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fabrizio
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mercoledì 2 gennaio 2008
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grande prova di virtuosismo registico di argento
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Diciamolo subito, a scanso di equivoci, Opera è un bel film. E' realizzato con grande accuratezza; l'incipit del film rasenta la perfezione e le riprese, anche quelle più apparentemente sghembe e fuori fuoco, sono frutto di una maniacale messa in scena voluta da Argento.
La soggettiva dei corvi, per la quale venne eretta una maestosa gru all'interno del Teatro, è un pezzo raro di grandissimo cinema italiano. Come grande cinema è l'omicidio di Myra (Daria Nicolodi), trafitta da una pallottola esplosa dallo spioncino di una porta.
Ma… ma qualcosa, durante la visione del film, non convince. Sarà l'interpretazione fredda e senza sentimento di Barberini , sarà l'aspetto incerto e poco convinto della Marsillach…
O forse i dialoghi, quei dialoghi che lasciano basiti in certi momenti …
E poi quella svolta incredibile, insensata e priva di qualsiasi legame con la verosimiglianza, del manichino gettato tra le fiamme, e scoperto tale, dopo una settimana di indagini della polizia…
Opera, dunque, va affrontato solo ed esclusivamente su un piano visivo: perché è su questo livello di "interpretazione" che il film assurge ad apoteosi dello spettacolo più viscerale.
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Diciamolo subito, a scanso di equivoci, Opera è un bel film. E' realizzato con grande accuratezza; l'incipit del film rasenta la perfezione e le riprese, anche quelle più apparentemente sghembe e fuori fuoco, sono frutto di una maniacale messa in scena voluta da Argento.
La soggettiva dei corvi, per la quale venne eretta una maestosa gru all'interno del Teatro, è un pezzo raro di grandissimo cinema italiano. Come grande cinema è l'omicidio di Myra (Daria Nicolodi), trafitta da una pallottola esplosa dallo spioncino di una porta.
Ma… ma qualcosa, durante la visione del film, non convince. Sarà l'interpretazione fredda e senza sentimento di Barberini , sarà l'aspetto incerto e poco convinto della Marsillach…
O forse i dialoghi, quei dialoghi che lasciano basiti in certi momenti …
E poi quella svolta incredibile, insensata e priva di qualsiasi legame con la verosimiglianza, del manichino gettato tra le fiamme, e scoperto tale, dopo una settimana di indagini della polizia…
Opera, dunque, va affrontato solo ed esclusivamente su un piano visivo: perché è su questo livello di "interpretazione" che il film assurge ad apoteosi dello spettacolo più viscerale. Quelle immagini che colpiscono allo stomaco e che conducono nei labirinti del sogno/incubo, dove non esiste -perché non conciliabile- alcuna razionalizzazione, alcun senso…
L'omicidio, insomma, come una delle "belle arti"… ne più, ne meno.
Possiamo sintetizzare affermando che " Opera " sia una ulteriore prova del grande talento alla regia di Argento, che non risparmia virtuosismi e trovate davvero geniali, ma al contempo lascia davvero l'amaro in bocca la carente struttura narrativa del film. Il giudizio complessivo è comunque positivo, ma la sensazione che mi rimane è quella di una grossa occasione sprecata...
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piernelweb
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domenica 25 novembre 2007
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ottima tecnica ma poco horror
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I virtuosismi registici e il fascinoso connubbio tra horror e lirica (già accennato da Argento in "Inferno") sono i punti di forza di questa pellicola che invece delude le aspettative sotto il profilo della suspence. La prima parte è molto buona: le riprese in soggettiva al teatro e l'abilità scenografica nell'utilizzo dei corvi sul set sono certamente notevoli. Purtroppo quando il racconto entra nel vivo scatenando il suo animo più horror la regia di Argento si fa preda di un manierismo inconcludente, clamorosamente incapace di destare la tensione adeguata e privo degli elementi visionari che avevano fatto la differenza nelle precedenti pellicole. E allora anche la recitazione mediocre degli attori, che è un pò una costante nel cinema di Argento, finisce per pesare.
