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nicola1
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giovedì 5 aprile 2012
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sul critico
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Non voglio commentare tanto il film che mi sembra in ogni caso un prodotto molto dignitoso. Mi soffermo sul Morandini: "1° film girato in USA di Jordan..." Se parla di location forse ha ragione ma almeno "Non siamo angeli" (1989) e "In Dreams" (1999) sono ambientati negli Stati Uniti. Se invece parlaimo di produzione hai due che ho mezionato c'e' da aggiungere "High Spirits" del 1988. Mi chiedo quanti soldi guadagnano per scrivere certe baggianate.
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ivan91
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martedì 25 ottobre 2011
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mozzafiato
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bel thriller notturno cupo con una straordinaria jodie foster
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asius
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domenica 23 ottobre 2011
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soccombere o sopravvivere
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In questo film il regista fa assumere importanza tanto a chi preme il grilletto quanto all'indirizzo di chi viene premuto. E lo fa capire quando il detective-poliziotto, fino ad allora osservante rigoroso della legge, nell'epilogo finale copre le responsabilità della protagonista. Dinnanzi a un'aggressione che può essere fatale, l'eterno dilemma "soccombere o sopravvivere" trova la sua risposta nella natura umana. La protagonista, memore dell'esperienza traumatica vissuta precedentemente, sceglie la sopravvivenza quando nel negozio assiste ad un omicidio ed è obbligata a diventare Lei stessa omicida. Evita di costituirsi per mancanza di fiducia nella giustizia e la successiva minaccia di stupro subìta nella metropolitana col coltello alla gola la rende ancor più determinata nell'eliminazione dei delinquenti.
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In questo film il regista fa assumere importanza tanto a chi preme il grilletto quanto all'indirizzo di chi viene premuto. E lo fa capire quando il detective-poliziotto, fino ad allora osservante rigoroso della legge, nell'epilogo finale copre le responsabilità della protagonista. Dinnanzi a un'aggressione che può essere fatale, l'eterno dilemma "soccombere o sopravvivere" trova la sua risposta nella natura umana. La protagonista, memore dell'esperienza traumatica vissuta precedentemente, sceglie la sopravvivenza quando nel negozio assiste ad un omicidio ed è obbligata a diventare Lei stessa omicida. Evita di costituirsi per mancanza di fiducia nella giustizia e la successiva minaccia di stupro subìta nella metropolitana col coltello alla gola la rende ancor più determinata nell'eliminazione dei delinquenti. A poco a poco supera il limite della legittima difesa per diventare "la giustiziera della notte". Una trama semplice e ben costruita in un contesto metropolitano drammaticamente realistico, un chiaro messaggio del regista a voler prender atto che la strada della giustizia non passa sempre dai tribunali, e un'interpretazione di Jodie Foster all'altezza del ruolo assegnatoLe.
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anthony73
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sabato 22 ottobre 2011
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film discreto
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hulk1
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martedì 9 agosto 2011
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la giustiziera
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Incomprensibile come un regista della sensibilità di Jordan abbia girato un obbrorio come questo e di come la Foster lo abbia interpretatato. Non ne faccio un discorso politico, sociologico ma puramente cinematografico, anche se con il capolavoro 'La moglie del soldato' il senso del film risiedeva nel fatto che l'ideologia ti porta a non distinguere un uomo da una donna, anche se trans. A non riconoscere la reltà oggettiva. Lasciamo perdere 11/09, ormai ogni spot è post 11/09 , come durante gli anni 70 tutto era post wietnam, o Watergate. Questo film è la brutta copia del giustiziere della notte, stessa dinamica, identica progressione, regressione, pure lo sbirro dubbioso che in fondo condivide la donna, nel caso del giustiziere si alleerà con lui, lasciandoci la pelle.
