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gioinga
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martedì 30 dicembre 2014
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l'unione indissolubile tra amore e diritti
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L'amore omosessuale nell'Inghilterra degli anni '80, ai tempi del governo Thatcher, porta un gruppo di giovani attivisti gay a fare una scelta rivoluzionaria: unirsi ai minatori in protesta, in modo da costruire un fronte unico di azione. L'ostilità iniziale dei lavoratori si trasforma in profonda amicizia. L'ignoranza cede il passo alla conoscenza e alla gioia. Un film profondamente politico, nel senso più nobile del termine. Da non perdere!
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lanco
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domenica 28 dicembre 2014
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film slegato, che non si sviluppa
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film ingiustamente sopravvalutato. La trama è modesta e non si sviluppa al di là dell'apporto dato dal gruppo gay alla lotta dei minatori. Come era intuibile su questa rigida base si innestano i prevedibili episodi di prevenzione verso l'aiuto, le successive varie aperture, le prevaricazioni, i pestaggi, la rappresentazione del mondo gay, l'incombenza dell AIDS e il tormento familiare del giovane "neofita" . Ma il tutto con scarso rilievo intimistico e nessuna introspezione. Gli attori recitano con assoluto distacco molto british e manca qualsiasi protagonista, anzi alla fine del film non è dato neppure definire chi sia stato l'attore principale nè cosa il film abbia voluto sostenere oltre l'aver riferito in cronaca dell'aiuto dato dal gruppo gay alla lotta dei minatori gallesi.
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film ingiustamente sopravvalutato. La trama è modesta e non si sviluppa al di là dell'apporto dato dal gruppo gay alla lotta dei minatori. Come era intuibile su questa rigida base si innestano i prevedibili episodi di prevenzione verso l'aiuto, le successive varie aperture, le prevaricazioni, i pestaggi, la rappresentazione del mondo gay, l'incombenza dell AIDS e il tormento familiare del giovane "neofita" . Ma il tutto con scarso rilievo intimistico e nessuna introspezione. Gli attori recitano con assoluto distacco molto british e manca qualsiasi protagonista, anzi alla fine del film non è dato neppure definire chi sia stato l'attore principale nè cosa il film abbia voluto sostenere oltre l'aver riferito in cronaca dell'aiuto dato dal gruppo gay alla lotta dei minatori gallesi.
Purtroppo non c'è nient'altro
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lukedjnet
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sabato 27 dicembre 2014
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diverte e fa riflettere. bella sorpresa.
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Film sorpresa scelto per caso senza neanche aver mai visto il trailer.
Grazie al panorama desolante dei films in programmazione ho voluto dar fiducia ad un film minore e sono stato ripagato alla grande.
FIlm fatto davvero bene, mai noioso, godurioso nella sua scorrevolezza, divertente ed allo stesso tempo riflessivo a tratti commovente.
Curato nel dettaglio con diversi argomenti su cui riflettere senza però perdere mai il sorriso.
Bravissimo il cast, musiche gradevoli su di una vicenda reale del passato che ha unito e portato importanti risultati.
Un insegnamento utile specie per nazioni come l'Italia, regno dell'individualismo più esasperato.
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Film sorpresa scelto per caso senza neanche aver mai visto il trailer.
Grazie al panorama desolante dei films in programmazione ho voluto dar fiducia ad un film minore e sono stato ripagato alla grande.
FIlm fatto davvero bene, mai noioso, godurioso nella sua scorrevolezza, divertente ed allo stesso tempo riflessivo a tratti commovente.
Curato nel dettaglio con diversi argomenti su cui riflettere senza però perdere mai il sorriso.
Bravissimo il cast, musiche gradevoli su di una vicenda reale del passato che ha unito e portato importanti risultati.
Un insegnamento utile specie per nazioni come l'Italia, regno dell'individualismo più esasperato.
