|
nicorex
|
sabato 7 marzo 2009
|
l'amore dei genitori e la follia
|
|
|
|
Ancora una volta una critica ufficiale a dir poco superficiale distrugge un film che certamente non é un capolavoro,ma quasi. Averlo visto dopo 7-8 mesi dalla sua uscita ufficiale ha avuto l'effetto di sottrarlo ai bagliori devianti della cronaca quotidiana e di penetrarne il contenuto attraverso la splendida ed ineguagliabile interpretazione dei protagonisti del triangolo famigliare:la bella Francesca Neri (la madre),l'inquietante professore borghese Silvio Orlando (il padre) e la brutta figlia (Alba Rohwacher).Tralasciando i riferimenti storici (se si tratti o meno di revisionismo visto che viene messa in evidenza solo la barbarie della vendetta e/o giustizia dei partigiani e non tanto la barbarie dell'intera epoca fascista), a Pupi Avati interessa, sotto il profilo meramente dei sentimenti, di quelli riposti nell'intimo scrigno del proprio cuore,lo smisurato amore paterno per la figlia brutta, la colpevole e comunque infinita fiducia del padre nei confronti della figlia, il rapporto tra moglie bella e marito non amato, il rapporto devastante tra una madre bella ed una figlia che bella non é, anzi é il suo contrario, la follia di cui é inconsapevole complice da una parte il padre con il suo incrollabile ed ossessivo affetto e dall'altra la madre che oggettivamente rifiuta la propria figlia attraverso il rancore verso il coniuge non amato, non ne condivide l'affetto in quanto esclusa dal rapporto intenso padre-figlia convinta com'é che l'illusione che il padre trasmette ad una figlia brutta e diversa alimenta in maniera esponenziale la sua infelicità.
[+]
Ancora una volta una critica ufficiale a dir poco superficiale distrugge un film che certamente non é un capolavoro,ma quasi. Averlo visto dopo 7-8 mesi dalla sua uscita ufficiale ha avuto l'effetto di sottrarlo ai bagliori devianti della cronaca quotidiana e di penetrarne il contenuto attraverso la splendida ed ineguagliabile interpretazione dei protagonisti del triangolo famigliare:la bella Francesca Neri (la madre),l'inquietante professore borghese Silvio Orlando (il padre) e la brutta figlia (Alba Rohwacher).Tralasciando i riferimenti storici (se si tratti o meno di revisionismo visto che viene messa in evidenza solo la barbarie della vendetta e/o giustizia dei partigiani e non tanto la barbarie dell'intera epoca fascista), a Pupi Avati interessa, sotto il profilo meramente dei sentimenti, di quelli riposti nell'intimo scrigno del proprio cuore,lo smisurato amore paterno per la figlia brutta, la colpevole e comunque infinita fiducia del padre nei confronti della figlia, il rapporto tra moglie bella e marito non amato, il rapporto devastante tra una madre bella ed una figlia che bella non é, anzi é il suo contrario, la follia di cui é inconsapevole complice da una parte il padre con il suo incrollabile ed ossessivo affetto e dall'altra la madre che oggettivamente rifiuta la propria figlia attraverso il rancore verso il coniuge non amato, non ne condivide l'affetto in quanto esclusa dal rapporto intenso padre-figlia convinta com'é che l'illusione che il padre trasmette ad una figlia brutta e diversa alimenta in maniera esponenziale la sua infelicità.Pur nella tragedia della follia, é questo un film sullo smisurato amore dei genitori verso i figli che mi ricorda una tragedia dei nostri giorni, quella del padre di Erika di Novi Ligure che a tutt'oggi va a cercare l'amore,l'affetto o una qualsiasi cosa alla figlia che ha ucciso la madre e suo fratello in un delitto orrendo.Mi sovviene anche (per un verso del tutto diverso) l'infinito amore di Benigni verso il figlio nella "La vita é bella" che illude il piccolo per nascondere la tragedia del nazisimo. Il film mi ha sconvolto per la lezione dell' autentico amore verso i figli pure nella tragedia alimentata