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laurence316
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domenica 19 marzo 2017
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questo non è indiana jones
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A quasi vent’anni di distanza, ecco il quarto (superfluo) capitolo della saga di Indiana Jones. Quella che poteva benissimo rimanere una trilogia, viene invece ampliata con questo nuovo film che proietta il personaggio negli anni della Guerra Fredda e che, pertanto, dopo i nazisti, elegge a terribili antagonisti i sovietici.
Il regno del teschio di cristallo è, senza ombra di dubbio, il punto più basso toccato dalla serie. Certo, è ancora (sporadicamente) capace di divertire (grazie soprattutto all’autoironia di Ford) ma nel ventennale periodo che lo separa da L’ultima crociata ha definitivamente smarrito la magia e il fascino dei film passati.
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A quasi vent’anni di distanza, ecco il quarto (superfluo) capitolo della saga di Indiana Jones. Quella che poteva benissimo rimanere una trilogia, viene invece ampliata con questo nuovo film che proietta il personaggio negli anni della Guerra Fredda e che, pertanto, dopo i nazisti, elegge a terribili antagonisti i sovietici.
Il regno del teschio di cristallo è, senza ombra di dubbio, il punto più basso toccato dalla serie. Certo, è ancora (sporadicamente) capace di divertire (grazie soprattutto all’autoironia di Ford) ma nel ventennale periodo che lo separa da L’ultima crociata ha definitivamente smarrito la magia e il fascino dei film passati. Nell’epoca del cinema digitale, per forza di cose bisognava adeguarsi ai tempi, solo che gli autori (Lucas, che ha rifiutato moltissime possibili sceneggiature prima di dare l’ok definitivo, e Spielberg) con la complicità dello sceneggiatore D. Koepp decidono di farlo nel peggiore dei modi possibili. Snaturano l’originale spirito della serie per scivolare in azzardate derive fantascientifiche, approdando ad un finale ostentatamente ridicolo. Come sempre nulla si prende troppo sul serio in una serie pensata soprattutto per intrattenere senza troppi pensieri, ma qui è veramente troppo.
Inoltre, nessuno si aspettava una grande originalità ma in questo film tutto è riciclato in maniera più fiacca, stiracchiata, scontata ed episodica, e non fosse per il più che benvenuto ritorno di Karen Allen nei panni di Marion e di Ford nei panni di Jones, il film sarebbe completamente privo di interesse, meno divertente non solo dell’originale, ma anche degli altri due film della saga. Anche perché la scelta di dare un figlio al protagonista non è particolarmente vincente alla prova dei fatti.
Ciò nulla toglie, comunque, al fatto che alcune sequenze d’azione rimangono assolutamente notevoli (su tutte, quella dell’inseguimento nella giungla) e che in alcuni punti, saltuariamente, si ritrova lo spirito giocoso, esagerato ed ironicamente fantasioso dei film precedenti (la sequenza del frigorifero e del test nucleare, non è tanto più assurda di una donna, un uomo e un ragazzino che si lanciano da un aereo usando un gommone come paracadute, o della presenza di fantomatiche catacombe sotto gli edifici veneziani). Sarà, concludendo, anche in grado di appassionare lo spettatore meno esigente od occasionale, questo nuovo film, ma solo a patto che non abbia mai sentito parlare del personaggio. Perché, invece, chiunque lo conosca non potrà che rimanere deluso. Inevitabilmente.
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paolo73
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lunedì 7 settembre 2015
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molto avventuroso
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il piu avventuroroso ma non si ride
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yurigami
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domenica 26 ottobre 2014
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divertente
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Qui mi sa che nessuno ha capito che questo film è una parodia a tutti i film di Spielberg e alla saga di Indiana Jones, infatti a me questo film è piaciuto e mi ha fatto ridere, tra l'altro l'idea di fare una parodia, è partita da George Lucas che voleva stuzzicare gli spettatori e il regista, che non prese bene l'idea perché voleva fare un film serio senza strani effetti speciali e alieni. E' una sorta come i mercenari, una parodia, quindi va presa sul ridere.
