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filippo catani
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domenica 5 febbraio 2012
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gli ultimi giorni del terribile tiranno
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Il film narra gli eventi legati agli ultimi giorni di Hitler e della sua Germania nazista e lancia uno sguardo anche agli ultimi giorni dei suoi più intimi gerarchi.
Il film è sicuramente molto forte ma decisamente bello e interessante. Logicamente c'è sempre tanta apprensione quando si realizza film su eventi del genere. Fatto sta che questo sviluppa un'idea davvero originale e ci offre un tragico spaccato della gerarchia nazista. Intanto il terribile Hitler interpretato dallo straordinario Ganz; un uomo sempre più delirante che ormai ha perso ogni contatto con la realtà e farnetica fino all'ultimo cercando di dare ordini per difendere Berlino (lascia senza fiato la scena in cui Hitler si inventa addirittura di aver permesso lui stesso ai russi di arrivare fino a Berlino per poi annientarli).
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Il film narra gli eventi legati agli ultimi giorni di Hitler e della sua Germania nazista e lancia uno sguardo anche agli ultimi giorni dei suoi più intimi gerarchi.
Il film è sicuramente molto forte ma decisamente bello e interessante. Logicamente c'è sempre tanta apprensione quando si realizza film su eventi del genere. Fatto sta che questo sviluppa un'idea davvero originale e ci offre un tragico spaccato della gerarchia nazista. Intanto il terribile Hitler interpretato dallo straordinario Ganz; un uomo sempre più delirante che ormai ha perso ogni contatto con la realtà e farnetica fino all'ultimo cercando di dare ordini per difendere Berlino (lascia senza fiato la scena in cui Hitler si inventa addirittura di aver permesso lui stesso ai russi di arrivare fino a Berlino per poi annientarli). Così come fanno venire i brividi le milizie composte da bambini mandati al massacro quando ormai tutto era perduto. E poi Goebbels con i suoi discorsi sul destino della Germania che i tedeschi non hanno onorato e quindi meritano di morire tutti fino all'ultimo. E poi le classiche scene decadenti da fine impero con la festa nel bunker di Hitler mentre Berlino viene bombardata. E poi la grande massa di soldati che si toglierà la vita per la promessa fatta a Hitler e per evitare di subire una nuova umiliazione dopo quella del 1918. Insomma un film che ci restituisce ancora una volta tutti i problemi legati a Hitler e al consenso che ha riscosso in patria. Duro ma da vedere.
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chiarialessandro
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martedì 31 gennaio 2012
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caduta senza resurrezione
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Ieri ho visto “Shame”, oggi “La caduta” e, come direbbe qualcuno, “una domanda sorge spontanea”: perché Venezia ha attribuito la Coppa Volpi a Fassbender quale miglior attore ma nessuno ha scolpito una statua (non statuetta) d’oro per Bruno Ganz, che riesce ad offrire addirittura dei tratti di umanità ad un personaggio che di umanità ne aveva veramente ben poca (al punto tale da essere arrivato non solo allo sterminio degli ebrei - dei quali poteva forse non fregargli niente in quanto tali – ma anche ad ordinare a cuor leggero alle proprie truppe di fare tabula rasa dietro alla loro ritirata, nonostante che ciò significasse distruggere il suo popolo, non quello ebreo)? Consigliato ad un pubblico provvisto di stomaco abbastanza forte, la pellicola può essere considerata un campionario abbastanza rappresentativo delle atrocità indotte da ogni guerra: i bambini soldati, ai quali dovrebbe essere affidato l’onere (l’onore?) di difendere la patria dal nemico; i figli uccisi dalle madri per un altrettanto ingiustificabile senso di onore; i suicidi di coloro i quali, pur sconfitti dal nemico e dalla storia, rifiutano di arrendersi all’evidenza dei fatti e preferiscono immolarsi sull’altare di una falsa onnipotenza; le rappresaglie contro chi si era rifiutato di obbedire agli ordini tanto perentori quanto privi di senso; le giustificazioni di chi c’era ma poi afferma di non aver capito quello che stava accadendo; la cecità (vera o voluta) di chi ballava e brindava dentro al bunker quando fuori andava a ferro e fuoco tutta quella pietra travagliata chiamata mondo.