dai genitori e soprattutto per il rapporto di odio-amore tra madre e figlia rifiutata che si confronta con la bellezza della madre, che oggettivamente ed incolpevolmente ne é lontana e che tuttavia la ricerca in ogni momento del suo percorso di follia soprattutto quando, non vendendola per anni, si attacca feticciamente ai guanti della madre, come ad invocarne surrettiziamente la sua presenza.La chiave di lettura del film é nella tragedia del padre che realizza che dal mancato amore della moglie verso di lui ("non posso costringere mia moglie ad innamorarsi di me" dice Silvio Orlando nel decisivo colloquio con Enzo Greggio) e quindi da un rapporto tanto sbagliato quanto sottaciuto e non mai chiarito, nasce la infelicità della figlia che é "diversa" in tutto, nella sua bruttezza e nell'essere il frutto della infelicità coniugale.Il distacco fra madre e figlia resterà comunque per sempre come una invalicabile barriera d'acciaio accanto alla incrollabile fiducia del padre che, nonostante tutto, é l'unico a credere che tutto, con il ritorno della moglie, sia ritornato come prima.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a nicorex »
[ - ] lascia un commento a nicorex »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
diomede917
|
venerdì 19 settembre 2008
|
troppo amore uccide
|
|
|
|
Colpito dai recenti fatti di cronaca nera che hanno per protagonisti adolescenti, in particolar modo la tragedia di Novi e la relativa reazione del papà di Erika Pupi Avati cerca di narrare alla sua maniera questi eventi.
Per evitare qualsiasi discussione tipo Porta a Porta il regista ambienta la vicenda nella sua Bologna negli anni del Fascismo così lontana dalla realtà d'oggi ma molto vicina nella memoria di Avati.
La storia è molto forte e incisiva, un professore di liceo invita il bello dell'istituto a corteggiare la timidissima figlia in cambio di un'agoniata promozione. Putroppo quest'opera a fin di bene si trasforma in tragedia con la Giovanna del titolo che massacra la sua migliore amica in preda ad un raptus di gelosia.
[+]
Colpito dai recenti fatti di cronaca nera che hanno per protagonisti adolescenti, in particolar modo la tragedia di Novi e la relativa reazione del papà di Erika Pupi Avati cerca di narrare alla sua maniera questi eventi.
Per evitare qualsiasi discussione tipo Porta a Porta il regista ambienta la vicenda nella sua Bologna negli anni del Fascismo così lontana dalla realtà d'oggi ma molto vicina nella memoria di Avati.
La storia è molto forte e incisiva, un professore di liceo invita il bello dell'istituto a corteggiare la timidissima figlia in cambio di un'agoniata promozione. Putroppo quest'opera a fin di bene si trasforma in tragedia con la Giovanna del titolo che massacra la sua migliore amica in preda ad un raptus di gelosia.
Diciamo subito che Avati colpisce subito il segno e i nostri cuori. Tratta la vicenda con rara intensità emotiva senza cadere nel patetico (e i tranelli con questo tipo di argomento sono veramente tanti) azzecando i due protagonisti. Silvio Orlando e Alba Rohrwacher regalano un'interpretazione sublime, i loro duetti al manicomio difficilmente si leveranno dalla mia memoria. Orlando poi è eccezionale nel rappresentare questo professore piccolo piccolo ma di elevata carica morale come si può vedere nel suo scontro con il preside o nel suo tentativo d'incontro con la madre della vittima al cimitero.
Il vero peccato veniale di Pupi Avati sta proprio nella cornice, i personaggi secondari sono un pò troppo figurine e la stessa tanto attesa interpretazione di Ezio Greggio viene rovinata da una morte decisamente ridicola che ricorda il corto neorealista di Aldo,Giovanni e Giacomo in tre uomini e una gamba.
Sottolineo però che è un peccato veniale che non inficia l'ottima riuscita della storia e della prova recitativa dei due interpreti principali.
