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matteotrapani
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venerdì 7 agosto 2026
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un''epopea teatrale
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Di "Novecento" colpiscono la potenza immaginifica di numerose scene, la capacità di riassumere la grandi svolte politiche del '900 nel microcosmo dell'azienda Berlinghieri, la rappresentazione del trascorrere dei decenni in una narrazione quasi sempre lineare, ma mai banale. L'intera vicenda ruota attorno ai due protagonisti: Alfredo (De Niro), l'ultimo padrone della famiglia Berlinghieri, ingabbiato nella propria ignavia e nelle logiche borghesi del comodo, ed Olmo (Depardieu), un contadino e un leader nato, animato da una visione che travalica il ristretto orizzonte della campagna parmense. Alfredo soffre la propria inferiorità ad Olmo in fatto di coraggio, finché da vecchio, esasperato dal rivale e dalle delusioni del passato, non decide di compiere il gesto estremo di fuga dalla vita, rivisitazione del gesto di estremo coraggio con cui da bambino aveva emulato Olmo.
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Di "Novecento" colpiscono la potenza immaginifica di numerose scene, la capacità di riassumere la grandi svolte politiche del '900 nel microcosmo dell'azienda Berlinghieri, la rappresentazione del trascorrere dei decenni in una narrazione quasi sempre lineare, ma mai banale. L'intera vicenda ruota attorno ai due protagonisti: Alfredo (De Niro), l'ultimo padrone della famiglia Berlinghieri, ingabbiato nella propria ignavia e nelle logiche borghesi del comodo, ed Olmo (Depardieu), un contadino e un leader nato, animato da una visione che travalica il ristretto orizzonte della campagna parmense. Alfredo soffre la propria inferiorità ad Olmo in fatto di coraggio, finché da vecchio, esasperato dal rivale e dalle delusioni del passato, non decide di compiere il gesto estremo di fuga dalla vita, rivisitazione del gesto di estremo coraggio con cui da bambino aveva emulato Olmo. Il treno è vettore del ponte temporale tra vecchiaia e infanzia, così come in un’altra riuscitissima transizione, quella che ci trasporta dallo sciopero del 1908 alla fine della guerra del 1918 (anche se l’arruolamento di un minorenne, che fatico a credere volontario, è una bella forzatura di trama, utile solo a racchiudere la storia all’interno del XX secolo).
Meno riusciti, perché eccessivi, sono invece altri momenti del film, in cui Bertolucci, nel tentativo di emulazione di Leone, porta alle estreme conseguenze la ricerca di poesia nella trivialità. Abilissimo nell'uso dei carrelli o nell'alternare campi lunghi e primi piani per rendere i momenti di concitazione (Alfredo mentre cerca la moglie Ada, ormai partita per sempre), il nostro a lungo andare mi sembra che cada in una specie di ridondante manierismo, dimostrando una regia di certo grandiosa, ma meno raffinata di film precedenti come "Il conformista". Un altro eccesso si ravvisa nell'inverosimile manicheismo che separa comunisti e fascisti, ragion per cui il personaggio di Attila è interpretato da Sutherland in maniera splendida e inquietante, ma decisamente al limite dell'overacting. Qualunque vizio o errore sembra appartenere soltanto al ceto borghese, mentre l'unico sbaglio dei paesani è forse quello di credere in una vittoria finale che non arriverà mai. È pur vero che questo trionfo irrisolto rappresenta uno dei maggiori pregi dell'opera.
Altro problema del film, a mio parere, è l'inserimento di coreografie da musical in un'opera che vorrebbe essere realistica, anzi iperrealistica: si pensi ad esempio alla resistenza opposta da Anita senior (Sandrelli) con le altre donne alle guardie reali a cavallo, scena che appare molto teatrale e molto poco naturale, oppure alla festa della Liberazione nella corte dell’azienda agricola; persino didascalica e documentaristica è la scena in cui i proprietari terrieri si accordano per finanziare il partito fascista. Vi sono poi altri momenti che, a dispetto delle oltre 5 ore di durata, sembrano troppo poco approfonditi, come il primo incontro fra Olmo e Anita o la morte della stessa, che viene frettolosamente riferita all’inizio dell’atto II. Di contro, il personaggio di Ada (una magnifica Sanda) è scritto in maniera perfetta e coerente con la sua parabola narrativa.