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Ieri ho visto “Shame”, oggi “La caduta” e, come direbbe qualcuno, “una domanda sorge spontanea”: perché Venezia ha attribuito la Coppa Volpi a Fassbender quale miglior attore ma nessuno ha scolpito una statua (non statuetta) d’oro per Bruno Ganz, che riesce ad offrire addirittura dei tratti di umanità ad un personaggio che di umanità ne aveva veramente ben poca (al punto tale da essere arrivato non solo allo sterminio degli ebrei - dei quali poteva forse non fregargli niente in quanto tali – ma anche ad ordinare a cuor leggero alle proprie truppe di fare tabula rasa dietro alla loro ritirata, nonostante che ciò significasse distruggere il suo popolo, non quello ebreo)? Consigliato ad un pubblico provvisto di stomaco abbastanza forte, la pellicola può essere considerata un campionario abbastanza rappresentativo delle atrocità indotte da ogni guerra: i bambini soldati, ai quali dovrebbe essere affidato l’onere (l’onore?) di difendere la patria dal nemico; i figli uccisi dalle madri per un altrettanto ingiustificabile senso di onore; i suicidi di coloro i quali, pur sconfitti dal nemico e dalla storia, rifiutano di arrendersi all’evidenza dei fatti e preferiscono immolarsi sull’altare di una falsa onnipotenza; le rappresaglie contro chi si era rifiutato di obbedire agli ordini tanto perentori quanto privi di senso; le giustificazioni di chi c’era ma poi afferma di non aver capito quello che stava accadendo; la cecità (vera o voluta) di chi ballava e brindava dentro al bunker quando fuori andava a ferro e fuoco tutta quella pietra travagliata chiamata mondo.
Stupendo, liberatorio e simbolico il finale nel quale, immediatamente dopo l’armistizio, si incontrano e si prendono per mano il passato, il presente ed il futuro, incamminandosi verso un mondo nuovo e migliore; magari inconsciamente ed inconsapevolmente, ma superando comunque tonnellate di odio (giustificato?) e consapevole.
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nick castle
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venerdì 4 marzo 2011
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non troppo lodevole...
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Dopo l'ottimo esordio, Hirschbiegel tenta un operazione grossa, rischiosa e sostanzialmente non troppo riuscita, trasporre al cinema la vera follia insieme all'umanità, dell'arcinoto Fuhrer, Adolf Hilter. Il film racconta principalmente dal punto di vista della segretaria personale del Fuhrer, gli ultimi dodici giorni del Reich, con Hitler e subalterni rinchiusi nel bunker, dove fu trasferito il governo, con qualche saltuaria uscita all'aria aperta. Il film risulta un po' ripetitivo, perchè durante i 12 giorni, non si fa altro che assistere agli sbottanmenti del Fuhrer, conseguenti alla consapevolezza che in pochi eseguivano i suoi ordini, a riunioni di ufficiali, bevute fra camerati, le trombate del cognato di Hitler, Hermann, ufficiale poco fedele e irascibile, e cosi via.
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Dopo l'ottimo esordio, Hirschbiegel tenta un operazione grossa, rischiosa e sostanzialmente non troppo riuscita, trasporre al cinema la vera follia insieme all'umanità, dell'arcinoto Fuhrer, Adolf Hilter. Il film racconta principalmente dal punto di vista della segretaria personale del Fuhrer, gli ultimi dodici giorni del Reich, con Hitler e subalterni rinchiusi nel bunker, dove fu trasferito il governo, con qualche saltuaria uscita all'aria aperta. Il film risulta un po' ripetitivo, perchè durante i 12 giorni, non si fa altro che assistere agli sbottanmenti del Fuhrer, conseguenti alla consapevolezza che in pochi eseguivano i suoi ordini, a riunioni di ufficiali, bevute fra camerati, le trombate del cognato di Hitler, Hermann, ufficiale poco fedele e irascibile, e cosi via. Insomma tutte cose lecite in una situazione del genere, ma che in 149 minuti, alla lunga stancano. Altro punto dolente sono gli effetti sonori, decisamente scadenti se pragonati a quelli che nel 1998 sentivamo in "Salvate il soldato Ryan", mentre Hirschbiegel sembra svogliato e poco attento, decisamente lontano da quel rigore registico-artistico che ci si aspetterebbe per un film del genere. Nel complesso un occasione sprecata, anche se Bruno Ganz da una buona prova di se e anche Alexandra Maria Lara non sfiguara (me la sposerei subito, anche se l'ho detto per molte altre...!). Il buon finale almeno conclude bene la pellicola.