Un sentito 7,5
[-]
[+] appunto
(di francesco2)
[ - ] appunto
|
|
|
[+] lascia un commento a diomede917 »
[ - ] lascia un commento a diomede917 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
robert1948
|
lunedì 25 maggio 2009
|
silvio orlando : un grande attore
|
|
|
|
Al momento della premazione della Coppa Volpi , quale miglior interprete maschile della Biennale di Venezia 2008 nel film "Il papà di Giovanna ", Silvio Orlando pronunciò un discorso del tipo:
" Un giornalista stamattina mi ha chiesto cosa fosse per me la fortuna . Ed io gli ho risposto che la fortuna è incontrare le persone giuste nella vita .Io ho incontrato Nanni Moretti.......Pupi Avati....... ed ultimo Wim Wenders , fondamentale riferimento di studio all'epoca per noi giovani attori , che mi ha concesso l'onore di conferirmi questo prestigioso premio........"
Ironia della sorte fu proprio Wim Wenders ad adombrare il premio concessogli poichè nel discorso finale di commiato invitò l'organizzazione a modificare il regolamento dei premi.
[+]
Al momento della premazione della Coppa Volpi , quale miglior interprete maschile della Biennale di Venezia 2008 nel film "Il papà di Giovanna ", Silvio Orlando pronunciò un discorso del tipo:
" Un giornalista stamattina mi ha chiesto cosa fosse per me la fortuna . Ed io gli ho risposto che la fortuna è incontrare le persone giuste nella vita .Io ho incontrato Nanni Moretti.......Pupi Avati....... ed ultimo Wim Wenders , fondamentale riferimento di studio all'epoca per noi giovani attori , che mi ha concesso l'onore di conferirmi questo prestigioso premio........"
Ironia della sorte fu proprio Wim Wenders ad adombrare il premio concessogli poichè nel discorso finale di commiato invitò l'organizzazione a modificare il regolamento dei premi. In buona sostanza fece comprendere che per regolamento la giuria non avrebbe potuto assegnare il premio di miglior attore a Mickey Rourke poichè al film "The Wrestler " era stato assegnato il premio quale miglior film della biennale; ed in questo senso proprio per l'astruso regolamento vi sarebbe stata incompatibilità .
Ho visto entrambi i film ;per ultimo in DVD quello di Pupi Avati . La mia opinione di vecchio cinefilo è che l'interpretazione di Sivio Orlando è semplicemente straordinaria e che a dispetto da quanto affermato da Wim Wenders il premio se lo è guadagnato tutto senza rubare nulla .
Tanto asserisco poichè il valore del film , forse il migliore di Pupi Avati , è tutto nella mirabile recitazione di Silvio Orlando. Che riesce a trasmetterti il viscerale amore di un padre per una figlia sfortunata . Fino a commuoverti.
Robert1948
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a robert1948 »
[ - ] lascia un commento a robert1948 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
alba77
|
mercoledì 4 marzo 2009
|
il solito avati
|
|
|
|
Bologna 1938 Michele Casali è un professore di disegno e ha una figlia diciassettenne, Giovanna, che frequenta lo stesso istituto. La ragazza è oggettivamente bruttina e il padre fa di tutto per convincerla del contrario. Giunge fino a favorire la situazione scolastica di uno studente perché in qualche modo la corteggi. Sarà proprio in seguito alle aspettative eccessive che la ragazza si fa che scoppierà una tragedia.Pupi Avati torna ad affrontare il periodo storico della seconda guerra mondiale ambientando il tutto nella sua Bologna.Se il tema centrale(lo smisurato affetto di un padre x la figlia)è nuovo per il regista ,il contesto storico e il il modo di raccontarlo non lo è affatto e non aggiunge niente ai film precedenti del regista.
