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nicola
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venerdì 12 gennaio 2007
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semplice e buono come una torta di mele
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Io credo, al di là delle presunte discussioni di carattere teologico, filosofico, politico o cinematografico, che questo film debba essere, più che commentato, assaporato come una torta di mele; la quale non contiene chissà quali ingredienti raffinati, non è sofisticata, artificiosa, non ci cattura che per la semplicità dei suoi sapori - come questa splendida pellicola. Le mele di Adamo non passerà alla storia come uno dei migliori film del secolo, ma chi ha avuto la possibilità di vederle questo film si è regalato un'ora e mezza di purezza e di sollievo.
Credo sia davvero la semplicità, la linearità il punto di forza; semplicità che, in questo preciso caso, sta all'esatto opposto di banale: è a tratti così profondo e coinvolgente da lasciare senza parole; eppure lo si scopre solo poi, quando ci si ripensa.
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Io credo, al di là delle presunte discussioni di carattere teologico, filosofico, politico o cinematografico, che questo film debba essere, più che commentato, assaporato come una torta di mele; la quale non contiene chissà quali ingredienti raffinati, non è sofisticata, artificiosa, non ci cattura che per la semplicità dei suoi sapori - come questa splendida pellicola. Le mele di Adamo non passerà alla storia come uno dei migliori film del secolo, ma chi ha avuto la possibilità di vederle questo film si è regalato un'ora e mezza di purezza e di sollievo.
Credo sia davvero la semplicità, la linearità il punto di forza; semplicità che, in questo preciso caso, sta all'esatto opposto di banale: è a tratti così profondo e coinvolgente da lasciare senza parole; eppure lo si scopre solo poi, quando ci si ripensa. Tuttavia, penso che le riflessioni siano inutili per film come questo: in ogni caso, il punto di vista del regista è ineffabile, come il suo messaggio, solo intuibile, o almeno questa è l'impressione che ne ho ricevuto. Ognuno ne tragga le conclusioni che crede, ma, vi prego, guardatelo: è un sollievo per lo spirito.
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(di luca f.)
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(di futura)
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rosalia marchese
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lunedì 10 settembre 2007
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la mela è la chiave
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Dai tempi dell’asilo ci tormentano con la storia della mela che portò il peccato originale. Peccato che ci cedettero Adamo ed Eva.
Ma per fortuna, Jensen ne ha voluta proporre un’altra, che contrasta la prima.
Il regista gioca sul rovesciamento dei ruoli, sull’alternarsi di essi.
Il più evidente, quello più importante (nonché chiave del film), è la stessa mela. Segno di peccato nella Chiesa, mentre Jensen la propone come salvezza. E, infatti, non è un caso se, quando la mela sta per marcire, anche nella chiesa dove si svolgono gli eventi tutto sta per spezzarsi e non è neppure un caso che è l’ultima mela rimasta a far rifiorire la vita del parroco, di Adam e degli altri delinquenti che risiedevano nella parrocchia.
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Dai tempi dell’asilo ci tormentano con la storia della mela che portò il peccato originale. Peccato che ci cedettero Adamo ed Eva.
Ma per fortuna, Jensen ne ha voluta proporre un’altra, che contrasta la prima.
Il regista gioca sul rovesciamento dei ruoli, sull’alternarsi di essi.
Il più evidente, quello più importante (nonché chiave del film), è la stessa mela. Segno di peccato nella Chiesa, mentre Jensen la propone come salvezza. E, infatti, non è un caso se, quando la mela sta per marcire, anche nella chiesa dove si svolgono gli eventi tutto sta per spezzarsi e non è neppure un caso che è l’ultima mela rimasta a far rifiorire la vita del parroco, di Adam e degli altri delinquenti che risiedevano nella parrocchia.
