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esta libre_para el_precisamente
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sabato 31 gennaio 2026
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un macigno allucinato
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E' stata dura, non mentiro che è stato il film piu difficile di David Lynch che abbia visto, ben piu di M. Dr o Strade Perdute e tra i piu difficili in assoluto( the tree of life, the master...) ma a fine visione posso dire che ne è valsa la pena. E' un film che ha tutto: orrore, depravazione, follia, ma anche amore e tenerezza. E' un film sporco, il digitale e le immagini sgranate lo enfatiizano, il tocco amatoriale lo rende un film che va di pancia, molto lontano dal professionalismo di Malick o di Thomas Anderson o del barocchismo alla Coppola per fare qualche esempio. Lynch si sofferma sulla donna, sulla sofferenza suggerita e sui viaggi mentali e ossesioni della vita che contamina la finzione e la mente( che crea le finzioni.
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E' stata dura, non mentiro che è stato il film piu difficile di David Lynch che abbia visto, ben piu di M. Dr o Strade Perdute e tra i piu difficili in assoluto( the tree of life, the master...) ma a fine visione posso dire che ne è valsa la pena. E' un film che ha tutto: orrore, depravazione, follia, ma anche amore e tenerezza. E' un film sporco, il digitale e le immagini sgranate lo enfatiizano, il tocco amatoriale lo rende un film che va di pancia, molto lontano dal professionalismo di Malick o di Thomas Anderson o del barocchismo alla Coppola per fare qualche esempio. Lynch si sofferma sulla donna, sulla sofferenza suggerita e sui viaggi mentali e ossesioni della vita che contamina la finzione e la mente( che crea le finzioni..). Una roba pirandelliana, snervante ma anche toccante. Oserei che dopo Una storia vera questo sia il suo film più ottimista, una seduta terapeutica riuscita, vedere( sia noi spettatori che personaggi) l'inferno, patirlo e rinascere, grazie alle finzioni. Laura Dern ha dato vita(letteralmente) alla messianica figura femminile in modo magistrale, Lynch invece è stato autoindulgente, le tre ore di film si sentono tutte, seppur pieno di grandi momenti emotivi e sensoriali(coraggiosa la scelta di filmare in digitale). ad ogni modo il film è cosi onesto e sporco che tra i vari film difficili , questo è uno di quelli che rivedrei.
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figliounico
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lunedì 28 novembre 2022
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straordinario ma inguardabile
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Linch smonta il mondo costruito dalla mente ordinaria, squarcia il velo di Maya e ce lo mostra nudo, ovvero come un’accozzaglia di immagini senza senso e senza tempo. D’obbligo il riferimento a Pirandello, a Sei personaggi in cerca d’autore, per il rapporto ambiguo e reciprocamente trasmutante tra realtà e finzione, a Persona di Bergman per la trasposizione dell’inconscio in celluloide, a L’innominabile di Beckett per l’abbandono dei consueti schemi sintattici del racconto. Lo stile è quello immaginifico, visionario, onirico, surreale di Muholland Drive e Strade perdute, laddove tuttavia era conservata marginalmente la logica convenzionale e la successione cronologica degli avvenimenti, sebbene perversamente invertita o involuta su se stessa a loop.
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Linch smonta il mondo costruito dalla mente ordinaria, squarcia il velo di Maya e ce lo mostra nudo, ovvero come un’accozzaglia di immagini senza senso e senza tempo. D’obbligo il riferimento a Pirandello, a Sei personaggi in cerca d’autore, per il rapporto ambiguo e reciprocamente trasmutante tra realtà e finzione, a Persona di Bergman per la trasposizione dell’inconscio in celluloide, a L’innominabile di Beckett per l’abbandono dei consueti schemi sintattici del racconto. Lo stile è quello immaginifico, visionario, onirico, surreale di Muholland Drive e Strade perdute, laddove tuttavia era conservata marginalmente la logica convenzionale e la successione cronologica degli avvenimenti, sebbene perversamente invertita o involuta su se stessa a loop. Inland empire scardina il concetto di realtà, abbandona del tutto l’dea di mettere in scena una vicenda sensata, frustra l’affannosa ricerca di significato dello spettatore, sbeffeggiato paradossalmente dalla vecchietta che all’inizio del film racconta una storiella incomprensibile alla protagonista, una bravissima Laura Dern che rende interessante una pellicola altrimenti straordinaria ma inguardabile con i nostri poveri occhi mortali e soprattutto troppo lunga e dannatamente noiosa. Apprezzabile il cammeo di William Macy, peccato si riduca a una comparsata.