[+]
Bologna 1938 Michele Casali è un professore di disegno e ha una figlia diciassettenne, Giovanna, che frequenta lo stesso istituto. La ragazza è oggettivamente bruttina e il padre fa di tutto per convincerla del contrario. Giunge fino a favorire la situazione scolastica di uno studente perché in qualche modo la corteggi. Sarà proprio in seguito alle aspettative eccessive che la ragazza si fa che scoppierà una tragedia.Pupi Avati torna ad affrontare il periodo storico della seconda guerra mondiale ambientando il tutto nella sua Bologna.Se il tema centrale(lo smisurato affetto di un padre x la figlia)è nuovo per il regista ,il contesto storico e il il modo di raccontarlo non lo è affatto e non aggiunge niente ai film precedenti del regista.I difetti del film sono quelli propri dello stile avatiano, fatto di quadri storici forse inutili e di personaggi “tipici” e uno stile e un ritmo di racconto oramai furi tempo.Un lieto fine abbastanza appiccicato rende l ultima parte del film poco credibile.La storia tuttavia è interessante ben scritta a tratti anche commovente,gli avvenimenti storici sono misurati(persecuzione degli ebrei , bombardamenti , repubblica di salo', comparsa del cinematografo)e funzionali al racconto.Alla riuscitssima interpretazione di Silvio Orlando si aggiunge quella di Alba Caterina Rohrwacher perfetta nel ruolo della figlia disadattata prima , in preda alla follia(??)poi..e al sorpendete Ezio Greggio qui alle prese con il suo primo ruolo serio ..
voto : 6 .5
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a alba77 »
[ - ] lascia un commento a alba77 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
crycry87
|
martedì 3 aprile 2012
|
c'è introspezione psicologica
|
|
|
|
Film d'epoca come altri precedenti bei lavori di Avati, "Il papà di Giovanna" si caratterizza, differenziandosi da questi ultimi, per almeno un motivo importante: qui non c'è solo il bozzettismo, la descrizione dell'Italia che non c'è più, la nostalgia del passato. C'è introspezione psicologica, approfondimento dei personaggi e, soprattutto, c'è l'analisi, attualissima, del rapporto tra mente e corpo, tra sanità e malattia, tra normalità e psicopatia. Una cattiva elaborazione della propria immagine di sè genera dei mostri, ci suggerisce Avati, e il ruolo di genitore è, a volte - anzi sempre - molto difficile.
[+]
Film d'epoca come altri precedenti bei lavori di Avati, "Il papà di Giovanna" si caratterizza, differenziandosi da questi ultimi, per almeno un motivo importante: qui non c'è solo il bozzettismo, la descrizione dell'Italia che non c'è più, la nostalgia del passato. C'è introspezione psicologica, approfondimento dei personaggi e, soprattutto, c'è l'analisi, attualissima, del rapporto tra mente e corpo, tra sanità e malattia, tra normalità e psicopatia. Una cattiva elaborazione della propria immagine di sè genera dei mostri, ci suggerisce Avati, e il ruolo di genitore è, a volte - anzi sempre - molto difficile. A volte poi ci si sposa per convenienza e non per amore (a volte?), e anche questo può generare dei mostri. Poi però i rapporti più intensi sul piano affettivo resistono a tutto, comprese guerre e manicomi, e alla fine il papà torna con Giovanna, conclude il regista. Insomma stavolta Avati non si mantiene sulla superficie ma scava eccome e il film non è "solo" una stupenda cartolina seppiata che mostra una serena famiglia degli anni '30 in una tranquila giornata primaverile, ma un ritratto a tinte forti che, di quell'epoca, mostra le turbolenze, le angosce e i drammi personali e famigliari, così simili a quelli attuali. Allora, esperimento riuscito? Forse era meglio "Una gita scolastica" o "Festa di laurea"? A mio parere la coerenza stilistica e la poesia intesa come nostalgia trasudata da ogni singolo fotogramma di "quei" film restano inarrivati, e il film disperde l'incanto iniziale della Bologna degli anni '30 nel momento in cui comincia a scavare nei personaggi e nelle dinamiche psicologiche. Inoltre, la contestualizzazione storica troppo invadente soprattutto nel finale, i bombardamenti, i rapporti ambigui e transeunti