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joker 91
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domenica 27 febbraio 2011
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ganz superbo
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lo trovo un ottimo film anche se decisamente troppo lungo e con qualche momento troppo smorto,tuttavia questo film rende l'immagine della follia del demonio di hitler attraverso un attore magnifico ovvero ganz che trasmette umanità unita a delirio al personaggio, forse più difficile da interpretare nell intera storia sino ai giorni d'oggi ed ovviamente il più scottante da affrontare,l'attore a regalato un interpretazione superba ma la durata del film è troppo ed in molte sequenze specialmente quando ganz non è presente si avverte stanchezza,lo stesso ganz avrebbe dovuto avere molto più spazio. La ricostruzione del bunker si dice che sia fedelissima
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catullo
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martedì 15 febbraio 2011
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l'ultimo piatto di spaghetti.
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I Il film,proponendosi come documento storico ,si avvale della testimonianza di chi ha vissuto nell'inferno del bunker di Hitler gli ultimi giorni di vita del terzo reich nell’atmosfera funebre di una fine imminente e inevitabile e che è poi sopravvissuto contro ogni probabilità di sopravvivenza e che vede il Fuhrer ostinarsi a muovere armate ormai inesistenti sotto lo sguardo allucinato dei suoi ultimi generali. La testimonianza diretta della sua giovane segretaria Junge capitata lì quasi per caso è praticamente il filo conduttore del film che riesce bene nella rappresentazione di un dramma ormai noto e che ci mostra la figura umana di colui che per un certo periodo della storia era convinto di aver conquistato il mondo,Abbiamo perfino scoperto che il mostro aveva qualcosa di umano.
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I Il film,proponendosi come documento storico ,si avvale della testimonianza di chi ha vissuto nell'inferno del bunker di Hitler gli ultimi giorni di vita del terzo reich nell’atmosfera funebre di una fine imminente e inevitabile e che è poi sopravvissuto contro ogni probabilità di sopravvivenza e che vede il Fuhrer ostinarsi a muovere armate ormai inesistenti sotto lo sguardo allucinato dei suoi ultimi generali. La testimonianza diretta della sua giovane segretaria Junge capitata lì quasi per caso è praticamente il filo conduttore del film che riesce bene nella rappresentazione di un dramma ormai noto e che ci mostra la figura umana di colui che per un certo periodo della storia era convinto di aver conquistato il mondo,Abbiamo perfino scoperto che il mostro aveva qualcosa di umano..,qualche breve accenno di umanità…qualche tenerezza nei confronti delle donne che dividevano con lui gli ultimi giorni…qualche piccola pacca sulla spalla del suo attendente…il rapporto schizofrenico coi suoi collaboratori. Il film è stato criticato per vari motivi tuttavia trovo che sia raccontato con semplicità e con un certo ritmo…la figura di Hitler è interpretata in modo magistrale da Mario Adorf…qualche critica sulla scelta di chi interpreta Goebbels….Goebbels era piccolo e magrissimo e molto claudicante mentre l’attore che lo interpreta è troppo alto e più che somigliante al ministro della propaganda ricorda troppo il nostro Pasolini…notevole la scena dell’uccisione delle figlie da parte di Magda…..forse Borman nel film è troppo defilato…..Speer è molto somigliante…lui ci aveva descritto bene il suo saluto al Fuhrer nel suo “Memorie del terzo reich” che dev’essere stato circa così….ultima osservazione, ho letto da varie parti che l’ultimo pasto di Hitler poco prima di suicidarsi fu un piatto di spaghetti al pomodoro…nel film non sembrano propriamente spaghetti però il pomodoro c’era davvero.
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david, genova
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martedì 15 febbraio 2011
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lo scontro tra un'umanita' e una non - umanità
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L'ho appena terminato di vedere. SUPERBAMENTE bello, che dimostra la barbarie da una parte e da un'altra l'umanità di qualcuno, anche se a volte dalla parte sbagliata.
L'assassinio ad opera di Magda Goebbels è il momento più tranquillamente agghiacciante. Parolacce a raffica da parte mia, per il PEGGIORE assassinio di quei giorni nel bunker.
Questo film è superbo, mostrando in ogni momento il contrasto tra la follia di un pazzo e di chi lo seguiva e la lucidità di chi vedeva che ormai era la fine.
Non dico altro.
P.S.: Veramente, opo l'uccisione dei figli di Goebbels, ho provato un grande dolore altresì per il cane di Hitler ucciso con il veleno.
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L'ho appena terminato di vedere. SUPERBAMENTE bello, che dimostra la barbarie da una parte e da un'altra l'umanità di qualcuno, anche se a volte dalla parte sbagliata.
L'assassinio ad opera di Magda Goebbels è il momento più tranquillamente agghiacciante. Parolacce a raffica da parte mia, per il PEGGIORE assassinio di quei giorni nel bunker.