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Incomprensibile come un regista della sensibilità di Jordan abbia girato un obbrorio come questo e di come la Foster lo abbia interpretatato. Non ne faccio un discorso politico, sociologico ma puramente cinematografico, anche se con il capolavoro 'La moglie del soldato' il senso del film risiedeva nel fatto che l'ideologia ti porta a non distinguere un uomo da una donna, anche se trans. A non riconoscere la reltà oggettiva. Lasciamo perdere 11/09, ormai ogni spot è post 11/09 , come durante gli anni 70 tutto era post wietnam, o Watergate. Questo film è la brutta copia del giustiziere della notte, stessa dinamica, identica progressione, regressione, pure lo sbirro dubbioso che in fondo condivide la donna, nel caso del giustiziere si alleerà con lui, lasciandoci la pelle. La sceneggiatura è un calzino puzzolenter bucato, dopo aver sparato nel negozio la Foster prende la cassetta di sorvegianza, ma nel metrò si infila un cappuccio, ma in ritardo e comunque le telecamere ad ogni angolo l'avrebbero immortalata. Un filmaccio, brutto, sporco e fascista, girato da persone che non lo sono. Lo spirito del tempo non lo si coglie volgendosi al passato, copiando il giustiziere, destra o sinistra nel caso dell'arte tutto è relativo, il vecchio Clint è il regista di destra più amato dalla sinistra, italiana in particolare. Il motivo è semplice i suoi film parlano di integrazione, tolleranza, sacrificio personale 'Molto USA' , la solideretà socialistoide è sempre puzzolente, temi universali , ma i nostri capataz di sinistra non sanno nemmeno di cosa si tratta. Un film altamente diseducativo, anche l'acquisto dell'arma, non credo che a New York sia così facile acquistare un'arma corta, non siamo nel Texas o nella Luisiana. Anche se ,come Clint con Callagan, il Popeye 'Tradotto con papà ' Di Jim Hakman nel braccio violento della legge, vomitano i loro fallimenti, le loro frustrazioni, nello sporco lavoro che qualcuno deve fare.
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eugenio
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lunedì 2 maggio 2011
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il labile confine tra giustizia e vendetta
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“La vendetta è un piatto che va servito freddo e gustato molto lentamente”.
Queste parole sembrano non appartenere al dizionario di Erica Bain (Jodie Foster),conduttrice radiofonica di un programma radio chiamato "Street Walk",miracolosamente sopravvissuta all’aggressione da parte di una coppia di balordi in un freddo tunnel di Central Park a New York. Lei almeno. Il suo fidanzato e prossimo futuro marito,al contrario,non c’e’ l’ha fatta: è morto massacrato sotto i colpi del violento duo. Ripresasi presto dalle ferite fisiche, la giovane donna tumefatta nell’anima e nel cuore da quel dolore di una perdita cosi’ insanabile,inizierà a percorrere presto la strada dei “giustizieri della notte”.
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“La vendetta è un piatto che va servito freddo e gustato molto lentamente”.
Queste parole sembrano non appartenere al dizionario di Erica Bain (Jodie Foster),conduttrice radiofonica di un programma radio chiamato "Street Walk",miracolosamente sopravvissuta all’aggressione da parte di una coppia di balordi in un freddo tunnel di Central Park a New York. Lei almeno. Il suo fidanzato e prossimo futuro marito,al contrario,non c’e’ l’ha fatta: è morto massacrato sotto i colpi del violento duo. Ripresasi presto dalle ferite fisiche, la giovane donna tumefatta nell’anima e nel cuore da quel dolore di una perdita cosi’ insanabile,inizierà a percorrere presto la strada dei “giustizieri della notte”.
Inevitabile sara’ l’incontro “formativo” con un tutore della legge (rappresentato,in questa sede dal detective Marcer,Terrence Howard) anche lui anima in pena,anche lui dal passato non propriamente roseo, pallido rappresentante di una città alla deriva sconvolta dal crimine.
La città appunto. Questa è la protagonista assoluta della pellicola dell’irlandese Jordan: attraverso inquadrature angolate e quasi “chirurgiche” delle strade ove si muove la giovane protagonista,il regista intende far riflettere sul male che ci circonda ogni giorno,sulla sopraffazione quotidiana di cui siamo soggetti. La città perde ogni connotazione perbenista e borghese caricandosi di un significato cupo e doloroso: è un “teatro dell’orrore”,un non luogo dove i protagonisti assoluti sono i piu’ forti che sottomettono i piu’ deboli in una spirale soffocante di repressione.