E poi c’è l’altro ribaltamento: il parroco e Adam, criminale e peccatore. Ma è proprio Adam a portare a termine la sua missione (fare una torta di mele), a dare vita e forma alla salvezza… Inoltre riesce a far capire allo stesso parroco che non c’è bisogno di un nascondiglio (in questo caso la fede) per vivere, per accettare un figlio portatore di handicap. Fa comprendere che bisogna accettare la realtà, in modo da affrontarla e da viverla in serenità. Perché non c’è bisogno di una religione per poterlo fare. Perché è ingannatrice. E ciò non va bene!
Il danese A.T.Jensen ci propone quindi un humor nero che ci spiaccica in faccia la realtà, appunto. Che non si nasconde dietro qualcosa. Jensen sa cosa vuole dire e sa come dirlo: senza timore e ipocrisia, per fortuna.
Una favola nera che più che ridere dovrebbe far riflettere a cosa è bene e male. Dovrebbe far pensare, prima di tutto, se esiste un bene e un male. Un giusto e uno sbagliato. Una morale.
Personalmente, sono arrivata alla conclusione che tutto è marcio e buono. Che in un po’ di bene c’è sempre un po’ di male, e viceversa…
E che comunque vadano le cose, si può sempre fare qualcosa, al costo di Vivere.
Quindi: La realtà, l’accettazione degli eventi, il non nascondersi portano a vivere.
E la mela è la chiave. La mela è il peccato che porta alla salvezza.
(Primavera, estate, autunno, inverno e di nuovo primavera. Perché la vita non è nient’altro che un ciclo!)
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kekka
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domenica 11 giugno 2006
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quando male e bene si scambiano di posto...
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Se vi capitasse di assistere ad una scena così: un naziskin forzuto che
prende a cazzotti un gracile pastore (nel senso di protestante), buonista,
più che buono, che sembra uscire da una comunità hippy degli anni '70, per
chi tifereste? Se avete il comune senso del pudore o della giustizia, o se
vi piace pensare nell'alveo del politically correct, trovate assurda la
domanda, tanto ovvia è la risposta. Ma se un diavoletto dispettoso si
risveglia in voi - guardando il film "Le mele di Adamo" del regista danese
Anders Thomas Jensen - può darsi che arriviate a pensare che il neonazista
Adam, con metodi poco ortodossi (OK!), sta cercando di richiamare alla
realtà un uomo di Dio tanto cocciuto nella sua fede nella Provvidenza da
dare ai nervi.
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Se vi capitasse di assistere ad una scena così: un naziskin forzuto che
prende a cazzotti un gracile pastore (nel senso di protestante), buonista,
più che buono, che sembra uscire da una comunità hippy degli anni '70, per
chi tifereste? Se avete il comune senso del pudore o della giustizia, o se
vi piace pensare nell'alveo del politically correct, trovate assurda la
domanda, tanto ovvia è la risposta. Ma se un diavoletto dispettoso si
risveglia in voi - guardando il film "Le mele di Adamo" del regista danese
Anders Thomas Jensen - può darsi che arriviate a pensare che il neonazista
Adam, con metodi poco ortodossi (OK!), sta cercando di richiamare alla
realtà un uomo di Dio tanto cocciuto nella sua fede nella Provvidenza da
dare ai nervi. Forse non vi piacerà scoprire che una parte di voi si è
schierata con il "Male", però vi potrà consolare la considerazione che: 1.
Adam rappresenta quel Male con cui il Bene deve fare i conti per essere
credibile; 2. non è un personaggio statico, ma in fase di maturazione, o, se
si vuole, di riscatto.
