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pio
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mercoledì 17 febbraio 2021
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per la cruz ruolo costante.
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Completo abominio. Un romanzo e un film nati per distruggere il bel ricordo di NON TI MUOVERE. Per la Cruz il ruolo interpretato non cambia, e ora viene fuori senza il velo. Il suo personaggio è bassezza.
La trama è da malattia mentale. No, grazie.
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domenica 6 dicembre 2020
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è breve.
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Dissento circa la critica della colonna sonora che è invece superlativa!
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brata
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martedì 10 dicembre 2019
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venuto al mondo
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E' un film che lascia dentro di te una delusione cocente.
Non ho altre parole per definirlo
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roberto
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martedì 16 gennaio 2018
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bene filippo!
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Ho lasciato anch'io un commento nel forum di questo bruttissimo film, a nome "roberto". Tre parole. Di più non serviva. Mi va però di aggiungere che sono riuscito a guardarlo pressoché tutto, anche se non disponevo di una flebo ricostituente, semplicemente perché "l'avanti veloce" del mio telecomando funziona bene e ne ho fatto un buon uso. Diversamente non ce la fai...
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roberto
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martedì 9 gennaio 2018
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fiasco
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Un pasticcio noioso e ridondante
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albydrummer
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mercoledì 9 marzo 2016
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bravo castellito
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Ottima prova del cinema italiano..Bravi gli attori,e il regista in questo bel film sempre attuale,puro..e drammatico...
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mardou_
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venerdì 28 novembre 2014
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bravo castellitto
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Bisognerebbe andare a vedere: “ Venuto al Mondo” senza aver prima letto l' omonimo romanzo di Margaret Mazzantini da cui è tratto e senza aver nemmeno guardato con troppa attenzione il trailer.
Soltanto così ci si può lasciar travolgere da questo film dolorosamente bello, che parte lento, quasi in sordina (le sequenze iniziali fanno temere ad una produzione televisiva tipicamente italiana) ma che trova la sua chiave di volta con l' irrompere sulla scena del fotografo Diego, un Emile Hirsch mai così ispirato dai tempi di: “ Into The Wild”, in un continuo crescendo che non viene più interrotto.
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Bisognerebbe andare a vedere: “ Venuto al Mondo” senza aver prima letto l' omonimo romanzo di Margaret Mazzantini da cui è tratto e senza aver nemmeno guardato con troppa attenzione il trailer.
Soltanto così ci si può lasciar travolgere da questo film dolorosamente bello, che parte lento, quasi in sordina (le sequenze iniziali fanno temere ad una produzione televisiva tipicamente italiana) ma che trova la sua chiave di volta con l' irrompere sulla scena del fotografo Diego, un Emile Hirsch mai così ispirato dai tempi di: “ Into The Wild”, in un continuo crescendo che non viene più interrotto.
Punto fermo dell'intera pellicola è senza dubbio Penelope Cruz, che offre l'ennesima prova di essere una delle attrici più brave della sua generazione. E' intorno alla figura di Gemma, da lei interpretata, che ruota l' intera storia ed è attraverso glio cchi e l' anima di questa donna forte, ribelle ed orgogliosa, ma anche sensibile e vulnerabile, vengono affrontati temi importanti ed universali come la maternità, la guerra, i sentimenti.
Ma il film di Castellitto è soprattutto la storia di un amore appassionante, totalizzante e tragico, che resta attaccato alla pelle anche quando è ormai un ricordo lontano, che continua a bruciare dentro con la stessa intensità del primo giorno, che accompagna e segna quasi come fosse una condanna l' esistenza delle persone che l'hanno vissuto e di chi, ignaro, è legato ad esso da un filo invisibile...
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luigi chierico
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venerdì 23 maggio 2014
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una gemma
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Chi si appresta ad andare a vedere questo film non può fare a meno di ricordarne un altro: “Non ti muovere”. Stesso regista (Sergio Castellitto),stessi attori( S.Castellitto e Penelope Cruz), stesso autore del libro, la moglie di Castellitto Margaret Mazzantini, ottima scrittrice.