degli italiani col fascismo, risultano un pò forzati e disadatti al film (forse bastava l'ambientazione d'epoca, magari con qualche sfilata di balilla e qualche parata militare...). Film quindi rischioso e, sotto molti punti di vista, coraggioso (ma Avati è uno che ama sperimentare), ma necessariamente riuscito a metà. La sensazione è che, quando intende dire qualcosa di emotivamente forte, il regista avverta la necessità, nel dirlo, di sostenersi ai suoi appigli più naturali (i film d'ambientazione d'epoca) - vedi anche "Quando arrivano le ragazze?". Ad ogni modo, non si può non augurare cento anni di vita e di cinema ad un cineasta come Pupi Avati, unico nel far sembrare attori consumati personaggi che col cinema non hanno mai avuto nulla a che fare, e non si può non apprezzare la sua voglia di continuare a rinnovarsi e a sperimentare, pur mantenendosi nel solco della tradizione e di uno stile riconoscibile e, comunque, originalissimo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a crycry87 »
[ - ] lascia un commento a crycry87 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
dandy
|
martedì 29 marzo 2011
|
bel film drammatico nel panorama desolante odierno
|
|
|
|
Un film che cancella il ritratto "facile" dei perdenti emarginati e scava dentro il rapporto pare-figli in un modo non scontato.Restando fedele al suo stile pacato e lineare,Avati(anche sceneggiatore)mette in scena un "piccolo romanzo familiare" che si conclude agli inizi del'50 ponendo l'accento sulle psicologie e l'attenzione di chi sta ai margini,con un pudore e una misura che sembrava aver perso da tempo.Oltre a privilegiare il rapporto tra Giovanna e il padre,viene offerta alla madre la possibilità di far capire la sua "freddezza"(si sente in colpa per la sua bellezza,e si concede uno scampolo col vicino).Forse non era necessario ambientare la storia ai tempi della guerra.
[+]
Un film che cancella il ritratto "facile" dei perdenti emarginati e scava dentro il rapporto pare-figli in un modo non scontato.Restando fedele al suo stile pacato e lineare,Avati(anche sceneggiatore)mette in scena un "piccolo romanzo familiare" che si conclude agli inizi del'50 ponendo l'accento sulle psicologie e l'attenzione di chi sta ai margini,con un pudore e una misura che sembrava aver perso da tempo.Oltre a privilegiare il rapporto tra Giovanna e il padre,viene offerta alla madre la possibilità di far capire la sua "freddezza"(si sente in colpa per la sua bellezza,e si concede uno scampolo col vicino).Forse non era necessario ambientare la storia ai tempi della guerra.Meritata Coppa Volpi a Venezia per Orlando,ma la Rohrwacher avrebbe meritato altrettanto.Francesca Neri dimostra di saper recitare una volta tanto.Greggio ce la mete tutta,e non è neanche male(considerato come finisce).Ma dopo anni di "striscia la notizia"e tutta una vita di commediaccie delle peggiore specie riesce difficile credergli.Ti aspetti sempre che da un momento all'altro se ne esca col suo"E' lui,o non è lui?"e infatti,è subito tornato nei suoi "ranghi"con Oldoini.
[-]
[+] avati conferma spessore di vero autore.
(di valvestino)
[ - ] avati conferma spessore di vero autore.
|
|
|
[+] lascia un commento a dandy »
[ - ] lascia un commento a dandy »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
robert1948
|
lunedì 25 maggio 2009
|
un grande attore italiano
|
|
|
|
Al momento della premazione della Coppa Volpi , quale miglior interprete maschile della Biennale di Venezia 2008 nel film "Il papà di Giovanna ", Silvio Orlando pronunciò un discorso del tipo:
" Un giornalista stamattina mi ha chiesto cosa fosse per me la fortuna . Ed io gli ho risposto che la fortuna è incontrare le persone giuste nella vita .Io ho incontrato Nanni Moretti.......Pupi Avati....... ed ultimo Wim Wenders , fondamentale riferimento di studio all'epoca per noi giovani attori , che mi ha concesso l'onore di conferirmi questo prestigioso premio........"
Ironia della sorte fu proprio Wim Wenders ad adombrare il premio concessogli poichè nel discorso finale di commiato invitò l'organizzazione a modificare il regolamento dei premi.