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great steven
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domenica 27 luglio 2014
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nuovo ingresso in scena per lo scaltro archeologo.
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INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO (USA, 2008) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da HARRISON FORD – CATE BLANCHETT – KAREN ALLEN – SHIA LABEOUF – RAY WINSTONE – JOHN HURT – JIM BROADBENT § Ciascun film di questa serie ha uno sceneggiatore differente: nel 4° si tratta di David Koepp, ma l’inventore di Indiana Jones non è forse George Lucas? I meriti si spartiscono a metà fra lui e Spielberg. Diciannove anni dopo l’ultima avventura, Indy rifà il suo ingresso in scena. Il tempo è passato per lui come per gli spettatori e quindi lo ritroviamo nel 1957, dove è ambientata l’azione, nel bel mezzo di un deserto del New Mexico mentre la Guerra Fredda domina il panorama politico mondiale col terrore del conflitto nucleare e al cinema fanno la loro comparsa “gli esseri venuti dallo spazio”; a tal proposito, il rimando al test atomico che scatena la bufera radioattiva (dalla quale Indiana si salva chiudendosi in un frigorifero raggiunto in una città fantasma popolata esclusivamente da manichini appositamente fabbricati) dà luogo a una delle sequenze più riuscite dell’intera quadrilogia cinematografica.
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INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO (USA, 2008) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da HARRISON FORD – CATE BLANCHETT – KAREN ALLEN – SHIA LABEOUF – RAY WINSTONE – JOHN HURT – JIM BROADBENT § Ciascun film di questa serie ha uno sceneggiatore differente: nel 4° si tratta di David Koepp, ma l’inventore di Indiana Jones non è forse George Lucas? I meriti si spartiscono a metà fra lui e Spielberg. Diciannove anni dopo l’ultima avventura, Indy rifà il suo ingresso in scena. Il tempo è passato per lui come per gli spettatori e quindi lo ritroviamo nel 1957, dove è ambientata l’azione, nel bel mezzo di un deserto del New Mexico mentre la Guerra Fredda domina il panorama politico mondiale col terrore del conflitto nucleare e al cinema fanno la loro comparsa “gli esseri venuti dallo spazio”; a tal proposito, il rimando al test atomico che scatena la bufera radioattiva (dalla quale Indiana si salva chiudendosi in un frigorifero raggiunto in una città fantasma popolata esclusivamente da manichini appositamente fabbricati) dà luogo a una delle sequenze più riuscite dell’intera quadrilogia cinematografica. Questa volta, pertanto, i cattivi sono i sovietici e il professor Jones, dopo essere sfuggito alle loro grinfie nella sequenza iniziale in cui il vecchio compare doppiogiochista lo tradisce schierandosi coi comunisti, si trova bloccato nel mirino della CIA, la quale non si fida di lui al punto di togliergli la cattedra di insegnamento all’università. Indiana è allora pronto per farsi incentivare da un giovane atteggiato “alla Marlon Brando” (un S. LaBeouf neanche tanto malaccio e piuttosto energico), che poi scoprirà essere suo figlio, avuto da una precedente relazione con la spericolata Marion, che qui effettua un ritorno in grande stile dopo ventisette anni dal primo capitolo (K. Allen ovviamente si fa valere senza farsi pregare ulteriormente), e a lanciarsi in una nuova avventura carica di emozioni mozzafiato e con una nemica implacabile alle calcagna: Irina Spalko, una glaciale spadaccina con fioretto e caschetto nero alla Valentina nonché sensitiva affamata, com’è ormai consuetudine, di potere (una proteiforme C. Blanchett che riscopre qui, senza brillare eccessivamente e con una caricatura autoreferenziale un po’ forzata, il suo lato malevolo e beffardo). Si nutrivano molte attese e al contempo parecchi dubbi per questo quarto episodio della saga, troppe volte annunciato e troppe volte rinviato. L’avanzare