Questo film è superbo, mostrando in ogni momento il contrasto tra la follia di un pazzo e di chi lo seguiva e la lucidità di chi vedeva che ormai era la fine.
Non dico altro.
P.S.: Veramente, opo l'uccisione dei figli di Goebbels, ho provato un grande dolore altresì per il cane di Hitler ucciso con il veleno. Per i civili e per i ragazzi che, ingenui, combattevano per il Fuhrer, ovviamente: mia carne e mio sangue - ESSERI UMANI come me.
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dario
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lunedì 14 febbraio 2011
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molle
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Un tributo all'isteria. Ganz è bravo, ma va spesso fuori dalle righe. Quasi scadente la sceneggiatura, bloccata su una sorta di trattazione didascalica del dramma. Non c'è pathos. Tutto è scontato. La pseudo narrazione si avvale di frasi scontate e dunque il dramma è tutto di testa, suona falso. Ci sarebbe voluta tensione, dato che le vicende sono risapute: la tensione non c'è per modestia registica. L'impianto è vagamente teatrale e dunque malamente verboso. Operazione fallita. Sta in piedi la ricostruzione storica, a tratti godibile.
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fericjaggar
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lunedì 14 febbraio 2011
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non regge il confronto...
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...con il precedente "Gli ultimi dieci giorni di Hitler", un B-movie in cui la parte del dittatore era sostenuta da Alec Guinnes. La Caduta è molto pretenzioso, l'ho trovato gratuitamente truculento, il doppiaggio di Hitler e quello di Himmler sono esageratamente caricaturali (pecca dell'edizione italiana, ovviamente), così come il personaggio di Goebbels è reso in modo grottesco. Ma soprattutto ha il demerito di voler fare il kolossal e di non riuscire invece a rendere la spoglia tetraggine, necessariamente minimalista, del bunker e della Cancelleria di quei giorni. Effetti digitali poco credibili. Traudl Junge cerca di passare per stralunata testimone del crollo, ma si sente la mancanza di una vera trama.
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...con il precedente "Gli ultimi dieci giorni di Hitler", un B-movie in cui la parte del dittatore era sostenuta da Alec Guinnes. La Caduta è molto pretenzioso, l'ho trovato gratuitamente truculento, il doppiaggio di Hitler e quello di Himmler sono esageratamente caricaturali (pecca dell'edizione italiana, ovviamente), così come il personaggio di Goebbels è reso in modo grottesco. Ma soprattutto ha il demerito di voler fare il kolossal e di non riuscire invece a rendere la spoglia tetraggine, necessariamente minimalista, del bunker e della Cancelleria di quei giorni. Effetti digitali poco credibili. Traudl Junge cerca di passare per stralunata testimone del crollo, ma si sente la mancanza di una vera trama. Perchè sprecare Bruno Ganz in questo modo?
Ben altra cosa il film con Guinness, forse più azzeccato perchè basato sulla testimonianza dell'ufficiale Gerhardt Boldt. Un film a bassissimo budget basato sul buio del bunker ed attraversato dalla lucida, naturale vena di follia dello sguaro di Guinnes. Imperdibile la sua espressione quando Fegelein cerca di discolparsi della fuga dal bunker.
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tomsoyer75
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martedì 18 gennaio 2011
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utile
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taglio un pò didascalico forse, ma sicuramente di grande utilità...il cinema quando oltre a "essere" bello "dà" qualcosa ha innegabilmente una marcia in più.utile perche aggiunge un ulteriore punto di vista non per capire e legittimare, ma per avere una visione più completa dei fatti.se non altro un tassello in più.infatti lo trovo, per quanto sia possibile per un film di guerra, alquanto imparziale.diciamo quindi storico(ambienti e dettagli...) .e diciamolo.credo sia stato molto difficile.un plausa anche all'attore protagonista.arduo compito.purtroppo personalmente credo che abbia un taglio più adatto al piccolo schermo, non so perchè.
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taglio un pò didascalico forse, ma sicuramente di grande utilità...il cinema quando oltre a "essere" bello "dà" qualcosa ha innegabilmente una marcia in più.utile perche aggiunge un ulteriore punto di vista non per capire e legittimare, ma per avere una visione più completa dei fatti.se non altro un tassello in più.infatti lo trovo, per quanto sia possibile per un film di guerra, alquanto imparziale.diciamo quindi storico(ambienti e dettagli...) .e diciamolo.credo sia stato molto difficile.un plausa anche all'attore protagonista.arduo compito.purtroppo personalmente credo che abbia un taglio più adatto al piccolo schermo, non so perchè...quasi da fiction...forse i ritmi, il montaggio, e un pò la regia...ma con questo non voglio dire che non sia un ottimo film da"piccolo" schermo!!
