
In questo film - presentato al Lucca Film Festival - c'è qualche leggerezza ma a questo regista va prestata attenzione.
di Giancarlo Zappoli
Una giovane donna, separata dal marito e con una figlia, nello stesso giorno perde il posto di lavoro e ha un incidente d’auto in cui avrebbe potuto restare ferita la bambina. Decisa a cambiare radicalmente vita, proprio da quanto accaduto le viene l’idea di acquistare a rate un carro attrezzi.
L’opera prima di Giuseppe Garau propone una Torino diversa e poco presente sul grande schermo. Si colloca infatti nell’area della Barriera di Milano e questo dà al film la possibilità di costruire un’atmosfera quasi rarefatta in cui inserire personaggi che possono (come accade in un caso) anche permettersi di apparire e scomparire. Sul piano della scrittura il film funziona mettendo in scena personaggi credibili. Dove invece il film trova elementi di debolezza è non tanto nelle reiterate riproposizioni di Marcella alla guida del suo automezzo nelle strade della città quanto piuttosto nelle molteplici riprese (praticamente in tempo reale) del carico delle auto sul carro attrezzi.
Un film che è stato girato in 16 mm e che comunque vede in Garau uno sceneggiatore e un regista a cui va prestata attenzione.