Sebbene anche questa storia sia molto forte e drammatica,tuttavia non va diritta al cuore e la si dimentica, forse perché meno nostra, meno possibile, se ne resta delusi anche perché qui Sergio Castellitto c’è e non c’è. Quale donna mai pagherebbe un’ altra donna, perché si congiunga all’uomo di cui è innamorata, solo per avere una creatura non sua, da portar via a ricordo del padre che dovrà abbandonare al suo destino? Gemma, interpretata dalla magnifica Penelope Cruz, innamorata di Diego (Emile Hirschn), chiede infatti ad Aska, la bella promettente attrice turca Saadet Aksoy dalla fluente chioma rosso tiziano, di metterle al mondo un figlio avuto con Diego.
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Chi si appresta ad andare a vedere questo film non può fare a meno di ricordarne un altro: “Non ti muovere”. Stesso regista (Sergio Castellitto),stessi attori( S.Castellitto e Penelope Cruz), stesso autore del libro, la moglie di Castellitto Margaret Mazzantini, ottima scrittrice.
Sebbene anche questa storia sia molto forte e drammatica,tuttavia non va diritta al cuore e la si dimentica, forse perché meno nostra, meno possibile, se ne resta delusi anche perché qui Sergio Castellitto c’è e non c’è. Quale donna mai pagherebbe un’ altra donna, perché si congiunga all’uomo di cui è innamorata, solo per avere una creatura non sua, da portar via a ricordo del padre che dovrà abbandonare al suo destino? Gemma, interpretata dalla magnifica Penelope Cruz, innamorata di Diego (Emile Hirschn), chiede infatti ad Aska, la bella promettente attrice turca Saadet Aksoy dalla fluente chioma rosso tiziano, di metterle al mondo un figlio avuto con Diego. Così Gemma ha la sua preziosa pietra: Pietro ( interpretato da Pietro Castellitto,figlio di Sergio) mentre Sergio Castellitto, interpretando la parte di Giuliano, sarà il suo padre adottivo, convivendo in Italia con Gemma.
Agli orrori della guerra in Yugoslavia sopravvie Gojco (Adnan Haskovic) che invita Gemma a Sarajevo, per una mostra fotografica sulle mostruosità del conflitto.
Pietro rivivrà la storia di suo padre Diego, attraverso la documentazione fotografica, i racconti, le confessioni, la rivisitazione dei luoghi. Sebbene il dialogo sia consono agli eventi e ai personaggi, soldati e partigiani, non è costruttivo e non può essere invocato a salvare un film che rimane mediocre, anche per la colonna sonora; l’Ave Maria non basta, anzi stona.
Si salva la fotografia e l’ambientazione, le rovine ed il sangue, la morte e la vendetta, lo sfacelo di una città, di una nazione fatta a pezzi, anche metaforicamente. Non ci si riconosce più, tra i valori persi c’è anche la scelta di Gemma: un figlio a tutti i costi, ed è proprio il caso di dirlo. Verrebbe da chiedersi qual è il senso materno, in assenza di un cordone ombelicale, quale il senso di responsabilità di far mettere al mondo, da un’altra donna, un figlio che può morire nel venire al mondo, date le precarie condizioni ambientali, oppure ucciso in una delle tante imboscate che vedono uomini, donne e bambini anche essi fatti a pezzi come fossero vetri o case, abbandonati sulla strada teatro di morte ed orrore. Far dare la vita ad una creatura da un rapporto del proprio uomo con un’altra donna, amore senza alcuna forma di gelosia, “quando tanti altri sventurati consegnavano la loro vita” ad un ignoto futuro, “ su terre e rumori della fine del mondo”. Ed è stata per davvero la fine di un mondo.
A salvare il film la storia di Gemma, l’interpretazione di Penelope Cruz,tanto bella quanto brava, su cui è affidato l’arduo compito di apparire bellissima ed insignificante, felice e carica di tremenda infinita tristezza, in lei si devono confondere ed alternarsi amore odio e gelosia, passato e presente, in lei le tracce della vita e della morte del corpo e dell’anima. Magnifica ancora una volta, l’ottimo solo per lei.
