Il signore degli anelli - Il ritorno del re

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Un film di Peter Jackson. Con Elijah Wood, Cate Blanchett, Ian Holm, Ian McKellen, Orlando Bloom.
continua»
Titolo originale The Lord of the Rings: The Return of the King. Fantastico, Ratings: Kids+13, durata 201 min. - Nuova Zelanda, USA, Germania 2004. MYMONETRO Il signore degli anelli - Il ritorno del re * * * * - valutazione media: 4,22 su 159 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Silvia Bizio

La Repubblica

«Per oltre 40 anni è stato impossibile realizzare sullo schermo la trilogia di Tolkien perché non esistevano i mezzi tecnici per farlo» dice orgoglioso il regista. «Ora io e il mio laboratorio cinematografico, lo Weta Digital, abbiamo realizzato qualcosa di unico». Neozelandese, 42 anni compiuti il 31 ottobre, era al liceo quando con la sua SuperB e un gruppo di amici creava filmetti dell’orrore nella sua casa di Miramar, Nuova Zelanda, sognando un giorno dl dirigere ben altre imprese. Oggi è trincerato dietro te siepi della sua enorme villa di Wellington lasciando frustrati i turisti e i curiosi scaricati lì davanti da colonne di autobus. E qui, in questa piccola città nell’emisfero dei sud, che Jackson ha creato la sua Hollywood privata, e con la sua Weta minaccia di fare sempre più concorrenza ai grandi del mondo degli effetti speciali. Il suo laboratorio cinematografico, The Film Unit, è già il più grande della Nuova Zelanda, ma ora il regista ha realizzato a Miramar gli stabilimenti per il montaggio del suono più attrezzati e moderni dei mondo. Un rapporto dì amore e odio con Hollywood, Peter Jackson è allo stesso tempo un artista e un businessman astuto (per Il signore degli anelli è riuscito a usufruire di 200 milioni di dollari di benefici fiscali). Tipo eccentrico - non è raro vederlo scalzo e in pantaloni corti, tenuta che una volta lo ha fatto letteralmente buttare fuori dal Dorchester hotel di Londra dove era andato per registrare la colonna sonora di Howard Shore - Peter Jackson ha cominciato con film sanguinolenti a piccolo budget all’inizio degli anni Novanta. Poi il produttore Robert Zemeckis gli propose di realizzare il film dell’orrore Sospesi nel tempo ( The Frighteners), che gli permise di espandere a 40 persone la sua squadra di tecnici per gli effetti speciali. Fu un successo. F. oggi gli studi americani cominciano a rivolgersi alla sua Weta Digital per gli effetti speciali dei loro film e compagnie come Sony Pictures e DreamWorks hanno offerto ai suoi artisti e animatori uno stipendio da favola per volare a Los Angeles a lavorare su Shrek 2e Shark Tale. Gratificante? Certo. Ma ora Jackson dovrà stare attento a non lasciarsi strappare i suoi uomini, visto che dopo la trilogia tolkeniana nel 2005 dovrà tuffarsi su una delle opere più attese e temerarie dei cinema spettacolare: il remake di King Kong.
«Il signore degli anelli è una storia epica di mille pagine con grandi battaglie e panorami sterminati» racconta Jackson. « E il terzo capitolo è quello che mette a fuoco i temi centrali del romanzo di Tolkien. Sarà per questo che lo amo più degli altri». Così nel più ambizioso dei tre capitoli della trilogia (il film è lungo 3 ore e 12 minuti) i portatori dell’anello, gli hobbit Frodo e Sam (Sean Austin), si avvicinano al loro obiettivo di distruggerlo e sconfiggere così il male, “in un crescendo di pericoli, ma anche di sospetti sulla loro guida, Gollum. La creatura mostruosa, infatti, resa folle dal potere dell’anello, li sta portando verso il Monte Orodruin perché possano gettare l’anello nel fuoco prima che il malefico Sauron, ormai solo un potente occhio senza corpo, possa impossessarsene. I loro alleati Aragorn, con i leali compagni Legolas (Orlando Bloom) e Gimli (John Rhys-Davies), offrono aiuto, per la guerra che incombe, al Re Theoden (Bernard Hill) e ai suoi cavalieri di Rohan, lasciando al mago Gandalf (Ian McKeilen) il compito di proteggere Peregrino TUC detto Pipino (Billy Boyd), sospettato da Sauron di avere l’anello, e la Terra di mezzo dall’occhio maledetto dei signore dei Male. Fra gli altri protagonisti i capi di quella che fu la grande nazione di Gondor, Faramir (David Wenham) e Denethor (John Noble), e la fiera nipote dei re Theoden, Eowyn (Miranda Otto).