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enzo70
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sabato 27 dicembre 2014
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uniti si perde, ma l'importante è partecipare
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Pride è un film perfettamente in linea con la tendenza del cinema inglese; impegnato, quel che basta, ed irriverente, sempre quel che basta. I danni sul tessuto sociale della Gran Bretagna lasciati dalla lady di ferro lasciano ancora i segni nell’immaginario d’oltre manica e Matthew Marchus racconta la storia di un gruppo di omosessuali che sostenne la battaglia dei minatori gallesi contro la chiusura degli stabilimenti. Uno sciopero durato un anno non toccò minimante la linea politica della Thatcher, al cui confronto la Merkel è una paciosa casalinga. Il contrasto tra la durezza dei minatori gallesi ed i toni formalmente scanzonati del gruppo di omosessuali viene mediato dalla sensibilità delle donne del Paese.
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Pride è un film perfettamente in linea con la tendenza del cinema inglese; impegnato, quel che basta, ed irriverente, sempre quel che basta. I danni sul tessuto sociale della Gran Bretagna lasciati dalla lady di ferro lasciano ancora i segni nell’immaginario d’oltre manica e Matthew Marchus racconta la storia di un gruppo di omosessuali che sostenne la battaglia dei minatori gallesi contro la chiusura degli stabilimenti. Uno sciopero durato un anno non toccò minimante la linea politica della Thatcher, al cui confronto la Merkel è una paciosa casalinga. Il contrasto tra la durezza dei minatori gallesi ed i toni formalmente scanzonati del gruppo di omosessuali viene mediato dalla sensibilità delle donne del Paese. E, in un copione abbastanza scontato, alla fine l’integrazione prevale in nome della tutela dei diritti fondamentali, libertà e lavoro. Pride è un film sicuramente di mestiere, senza slanci e che tocca l’emotività con il gioco facile della musica; non ha la pretesa di documentare un periodo storico estremamente delicato per la Gran Bretagna e, alla fine, questo limite diventa un merito; perché è proprio nella linearità della storia che Pride trova la sua strada.
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fabiofeli
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martedì 23 dicembre 2014
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il pane e le rose
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Durò un anno la lotta ingaggiata 30 anni fa dal NUM, il sindacato dei minatori inglesi, contro il governo della Thatcher, che voleva “riformare” il settore, leggasi chiusura di miniere e 20.000 licenziamenti subito, per poi liquidarlo del tutto. Il NUM decretò uno sciopero ad oltranza, che ebbe la solidarietà di gran parte di sigle sindacali non solo britanniche, ma nel marzo 1985 lo revocò con decisione a stretta maggioranza.
Nel film si racconta dell’appoggio dato al NUM nel 1984 da un’organizzazione di omosessuali, il LGSM (Lesbiche e Gay Sostenitori dei Minatori). Mark (Ben Schnetzer ), un giovane attivista del gruppo, sostiene che tutti quelli che si battono contro il governo conservatore, per il diritto al lavoro o alla diversità sessuale, fanno parte dello stesso fronte.
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Durò un anno la lotta ingaggiata 30 anni fa dal NUM, il sindacato dei minatori inglesi, contro il governo della Thatcher, che voleva “riformare” il settore, leggasi chiusura di miniere e 20.000 licenziamenti subito, per poi liquidarlo del tutto. Il NUM decretò uno sciopero ad oltranza, che ebbe la solidarietà di gran parte di sigle sindacali non solo britanniche, ma nel marzo 1985 lo revocò con decisione a stretta maggioranza.