La scena più tenera è quella in cui Gemma ,per Il forte desiderio di sentirsi madre, la induce a portarsi il piccolo Pietro al seno, ed è con questa dolcezza che ameremo la pace nel mondo. Chigi chibar22@libero.it
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pier delmonte
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giovedì 13 marzo 2014
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soldi da spendere meglio
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devo dire che questo film l'ho visto perche' spinto da una persona che mi ha fatto una testa cosi'... dunque dunque, meravigliato per l'ottima fotografia e movimento macchina ma il film finisce qua, personaggi assurdi che si rincorrono per dare modo alla mazzantini probabilmente di farne un librone di tot pagine, la guerra non colpisce al muso, sembra che sia una ventata di temporale, mentre invece sappiamo cosa e' stata sarajevo, non poteva essere il film ambientato in altra citta'? e poi scusate, ma perche' tanta somiglianza tra castellitto e il figlio della contesa, MAh!! NON CI SIAMO!
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attry
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venerdì 29 novembre 2013
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venuto al mondo sotto una pioggia di granate
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Venuto al mondo sotto una pioggia di granate, sotto un tetto di un'illusione interposta ad una cruenta verità. Pietro non è il protagonista. Pietro non è figlio di passione. Pietro è figlio di un amore incontrollato, di una volontà materna illimitata che si batte contro l'etica sfiorando la sua stessa essenza. La volontà di avere un figlio che sia carne dello stesso uomo che si ama e che resterà una prova palpabile di un sentimento che solo vissuto all'estremità fa toccare la vita. Pietro è il "lucchetto". Gemma è disposta a tutto per averlo, anche a costo di perdere l'unica sua fonte di sorriso: il uomo Diego.
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Venuto al mondo sotto una pioggia di granate, sotto un tetto di un'illusione interposta ad una cruenta verità. Pietro non è il protagonista. Pietro non è figlio di passione. Pietro è figlio di un amore incontrollato, di una volontà materna illimitata che si batte contro l'etica sfiorando la sua stessa essenza. La volontà di avere un figlio che sia carne dello stesso uomo che si ama e che resterà una prova palpabile di un sentimento che solo vissuto all'estremità fa toccare la vita. Pietro è il "lucchetto". Gemma è disposta a tutto per averlo, anche a costo di perdere l'unica sua fonte di sorriso: il uomo Diego. E' un fotografo esuberante in cerca di un riscatto dalla vita. Si innamorano subito, lui più di lei. Lui metterà a repentaglio la propria vita che getterà in un mare, un mare orgoglioso di accogliere un uomo leale fino all'ultimo, che ama la propria donna più di sè e che sa come compensare una vergogna figlia di una meschina virilità. Non abbandona la sua terra in preda ad una guerra che non ha pietà nè di neonati, nè di vittime già versate. Continua imperterrito nel suo obiettivo, l'obiettivo di Gemma, una donna ormai insicura di sè stessa che rischia tutto ciò che è parte di lei. Lo perderà, rimarrà con un figlio che non sarà suo, non sarà di Diego. Resterà sola, con un ricordo schiacciante che le tatuerà la vita. Per cosa? L'amore muove il mondo, ma questo non è amore. Un amore deve portare ad un buon fine e un buon epilogo in questo film non c’è. Film drammatico, tratto da un libro che si sofferma sulle riflessioni e sulle emozioni intensamente vissute che non potranno mai in un film emergere nella loro interezza. Emergeranno dalla capacità e volontà dello spettatore di addentrarsi nella pellicola e questo avverrà solo se la pellicola ne sarà capace. Luoghi e personaggi hanno tradotto l'immaginazione dei lettori soddisfatti. Lascia il segno, ti tocca dentro. E' pur sempre un film, non ha la stessa libertà di un inchiostro su un pezzo di carta che è esente da qualsiasi limitazione.
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