
George Clooney e Adam Sandler in un film che dice tanto sul tempo, l'amicizia, Hollywood e anche altro. In concorso alla Mostra di Venezia.
di Paola Casella
Jay Kelly è una star, con un film appena completato e due da girare a breve. Ha una sessantina d’anni, si fa aggiungere un po’ di nero ai capelli e alle sopracciglia incanutite, e porta i resti di qualche divorzio alle spalle, fra cui due figlie, Jessica e Daisy. L’unico che accudisce Jay come un fratello è Ron, il manager del divo, che per lui ha scarificato la propria presenza in famiglia e un antico amore, Phoebe, che è l’ufficio stampa di Kelly. L’incontro con un ex compagno di scuola di recitazione innesca per Jay un viaggio mentale e un altro viaggio fisico all’inseguimento di Daisy.
Il film è innanzitutto un bromance fra Jay e Ron, nonché fra George Clooney e Adam Sandler. Ma è anche molto altro: una riflessione sul tempo che sprechiamo dietro la carriera lasciandoci dietro famiglia e amici; un ragionamento su come sia diventata l’esistenza delle celebrità; una nostalgica parabola sul tempo che passa per tutti; un raffronto fra divi hollywoodiani e attori seguaci del “metodo”. Jay Kelly mette tanta carne al fuoco con dolorosa leggerezza, in un film dove si ride molto ma ci si commuove e ci invita a stare attenti affinché “tutti i nostri ricordi non siano film” - o “storie” social.