Il film è punteggiato da spettacolari effetti speciali, fra cui una sequenza a lungo attesa dai fan in cui Gollum intrappola Frodo in un tunnel abitato da un enorme ragno chiamato Shelob che, forse per via dell’aracnofobia dello stesso Jackson, appare più reale che mai. La grandiosa battaglia nella piana del Pelennor, ai piedi della città assediata di Minas Tirith, rappresenta il cuore dei film. Per realizzarla i grafici della Weta hanno dovuto rendere verosimili i 200.000 elementi che vi partecipano e utilizzare due modelli della città: uno in miniatura e un’altro a grandezza naturale costruito nella stessa cava usata per il Fosso di Helm. Anche i 200 cavalli lanciati a folle velocità per la cavalcata dei Rohirrim, corsi in aiuto degli alleati di Gondor, sono diventati migliaia grazie al computer. Il signore degli anelli di Tolkien è una storia epica di mille pagine con grandi battaglie e sterminati panorami. Eppure quello che ci avvince non sono gli effetti speciali ma l’umanità dei personaggi», dice il regista. «Nel mio cuore sapevo che se avessi tentato di adattare la trilogia del Signore degli anelli lo avrei fatto come un unico film. La decisione della New Line di permettermi di girare tutti i tre film durante una maratona di 274 giorni era rischiosa, ma per me fare i film separatamente sarebbe stato ancora più rischioso. Nel Ritorno del re, man mano che la storia diventa più spaventosa e i rischi aumentano, le emozioni diventano sempre più umane, fino a quando finisci con due personaggi che a carponi tentano di sconfiggere un male potentissimo».
I personaggi principali sono sempre quelli: l’hobbit Frodo, l’elfo Legolas, lo stregone Gandalf, Aragom il guerriero, la principessa Arwen, più tanti altri con ruoli minori. Anche se in questi quattro anni ognuno è cambiato: qualcuno cresciuto, altri invecchiati, tutti comunque diventati più famosi grazie alla trilogia dell’anello. E per tutti essere arrivati alla fine dell’avventura è stata una separazione dolorosa. «Quando quest’anno siamo tornati in Nuova Zelanda per girare le ultime scene, è stato triste. Sapevamo che questa grande avventura stava finendo e che non avremmo mai più lavorato tutti insieme», dice Elijah Wood (Frodo). «Man mano che ogni attore finiva la sua parte Peter Jackson e la produzione offrivano una festa e facevano vedere un pezzo di fllm associato a quell’attore. Tutti piangevano: è stato difficile, difficile ma grandioso. Con questo film ho fatto amicizie che dureranno tutta la vita. La Compagnia dell’anello ora esiste davvero fra noi e continuerà a esistere finché vivremo, ne sono certo».
Ognuno di loro quattro anni fa, quando hanno cominciato, sapeva che si stava imbarcando in qualcosa che era unico e rivoluzionario. «Non era mai successo prima che una trilogia venisse girata allo stesso tempo, e sapevamo che sarebbe stata una grande sfida perché stavamo adattando allo schermo un romanzo incredibilmente denso e amato da milioni di persone», dice Wood. «Era un’enorme responsabilità, ma ora sono in pace con me stesso. Tutti noi abbiamo dato il meglio». Ne è convinto anche Ian McKellen (Gandaif): «Ho dedicato 18 mesi della mia vita agli Hobbit in Nuova Zelanda e il successo del primi due episodi dimostra l’entusiasmo del pubblico per una storia davvero meravigliosa. Non so come si sentirebbe Tolkien se potesse vedere questi film... Suppongo come Margaret Mitchell quando vide Via col vento: “Mamma mia”, disse, “il film è migliore del libro”. La mia esperienza? A differenza di tanti personaggi che ho interpretato ho amato molto Gandalf: mi piacerebbe passare una serata con lui».
Da Il Venerdì di Repubblica, 5 dicembre 2003


di Silvia Bizio, 5 dicembre 2003

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