dell’età del protagonista H. Ford, pur tuttavia in agile forma fisica nonostante i suoi 65 anni suonati, non favoriva lieti auspici, anche perché l’ironia sugli anni che aumentano s’era già stemperata col personaggio del padre di Indy interpretato da un formidabile e straordinario Sean Connery nel film del 1989. I dubbi si possono considerare felicemente risolti. Il buon risultato non è certo dato da elementi nuovi, bensì da caratteristiche puntigliosamente riciclate con sapiente mestiere: vivace miscuglio di avventura, umorismo e ironia, nella seconda parte accentuato fino all’autoparodia; l’input di Lucas & Spielberg, ragazzini nel 1957, con battute sarcastiche sull’anticomunismo e l’ausilio di coniugare la Storia con la mitologia dei fumetti; l’allenamento umano e la materialità delle cose potenziati, ma non dominati, dai progressi della tecnologia digitale. Le interpretazioni valgono tutte quante (compresi il laido, machiavellico e un po’ vigliacco soldato di R. Winstone e l’insegnante apparentemente onirico e sognatore ma in realtà colto, preparato e tutt’altro che visionario del vecchio, meticoloso J. Hurt) la visione della proiezione, e arricchiscono il film di un prezioso contributo, già offerto oltretutto dal finale catastrofico e apocalittico in cui si sfocia in una fantascienza pressoché pura e incondizionata. I passaggi tra le foreste, le cascate, le caverne e i mausolei incrinati offrono agli astanti uno spettacolo visivo di cui godere a pieno piacimento. I duelli spada contro spada e gli inseguimenti tra le jeep e i camion aumentano il fattore sorpresa e creano una meravigliosa suspense che non manca mai di centrare il bersaglio. Qualche pecca la si può riscontrare in un utilizzo troppo gonfiato degli effetti speciali nelle scene meno avventurose e più tendenti al genere della science-fiction, e anche in un disegno psicologico delle mentalità dei caratteri non troppo approfondito e forse tirato via, ma si sa: i film d’avventura in genere non si concentrano oltremodo sulla psicologia dei personaggi, obiettivo sul quale tendono a minimizzare allegramente e volontariamente. In compenso, però, la sceneggiatura pullula di dialoghi vitali e scoppiettanti, ricchi di humour, divertimento allo stato brado e selvaggia puerilità recitativa, in certi tratti; la scenografia aiuta a dipingere con chiarezza gli scenari statunitensi e sudamericani con un pennello che non dimentica di dare tinte fosche e potenti al barocchismo e all’oscurità di terre inesplorate e misteriose; il montaggio e la colonna sonora si fondono pressappoco all’unanimità e alla totalità per riprendere, serrare e inseguire scena dopo scena un film non completamente stupefacente ma che senz’altro straborda di idee balzane, abbastanza originali e accattivanti. Chi non gradiva quello che considerava il versante adolescenziale e “da luna park” di Spielberg continuerà a guardare col sopracciglio alzato le imprese dell’archeologo più famoso della storia del cinema.
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dissonato
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venerdì 4 maggio 2012
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una sola parola: mediocre
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Vorrei scrivere una recensione dettagliata sul film ma dopo 15 minuti di scene scontate e surreali (in maniera snervante) ho fatto quello che mi sarà capitato probabilmente solo un'altra volta in vita mia: sospendere la visione del film, perchè stavo offendendo con la sua vista i precedenti capolavori della serie. E' pur vero che da Indiana Jones ti aspetti l'avventura e le scene al limite del realistico, ma i montaggi fatti male, la cassa che pesa una tonnellata, palesemente sollevata dagli attori come se fosse di polistirolo, l'espolosione nucleare alla quale il protagonista sopravvive nascosto in un frigo, non mi danno neanche la minima possibilità di proseguire, temendo chissà quali altre torture alla mia vista.