Quale è allora l’unica via di sopravvivenza? L’annullamento dei sensi e il rifiuto a vivere conducendo un’esistenza passiva e palesemente indifferente? Oppure l’applicazione di un pugno di ferro in base al ben noto contrappasso dantesco?
Puo’ davvero una giustizia sommaria sanare quelle ferite dell’anima ancora aperte?
Il cineasta, con fare sicuro,confeziona un prodotto asciutto ma non privo di sbavature (qualche scena di inseguimento si poteva tranquillamente “tagliare”) evitando ogni retorica di fondo sulla tematica: il dolore c’e’ e si vede;a nulla vale la legge di fronte alla perdita di un proprio caro.
Ed è cosi’ che Erica Bain si trasforma,travalica quel confine da giustizia a vendetta reagendo,calibro nove “legittimamente rubata” al seguito, alle ingiustizie viste. Uccide un rapinatore di un supermercato (che prima aveva assassinato una donna a sangue freddo), elimina due “latinos” bulli metropolitani,si accanisce verso un losco intrallaziere nei confronti del quale la cosiddetta ”legge” aveva fallito,applica con rigore la ferrea regola: “Mors tua vita mea”,divenendo un anti-eroe metropolitano.
Il tutto mentre la polizia sta a guardare,incapace di dare un volto a questo misterioso “Charles Bronson”, a un oscuro mietitore,la cui identità era probabilmente gia’ stata intesa sin dall’inizio, dal tenace detective Marcer, innamoratosi (tra le altre cose) della protagonista.
Non esiste un finale giusto o sbagliato; solo l’interpretazione dei due termini cambia.
Il cineasta cerca di coniugare nell’ultima scena due possibili sequenze tra loro distaccate intrecciandole e salvando in extremis "capra e cavoli" ma rimanendo,ahime’ per lui, avvolto nella rete.
Una rete di falsa speranza e illusione cui neppure la morte puo’ porre rimedio.
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[+] la paura a siracusa di eugenio
(di mattax)
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ragalex79
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mercoledì 18 agosto 2010
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film che rivedrei
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Ammetto di essere di parte, o forse no.
Jodie Foster è una delle attrici a me più care nel panorama cinematografico. Ogni suo film mi colpisce e mi fa apprezzare le sue " abilità " .
Non è tra i suoi più belli ma sicuramente è riuscita nel suo intento. Mi sono appassionato al personaggio, alla sua storia, al suo dolore e alla confusione che " vive ", perdendo il confine tra il bene e il male.
Cosa farei io al suo posto? Cosa faresti tu al suo posto? Si riflette e.. intanto si arriva all'epilogo della vicenda.
Lo rivedrò, sicuramente.
[+] foster mono face
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francesco2
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domenica 15 agosto 2010
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la 26.ora? non ne avevamo bisogno.
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Da anni la Foster è -credo- una delle donne più potenti di Hollywood, e questo sospetto si aveva da tempo: in questo film ha almeno due ruoli(Protagonista e produttrice), a parte quello di regista ricoperto in altri contesti. Ciò che era meno lecito aspettarsi è che l' europeo Jordan,curando la trasposizione cinematografica di un libro, avrebbe realizzato uno dei film più americani che si potesse ottenere, retorico come pochi ed impredivibilmente televisivo.
Come anche il protagonista della "Leggenda del re pescatore " di Gilliam, anche quella di questo film parla alla radio(Ovviamente con funzione diversa): il film però non approfondisce questo risvolto, ed anzi se ne serve affinché lei snoccioli una delle tante frasi pretenziose sulla sua città che pronuncerà durante il film.
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Da anni la Foster è -credo- una delle donne più potenti di Hollywood, e questo sospetto si aveva da tempo: in questo film ha almeno due ruoli(Protagonista e produttrice), a parte quello di regista ricoperto in altri contesti. Ciò che era meno lecito aspettarsi è che l' europeo Jordan,curando la trasposizione cinematografica di un libro, avrebbe realizzato uno dei film più americani che si potesse ottenere, retorico come pochi ed impredivibilmente televisivo.
