| Titolo internazionale | In His Own Image |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Thierry de Peretti |
| Attori | Clara-Maria Laredo, Marc-Antonu Mozziconacci, Louis Starace, Saveria Giorgi Victoire Du Bois, Alexis Manenti, Thierry de Peretti, Antonia Buresi, Cédric Appietto, Paul Garatte, Harold Orsoni, Pierre-Jean Straboni, Philippe Petit (II), Davia Benedetti, Marie-Paule Franceschetti, Valérie Franceschetti, Eric Sabatini, Jean Michelangeli, Daniel Di Grazia, Marie-Ange Geronimi, Délia Sepulcre-Nativi, Théo Frimigacci, Cédric Allessandri, Ludovic Lemoine, Anaïs Lechiara, Stéphane Leca, Gérard Mazzoni, Lucas Vittori, Stéphane Sereni, Flavio Dominici, Denis Muric, Nenad Pavlovic, Vladimir Perisic, Laurent Rouy, Ed Godsell. |
| Uscita | giovedì 28 agosto 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Kitchen Film |
| MYmonetro | 3,82 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 28 agosto 2025
La storia della lotta indipendentista corsa raccontata attraverso l'esperienza di una giovane fotoreporter. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Lumiere Awards, In Italia al Box Office À son image ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 9 mila euro e 4,5 mila euro nel primo weekend.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Corsica, inizio anni Duemila. Alla morte in un incidente stradale della fotografa Antonia, il suo amico Simon ne racconta la vita: la giovinezza nei primi anni '80 e la militanza con gli amici nella causa indipendentista; l'amore per Pascal, futuro leader del Fronte di Liberazione Nazionale Corso (FLNC), e la scelta della fotografia al posto della politica e della lotta armata; il primo arresto di Pascal e la decisione di lasciarlo, nonostante lo ami, per non diventare l'ennesima moglie in attesa del ritorno del marito; la documentazione con le sue fotografie della violenza sempre più mafiosa del FLNC e il racconto della guerra in Jugoslavia nei primi anni '90; la fine degli ideali di un'intera generazione e la relazione con Simon, che portano però Antonia a isolarsi sempre di più...
Il regista corso De Peretti, già autore di altri film sulla lotta indipendentista nell'isola francese, fa i conti con le illusioni e le derive di un movimento, osservato dalla prospettiva ideale di una giovane donna che affida alle immagini il compito di capire.
Per sé, in questo suo film dal passo ampio e drammatico, De Peretti (già autore degli ottimi Apaches e Una vita violenta) si ritaglia anche una parte da interprete vestendo i panni di padre Joseph, un sacerdote vicino al FLNC ma contrario ai suoi metodi sempre più violenti. Dunque, da regista e autore si riconosce in un'analoga posizione "a parte" rispetto agli eventi raccontati; coinvolto, sì, ma una distanza tale da assumere un punto di vista morale, capace, cioè, di tracciare un limite, di distinguere tra il giusto e lo sbagliato, tra la vita e la morte. Non diversamente, in realtà, da ciò che fa la protagonista del film Antonia (interpretata dall'attrice Clara-Maria Laredo, corsa come tutto il resto del cast), la quale sceglie le immagini, al posto della politica, della lotta armata o della religione, per avvicinare la complessità di una causa indipendentista che da storica si è fatta identitaria, comunitaria, generazionale. Non troppo interessato a una ricostruzione accurata, e nemmeno a una scansione chiara del tempo storico, De Peretti, che qui adatta il romanzo omonimo dello scrittore anch'egli corso Jérôme Ferrari, si muove a ritroso nella storia di un gruppo di giovani appassionati e impegnati per raccontarne la lacerante sconfitta (e le certezze, le speranze, le ingiustizie, gli errori, le divisioni), usando le immagini di Antonia, che spesso appaiono sullo schermo bloccando il tempo in un immortale istante fotografico, come contrappunto alla deriva del tempo e alla grandiosità del processi storici.
Ugualmente, la messinscena fatta di inquadrature ampie e piani sequenza che sfruttano la profondità di campo (splendidi certi campi fissi che riprendono lunghe conversazioni senza mai ricorrere a primi piani, così da abbracciare tutti i personaggi in unico grande sguardo), restituisce la stratificazione di una realtà in cui privato e pubblico, verità e menzogna, amore e responsabilità, impegno e libertà, si fondono in modo inestricabile. Seguendo il progressivo isolamento di Antonia dal suo amore per Pascal, dagli amici di un tempo, dalla sua famiglia (con la quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale per via della sua vicinanza ai movimenti terroristi) e dalla stessa lotta del FLNC (anch'essa documentata con istantanee fotografiche o materiali d'archivio televisivo di eventi reali come omicidi o arresti di militanti), il film cerca una giusta distanza impossibile da trovare. Nella parentesi ambientata durante la guerra civile in Jugoslavia, è la stessa Antonia, non coinvolta negli eventi e forse per questo capace di osservarli meglio, si chiede quale sia il senso delle immagini e quale il ruolo del fotoreporter, esattamente come, di fronte ai volti degli amici e del suo grande amore, si chiedeva come cogliere la verità di una persona, il suo tempo, la sua vita. À son image, che recupera anche nel titolo una dimensione religiosa riverberando dunque la posizione di padre Jerome, è la storia della lotta indipendentista corsa dei decenni passati vista attraverso alcuni suoi protagonisti diretti e indiretti. La storia di un fallimento, ma anche di un sogno. La cornice tragica e la voce malinconica del suo narratore ne colgono la dimensione melodrammatica, mentre le immagini (in movimento e fisse) ne restituiscono la complessità, l'importanza, la violenza, talvolta anche la bellezza. È un film doloroso, importante, politico, personale. Un grande film.
Thierry de Peretti, uomo di teatro passato al cinema, nato ad Ajaccio nel 1970, dopo una parentesi poliziesca (Undercover. L'infiltrato) si rivolge di nuovo alla saga corsa che ha caratterizzato i suoi primi due film. Ispirato all'omonimo romanzo di Jérôme Ferrari, À son image rivisita il periodo tra gli anni ottanta e novanta (già descritto in Una vita violenta, del 2017), raccontando la deriva dei [...] Vai alla recensione »