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I virtuosismi registici e il fascinoso connubbio tra horror e lirica (già accennato da Argento in "Inferno") sono i punti di forza di questa pellicola che invece delude le aspettative sotto il profilo della suspence. La prima parte è molto buona: le riprese in soggettiva al teatro e l'abilità scenografica nell'utilizzo dei corvi sul set sono certamente notevoli. Purtroppo quando il racconto entra nel vivo scatenando il suo animo più horror la regia di Argento si fa preda di un manierismo inconcludente, clamorosamente incapace di destare la tensione adeguata e privo degli elementi visionari che avevano fatto la differenza nelle precedenti pellicole. E allora anche la recitazione mediocre degli attori, che è un pò una costante nel cinema di Argento, finisce per pesare. Il film che segna l'inizio del declino dell'autore romano.
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francesco manca
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giovedì 2 agosto 2007
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"l'ultimo splendente argento"
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Il Maestro Dario Argento sfrutta a pieno la sua passione per il teatro e per i grandi autori classici del 700, dirigendo un thriller stremante, misterioso, malato, ossessivo, con una sceneggiatura solida e ben calibrata che fa da sfondo a un'ottima storia di sangue, violenza e tortura.
Il regista romano adopera la macchina da presa dando quasi l'impressione allo spettatore di giocare al "gatto e al topo", con il continuo e quasi estenuante uso della steady-cam e di moltissime inquadrature in movimento che a me hanno fatto perfino venire il mal di testa; quasi in ogni fotogrammi vengono raffigurate le mani dell'assassino ricoperte da guanti neri che impugnano un coltellaccio che penetra nell'eviscere della sua vittima.
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Il Maestro Dario Argento sfrutta a pieno la sua passione per il teatro e per i grandi autori classici del 700, dirigendo un thriller stremante, misterioso, malato, ossessivo, con una sceneggiatura solida e ben calibrata che fa da sfondo a un'ottima storia di sangue, violenza e tortura.
Il regista romano adopera la macchina da presa dando quasi l'impressione allo spettatore di giocare al "gatto e al topo", con il continuo e quasi estenuante uso della steady-cam e di moltissime inquadrature in movimento che a me hanno fatto perfino venire il mal di testa; quasi in ogni fotogrammi vengono raffigurate le mani dell'assassino ricoperte da guanti neri che impugnano un coltellaccio che penetra nell'eviscere della sua vittima.
Simbolo portante del film sono i corvi, che oltre a fare da sfondo ad una scenografia macabra e febbrile, svelano l'identità dell'omicida vendicandosi su di esso strappandogli un occhio. Pochissimi stacchi di montaggio e una fotografia non proprio lucida, non sminuiscono affatto la qualità di quest'ultima decente prova del leggendario Re del Brivido che sfoga tutta la sua rabbia prima di cadere in quello che gli artisti chiamano "blocco creativo".
Gustatevi fino in fondo questo oscuro prodotto partorito da una mente allora malsana, ma che oggi, "disgraziatamente" è guarita...
Buon Massacro !
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henry
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domenica 17 giugno 2007
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malfatto e mal costruito: che delusione!
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Argento è riuscito a spendere una valanga di soldi nella produzione di questo sfortunatissimo film (che ha avuto guai anche nella direzione degli attori) ma non è riuscito a creare un prodotto convincente: la sceneggiatura è ridicola e rende i personaggi incredibilmente idioti (la Marsillach e Barberini sembrano completamente storditi), le scene di suspense sono un'accozzaglia di sequenze truculente girate senza un minimo di eleganza (non come ai bei tempi!) e sorrette da uno stupidissimo heavy metal (cosa che per un giallo è decisamente una mazzata nelle gambe!!). La soluzione finale e il movente poi sono alquanto improbabili. Il risultato è sì enfatico ma non si origina mai con strumenti onesti un livello di tensione decente e degno dei migliori film del regista.
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Argento è riuscito a spendere una valanga di soldi nella produzione di questo sfortunatissimo film (che ha avuto guai anche nella direzione degli attori) ma non è riuscito a creare un prodotto convincente: la sceneggiatura è ridicola e rende i personaggi incredibilmente idioti (la Marsillach e Barberini sembrano completamente storditi), le scene di suspense sono un'accozzaglia di sequenze truculente girate senza un minimo di eleganza (non come ai bei tempi!) e sorrette da uno stupidissimo heavy metal (cosa che per un giallo è decisamente una mazzata nelle gambe!!). La soluzione finale e il movente poi sono alquanto improbabili. Il risultato è sì enfatico ma non si origina mai con strumenti onesti un livello di tensione decente e degno dei migliori film del regista. Tranquillamente evitabile.