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tommy
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lunedì 8 luglio 2019
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io proprio non ci sto!
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sta cosa che "Questo capolavoro non è per tutti" mi ricorda molto i commenti dei talentuosi dell'astrattismo che osservando quadri di Picasso davano mille spiegazioni diverse per apparire grandi intentitori.
Io sono un grandissimo estimatore di David Lynch ma questo film non mi è piaciuto.
Non mi vergogno a dirlo e non accetto lezioni da nessuno. OK?
Perlomeno Sylvia ammette che è un film da sentire e non da comprendere.
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lunedì 22 ottobre 2018
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assurdo!
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Fra 10 anni altro che capolavoro: uno spreco di tempo, soldi di produzione e fatica per aspettare un significato che non arriva mai, anche se uno pensa che si parli di vivi e morti poi resta deluso. Il film è solo una continua allucinazione, come se il regista si fosse drogato. Un film psichedelico inutile.
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giacomo93
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domenica 18 giugno 2017
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allucinato, allucinante, eppure perfetto.
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Incomprensibile, allucinato, allucinante, eppure perfetto. "INLAND EMPIRE - l'impero della mente" è un'esperienza. Non cerca di avere un senso, ma lascia che ognuno trovi il suo significato. Non si lascia raccontare, ma fa vivere emozioni. Non si lascia seguire, ma ti trascina in un vortice di sequenze oniriche, da sogno, da incubo. Fugge l'idea di film per diventare opera d'arte. Il film è unico, ma mutevole: ogni volta ci sarà qualcosa di nuovo a livello dell'esperienza. Le immagini ci trascianno in un buco nero dove i personaggi galleggiano e si mostrano, uno dietro l'altro. Sta a noi capire, interpretare, ma soprattutto sentire cosa quest'opera voglia dirci.
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Incomprensibile, allucinato, allucinante, eppure perfetto. "INLAND EMPIRE - l'impero della mente" è un'esperienza. Non cerca di avere un senso, ma lascia che ognuno trovi il suo significato. Non si lascia raccontare, ma fa vivere emozioni. Non si lascia seguire, ma ti trascina in un vortice di sequenze oniriche, da sogno, da incubo. Fugge l'idea di film per diventare opera d'arte. Il film è unico, ma mutevole: ogni volta ci sarà qualcosa di nuovo a livello dell'esperienza. Le immagini ci trascianno in un buco nero dove i personaggi galleggiano e si mostrano, uno dietro l'altro. Sta a noi capire, interpretare, ma soprattutto sentire cosa quest'opera voglia dirci.
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uppercut
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domenica 1 gennaio 2017
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dieci anni dopo
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Il tempo ha sempre ragione. Dieci anni dopo il film pare vecchissimo, il più datato del regista. La fotografia sembra quella di un porno e la mancanza di una direzione narrativa poco più che un vezzo autoriale. Brutto e basta.
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kondor17
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sabato 19 settembre 2015
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ci provo
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Amo Lynch, ma sinora ho sempre evitato di scrivere un commento su questo film. La recensione in copertina di MyMovies mi trova completamente d'accordo. È una pellicola talmente piena di simbolismi, flashback, salti temporali e viaggi allucinati e onirici, da rendere impossibile qualsiasi approccio logico. È la massima espressione di un film a scatole cinesi, tale da far sembrare Mulholland Drive una semplice commedia familiare. Divertissement o macchia allucinogena che sia, il giudizio non conta. Può valere zero o 10. Ognuno lo può e deve valutare come vuole, come sente, soprattutto . Da un punto di vista estetico, narrativo e immaginifico, un capolavoro. Con attori straordinariamente ispirati.