Nel film si racconta dell’appoggio dato al NUM nel 1984 da un’organizzazione di omosessuali, il LGSM (Lesbiche e Gay Sostenitori dei Minatori). Mark (Ben Schnetzer ), un giovane attivista del gruppo, sostiene che tutti quelli che si battono contro il governo conservatore, per il diritto al lavoro o alla diversità sessuale, fanno parte dello stesso fronte. Con lui ci sono Joe, (George MacKay), un giovane timoroso di fare outing con i suoi familiari, e Janthan (Dominic West), attempato sieropositivo all’Hiv, inspiegabilmente non avviato allo stadio finale della malattia; insieme raccolgono soldi per i minatori in sciopero durante le manifestazioni degli omosessuali, e decidono di consegnarli in un piccolo paese del Galles - adagiato su una lunga vena di antracite che gira sotto le terre emerse e sul fondo dell’oceano Atlantico - a Dai (Paddy Considine), un sindacalista; questi accetta l’aiuto economico e mostra loro un vessillo con due mani che si stringono: dichiara che quando lotti contro un nemico più forte e scopri un amico che non conoscevi è una bella sensazione. Ma non è semplice per la comunità locale dei minatori superare i pregiudizi sugli omosessuali. La combattiva Sian (Jessica Gunning), l’anziano Cliff (Bill Nighy) e la simpatica Hefina (Imelda Staunton) si schierano subito con Dai; capeggia l’opposizione una attempata vedova, che vede negli omosessuali un pericolo per il tradizionale ordine familiare e vuole rifiutare l’aiuto del LGSM. Il muro dei contrari comincia a sgretolarsi grazie ad un “numero” di ballo alla John Travolta di Janthan nel circolo locale; il muro del rifiuto pare cadere del tutto, quando Sian, edotta da Mark, fa rilasciare alcuni minatori fermati illegalmente dalla polizia. Ma il gruppo dei contrari ha altre frecce al suo arco. La sconfitta dei minatori non impedisce che molti di loro con le bandiere con la stretta di mano partecipino massicciamente ad una manifestazione per il riconoscimento dei diritti dei movimenti omosessuali.
La storia è vera e anche i personaggi corrispondono a persone reali. Gli attori sono ben diretti e molto bravi. Il film ha il limite di narrare talora la vicenda alla maniera di Hollywood, che spesso prevede repentini rovesciamenti di fronte alla “arrivano i nostri”; ad esempio, nel pur buon film Norma Rae di Martin Ritt, l’operaia sindacalista impersonata da Sally Field, riesce a convincere a scioperare un gruppo apparentemente scettico di lavoratori con poche parole: scattano subito, inaspettatamente a grande maggioranza, le mani alzate dei favorevoli. Lo stile britannico per storie analoghe sul mondo del lavoro di Ken Loach o del Peter Cattaneo di Full Monty, che in qualche modo si avvicina al tema di questo film, è più aderente alla realtà, sviluppando il racconto senza salti miracolosi. In Pride, comunque, l’humour inglese emerge nelle innumerevoli situazioni comiche per il rovesciamento paradossale dei luoghi comuni sui gusti sessuali, omo o etero che siano, e il film scorre gradevole e divertente.
Valutazione ***
FabioFeli
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paolorol
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domenica 21 dicembre 2014
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quasi una commediola buonista.. ma divertente
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Divertente, da tirare giù come un bicchiere d'acqua gasata. Quattro, forse anche cinque, risate si fanno, il risultato è piacevole e godibile. Basta non tenere conto che si tratta di fatti accaduti nella realtà che il regista ha tagliato spregiudicatamente per intrattenere il pubblico senza creargli nessuna angoscia. Quasi inesistenti, difatti, le implicazioni politiche, trascurate a favore di una rappresentazione che più classica non si può e che vede alla fine il trionfo del bene sul male. L'orgoglio vince (aspettatamente) il pregiudizio, anche i più cattivi si trasformano in tante pecorelle Dolly. I clichè si sprecano e l'operazione commerciale riesce comunque a trovare una discreta giustificazione grazie anche alla valida recitazione e ad una sceneggiatura spumeggiante.