Un po' di trama. Adam, uscito dal carcere, deve trascorrere un periodo in
una comunità di recupero, isolata (nel mezzo di una campagna naive, colta
sempre nei colori dorati del tramonto) e anomala: la formano, oltre al
pastore Ivan, un nazista (d'epoca), un rapinatore islamico politicizzato,
un ex tennista bulimico ed alcolizzato. Ivan appare sicuro delle possibilità
di recupero di queste persone, perché crede ciecamente nel Bene. E'
importante però che abbiano un obiettivo. Quello di Adam, da lui stesso
scelto per provocazione, sarà di fare una torta con le mele di un rigoglioso
albero che cresce accanto alla chiesa. Ma il Male irrompe nel piccolo gruppo
sotto molteplici forme, talora violente e drammatiche (va detto che il film
è un noir, temperato da umorismo anglosassone), talora metaforiche: come i
vermi, i corvi , i fulmini... Lo stesso albero è metaforico. Se la mela di
Eva rappresenta il peccato originale (non di gola, ma di orgoglio: perché è
il frutto dell'alberodella conoscenza del bene e del male), le mele di Adam
rappresentano la possibilità di redimersi dal male stesso. Cosa che in
effetti avverrà. D'altro canto, l'ottimismodi Ivan, che trova una
spiegazione razionale e scientifica nella malattia che lo affligge, vacilla
duramente quando Adam gli sbatte in faccia una pagina della Bibbia (quella
che si apriva immancabilmente quando il neonazista buttava a terra il libro
che il pastore stesso gli aveva donato).
In quella pagina inizia il libro di Giobbe, un uomo buono e al tempo stesso
fortunato. Su sfida di Satana a Dio, viene sottoposto a prove atroci per
testare la reale consistenza della sua fede. Perde i beni e i figli, si
copre di piaghe, si trova abbandonato in una discarica. Agli amici che gli
obiettano che, se gli sono capitati questo guai, sarà stato senz'altro per
sua colpa, Giobbe oppone la sua innocenza, ma, sfiduciato, maledisce la sua
nascita e protesta l'assurdità della vita e della creazione (finché non gli
parla Dio stesso: il che lo appaga di tutti i guai). Ivan, invece, di fronte
alla storia di Giobbe, scopre improvvisamente la Sua storia e tutto quel
male che prima rifiutava di vedere. Da questo aspetto, la storia sembra un
omaggio al Candido di Voltaire, un ragazzo, ingenuo come il suo nome,
educato all'ottimismo da un maestro senza dubbi, convinto che il mondo in
cui viviamo è il migliore dei mondi possibili, il quale scopre, viaggiando,
tutto il Male che vi regna, effetto in parte di catastrofi naturali, come il
terremoto di Lisbona del 1756, e in parte maggiore dell'irrazionalità, del
dogmatismo, dell'intolleranza propri degli umani.
Il film può essere considerato "scorretto" per il suo ironizzare su
religione, nazismo, scienza ed altro, ma ha il pregio di affrontare con
leggerezza, e con battute micidiali, il tema, estremamente hard, del Male,
specie quando colpisce gli innocenti, e del fallimento di ogni pretesa di
dominarlo con certezze assolute, perché ognuna sembra capovolgersi nel suo
contrario. Da questo punto di vista, è molto dubitativo e laico. Oltre che
(drammaticamente) divertente.
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angelo mazzei
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mercoledì 10 maggio 2006
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quanto sono buone le mele d'adamo !!!
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LE MELE DI ADAMO
Anders Thomas Jensen - regia, soggetto e sceneggiatura - è l’autore di questo splendido capolavoro della cinematografia danese che si chiama “Adams Æbler” – “Le Mele d’Adamo” in Italia.
Pur essendo appena 24enne, Anders Thomas ha già realizzato 3 film e 3 corti, tutti capolavori.
In questo film, che va idealmente a completare una trilogia iniziata nel 2000 con “Blinkende Lygter” (Luci Tremule) e proseguita nel 2003 con “De Grønne Slagtere” (Il Macellaio di Verdure), tutto è tecnicamente perfetto.
Lo scontro tra le tre verità che nietzscheanamente mostra l’essenza fasulla di ognuna. L’ideologia politica del fanatico naziskin Adam (Ulrich Thomsen) dal quale lo scorrere della pellicola finisce per staccare di dosso insieme alla sua fede anche l’etichetta del cattivo.