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tony montana
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sabato 27 novembre 2010
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claustrofobico
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I russi sono vicini a Berlino. La fine della dittatura nazista è ormai questione di giorni, forse di ore. Adolf Hitler vive segregatoin un bunker l’ultimo atto della sua epopea criminale. Le dodici giornate, a partire dal 20 aprile 1945, giorno dell’ultimo compleanno del Führer, vengono narrate da una giovane impiegata…
«Se la guerra è persa, non mi importa che il popolo muoia. Non verserò una sola lacrima per loro, non meritano nulla di meglio». La strategia fatale di Hitler, nel film Bruno Ganz, è tesa a distruggere e distruggersi. L’imperativo è non lasciare nulla ai propri avversari.
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I russi sono vicini a Berlino. La fine della dittatura nazista è ormai questione di giorni, forse di ore. Adolf Hitler vive segregatoin un bunker l’ultimo atto della sua epopea criminale. Le dodici giornate, a partire dal 20 aprile 1945, giorno dell’ultimo compleanno del Führer, vengono narrate da una giovane impiegata…
«Se la guerra è persa, non mi importa che il popolo muoia. Non verserò una sola lacrima per loro, non meritano nulla di meglio». La strategia fatale di Hitler, nel film Bruno Ganz, è tesa a distruggere e distruggersi. L’imperativo è non lasciare nulla ai propri avversari. Far trovare “terra bruciata” al nemico. L’ordine vale per tutti: combattere fino alla morte. Non c’è nessun futuro senza il nazionalsocialismo. I pochi che stanno nel rifugio possono scegliere. Arrendersi o farla finita. E’ la resa dei conti. Chi fino a quel momento non ha mai dubitato della vittoria finale comincia a vedere la disfatta. Inizia a capire l’unico finale ammesso per un progetto basato su razzismo e fanatismo. C’è qualcuno che spera ancora di vincere la Seconda Guerra Mondiale? Solo qualche pazzo e un ragazzino. A combattere per le strade, in effetti, non è rimasto che un piccolo gruppo di milizie senza comando e gli adolescenti della Gioventù Hitleriana. Tra questi c’è Peter, un tredicenne orgoglioso di aver distrutto due carri armati russi. Anche lui, paradossalmente uno degli ultimi baluardi dello sfasciato esercito tedesco, compirà un percorso interiore e capirà l’inganno alla base del regime. La sua storia si intreccerà a quella di Traudl Junge, l’ultima segretaria del Führer e al destino del Dottor Schenck, sceso in campo per aiutare i sopravvissuti durante il fuggi fuggi generale da Berlino. I soli personaggi del film che aprono gli occhi e si accorgono, sebbene in ritardo imperdonabile, delle assurdità della dittatura. Nel bunker ci sono solo psicopatici pronti al suicidio e qualche soldato spaventato. La forza del film di Oliver Hirschbiegel è proprio questa. Ricostruire le ultime ore del Reich focalizzando il racconto sul fetido nascondiglio. Tutto è legato a quel luogo solenne. Elemento questo che collega La caduta al precedente The Experiment, altro film claustrofobico oltre misura. A dire il vero non mancano efficaci scene di massa, dal ritiro delle truppe dai palazzi del potere agli scontri armati con l’esercito russo. Eppure tutto passa da quel luogo desolato in cui ogni cosa finisce. Il covo blindato rimanda alla reale portata dell’ideologia nazista. I discorsi sulla razza sono finiti in uno scantinato impolverato. Uno sgabuzzino arredato con qualche buon divano in cui Hitler, negli ultimi giorni poco più che un paranoico, si toglie la vita. Alcuni passaggi del film, di conseguenza, prediligono le inquadrature sui personaggi rispetto a quelle più larghe. La disperazione si legge direttamente sul volto dei protagonisti, tutti attori bravissimi. Una grammatica delle passioni fatta di attimi di sospensione, sguardi di terrore ed inutili espressioni di speranza. La narrazione procede attraverso le facce degli occupanti del bunker. Le maschere più belle e terrificanti sono quelle di Josef Goebbels e della moglie Magda. Ma non c’è via di scampo. Ognuno va incontro al proprio destino inesorabile. La caduta è una rilettura originale degli ultimi giorni del Reich e interpreta da vicino i giorni della resa finale. La storia in primissimo piano. Questa volta non è un modo di dire.
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