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Amo Lynch, ma sinora ho sempre evitato di scrivere un commento su questo film. La recensione in copertina di MyMovies mi trova completamente d'accordo. È una pellicola talmente piena di simbolismi, flashback, salti temporali e viaggi allucinati e onirici, da rendere impossibile qualsiasi approccio logico. È la massima espressione di un film a scatole cinesi, tale da far sembrare Mulholland Drive una semplice commedia familiare. Divertissement o macchia allucinogena che sia, il giudizio non conta. Può valere zero o 10. Ognuno lo può e deve valutare come vuole, come sente, soprattutto . Da un punto di vista estetico, narrativo e immaginifico, un capolavoro. Con attori straordinariamente ispirati. Il resto non c'è e non si può giudicare. Musiche splendide, montaggio e fotografia da maestro.
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jacopo b98
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martedì 23 giugno 2015
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l'ultimo lynch: un indimenticabile addio
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Una famosa attrice (Dern) di Hollywood deve girare un film importante. A una riunione però scopre che il film altro non è che un remake di un film mai terminato, a causa della morte di alcuni membri del cast. La donna è in pericolo: non sa perché ma ne è certa, grazie anche all’inquietante rivelazione di una vicina di casa (Zabriskie). La donna viene scaraventata in un vortice senza fondo di sogni, incubi, deliri, in cui nulla è più distinguibile, fra realtà, finzione filmica e puro delirio. David Lynch pare davvero giunto all’arrivo, punto di conclusione di una carriera leggendaria, punteggiata da capolavori senza pari (The Elephant Man, Una storia vera, Mulholland Drive, solo per citarne alcuni).
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Una famosa attrice (Dern) di Hollywood deve girare un film importante. A una riunione però scopre che il film altro non è che un remake di un film mai terminato, a causa della morte di alcuni membri del cast. La donna è in pericolo: non sa perché ma ne è certa, grazie anche all’inquietante rivelazione di una vicina di casa (Zabriskie). La donna viene scaraventata in un vortice senza fondo di sogni, incubi, deliri, in cui nulla è più distinguibile, fra realtà, finzione filmica e puro delirio. David Lynch pare davvero giunto all’arrivo, punto di conclusione di una carriera leggendaria, punteggiata da capolavori senza pari (The Elephant Man, Una storia vera, Mulholland Drive, solo per citarne alcuni). Infatti non sono solo le dichiarazioni del regista (che ha annunciato la conclusione della sua carriera cinematografica) a farci pensare che INLAND EMPIRE (Lynch vuole che venga scritto maiuscolo) possa essere il suo ultimo film, bensì il film stesso, che è sostanzialmente un testamento finale, un’opera definitiva e conclusiva, che di certo richiederà centinaia di visioni per venirne a capo: insomma, Lynch ci ha lasciato parecchio da pensare sul suo forse ultimo film. Contrariamente a Mulholland Drive (a parere di chi scrive l’opera più riuscita e significativa del regista), in cui l’autore creava un puzzle colossale in cui raccapezzarsi era sostanzialmente impossibile, ma trovare un’interpretazione psicologica era interessante e persino divertente, qui Lynch decide deliberatamente di perdersi (letteralmente) nel film. INLAND EMPIRE è un film creato dal suo autore con la certezza assoluta che mai nessuno ne verrà a capo: anche solo provarci è impossibile. Non è un film che vuole essere capito e in questo senso è un “non film”, eppure è uno dei film più cinematografici che Lynch abbia fatto. La trama qui ha poca importanza: Lynch è un maestro, un prestigiatore; il trucco c’è ma lui non vuole farcelo capire in alcun modo. E a noi non resta nient’altro da fare che guardare ammirati il trionfale gioco di carte che il Maestro ci ha preparato. Ci si emoziona, ci si commuove (grazie anche ad una prova mastodontica di Laura Dern), si è letteralmente travolti dal film, che ci immerge nel suo mondo: l’impero della mente. E per oggetto INLAND EMPIRE ha il più onorevole di tutti, in campo cinematografico: il vedere. Tutti “guardano” nel film, tutti guardano gli altri, se stessi, storie e ancora storie, in un labirinto visivo sconvolgente e terrificante. Lynch l’ha scritto giorno per giorno durante le riprese (e questo già dice tutto) e l’ha girato in digitale con cineprese semi-professionali (infatti l’immagine è sgranata e relativamente di bassa qualità, ma ha una potenzialità espressiva quasi senza pari, che mai con la pellicola si sarebbe potuta ottenere). Non c’è uscita da un film come questo: bisogna solo affogare in questo vortice immaginifico, creato come agghiacciante fusione di musica e immagine. C’è chi non l’ha amato, ma è normale: non è un film per tutti e di certo chi vuole una storia nel senso stretto del termine si orienti su altre visioni, ma di certo per chi ha voglia di affrontare una visione totale e impegnativa è il film perfetto. Grandioso il finale conciliatorio e liberatorio. È un film psicologico nel senso stretto del termine: pieno di allusioni, simmetrie, luoghi che tornano e ritornano…proprio come nei sogni. Per questo Lynch è uno dei più grandi autori di sempre: è l’unico (probabilmente sì, l’unico!) che sia davvero riuscito a mostrare all’uomo il sogno in tutte le sue sfaccettature. L’unico che davvero è riuscito a farci sognare.