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Divertente, da tirare giù come un bicchiere d'acqua gasata. Quattro, forse anche cinque, risate si fanno, il risultato è piacevole e godibile. Basta non tenere conto che si tratta di fatti accaduti nella realtà che il regista ha tagliato spregiudicatamente per intrattenere il pubblico senza creargli nessuna angoscia. Quasi inesistenti, difatti, le implicazioni politiche, trascurate a favore di una rappresentazione che più classica non si può e che vede alla fine il trionfo del bene sul male. L'orgoglio vince (aspettatamente) il pregiudizio, anche i più cattivi si trasformano in tante pecorelle Dolly. I clichè si sprecano e l'operazione commerciale riesce comunque a trovare una discreta giustificazione grazie anche alla valida recitazione e ad una sceneggiatura spumeggiante. La colonna sonora, disponibile anche in un doppio CD, è una summa teologica di pezzi da novanta degli anni Ottanta, mancano solo Gloria Gaynor ed i Village People: Insomma un Full Monty in versione gaia. Chissà che non sia anche questa una strada per vincere il pregiudizio! Di certo più efficace di tanti superpipponi impegati e tristanzuoli.
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tristanodetrabail
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venerdì 19 dicembre 2014
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film sorprendentemente vitale
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Quando si trattano temi sociali il rischio è quello di appesantire la visione del film. Pride è invece un film entusiasmante nel quale si tocca il profondo disagio vissuto dai minatori, ai tempi del governo di Margaret Thatcher durante gli scioperi per impedire la chiusura di molte miniere, e quello della comunità gay ai tempi ancora vittima di diversi pregiudizi. Grazie alla forza delle persone questi due gruppi distanti anni luce tra loro riescono a superare le barriere che li dividono e che inizialmente paiono essere più grandi di loro, sostenendosi l'un l'altro scopriranno di essere utili agli altri e a loro stessi.
Il cast regala al film forza e ritmo grazie anche ad una sceneggiatura che mai affonda nel patetismo, neppure quando si tocca il tema dei primi casi di AIDS.
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Quando si trattano temi sociali il rischio è quello di appesantire la visione del film. Pride è invece un film entusiasmante nel quale si tocca il profondo disagio vissuto dai minatori, ai tempi del governo di Margaret Thatcher durante gli scioperi per impedire la chiusura di molte miniere, e quello della comunità gay ai tempi ancora vittima di diversi pregiudizi. Grazie alla forza delle persone questi due gruppi distanti anni luce tra loro riescono a superare le barriere che li dividono e che inizialmente paiono essere più grandi di loro, sostenendosi l'un l'altro scopriranno di essere utili agli altri e a loro stessi.
Il cast regala al film forza e ritmo grazie anche ad una sceneggiatura che mai affonda nel patetismo, neppure quando si tocca il tema dei primi casi di AIDS.
Il finale è un ode alla speranza e alla forza che ognuno ha per cambiare il mondo.
Doppiaggio eccellente, cast splendido.
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chicca83
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mercoledì 17 dicembre 2014
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spaccato di storia contemporanea inglese
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Film bellissimo che, raccontando storie di vita vissuta nell'Inghilterra della Thatcher, ha tanto da insegnare alla società dei nostri giorni.
Un coloratissimo ed effervescente gruppo di omosessuali individua nei minatori in sciopero contro il governo Thatcher una vicinanza morale, quella degli esclusi dalla società, e si lancia in una improbabile quanto rischiosa operazione: raccogliere fondi per supportare la comunità di scioperanti di uno sperduto villaggio del Galles.
Il fatto, realmente accaduto, permette al bravissimo regista di esplorare tutte le contraddizioni di una metropoli come la Londra di quegli anni, divisa tra l'omofobia e il cosmopolitismo, tra lo spirito di solidarietà e l'indifferenza.
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Film bellissimo che, raccontando storie di vita vissuta nell'Inghilterra della Thatcher, ha tanto da insegnare alla società dei nostri giorni.
Un coloratissimo ed effervescente gruppo di omosessuali individua nei minatori in sciopero contro il governo Thatcher una vicinanza morale, quella degli esclusi dalla società, e si lancia in una improbabile quanto rischiosa operazione: raccogliere fondi per supportare la comunità di scioperanti di uno sperduto villaggio del Galles.