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LE MELE DI ADAMO
Anders Thomas Jensen - regia, soggetto e sceneggiatura - è l’autore di questo splendido capolavoro della cinematografia danese che si chiama “Adams Æbler” – “Le Mele d’Adamo” in Italia.
Pur essendo appena 24enne, Anders Thomas ha già realizzato 3 film e 3 corti, tutti capolavori.
In questo film, che va idealmente a completare una trilogia iniziata nel 2000 con “Blinkende Lygter” (Luci Tremule) e proseguita nel 2003 con “De Grønne Slagtere” (Il Macellaio di Verdure), tutto è tecnicamente perfetto.
Lo scontro tra le tre verità che nietzscheanamente mostra l’essenza fasulla di ognuna. L’ideologia politica del fanatico naziskin Adam (Ulrich Thomsen) dal quale lo scorrere della pellicola finisce per staccare di dosso insieme alla sua fede anche l’etichetta del cattivo. L’arroganza positivista del medico Dr. Kolberg (Ole Thestrup), che si dissolve nell’evento catastrofico dell’eccezione che si ribella alla regola, umiliazione del paradigma scientifico. Il fondamentalismo religioso della fede cieca e antidolorifica del pastore Ivan (Madds Mikkelsen) che vede crollare le sue basi sotto i duri colpi delle proprie incongruenze costitutive.
Le maschere dei soggetti finiscono tutte per cadere a terra quando la complessità della trama disegnata da Jensen trova il suo punto critico. E dopo un momento di caos aorgico la logica degli opposti si risolve in un grande abbraccio, una vera sintesi dialettica del bene e del male al di là del bene e del male.
Il più grande film nietzscheano dai tempi remoti dell’Odissea di Kubrick. Ma stavolta, alla metafora di un Mondo delle Idee di Volontà di Potenza dell’Uomo che Supera Se Stesso nell’Eterno Ritorno dell’Uguale con tanto di colonna sonora celebrativa straussiana, si sostituisce un punto di vista che va oltre il postmodernismo. Jensen, infatti, ci riporta ad un Nietzsche più concreto e più vicino, quello che, postosi su Verità e Menzogna in Senso Extramorale, ci accompagna attraverso la Trasvalutazione di Tutti i Valori, in un Mondo della Vita Al di Là del Bene e del Male.
Istruzioni per l’uso: si consiglia la rilettura del Vecchio Testamento, o perlomeno del Libro di Giobbe; una particolare attenzione alla naturalezza degli effetti (DAVVERO speciali); davvero eccellenti i continui riferimenti simbolici che riempiono ogni scena del film: la mela, l’albero, il fulmine, gli uccelli e i loro presagi, i vermi, il fuoco, la luce, etc.
L’apoteosi del Dogma Sdogmatizzato che sembra anche una velata risposta ai suoi grandi maestri, Lars Von Trier su tutti. Un lavoro di educazione civica per adulti e bambini. Una decostruzione totale della superstizione e dell’intolleranza che genera. E’ solo un ragazzino vichingo, ma è già un mito.
Buone Visioni!
[ Angelo Mazzei, Cinema Lumière, Pisa, 9 V 2006 ]
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[+] nietzsche?!? non direi proprio!
(di the white bunny)
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rose
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lunedì 8 maggio 2006
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il paradiso perduto
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Adam al contrario di Adamo quella mela non la darà mai ad Eva. Ma che importa, dal Paradiso è già stato cacciato molto tempo fa. ‘È un neonazista appena uscito dalla galera. Verrà accolto in una comunità presso una chiesa dove troverà dei compagni a cui il Paradiso è stato ugualmente negato. Un ex- promessa del tennis, ora ubriacone e cleptomane, un terrorista arabo che rapina sistematicamente un distributore di benzina, un ex-nazista che ha gestito un campo di concentramento. E soprattutto il prete, che afflitto da numerose disgrazie (orfano di madre, violentato dal padre, moglie suicida e figlio paralizzato) si è creato un suo Paradiso artificiale grazie ad una sua droga personale: la fede e la convinzione di essere protetto da Dio.