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noia1
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venerdì 6 giugno 2014
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“è tutto ok, stai solo morendo …”
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Folle serie di complessi flashback il cui filo conduttore consiste nella relazione tra Nikki, il personaggio del film da lei interpretato e una ragazza che guarda una TV nella quale si dipana la vicenda dell’attrice.
Come al solito non aspettiamoci un film facile, se dietro la cinepresa c’è il maestro del delirio cinematografico (David Lynch) non ci si può aspettare di perdere due ore stravaccati sul divano. David Lynch, un regista a cui non basta sconvolgerci con il suo immenso talento, non serve che sto qui a perdere tempo ad elencare i meriti di sceneggiatura, tecnici e la bellezza delle varie inquadrature perché si sa già anche prima di vedere il film che saranno al limite della perfezione.
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Folle serie di complessi flashback il cui filo conduttore consiste nella relazione tra Nikki, il personaggio del film da lei interpretato e una ragazza che guarda una TV nella quale si dipana la vicenda dell’attrice.
Come al solito non aspettiamoci un film facile, se dietro la cinepresa c’è il maestro del delirio cinematografico (David Lynch) non ci si può aspettare di perdere due ore stravaccati sul divano. David Lynch, un regista a cui non basta sconvolgerci con il suo immenso talento, non serve che sto qui a perdere tempo ad elencare i meriti di sceneggiatura, tecnici e la bellezza delle varie inquadrature perché si sa già anche prima di vedere il film che saranno al limite della perfezione. In ogni caso si va oltre la bellezza del film deformando tutto all’insegna dell’angosciante fino a condizionare lo spettatore, lo si disturba senza il bisogno di immagini orrorifiche ma bensì sfruttando le proprie doti di regia in maniera distorta.
POSSIBILI SPIEGAZIONI DEL FINALE (SOLO PER CHI HA GIÁ VISTO IL FILM): tutto potrebbe essere il gigantesco sogno della ragazza che guarda la TV e che rivive il tutto nella sua testa immedesimandosi in Nikki che a sua volta interpreta Sue, probabilmente la ragazza ha ucciso il marito ma (come si vede alla fine) inizialmente spaesata da ciò, saprà poi ritrovare sé stessa e probabilmente è proprio lei la ragazza di cui parla la vecchia all’inizio – una ragazza che ha perso sé stessa ma che poi ha ritrovato la strada ̶ ; l’altra ipotesi sta nella possibilità che sia tutto un delirio di Nikki trafitta dal cacciavite, in effetti lei guarda da un foro (simile a quello causato dal cacciavite stesso) e quel guardare attraverso il foro potrebbe essere una metafora per rappresentare il primo sguardo della ragazza nell’aldilà o anche la visione del mondo che ha la ragazza nel delirio della morte.
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peppefoggia
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martedì 5 novembre 2013
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non ci sto dentro...
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Volevo solo dire che dispiace sapere che c'è altra gente come me che ha visto questo film.
Non capisco come abbiano fatto gli attori e tutto il cast a voler prendere parte
ad una storia cosi malata. Perchè il punto è che questo film è malato come il regista.
Metto 2 stelle per l'audio e qualche ripresa...però...non si può...
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