In questa recensione ho voluto soffermarmi sui difetti, ma è indubbio che “Novecento” sia una pellicola dal grande valore complessivo. Purtroppo, a mio modo di vedere, soffre di una dialettica irrisolta tra adesione alla realtà e messaggio artistico, tanto da lasciare allo spettatore uno spiacevole senso di capolavoro mancato.
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mirko ferrari
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lunedì 9 marzo 2026
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la dialettica di classe nella bassa padana
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“forse la verità è che un uomo quando non fa niente per tutta la vita ha troppo tempo per pensare”
Novecento, probabilmente il più grande Kolossal italiano in termini di durata e di internazionalità del cast, traccia una lunga epopea sul piccolo mondo della bassa padana lungo la storia italiana del Novecento: dalle lotte delle leghe contadine alla reazione fascista e alla liberazione del 45.
Infatti, attraverso un turbine di amore e violenza in un eterno scontro tra il bene e il male, scorre la vita di due ragazzi nati lo stesso giorno entrambi destinati a incarnare le rispettive classi sociali.
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“forse la verità è che un uomo quando non fa niente per tutta la vita ha troppo tempo per pensare”
Novecento, probabilmente il più grande Kolossal italiano in termini di durata e di internazionalità del cast, traccia una lunga epopea sul piccolo mondo della bassa padana lungo la storia italiana del Novecento: dalle lotte delle leghe contadine alla reazione fascista e alla liberazione del 45.
Infatti, attraverso un turbine di amore e violenza in un eterno scontro tra il bene e il male, scorre la vita di due ragazzi nati lo stesso giorno entrambi destinati a incarnare le rispettive classi sociali.
Da un lato l'umile ma orgogliosa condizione dei braccianti identificata dalla saggezza popolare del vecchio Leonida (Sterling Hayden) e la forza istintiva del giovane Olmo (Gérard Depardieu). Dall'altra parte la vacuità e la noia della piccola media borghesia agreste della famiglia Berlinghieri (da Burt Lancaster a Robert De Niro) incapace di prendere decisioni e schiacciata dalla violenza della storia.
Nell'osservazione di questo scontro il regista non cerca di ergersi ad arbitro imparziale ma decide fin da subito da che parte stare.
La frase finale “Il padrone è morto”, eco del motto anderseniano “il re è nudo”, rappresenta la convinzione di Olmo (e con esso della civiltà contadina) di essere riusciti ad annullare la dimensione autoritaria del potere borghese riuscendo a vincere l'eterna lotta di classe.
È tuttavia lo stesso Alfredo (il padrone) ad avere l'ultima parola ribadendo che “Il padrone è vivo” e che quindi lo scontro tra rivoluzione e reazione non potrà mai avere un epilogo ma continuerà seguendo l'eterna ciclicità sisifiana delle stagioni.
Il tutto sotto la magistrale regia di Bertolucci e la stupenda fotografia di Storaro capace di contrarre il respiro internazionale all'interno della nebbia padana in un susseguirsi di affreschi cinematografici.
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lagna giovanna
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sabato 9 gennaio 2021
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bellissimo
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giovedì 4 giugno 2020
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capire.il vero titolo del film.
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salve.vorrei capire,a cosa si riferisce,il titolo,mammamia,film andato in onda su rai movie,stanotte,3 giugno,2020,alle,5.00,mattina,visto che il film andato in onda,non c'entra niente.ma il titolo secondo voi-qual'e----grazie
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enzo70
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domenica 26 aprile 2020
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il denso ritratto di un secolo
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Rivedere il Novecento di Bernardo Bertolucci il 25 aprile del 2020 ha un significato particolare; perché questo film dà un senso alla storia ed il 25 aprile del 2020 è un giorno storico per i cambiamenti che un piccolo virus ha imposto all’intera umanità. La storia di Olmo ed Alfredo è la storia dell’Italia del primo Novecento: è la storia delle differenze sociali di un’Italia che andava verso una drammatica guerra; è la storia dell’amicizia di due ragazzi che nascono, nello stesso mondo, nello stesso giorno, ma con destini diversi: Alfredo è erede della famiglia Berlinghieri, i padroni, Olmo è il figlio del colono.