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nicolò
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sabato 2 giugno 2007
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horror di prim'ordine con tetre atmosfere teatrali
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Preoccupata perché chiamata a sostituire una collega alla prima del Macbeth, considerata un’opera maledetta, la giovane soprano Betty viene perseguitata da un maniaco assassino che la obbliga ad assistere ai suoi omicidi. Carrellata di lampi onirici e surreali, effetti speciali efficaci e un certo gusto macabro, è il 10° opus di D. Argento - da lui sceneggiato con il contributo del solito Franco Ferrini - e uno dei suoi migliori. Finale memorabile. Musiche ispirate di Claudio Simonetti e fotografia di Ronnie Taylor.
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sickboy
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venerdì 11 novembre 2005
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dietro le quinte del terrore
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Si apre il sipario : una lugubre scenografia, una giovane soprano intenta nel Macbeth, qualcuno che osserva in penombra. Vediamo le traiettorie del suo sguardo, poi il coltello, sentiamo il suo ansimare.
Benvenuti al teatro dell'orrore, fra le sue quinte maledette, fra gracchiare di corvi, omicidi, torture, perversioni e grida di terrore. Benvenuti all'Opera di Argento, ennesimo incubo che stavolta irrompe appieno in teatro : elemento, quest'ultimo, caro al regista e che ricorre in molte sue pellicole e dove tornerà successivamente per il Suo "Fantasma dell'Opera".
Thriller disperato, soffocante, forse dovuto al fatto che in parte è autobiografico : Argento, infatti, era stato realmente contattato per realizzare la regia del Macbeth ma venne poi tagliato fuori per le sue intenzioni di dare una versione "alternativa" dell'opera, proprio come succede al regista del film.
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Si apre il sipario : una lugubre scenografia, una giovane soprano intenta nel Macbeth, qualcuno che osserva in penombra. Vediamo le traiettorie del suo sguardo, poi il coltello, sentiamo il suo ansimare.
Benvenuti al teatro dell'orrore, fra le sue quinte maledette, fra gracchiare di corvi, omicidi, torture, perversioni e grida di terrore. Benvenuti all'Opera di Argento, ennesimo incubo che stavolta irrompe appieno in teatro : elemento, quest'ultimo, caro al regista e che ricorre in molte sue pellicole e dove tornerà successivamente per il Suo "Fantasma dell'Opera".
Thriller disperato, soffocante, forse dovuto al fatto che in parte è autobiografico : Argento, infatti, era stato realmente contattato per realizzare la regia del Macbeth ma venne poi tagliato fuori per le sue intenzioni di dare una versione "alternativa" dell'opera, proprio come succede al regista del film. E questa sua rabbia un pò si vede in tutta la pellicola : la protagonista che viene legata e costretta ad assistere agli scempi del maniaco di turno mediante degli aghi applicati sotto le palpebre, pare tanto un messaggio agli impresari che lo hanno scartato, come se li volesse costringere ad assistere alla sua "opera"!.
Per il resto la "mano" c'è sempre : ammazzamenti atroci, sfoggi di tecnica ( mitica la scena dei corvi che planano in soggettiva sugli spettatori), doppio finale, traumi del passato e colonna sonora sempre adeguata. Tutto quell'insieme, insomma, che eleva le pellicole di Argento rispetto ai thriller dozzinali in circolazione, tanto che il regista è rimasto negli ultimi anni, dopo anche la scomparsa di Fulci, l'unico regista italiano a cimentarsi nel genere (inutile citare il tentativo maldestro di Puglielli e il suo "occhi di cristallo" che a me non è piaciuto ).
Comunque, ci sarebbe altro da dire ma lo spazio è limitato : in definitiva vale quello che ho scritto anche per Tenebre, cioè che Argento è sempre Argento anche se Opera non la annovero fra le sue performances migliori.
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