[+]
Al momento della premazione della Coppa Volpi , quale miglior interprete maschile della Biennale di Venezia 2008 nel film "Il papà di Giovanna ", Silvio Orlando pronunciò un discorso del tipo:
" Un giornalista stamattina mi ha chiesto cosa fosse per me la fortuna . Ed io gli ho risposto che la fortuna è incontrare le persone giuste nella vita .Io ho incontrato Nanni Moretti.......Pupi Avati....... ed ultimo Wim Wenders , fondamentale riferimento di studio all'epoca per noi giovani attori , che mi ha concesso l'onore di conferirmi questo prestigioso premio........"
Ironia della sorte fu proprio Wim Wenders ad adombrare il premio concessogli poichè nel discorso finale di commiato invitò l'organizzazione a modificare il regolamento dei premi. In buona sostanza fece comprendere che per regolamento la giuria non avrebbe potuto assegnare il premio di miglior attore a Mickey Rourke poichè al film "The Wrestler " era stato assegnato il premio quale miglior film della biennale; ed in questo senso proprio per l'astruso regolamento vi sarebbe stata incompatibilità .
Ho visto entrambi i film ;per ultimo in DVD quello di Pupi Avati . La mia opinione di vecchio cinefilo è che l'interpretazione di Sivio Orlando è semplicemente straordinaria e che a dispetto da quanto affermato da Wim Wenders il premio se lo è guadagnato tutto senza rubare nulla .
Tanto asserisco poichè il valore del film , forse il migliore di Pupi Avati , è tutto nella mirabile recitazione di Silvio Orlando. Che riesce a trasmetterti il viscerale amore di un padre per una figlia sfortunata . Fino a commuoverti.
Robert1948
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a robert1948 »
[ - ] lascia un commento a robert1948 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
paride86
|
martedì 3 febbraio 2009
|
buono ma gli manca qualcosa
|
|
|
|
"Il papà di Giovanna" è, secondo me, un film riuscito a metà.
Avati si avvale delle ottime interpretazioni di Silvio Orlando e di Alba Rohrwacher, ma alla fine gli eventi che propone si incastrano in maniera piuttosto insignificante, cioè non vanno a parare da nessuna parte. Mi ha deluso soprattutto il finale, dal quale mi sarei aspettato un qualcosa in più. Insomma, il film tocca tanti argomenti (la guerra, l'omicidio, l'amore di un padre, l'insoddisfazione di una madre, le esecuzioni partigiane) ma non ne approfondisce nessuno e alla fine l'unica cosa che rimane è il ritratto di Michele: il regista vuole dimostrare che, pur essendo un perdente, questo professore ha un'anima candida e volenterosa.
[+]
"Il papà di Giovanna" è, secondo me, un film riuscito a metà.
Avati si avvale delle ottime interpretazioni di Silvio Orlando e di Alba Rohrwacher, ma alla fine gli eventi che propone si incastrano in maniera piuttosto insignificante, cioè non vanno a parare da nessuna parte. Mi ha deluso soprattutto il finale, dal quale mi sarei aspettato un qualcosa in più. Insomma, il film tocca tanti argomenti (la guerra, l'omicidio, l'amore di un padre, l'insoddisfazione di una madre, le esecuzioni partigiane) ma non ne approfondisce nessuno e alla fine l'unica cosa che rimane è il ritratto di Michele: il regista vuole dimostrare che, pur essendo un perdente, questo professore ha un'anima candida e volenterosa. Niente di nuovo all'orizzonte, insomma (anzi, essere professore negli anni '30 era una situazione molto molto fuori dal comune, quindi perché Michele dovrebbe essere così straccione e mediocre come viene proposto nel film?).
Per quanto riguarda Ezio Greggio e Francesca Neri...diciamo pure che se la sono cavata, ma il merito è più del talento di Avati che delle loro reali capacità interpretative.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a paride86 »
[ - ] lascia un commento a paride86 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
chiarialessandro
|
giovedì 25 giugno 2009
|
una tacca in più.
|
|
|
|
Nei film western capita di vedere il pistolero di turno che aggiunge una tacca nel calcio della sua pistola a ricordo di un altro morto ammazzato; anche a Pupi Avati capita spesso di aggiungere un tassello all’elenco delle opere da ricordare. “Il papà di Giovanna” è un lavoro che cerca di aprire come un bisturi i rapporti familiari tra Silvio Orlando (padre), Francesca Neri (madre) ed Alba Rohrwacher (figlia), affondando soprattutto nella dicotomia fra accettazione e rifiuto: la figlia accetta sia il padre che la madre ma contemporaneamente rifiuta (per gelosia?) quella piccolissima parte della vita che la madre si permette di concedere alla spensieratezza, al divertimento e all’allegria (la crisi epilettica non sembra casuale).
