Il signore degli anelli - Il ritorno del re

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Un film di Peter Jackson. Con Elijah Wood, Cate Blanchett, Ian Holm, Ian McKellen, Orlando Bloom.
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Titolo originale The Lord of the Rings: The Return of the King. Fantastico, Ratings: Kids+13, durata 201 min. - Nuova Zelanda, USA, Germania 2004. MYMONETRO Il signore degli anelli - Il ritorno del re * * * * - valutazione media: 4,22 su 159 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un capolavoro Valutazione 5 stelle su cinque

di Tony Montana


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domenica 17 ottobre 2010

Si conclude dopo sei anni di lavorazione la trilogia dedicata al Signore degli Anelli. E Peter Jackson firma quello che è probabilmente il suo capolavoro, dirigendo con una maestria acquisita in quattro anni d’attività (quelli necessari a realizzare i precedenti due capitoli), che sfocia qui in una delle più straordinarie e perfette rappresentazioni di un mondo mitologico. Jackson ha creato un crescendo d’emozioni che non si smorzano mai lungo tutto il film. Assolutamente straordinario l’arrivo di Gandalf a Minas Tirith o l’accensione dei fuochi di segnalazione che svettano sulle più alte cime delle montagne, oltre le nuvole, perfetta metafora della fratellanza umana nel momento del bisogno; la preparazione alla guerra dell’esercito di Sauron nella Torre Nera e, naturalmente, la battaglia dei cavalieri di Rohan capeggiati da Re Thèoden che falciano, letteralmente, l’armata degli orchi. Ma la cosa che più sorprende è che, nonostante le tre ore e venti di durata, si senta a tratti la necessità da parte di alcune scene di un maggior e più ampio respiro, perché a volte si ha la sensazione che il film corra troppo e che alcuni tra i protagonisti compiano un percorso evolutivo di cui viene mostrato allo spettatore solo lo stato iniziale e quello finale, suscitando qualche dubbio. Per il resto Jackson si districa magistralmente nei meandri di una storia che mescola alla perfezione strepitose ed epiche battaglie con i più profondi sentimenti umani d’amore, odio, fratellanza e solidarietà. La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista con la moglie Fran Walsh e con Philippa Boynes, tocca a tratti livelli d’altissimo cinema e con richiami ad un’atmosfera teatrale degni delle migliori trasposizioni scespiriane (il sacrificio di Faramir ad opera del padre che si cosparge d’olio per essere bruciato vivo assieme al figlio è assolutamente strepitoso!). Tuttavia i fedelissimi seguaci del libro di Tolkien avranno di che lamentarsi, dato che moltissime sequenze mancano del tutto o intraprendono una strada completamente diversa: se però ad esempio non si sente la mancanza di un nuovo scontro tra Gandalf e Saruman, cosa che nel libro invece c’è ma che nel film avrebbe distolto troppo l’attenzione e spodestato la sovranità del vero protagonista cattivo (Sauron), non si riesce proprio a comprendere perché una storia di tale potenza e coinvolgimento emotivo possa sfociare in una molteplicità quasi infinita di finali tanto da toccare, aimè, il ridicolo involontario di alcune scene. Infatti, nonostante tutti i tagli, il regista sembra aver voluto tenere con tenacia una parte finale di quasi venti minuti per mostrare i destini dei vari componenti della compagnia, senza però riuscire a celare completamente il vero scopo di alcune scene, del tutto auto celebrative, in cui i protagonisti entrano in una stanza ad uno ad uno, come per ricevere un applauso finale quando ancora ci sono quindici minuti buoni di film! A dimostrazione di ciò, il fatto che manchi il finale con Saruman che vaga per i boschi della Contea e quello tra Gimli e Legolas.
Qualche incongruenza di sceneggiatura, ma molte delle scelte fatte risultano azzeccate: la cantata di Pipino mentre Faramir va verso una morte certa (anche se lo sciagurato doppiaggio italiano ha completamente rovinato la scena), o il bacio in fronte di Frodo a Sam come addio; e altre meno: mostrare Aragorn che canta alla sua incoronazione (bastava la sua voce off). Gli interpreti sono tutti eccellenti: se Sean Astin ha avuto un’evoluzione sorprendente (la sua interpretazione è migliorata a vista d’occhio da film a film), convince meno proprio il protagonista Mortensen, penalizzato forse dalla mancanza di alcune scene che affinino il suo personaggio. Sorprendente invece l’interpretazione di John Noble nel ruolo di Denethor, perfetto nella sua ascesa alla pazzia, e assolutamente grandioso (come sempre) McKellen che meriterebbe l’Oscar solo per il primo piano del suo viso straziato dal dolore e con gli occhi ricolmi di lacrime, mentre immagina di aver perso Sam e Frodo. Tutti gli altri, a cominciare da Wood, se la cavano egregiamente, anche se una menzione speciale va fatta per Mirando Otto, col dubbio però che sia il suo personaggio di eroina a destare risalto più che la sua interpretazione. Niente di speciale invece ha da offrire Liv Tyler, un po’ insipida nel ruolo di Arwen e Serkis per la prima volta con la sua faccia, interpreta Smèagol nel prologo iniziale. Non vivono di rendita gli effetti speciali, curati dalla Weta, assolutamente sorprendenti che, pur mostrando un progresso (basta confrontare il primo piano di Gollum ad inizio film, con quelli del secondo), non si discostano dai toni dei precedenti due episodi: ma le miniature sono assolutamente perfette, vedi Minas Tirith, e gli effetti sonori veramente strepitosi, come quelli della colonna d’energia scaturita dalla Torre Nera. Perfetta anche la fotografia di Andrei Lesnie, che se aveva destato qualche sospetto nel secondo film, qui non ci fa accorgere della distinzione tra miniature e realtà, e riesce a riprendere i personaggi alla perfezione nel contesto in cui si trovano. Come l’epico Ben Hur di Wyler nel 1960 e l’inaffondabile Titanic di Cameron, questo terzo grandioso capitolo finale di un’altrettanto grandiosa trilogia, raccoglie la preziosa eredità degli 11 premi oscar confermandosi il terzo miglior film della storia del cinema. Meravigliosa come sempre la colonna sonora di Howard Shore, uno dei pilastri portanti del film, più liricheggiante che mai e capace di missare perfettamente tutti i temi d’accompagnamento principali dei vari popoli e con un nuovo motivo, quello degli uomini, assolutamente eroico e trionfale.

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