescente bullizzata la cerca disperatamente inghiottendo pastiglie o tagliandosi i polsi...
Commedia nera e corale per Marjane Satrapi (Persepolis, Pollo alle prugne...), che declama le sue velleità nel monologo introduttivo di André Dussollier.
Ambientato a Parigi, ça va sans dire, Paradis Paris incrocia senza mai convergere i destini dei suoi personaggi, dissertando sulla vita e la morte, a volte con nonchalance, sovente con una gravità che sfiora il ridicolo e la filosofia da bar. André Dussollier, Monica Bellucci, Alex Lutz, Roschdy Zem, Eduardo Noriega, Rossy de Palma e Charline Balu-Emane, vulcanica esordiente che abbatte un serial killer a colpi di logorrea, compongono un cast stellare, generoso e sprecato, sulle rive della Senna e di una capitale anacronistica, avulsa dai problemi reali di una città capace a malapena di convincere per una stagione il turista olimpionico. Marjane Satrapi non è mai riuscita a padroneggiare il live action (Pollo alle prugne, Radioactive) o a dirigere con polso i suoi attori, altrove imprevedibili, qui convenzionali. Quanto alla forma corale, di moda vent'anni fa e oggi praticamente superata, si risolve in vignette superficiali allacciate senza capo né coda, il solo elemento che lega i personaggi tra loro è la morte, su cui l'autrice ha poco da dire, limitandosi a ribadire l'istinto di vita contro la pulsione di morte, cosa motiva un'esistenza o al contrario la spinge a farla finita.
Paradis Paris, il titolo omaggia l'aforista Jules Renard, è composto da piccole storie senza importanza che ci ricordano l'urgenza di vivere perché la morte è dappertutto ma la felicità a portata di mano (e di 'caffè'), basta aprire gli occhi. Il film ha tutte le caratteristiche di una cronaca sentimentale, un po' malinconica, un po' euforica, che misura l'artista franco-iraniana e la distanza percorsa dal suo esilio ventotto anni fa. Il capitolo più audace, quello dell'adolescenza vessata dal mondo e rimessa al mondo dal suo rapitore, non compensa tuttavia il vuoto cinematografico assoluto. La regia e la recitazione sono afflitte da tic televisivi e non c'è niente di peggio che vedere la televisione al cinema. L'umorismo poi ha il fiato corto per l'eccessiva discrepanza tra l'orrore che vivono i personaggi - il cinismo fa ancora ridere? - e la risoluzione affettata dei rispettivi archi narrativi. Per non parlare della conclusione generale, che appiccica con la colla e un elementare montaggio alternato cinque bizzarri cortometraggi. Tra l'ingenuità sconcertante del messaggio e lo sforzo di essere inventivo, Paradis Paris trova un solo momento di grazia: lo sguardo celeste di Alex Lutz, che siede muto su uno sgabello di un bistrot, innamorato e rapito come in un film Claude Sautet.