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Adam al contrario di Adamo quella mela non la darà mai ad Eva. Ma che importa, dal Paradiso è già stato cacciato molto tempo fa. ‘È un neonazista appena uscito dalla galera. Verrà accolto in una comunità presso una chiesa dove troverà dei compagni a cui il Paradiso è stato ugualmente negato. Un ex- promessa del tennis, ora ubriacone e cleptomane, un terrorista arabo che rapina sistematicamente un distributore di benzina, un ex-nazista che ha gestito un campo di concentramento. E soprattutto il prete, che afflitto da numerose disgrazie (orfano di madre, violentato dal padre, moglie suicida e figlio paralizzato) si è creato un suo Paradiso artificiale grazie ad una sua droga personale: la fede e la convinzione di essere protetto da Dio. Attraverso una serie di avvenimenti tragi-comici al limite del grottesco, di cui il cattivo Adam sarà spesso l’attore principale, il prete abbandonerà tutte le sue sicurezze e ripiomberà nella dura realtà. Ma grazie alla complicità e alla amicizia che si stabiliscono tra lui ed Adam verrà ricostruito il paradiso perduto, questa volta basato però sulla consapevolezza della realtà del mondo e sul potere che ha la mente umana di sottrarsi alle sue brutture.
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charles
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martedì 17 giugno 2008
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capolavoro per lo più incompreso
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Un film straorinario e mi pare spesso incompreso, che trasmette un messaggio non religioso, bensì "spirituale". non penso che sia intenzione del regista parlare di questa o di quella ideologia, né di mettere in buona o cattiva luce la religione cattolica, o la fede. Fede che sembra cieca, e fin da subito è irritante, portando il protagonista a non vedere il "male" che gli accade intorno. Alla fine, dopo una serie di colpi di scena e di situazioni grotteche e persino esilaranti, forse s'intuisce il messaggio profondo e semplice del film: se vedi il bene anche dove non c'è, anche dove evidentemente c'è il male e la malattia, il male e la malattia si trasformano. Allora quello che prima sembrava un folle credente, un cieco, alla fine diventa un punto di riferimento per quelli cattivi che la realtà malata la vedono e ne sono artefici e persino il nazi si unisce alla sua apparente cecità.
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Un film straorinario e mi pare spesso incompreso, che trasmette un messaggio non religioso, bensì "spirituale". non penso che sia intenzione del regista parlare di questa o di quella ideologia, né di mettere in buona o cattiva luce la religione cattolica, o la fede. Fede che sembra cieca, e fin da subito è irritante, portando il protagonista a non vedere il "male" che gli accade intorno. Alla fine, dopo una serie di colpi di scena e di situazioni grotteche e persino esilaranti, forse s'intuisce il messaggio profondo e semplice del film: se vedi il bene anche dove non c'è, anche dove evidentemente c'è il male e la malattia, il male e la malattia si trasformano. Allora quello che prima sembrava un folle credente, un cieco, alla fine diventa un punto di riferimento per quelli cattivi che la realtà malata la vedono e ne sono artefici e persino il nazi si unisce alla sua apparente cecità.
Allora dov'è la malattia, dove la cattiveria?? stanno nella testa del reverendo, nelle azioni "malvage" del nazi e del terrorista??? o nel nostro modo "malato" di vedere la realtà...? molti non concorderanno con queste frasi "estreme", ma è quello che penso. Viviamo in un mondo dove si vede tutto in modo conflittuale, e ci insegnano fin da piccoli a coltivare la paura di migliaia di cose, tra le quali il "male" e i peccati. E paradossalmente nel film è proprio un prete che non vede il peccato e così facendo trasforma la realtà circostante. Il messaggio è estremo e paradossale, difficile da capire per una civiltà occidentale veramente lontana dalla consapevolezza, che non ha niente a che vedere con il bene e il male, il giusto e lo sbagliato
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a.l.