[+]
Nei film western capita di vedere il pistolero di turno che aggiunge una tacca nel calcio della sua pistola a ricordo di un altro morto ammazzato; anche a Pupi Avati capita spesso di aggiungere un tassello all’elenco delle opere da ricordare. “Il papà di Giovanna” è un lavoro che cerca di aprire come un bisturi i rapporti familiari tra Silvio Orlando (padre), Francesca Neri (madre) ed Alba Rohrwacher (figlia), affondando soprattutto nella dicotomia fra accettazione e rifiuto: la figlia accetta sia il padre che la madre ma contemporaneamente rifiuta (per gelosia?) quella piccolissima parte della vita che la madre si permette di concedere alla spensieratezza, al divertimento e all’allegria (la crisi epilettica non sembra casuale). La madre rifiuta la figlia (almeno sino al finale aperto in cui ci viene lasciata intravedere la possibilità di ricomposizione del nucleo originario), accerchiata e plagiata dal padre che (a sua volta) la accetta pur rifiutando di accettarne le menomate condizioni psichiche sino al punto da spingere un vuoto rubacuori al suo falso corteggiamento. La madre accetta poi il matrimonio ma rifiuta di amare il marito che le concederà però la possibilità di esprimere i suoi sentimenti con l’amico di famiglia (stupendo il gioco di sguardi che, silenzioso, ci avvicina alla loro reciproca attrazione). Grandissimo il popolo degli attori: Orlando si riconferma magistrale (in tutti i sensi, dato che gli è affidata la parte di un professore), Alba “cresce” di film in film (non solo come età ma soprattutto come capacità interpretativa), Francesca viene sapientemente usata non tanto per le sue inossidabili curve quanto piuttosto per l’espressività, Ezio affronta in modo convincente un ruolo inedito (mica vorrà diventare un secondo Abatantuono?). Dopo tanti elogi una piccola critica che non inficia certo la validità complessiva del film: la scena della fuga di Greggio che riesce a seminare un gruppo di inseguitori armati dopo essere stato legato con le mani dietro la schiena e ferito gravemente, mi sembra una scena assurda; forse sarebbe stato meglio eliminarla. Un ‘ultima annotazione che un critico professionista probabilmente non farebbe: tra l’essere e l’apparire ritengo più importante l’essere ma, nel momento in cui il tuo lavoro consiste fondamentalmente nell’apparire, la cura dell’aspetto esteriore diventa importante non solo per te stesso ma anche per tutti gli altri che ti guardano, proprio per evitare uno spiacevole senso di trascuratezza; non penso che a Silvio Orlando manchino il tempo od i soldi per farsi sistemare la bocca.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a chiarialessandro »
[ - ] lascia un commento a chiarialessandro »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
paolo pasetti
|
lunedì 22 settembre 2008
|
lotta di classe a colpi di rasoio
|
|
|
|
A volte, anche con i personaggi di film o romanzi, è necessario fare un po’ di conti. Nella Bologna del 1938, Giovanna ha 17 anni; dunque è nata nel 1921. È, praticamente, una “coetanea” del fascismo. Michele Casali, padre di Giovanna, è un insegnante di disegno, borghese piccolissimo, chiuso nella sua infinita mediocrità ma intimamente velleitario e irrazionale. Giovanna cresce nell’illusione (l’impossibilità?) di essere normale, di essere come le altre, come le sue compagne del liceo-bene di Bologna. Ma Giovanna è brutta, sporca e – presto – sarà anche cattiva. Come ci ha insegnato l’antipsichiatria, la follia non è altro che un cortocircuito logico, un sostituirsi del gesto al pensiero, un’”altra logica” che corre parallela a quella comune, corrente, normale.