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Rivedere il Novecento di Bernardo Bertolucci il 25 aprile del 2020 ha un significato particolare; perché questo film dà un senso alla storia ed il 25 aprile del 2020 è un giorno storico per i cambiamenti che un piccolo virus ha imposto all’intera umanità. La storia di Olmo ed Alfredo è la storia dell’Italia del primo Novecento: è la storia delle differenze sociali di un’Italia che andava verso una drammatica guerra; è la storia dell’amicizia di due ragazzi che nascono, nello stesso mondo, nello stesso giorno, ma con destini diversi: Alfredo è erede della famiglia Berlinghieri, i padroni, Olmo è il figlio del colono. Il film inizia con la scena di un fascista catturato da un giovanissimo partigiano, Leonida; era il 25 aprile del 1945. E da lì inizia un lungo viaggio nel passato, con immagini che entrano nella storia dell’immaginario della nostra generazione, Olmo sul tavolo, per tutte. Robert De Niro, che interpreta Alfredo, e Gerard Depardieu erano ancora giovani, promesse del cinema internazionale. A quasi cinquanta anni dall’uscita nei cinema di questo film fondamentale del cinema di sempre, anche in questo Bertolucci dimostrò di essere un fenomeno. E’ un film denso, che riesce andare oltre il provincialismo della cultura italiana della liberazione con un respiro sicuramente internazionale. La lotta di classe viene portata ad un livello individuale, diventa un piccolo mondo antico, in cui la società è fatta di persone e non di categorie. Dalla notizia della morte di Verdi, annunciata dal gobbo della cascina, alla scena finale del funerale dei compagni uccisi, il filo conduttore è l’immensa qualità di questo film.
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barbaram
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domenica 10 novembre 2019
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col senno cinematografico di poi
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Uh ottimo film relativamente all'epoca storica in cui è stato girato. Negli anni, il gusto è cambiato, diventando più raffinato, soprattutto per merito di molta produzione straniera e poca italiana.
L'affresco popolare è ben riuscito per quello che riguarda le ambientazioni e i caratteri. Le vicenda storica relativa alla lotta di classe è ben rappresentata ma Sutherland /Attila proprio non riesco a vederlo altro che una mal riuscita caricatura. Non ho apprezzato nemmeno la figura del patriarca Lancaster né quella di Sterling /Leo,: nonostante l'eccellente performance attoriale, poco credibili nel ruolo, o comunque meno autentici ..
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Uh ottimo film relativamente all'epoca storica in cui è stato girato. Negli anni, il gusto è cambiato, diventando più raffinato, soprattutto per merito di molta produzione straniera e poca italiana.
L'affresco popolare è ben riuscito per quello che riguarda le ambientazioni e i caratteri. Le vicenda storica relativa alla lotta di classe è ben rappresentata ma Sutherland /Attila proprio non riesco a vederlo altro che una mal riuscita caricatura. Non ho apprezzato nemmeno la figura del patriarca Lancaster né quella di Sterling /Leo,: nonostante l'eccellente performance attoriale, poco credibili nel ruolo, o comunque meno autentici ..
Alcune scene crudeli sull'uccisione degli animali sarebbero state da evitare: nulla aggiungevano alla storia e per fortuna la legge ora le vieta.
Alcune scene, troppo insistite, sui canti popolari e sulle brutte rappresentazioni del mondo contadino non hanno restituito un senso di dignità che invece in altri momenti è stato messo in risalto.
In definitiva l'ho apprezzato come documentario ma non come film.
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antek82
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venerdì 7 dicembre 2018
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insopportabile a tratti
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Mediocre, insopportabile a tratti. C'è di molto meglio
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onufrio
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giovedì 11 febbraio 2016
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'900-atto i
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La prima parte del racconto storico italiano di Bernardo Bertolucci sul nostro novecento, inizia nel 1945, il giorno della liberazione, per poi fare un lungo salto temporale all'indietro, partendo dal 1901, anno della morte di Giuseppe Verdi, anno in cui nascono due bambini, appartenenti a due classi sociali nettamente diverse. Ed è attraverso la loro strana amicizia che il film prende vita ed inizia a raccontarci le vicende del '900 italiano, in questo caso specifico, in Emilia Romagna.