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lunedì 5 giugno 2006
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la ricetta segreta
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In un opuscoletto greco, intitolato “Sulle arie, le acque, e i luoghi,” attribuito convenzionalmente ad Ippocrate, il padre della scienza medica, si spiega che le caratteristiche fisiche e morali dei popoli sono determinate dalle condizioni climatiche e fisiche del loro ambiente naturale. Il determinismo ambientale, elaborato dalla medicina e dalla storiografia antiche, è teoria resistente, se persino nelle vicende cupe della cinematografia danese più recente( ma non solo, basta pensare ai drammi del Maestro Bergman) pare farsi vivo: famiglie corrose da tare di vario genere ( “Festen”, “L’eredità” e la versione animata, comparsa da poco nelle nostre sale,” Terkel”), sommerse in atmosfere plumbee, uno stile di regia severo, rigorosamente alieno da concessioni allo spettacolare, persino un manifesto, significativamente denominato “Dogma ‘95”, nel quale si teorizza un cinema specchio neutro della vita, riproduzione austera degli aspetti più ripugnanti di essa.
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In un opuscoletto greco, intitolato “Sulle arie, le acque, e i luoghi,” attribuito convenzionalmente ad Ippocrate, il padre della scienza medica, si spiega che le caratteristiche fisiche e morali dei popoli sono determinate dalle condizioni climatiche e fisiche del loro ambiente naturale. Il determinismo ambientale, elaborato dalla medicina e dalla storiografia antiche, è teoria resistente, se persino nelle vicende cupe della cinematografia danese più recente( ma non solo, basta pensare ai drammi del Maestro Bergman) pare farsi vivo: famiglie corrose da tare di vario genere ( “Festen”, “L’eredità” e la versione animata, comparsa da poco nelle nostre sale,” Terkel”), sommerse in atmosfere plumbee, uno stile di regia severo, rigorosamente alieno da concessioni allo spettacolare, persino un manifesto, significativamente denominato “Dogma ‘95”, nel quale si teorizza un cinema specchio neutro della vita, riproduzione austera degli aspetti più ripugnanti di essa. Gli autori danesi, a cominciare dal più noto, Lars Von Trier, pur disobbedendo ai diktat contenuti in quel programma ormai considerato obsoleto, continuano a esserne in vario modo figli: neppure le favole di Andersen del resto sono molto solari e allora è naturale pensare agli influssi del cielo grigio del Nord Europa. “Le mele di Adamo”, il film di Jensen, terza opera di una trilogia dedicata ai rifiuti della società, candidato ufficiale della Danimarca all’Oscar 2006, non tradisce il genio nazionale: personaggi grotteschi, ruderi nel corpo e obesi, corvi sui rami, frutti bacati e alberi bruciati dal fulmine, medici disgustosi, letti di ospedale e sangue, bambini spastici, cancro al cervello e follia, fanatismo e pugni, suicidi e fanciulli violentati dai padri. Praticamente un campionario di fatali nefandezze sullo sfondo di una canonica di campagna dove un pastore protestante accoglie e tenta di recuperare un gruppo di derelitti apparentemente senza speranza, convinto delle bontà assoluta di un mondo retto da un Dio giustiziere che invia il male agli uomini per metterli alla prova. Lo scontro con uno dei suoi ospiti, un naziskin certo dell’assenza di un qualsiasi fine benevolo nella sofferenza provocata e subita, innesca la crisi. La pellicola si ispira alle tribolazione del personaggio biblico di Giobbe sarcasticamente attualizzate nel lungo elenco di disgrazie del religioso e raffigurate simbolicamente nell’albero di mele del cortile devastato dagli uccelli e dai lampi: “Le mele di Adamo” è una parabola etica il cui senso ultimo sta nella messa in ridicolo di ogni testo sacro e di ogni fanatismo di fronte all’imprevedibile e all’imponderabile che caratterizzano l’esistenza umana. L’anticonformismo agnostico del lungometraggio in fondo rispetta le convinzioni di tutti: gli accedenti provano le ragioni degli atei, i miracoli quelle dei credenti e l’uomo, ugualmente disarmato, si difende facendosi scudo di dottrine e ideologie falsamente risolutive. E ‘ parte della fragilità umana l’illusione che tutto sia riconducibile alla logica o alla fede. Al capezzale del vecchio responsabile del campo di concentramento, agonizzante e tormentato dai rimorsi, il neo cultore di Hitler non trova nulla da dire ma intuisce che l’unica verità accessibile è la forza indispensabile ad ognuno per affrontare la morte e il dolore. Non c’è ricetta che sveli come a volte il sapore di una torta di mele sia indimenticabile.