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Vorrei scrivere una recensione dettagliata sul film ma dopo 15 minuti di scene scontate e surreali (in maniera snervante) ho fatto quello che mi sarà capitato probabilmente solo un'altra volta in vita mia: sospendere la visione del film, perchè stavo offendendo con la sua vista i precedenti capolavori della serie. E' pur vero che da Indiana Jones ti aspetti l'avventura e le scene al limite del realistico, ma i montaggi fatti male, la cassa che pesa una tonnellata, palesemente sollevata dagli attori come se fosse di polistirolo, l'espolosione nucleare alla quale il protagonista sopravvive nascosto in un frigo, non mi danno neanche la minima possibilità di proseguire, temendo chissà quali altre torture alla mia vista. Bocciatissimo
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gianni lucini
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mercoledì 14 dicembre 2011
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un ritorno dopo vent'anni
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Si intitola “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” il film che segna il ritorno nelle sale cinematografiche dell’avventuroso archeologo interpretato da Harrison Ford. Diretto da Steven Spielberg, scritto e prodotto da George Lucas, esce nelle sale italiane il 23 maggio 2008. La storia, ambientata nel 1957 vede l’invecchiato Indiana Jones costretto a fronteggiare agenti dell'Unione Sovietica guidati dalla seducente Cate Blanchett alla ricerca di un teschio di cristallo. “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” è il quarto capitolo cinematografico delle avventure del famoso archeologo, ma in realtà sarebbe il ventiseiesimo nel conteggio venissero presi in considerazione oltre ai film anche le produzioni televisive
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metalsoldier
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venerdì 18 novembre 2011
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un ritorno degno
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6+ Troppe balle, comunque simpatico, bella scenografia e direi anche degno dei suoi precedessori.
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dyd1979
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sabato 24 settembre 2011
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mah
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Mamma mia che noia!!!!!!!! Ma dove è finito Indy?????? qualcuno lo ha visto in questo film?????? Certo Harrison Ford è una spanna sopra gli altri (come sempre) ma quello che rendeva fenomenale questa serie era il contorno..... i cooprotagonisti (con i continui battibecchi con Indy, dopo questo film se fossi nel Dr. Jones chiederei il disconoscimento di paternità)i cattivi ( ame questa russa ma da l'aria di una escort)i buoni che diventano cattivi (devo ancora capire il ruolo di Mac?????)Dal mio punto di vista i film su Indiana jones erano 3 e 3 restano.....
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dragonia
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giovedì 22 settembre 2011
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indiana jones e il regno degli alieni
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Fra le varie recensioni che ho letto su questo film, non ho potuto fare a meno di notarne una che declamava la mancanza del misticismo tipico di questi film. E sono d'accordo pienamente: il teschio di cristallo non ha lo stesso fascino di un'arca, di una pietra o di un graal, per il semplice motivo che non offre dettagli soprannaturali come la donazione della vita eterna ecc.
Poi, oltre a questo, abbiamo una sceneggiatura che sdrucciola in continuazione, personaggi poco convincenti (ma il doppiogiochista era o non era un doppiogiochista???) e facilmente dimenticabili e qualche discreta scena d'azione, anche se il duello a colpi di spada potevano risparmiarselo.
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Fra le varie recensioni che ho letto su questo film, non ho potuto fare a meno di notarne una che declamava la mancanza del misticismo tipico di questi film. E sono d'accordo pienamente: il teschio di cristallo non ha lo stesso fascino di un'arca, di una pietra o di un graal, per il semplice motivo che non offre dettagli soprannaturali come la donazione della vita eterna ecc.
Poi, oltre a questo, abbiamo una sceneggiatura che sdrucciola in continuazione, personaggi poco convincenti (ma il doppiogiochista era o non era un doppiogiochista???) e facilmente dimenticabili e qualche discreta scena d'azione, anche se il duello a colpi di spada potevano risparmiarselo.
Nel complesso, di fronte ai precedenti fa una figura davvero pessima, e vorrei chiedere a chiunque abbia definito ignoranti coloro che non apprezzano il film di tenersi le loro opinioni: dopotutto, i gusti son gusti, e non si possono criticare.
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tiamaster
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giovedì 18 agosto 2011
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per essere il numero quattro di una saga, regge!!!
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dopo un pò di capitoli di una saga si pensa a un calo di qualità,in questo caso no!!!certo non è un capolavoro però e ancora all'altezza di essere chiamato indiana jones,azione a non finire.bello
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