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pie9701
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martedì 17 novembre 2015
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unico
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Film unico nel suo genere con un bravissimo De Niro e un ottimo Depardieu. Penso sia un film molto lungo, che pero al termine ti lascia comunque qualcosa, inoltre il film viene accompagnato dall'immancabile e,ovviamente,grandissimo, Ennio Morricone. Non una pellicola per tutti ma merita davvero tanto.
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jackiechan90
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sabato 11 luglio 2015
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un film popolare
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Questo film di Bernardo Bertolucci è una saga epica nel senso etimologico del termine. Attraverso la metafora di due bambini, Olmo (Gerard Depardieu) e Alfredo (Robert De Niro), nati lo stesso giorno di inizio Novecento (lo stesso della morte di Giuseppe Verdi), vengono mostrate le contraddizioni e le ambiguità di un secolo e di una terra particolari (il XX secolo in Emilia-Romagna). Si tratta di un film che esce dallo schermo finzionale del cinema per entrare direttamente nella Storia e ancora oggi mantiene una struttura e una forza visiva mai più raggiunti da un film italiano. La fotografia, infatti, è di Vittorio Storaro che mescola colori caldi (soprattutto rosso e giallo, quello della bandiera rossa e delle spighe di grano) e freddi sulla pellicola come un pittore , come i quadri a cui si ispirano i fotogrammi (Pellizza da Volpedo e Giovanni Fattori) e che raccontano l'avvicendarsi delle stagioni (la storia comincia e finisce in estate).
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Questo film di Bernardo Bertolucci è una saga epica nel senso etimologico del termine. Attraverso la metafora di due bambini, Olmo (Gerard Depardieu) e Alfredo (Robert De Niro), nati lo stesso giorno di inizio Novecento (lo stesso della morte di Giuseppe Verdi), vengono mostrate le contraddizioni e le ambiguità di un secolo e di una terra particolari (il XX secolo in Emilia-Romagna). Si tratta di un film che esce dallo schermo finzionale del cinema per entrare direttamente nella Storia e ancora oggi mantiene una struttura e una forza visiva mai più raggiunti da un film italiano. La fotografia, infatti, è di Vittorio Storaro che mescola colori caldi (soprattutto rosso e giallo, quello della bandiera rossa e delle spighe di grano) e freddi sulla pellicola come un pittore , come i quadri a cui si ispirano i fotogrammi (Pellizza da Volpedo e Giovanni Fattori) e che raccontano l'avvicendarsi delle stagioni (la storia comincia e finisce in estate). I due ragazzi una volta cresciuti sceglieranno strade opposte: Olmo abbraccia le idee comuniste e diventa capo-partigiano nella sua zona guidando la rivolta e la Liberazione; Alfredo, figlio del padrone, erediterà le sue terre e diventerà un latifondista con il favore dei fascisti subendo una sorte amara per questa sua scelta. nonostante le diverse vedute i due manterranno comunque una salda amicizia e un rispetto reciproco, tanto che il primo salverà il secondo dal linciaggio dei contadini alla fine della guerra. Il film si conclude con il gioco tra i due amici, simbolo della fine di un'epoca. il film di Bertolucci dunque si pone fin da subito come "epica" nel senso di narrazione popolare: la storia raccontata ha il sapore delle antiche saghe famigliari ma immerso in un'ambientazione storica e sociale di stampo popolare. non sono i protagonisti a emergere quanto le comparse, la popolazione (quella vera della bassa emiliana) con tutto il suo carico di tradizioni, vernacoli, musiche e balli. Numerose, infatti, nel film sono le scene dove si ballano e si cantano le musiche popolari contadine con uno stile che ricorda molto lo straniamento brechtiano. Il monologo finale di Depardieu, recitato con gli occhi rivolti alla telecamera è anche un omaggio a Godard e a Pasolini (a cui il regista dichiara di essersi ispirato per il film). Un omaggio dunque alla stessa storia del cinema che rende questo film, ancora di più, un film "popolare" nel senso che contiene riferimenti visivi, musicali e stilistici riconoscibili dalla massa in quanto pensato apposta per loro pur mantenendo comunque un'aura di capolavoro elevandosi da altre pellicole anche più recenti, le quali devono molto a questo film di Bertolucci.
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