Il fatto, realmente accaduto, permette al bravissimo regista di esplorare tutte le contraddizioni di una metropoli come la Londra di quegli anni, divisa tra l'omofobia e il cosmopolitismo, tra lo spirito di solidarietà e l'indifferenza. Il tutto in un vero affresco che di quel periodo storico così controverso ci restituisce davvero tutto: i colori, la musica, la cronaca. I protagonisti partono quindi alla scoperta del Galles più retrogrado, per scoprire e farci scoprire (colpo di scena) che la diversità è fonte di confronto più che di problemi.
Splendida anche la colonna sonora, che include dal punk al folk a delineare in modo sempre più preciso i vari 'mood' del film.
Una storia trattata con tale leggerezza e grazia da fare allo stesso tempo sorridere e commuovere, indignare e divertire.
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giorgio47
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mercoledì 17 dicembre 2014
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la solidarieta' oggi scomparsa
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Fa piacere vedere che ci sono ancora persone che sanno fare del buon cinema. Un film spettacolare, sentimentale ed anche intelligente e che alla fine ha anche un significato non indifferente. Potrebbe sembrare uno dei tanti film riusciti della commedia all'italiana, dove si rideva ,ci si commuoveva trattando un argomento importante, il tutto senza annoiare, invece è un film inglese! Noi facciamo i cinepanettoni, i film di Natale pieni di parolacce o al massimo qualche film sull'amore, guai a trattare qualche problema serio. Invece questo film ispirato ad episodi degli anni '80, ovvero lo sciopero dei minatori inglesi, a cui i gay e le lesbiche dettero il loro sostegno, riesce a porre il problema della solidarietà, oggi come non mai necessaria ed invece assente dai rapporti interpersonali.
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Fa piacere vedere che ci sono ancora persone che sanno fare del buon cinema. Un film spettacolare, sentimentale ed anche intelligente e che alla fine ha anche un significato non indifferente. Potrebbe sembrare uno dei tanti film riusciti della commedia all'italiana, dove si rideva ,ci si commuoveva trattando un argomento importante, il tutto senza annoiare, invece è un film inglese! Noi facciamo i cinepanettoni, i film di Natale pieni di parolacce o al massimo qualche film sull'amore, guai a trattare qualche problema serio. Invece questo film ispirato ad episodi degli anni '80, ovvero lo sciopero dei minatori inglesi, a cui i gay e le lesbiche dettero il loro sostegno, riesce a porre il problema della solidarietà, oggi come non mai necessaria ed invece assente dai rapporti interpersonali. Il superamento dell'indifferenza e del sospetto reciproco farà in maniera che, nonostante la sconfitta dei minatori, il rapporto tra le due “comunità” si consolidi nella consapevolezza che da soli, contro il potere, si è più deboli e vulnerabili. Insomma un ottimo film!
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pepito1948
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mercoledì 17 dicembre 2014
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un'insolita alleanza
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Nel 1984-85 oltre 160.000 minatori britannici si mobilitarono per 51 settimane contro l'annuncio della Thatcher di chiudere vari siti estrattivi mettendo in pericolo più di 20.000 posti di lavoro. Lo sciopero, che portò i protagonisti e le loro famiglie allo stremo delle forze, si chiuse con la resa dei lavoratori a seguito di una votazione in cui prevalse per un soffio il sì alla ripresa del lavoro. Fu una debacle cui seguirono ondate di licenziamenti e ritorsioni governative di vario genere.
Con gli scioperanti solidarizzarono vari settori della società civile britannica, ma anche all'estero. In particolare tra i tanti si mosse la comunità omosessuale -allora soggetta a continue aggressioni da parte sia delle autorità sia di larga parte della popolazione- che ritenne di intervenire per comunanza di obiettivi, ossia la conquista di una libertà mai avuta o perduta.
