| Titolo originale | Melk |
| Titolo internazionale | Milk |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Paesi Bassi |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Stefanie Kolk |
| Attori | Frieda Barnhard, Juliane Elting, Wimie Wilhelm, Marleen Scholten, Arnoud Bos Dolores Leeuwin, Ruth Sahertian, Murat Toker, Hans Ligtvoet, Charles Verhoeff, Tanja Rozeboom, Jelmer Chalkiopoulos. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 20 febbraio 2025
Una donna ha perso suo figlio ma è decisa a non voler perdere anche il suo latte materno. In Italia al Box Office Milk ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 211 e 75 nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Robin è una giovane giornalista che ha da poco perso un bambino. Ogni giorno un forte dolore al seno la costringe a tirarsi il latte, con il quale riempie quotidianamente una gran quantità di bottiglie, delle quali si libera dolorosamente. Dopo qualche tempo, decide di iniziare a conservarle in un piccolo frigorifero in cucina, che ben presto si riempie. Non potendo utilizzare il latte e non volendo liberarsene, decide di donarlo a un ospedale perché possa essere d'aiuto ad altre donne. Un ostacolo imprevisto sembra tuttavia costringerla a rinunciare: molti anni prima ha avuto la sifilide e, benché non sia più infettiva, non le è comunque possibile cedere il suo latte. Robin, però, non demorde ed è determinata a trovare una soluzione.
Con il suo esordio al lungometraggio Stefanie Kolk attinge al proprio vissuto personale per dar vita a un film silenzioso e metaforico, costruito intorno a un unico elemento simbolico: il latte materno.
Il dolore per la perdita di un figlio può essere così intenso da togliere le parole a chi lo prova. Dopo la perdita del suo bambino, Robin si rintana infatti un silenzio carico di tristezza e frustrazione. L'incomunicabilità della sua sofferenza inizia a invadere la relazione con il compagno e quella con i familiari e gli amici. Non a caso, gli unici momenti in cui la giovane donna sembra trovare sollievo sono quelli trascorsi nei boschi in compagnia degli altri membri del gruppo "elaborare il lutto in silenzio". Qui, senza alcun bisogno di parlare, anche uno sguardo può comunicare un'emozione o essere di conforto e un gesto trasmettere profonda comprensione. Eliminando quasi totalmente la musica dal racconto, la regista Stefanie Kolk sottolinea l'incomunicabilità del dolore provato dalla protagonista - ben interpretata da una convincente Frieda Barnhard. I toni freddi della fotografia rispecchiano il suo stato d'animo e le tinte del bianco e del blu invadono le immagini sullo schermo, richiamando i colori delle bottiglie di latte dentro cui Robin conserva il frutto di una maternità dolorosamente mancata. Elemento centrale della narrazione, il latte materno è infatti il perno attorno al quale si sviluppa la storia, come evidenziato dallo stesso titolo del film.
Simbolo della maternità, ma anche del nutrimento che dà la vita, il latte riempie non solo il congelatore di Robin, ma anche i suoi pensieri, le sue giornate, le sue relazioni. Solo nel momento in cui potrà dare un nuovo senso al suo latte, potrà forse superare il lutto per la morte prematura del figlio. Solo quando riuscirà a separarsi dal latte, potrà concentrarsi di nuovo sul futuro. Se la scelta di costruire la storia attorno a un unico elemento simbolico costituisca il carattere di maggior interesse del lungometraggio, Milk manca tuttavia di una spinta dinamica che consenta una reale evoluzione ai personaggi e alla narrazione. Costruito attorno a scene volutamente ripetitive - la protagonista che si tira il latte, passeggia nei boschi e si ritrova in casa alla sera con il compagno - il film offre un'incursione nella quotidianità di una donna alle prese con un momento terribilmente difficile della sua vita. La durata di oltre un'ora e trenta rende tuttavia Milk un film un po' stiracchiato, eccessivamente dilatato, manchevole di uno sviluppo sufficiente a giustificarne il minutaggio. Il risultato è un'opera visivamente accattivante costruita su un'idea originale, ma indebolita da una sceneggiatura che avrebbe forse potuto esprimere al meglio il suo potenziale nella forma del cortometraggio.
Robin è una giovane giornalista che ha da poco perso un bambino. Ogni giorno un forte dolore al seno la costringe a tirarsi il latte, con il quale riempie quotidianamente una gran quantità di bottiglie, delle quali si libera dolorosamente. Non potendo utilizzare il latte e non volendo liberarsene, decide di donarlo a un ospedale perché possa essere d’aiuto ad altre donne. Un ostacolo imprevisto sembra tuttavia costringerla a rinunciare.
Con il suo esordio al lungometraggio Stefanie Kolk attinge al proprio vissuto personale per dar vita a un film silenzioso e metaforico, costruito intorno a un unico elemento simbolico: il latte materno. È il perno attorno al quale si sviluppa la storia. Simbolo della maternità, ma anche del nutrimento che dà la vita, il latte riempie non solo il congelatore di Robin, ma anche i suoi pensieri, le sue giornate, le sue relazioni. Solo nel momento in cui potrà dare un nuovo senso al suo latte, potrà forse superare il lutto per la morte prematura del figlio. Solo quando riuscirà a separarsi dal latte, potrà concentrarsi di nuovo sul futuro.
Quando una donna, così come ogni altra femmina di mammifero, entra in gravidanza, circolano nel sangue alcuni ormoni, principalmente la prolattina e l'ossitocina, che stimolano la produzione corporea del latte materno che continuerà ovviamente per tutto il periodo dell'allattamento. Latte che costituisce l'alimento perfetto per il neonato, con il suo contenuto di ormoni, sostanze immunogene, elementi [...] Vai alla recensione »
Tratta un tema inedito per il cinema il film Melk (latte in olandese), opera prima della regista Stefania Kolk, presentato alle Giornate degli autori della Mostra del cinema di Venezia. Una giovane donna, Robin, partorisce un bambino nato morto. Il suo dolore sembra ovattato, così come le reazioni intorno a lei: dei medici che l'assistono, dei parenti che vanno a trovare lei e il compagno.