[+]
A volte, anche con i personaggi di film o romanzi, è necessario fare un po’ di conti. Nella Bologna del 1938, Giovanna ha 17 anni; dunque è nata nel 1921. È, praticamente, una “coetanea” del fascismo. Michele Casali, padre di Giovanna, è un insegnante di disegno, borghese piccolissimo, chiuso nella sua infinita mediocrità ma intimamente velleitario e irrazionale. Giovanna cresce nell’illusione (l’impossibilità?) di essere normale, di essere come le altre, come le sue compagne del liceo-bene di Bologna. Ma Giovanna è brutta, sporca e – presto – sarà anche cattiva. Come ci ha insegnato l’antipsichiatria, la follia non è altro che un cortocircuito logico, un sostituirsi del gesto al pensiero, un’”altra logica” che corre parallela a quella comune, corrente, normale. A un certo punto Giovanna, male-educata dalle ambizioni sbagliate del padre, si accorge drammaticamente che la sua “normalità” era pura finzione. Il ragazzo che lei amava in realtà “parlava” con lei solo per rubarle i compiti e, meschinamente, per corrompere il padre il cui voto era determinante per il suo futuro scolastico. Parlava con lei ma – come sempre e stato e sempre sarà – si infrattava in palestra con ben altra ragazza. Quella sì, borghese sul serio, figlia e nipote di fascistoni, destinata alla vita “vera”, quella dei soldi, del potere e della bellezza. Ed è qui che entra in scena la follia, con la sua logica spietata, che non ammette eccezioni o deroghe.
Nella mente malata di Giovanna, attraverso il suo delitto, si anticipa il delitto collettivo che arriverà presto: prima con le leggi razziali (guarda caso, proprio nel 1938...), poi con l’esplodere della guerra. L’assassinio compiuto da Giovanna è, in definitiva, una sorta di “modello in miniatura” di quello che sarà il grande assassinio di massa compiuto dal fascismo, prima ai danni degli ebrei (ma anche comunisti, zingari, omosessuali…), poi ai danni di tutti.
Nella testa di Giovanna si agita quella violenza niente affatto cieca, del tutto premeditata, che di lì a poco si scatenerà a livello di massa nelle deportazioni e nella guerra.
La dis-ragione di Giovanna si nutre di considerazioni corrette: la presenza, sotterranea ma incancellabile, del conflitto di classe. Quel conflitto di classe che il fascismo aveva cercato di cancellare dalla storia e dalle coscienze, fingendosi regime a-classista, con le sue trombonate di “popoli” e Imperi. Partendo da premesse giuste (il conflitto di classe, che lei rappresenta fisicamente, oltre che socialmente), Giovanna trae conclusioni sbagliatissime: l’omicidio. Anziché, come hanno fatto molti suoi coetanei, andare sulle montagne unendosi a qualche brigata partigiana, Giovanna ha preferito la strada più breve per “sanare” il conflitto: due colpi di rasoio alla gola della sua “avversaria”. Ma, come sappiamo, per prendere la via delle montagne serve un requisito fondamentale: essere coscienti di ciò che si è. Giovanna non lo è, non può esserlo. D’altra parte, come condannarla per questo? Oggi, il sottoproletariato urbano preferisce recarsi ogni domenica a spaccare qualche testa negli stadi, piuttosto che organizzare un faticosissimo conflitto sociale. Senza coscienza di sé, le “energie negative” della psicopatologia sociale conoscono un solo linguaggio per esprimersi: la violenza. Ma – direbbe la “signora mia” di Arbasino – piuttosto di una Rivoluzione è sempre meglio qualche testa rotta e qualche piccolo pogrom, che diamine!
[-]
[+] masturbazioni celebrali
(di robert1948)
[ - ] masturbazioni celebrali
|
|
|
[+] lascia un commento a paolo pasetti »
[ - ] lascia un commento a paolo pasetti »
|
|
d'accordo? |
|
|
|