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Nel 1984-85 oltre 160.000 minatori britannici si mobilitarono per 51 settimane contro l'annuncio della Thatcher di chiudere vari siti estrattivi mettendo in pericolo più di 20.000 posti di lavoro. Lo sciopero, che portò i protagonisti e le loro famiglie allo stremo delle forze, si chiuse con la resa dei lavoratori a seguito di una votazione in cui prevalse per un soffio il sì alla ripresa del lavoro. Fu una debacle cui seguirono ondate di licenziamenti e ritorsioni governative di vario genere.
Con gli scioperanti solidarizzarono vari settori della società civile britannica, ma anche all'estero. In particolare tra i tanti si mosse la comunità omosessuale -allora soggetta a continue aggressioni da parte sia delle autorità sia di larga parte della popolazione- che ritenne di intervenire per comunanza di obiettivi, ossia la conquista di una libertà mai avuta o perduta.
In questo quadro storico è ambientato il film di Warchus, regista di provenienza teatrale, che, sullo sfondo di un dramma sociale acutissimo e ispirandosi a fatti storici meno noti, costruisce un racconto in forma di commedia a lieto fine (sorvolando sulla infausta conclusione della vertenza sindacale) e soffermandosi sullo scontro- incontro di un piccolo gruppo di gay e lesbiche, deciso a raccogliere fondi a sostegno degli scioperanti, con i ruvidi e poco accoglienti abitanti di un piccolo centro del Galles, ovviamente tutti intenti a fronteggiare le dure conseguenze dello sciopero. Dopo le difficoltà iniziali dovute a diffidenze e radicati pregiudizi, tra gli effeminati ma volenterosi omosex e i virili minatori scatta la solidarietà, cadono (quasi) tutte le barriere, e quando sarà il momento le parti si invertiranno: toccherà agli ex scioperanti andare in soccorso dei loro benefattori.
Naturalmente i riferimenti alla situazione politica del momento sono ridotti al massimo (ma l'affermazione della linea di fermezza ad oltranza della Thatcher in televisione crea un shock che richiama per un momento la dura realtà che la Gran Bretagna stava vivendo)), perchè non è questo il focus del film, quanto la dinamica di rapporti tra due mondi che sembravano sideralmente lontani ma che lo stato di necessità e la comune lotta contro un'atroce ingiustizia induce ad un'alleanza singolare quanto, alla fine, vincente, almeno sul piano dell'unità fra diversi e della comprensione delle reciproche esigenze.
Dal macrocosmo di una società frastagliata e oppressa dal potere, e turbata dall'arrivo di nuovi mostri come l'AIDS, emergono i dettagli umani: da una parte il leader giovanissimo che trascina e infonde coraggio ma poi sarà il primo a mollare, il figlio di papà e mammà che fa coming out, il gay macho che con il ballo conquista l'"avversario-alleato", dall'altra giovani e vecchi convertiti all’insolita alleanza e pronti a tendere la mano, il protagonismo fattivo delle donne, le resistenze di una famiglia irriducibile ecc. Il tutto descritto con garbo ed intelligenza, pur senza uscire dagli schemi della commedia divertente, ancorchè a sfondo sociale.
A primo acchitto l'atmosfera morbida ed a tratti brillante può sembrare non consona al cupo dramma dei minatori, ma il film non vuole affrontare tale argomento se non come cornice ad una storia tutta incentrata sull'evoluzione di realtà antropologiche agli antipodi che si ritrovano quando lo stato di necessità fa cadere ogni preconcetto quanto inconsistente ostacolo. Insomma, in un momento in cui il mondo è lacerato da divisioni e da conflitti che allontanano creando artificiose barriere, Warchus ci ricorda, frugando tra le pieghe della Storia, che talvolta la solidarietà e la fratellanza possono essere così solide e motivate da superare ogni diversità. Il tutto è condito con ottima musica, un cast all'altezza, una regia accorta e non invadente, dialoghi intelligenti.
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