Come anche il protagonista della "Leggenda del re pescatore " di Gilliam, anche quella di questo film parla alla radio(Ovviamente con funzione diversa): il film però non approfondisce questo risvolto, ed anzi se ne serve affinché lei snoccioli una delle tante frasi pretenziose sulla sua città che pronuncerà durante il film.
Il sospetto che l'obiettivo sia quello di un'opera didascalico comincia a diventare certezza dopo la morte del promesso sposo: come anche nella "Stanza del figlio" ed "In the Bedroom",piccolo film che però spicca confrontato con questo, assistiamo all'elaborazione di un lutto(Ma dove? Immagini anodine, senza nessuno spessore, frasi inutili come" Non dovresti fumare. è un modo per morire, tu devi cercare quelli per vivere")), con qualche (Vivaddio) spunto provocatorio, come il disinteresse mostrato nei confronti della Foster all'ufficio in cui dichiara il decesso del compagno. Nel frattempo si cominci a a sviluppare un indagine, condotta da un personaggio(interpretato proprio male) troppo scontatamente agli antipodi della protagonista: ove lei è donna, bianca e crede nella giustizia privata modello Charles Bronson, lui è uomo, nero e nutre una relativa fiducia nelle istituzioni(Relativa, appunto, perché a un certo punto le dirà:"Legalmente non si può fare nulla", per poi pentirsene un attimo dopo).
Quest'ambivalenza con pochissime sfumature, però, non ha nulla dei risvolti provocatori di "Breakfast on Pluto", dove si lavorava su due sessi "coesistenti" in un essere umano, ma è solo un "Potage" di thriller giudiziario, film "psicologico"(?) e storia d'amore.
Quando Erica uccide una persona che ha appena consumato un'altra vendetta privata, il suo ruolo assumerà sfumature sempre più diverse: uccide prima per legittima difesa, successivamente riacquista in un senso paradossale i connotati "sociali" che ci aveva mostrato la prima scena. In una città che non riconosce più(Ma questi traumi, con ben altra perizia nella fusione di generi, ce li aveva mostrati Lee nella sua bellissima "25.ora")diventerà una "Giustiziera della notte" a sfondo sociale: nel buio delle ore post-serali prima eliminerà il bianco, ricco di turno, poi difenderà una nera vittima di "Occasionali" soprusi. Queste scene in realtà quasi mai hanno un vero spessore, eccezion fatta parzialmente per la solidarietà femminile che si instaura con la prostituta. "Anonimato" di lusso, ampolloso quando lei manifesta disagio post 11-Settembre ( Dolore collettivo e personale, al contempo), e da telefilm durante le noiosette indagini di Mercer.
Eliminati i cattivacci e ritrovato il cane, il cerchio si (ri) compone definitivamente con l'"incontro" tra i due elementi(Bianco e nero, legale ed illegale), tramite una simpatica trovata dello "Script": la Foster spara al detective per fingere che il misterioso giustiziere non esistesse, che fossero una banda stile "Mostro di firenze". E svanisce l'illusione che un regista europeo abbia effettuato una "Trasferta" in America senza americanizzarsi lui stesso.
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ivan91
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lunedì 9 agosto 2010
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film introspettivo
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un film che fa riflettere sul mondo di merda in cui vivviamo domainato dalla violenza senza i saldi principi di una volta straordinaria come sempre jodie foster
[+] ma lascia perdere
(di mattax)
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100spindle
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giovedì 10 giugno 2010
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dov'e' l'anima?
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BANALE. LA VENDETTA IN NOME DELLA GIUSTIZIA. UNA DONNA CHE DIVENTA KILLER SPIETATO E UN POLIZIOTTO ONESTO CHE DIVENTA SUO COMPLICE. DOVE HO GIA' VISTO TUTTO QUESTO? IN MOLTI ALTRI FILM.
BRAVA LA FOSTER MA IL FILM SEBBENE BEN DIRETTO E SCENEGGIATO, NON MI HA COLPITO NE MI HA CREATO LA SUSPANCE CEH SPERAVO.
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