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[+] neoippocratismo
(di angelo stefanelli)
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boffese
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mercoledì 28 settembre 2011
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black comedy danese
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Le mele di Adamo , e' una pellicola sceneggiata e diretta dal danese Anders Thomas Jensen, giovane cineasta conosciuto in italia per aver scritto il terzo dogma mifune e non desiderare la donna d'altri di Susanne Bier.
E' la storia di Adam , neonazista che uscito di prigione , trascorre un periodo di recupero in una chiesa protestante guidata da Padre Ivan.
Nella comunita', ognuno ha un obiettivo e Adam decide che il suo sara' quello di fare una torta di mele , ma tra lui e il meraviglioso melo del giardino di Padre Ivan, s'insinueranno forze oscure o semplici scherzi della natura.
I due personaggi principali , interpretati magnificamente da Ulrich Thomsen nella parte del nazista (gia' bravissimo in festen,in un mondo migliore e non desiderare la donna d'altri) e da Mads Mikkelsen nel ruolo del prete protestante (open hearts e il bellissimo dopo il matrimonio), sono personaggi opposti nel vedere la vita.
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Le mele di Adamo , e' una pellicola sceneggiata e diretta dal danese Anders Thomas Jensen, giovane cineasta conosciuto in italia per aver scritto il terzo dogma mifune e non desiderare la donna d'altri di Susanne Bier.
E' la storia di Adam , neonazista che uscito di prigione , trascorre un periodo di recupero in una chiesa protestante guidata da Padre Ivan.
Nella comunita', ognuno ha un obiettivo e Adam decide che il suo sara' quello di fare una torta di mele , ma tra lui e il meraviglioso melo del giardino di Padre Ivan, s'insinueranno forze oscure o semplici scherzi della natura.
I due personaggi principali , interpretati magnificamente da Ulrich Thomsen nella parte del nazista (gia' bravissimo in festen,in un mondo migliore e non desiderare la donna d'altri) e da Mads Mikkelsen nel ruolo del prete protestante (open hearts e il bellissimo dopo il matrimonio), sono personaggi opposti nel vedere la vita. la maggior parte del succo del film , e' incentrato nelle loro diversita'.
il primo e' un uomo silenzioso, concreto, attaccato alla realta' ,capace di dialogare solo sotto forma di violenza. dall'altra parte, Padre Ivan e' un buonista , che ha dedicato la propria vita a porgere l'altra guancia, capace di crearsi uno scudo tramite la propria fede, in modo da mistificare la sua realta' dei fatti.
Intorno a loro , personaggi grotteschi, eccentrici e al tempo stesso dolorosi; un ex tennista alcolizzato, un arabo pronto a sparare, una donna incinta sull'orlo di una crisi di nervi e un medico sadico.
Le mele di Adamo e' una pellicola , che ama rischiare, non ha paura di toccare argomenti scioccanti. Dio , il Diavolo, la medicina, l'antisemitismo, la fede,la follia , l'insania,la politica,l'handicap, la violenza. Tutte cose , difficili da collocare in una commedia , ma il bravo Jensen , confeziona una fantastica e irriverente black comedy.
Una pellicola da vedere assolutamente, per chi vuole ironizzare tra il bene e il male , Dio contro Satana , visto dagli occhi di un nazista !!!!!!!
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