| Titolo originale | Amélie ou la métaphysique des tubes |
| Anno | 2025 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 75 minuti |
| Al cinema | 4 sale cinematografiche |
| Regia di | Liane-Cho Han Jin Kuang, Mailys Vallade |
| Uscita | giovedì 1 gennaio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,64 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 22 dicembre 2025
Un viaggio nella magica dimensione della prima infanzia raccontata attraverso lo sguardo innocente, poetico e profondamente attento di una bambina di tre anni. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 2 candidature agli European Film Awards, 1 candidatura a Lumiere Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, La piccola Amelie è 23° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 3.881,00 e registrato 55.174 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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In principio era il nulla. E Dio vide che questo era un bene: il nulla lo appagava totalmente e Dio non sentiva il bisogno di muoversi né di comunicare.
Dio, altrimenti detto "il tubo", per il modo in cui cibo e liquidi attraversano il suo corpo senza impedimenti, altri non è che la piccola, piccolissima Amélie, nei giorni della sua prima infanzia in Giappone. La sua vera nascita, intesa come l'uscita dallo stadio vegetale e da un'invidiabile stato di atarassia, avviene alla benemerita età di due anni e mezzo, nel 1970, grazie all'assaggio di un pezzetto di cioccolato bianco belga, portato nel paese del Sol Levante dalla nonna materna. Il piacere che ne deriva conferisce alla bambina la motivazione per vivere e per sviluppare una memoria delle cose: quella memoria che, anni dopo, l'Amélie adulta metterà per iscritto nel libro "Metafisica dei tubi".
La piccola Amélie è la trasposizione fedele di quei ricordi colorati e sformati dalle iperbole, dalle metafore e dai paradossi che caratterizzano lo stile e la verve dei libri di Amélie Nothomb.
Le uniche libertà che il copione del film si prende rispetto all'autobiografia creativa dell'autrice sono motivate dalla necessità di impostare un minimo conflitto drammaturgico (attorno al personaggio della seconda governante, Kashima-san che qui diventa la padrona di casa) e di dare coerenza alla centralità del punto di vista dell'infante Amélie, orchestrando un racconto dedicato totalmente alla stagione dei primi tre anni di vita, lasciando dunque fuori gli episodi di cui è protagonista il padre o i commenti col senno di poi. Ma la rimodulazione è minima.
L'amore per la devota Nishio-san, la certezza del bébé di essere giapponese, la convinzione che il suo Paese d'elezione abbia scelto la carpa come simbolo del mese di maggio, dedicato ai ragazzi, perché emblema della bruttezza del loro genere sessuale: tutto il meglio dell'ironia del libro è trasfuso nel film, che fa infatti un uso massiccio e giustificato della voice over, e diventa un inno tragicomico ad una stagione pre consapevole della vita, in cui ci si muove sulla Terra e tra i parenti come extraterrestri curiosi, ancora sprovvisti di un manuale di istruzione.
La grafica morbida, variopinta e antinaturalistica dell'animazione firmata Maylus Vallade e Han Liane-Cho, le campiture di colori piatti e accesi, che richiamano esplicitamente il primitivismo e il giapponismo sul fronte estetico, rendono l'esperienza edenica della bambina in Giappone qualcosa di visivamente intenso, e trasformano il giardino di casa in un paese delle meraviglie, mentre il character design della piccola Amélie, con gli occhi verdi rotondi e sgranati produce il giusto effetto comico associato allo spirito caustico del monologo della scrittrice di culto.
Dedicato al tempo della prima infanzia, è però da una prospettiva adulta che questo racconto esistenziale e irriverente, venato di profonda nostalgia, si fa apprezzare al suo meglio.
Sarà che gli occhi della piccola protagonista del film sono lo specchio di quelli saettanti di Amélie Nothomb adulta, e sarà che lo sguardo è tenuto in massima considerazione dall'infante Amélie e dal suo corrispettivo maturo, ma ci sembra che i francesi Maïlys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang abbiano fatto davvero un ottimo lavoro nella trasposizione del romanzo di culto della scrittrice belga, "Metafisic [...] Vai alla recensione »