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La vita che vorrei
Un film di Giuseppe Piccioni.
Con Luigi Lo Cascio, Sandra Ceccarelli, Galatea Ranzi, Fabio Camilli, Roberto Citran.
continua»
Sentimentale,
durata 125 min.
- Italia 2004.
uscita venerdì 1 ottobre 2004.
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![]() Un amore difficile, tra realtà e finzione, tra due nevrosi
Giancarlo Zappoli
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Stefano, attore affermato, teme che il successo gli sfugga di mano, lei, Laura, è un'aspirante attrice dalla vita turbolenta. I loro destini si incrociano sul set di un film in costume, legato a un certo immaginario ottocentesco («un po' Adolphe di Benjamin Costant, un po' La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio»).Provano insieme e scatta l'attrazione finché Laura ottiene la parte della protagonista, superando la rivale Chiara (Galatea Ranzi, Tre metri sopra il cielo). Piccioni torna sullo schermo con i due protagonisti del suo precedente (Lo Cascio e Ceccarelli). Lo fa cercando, come è solito fare, il gesto inavvertito l'imbarazzo che va al di là della scena da recitare ma che trova posto nella realtà. In questo amore difficile che cerca di unire due nevrosi (chi meglio degli attori può esserne un portatore più o meno sano?) le quali trovano le parole talvolta nella messa in scena di un passato in cui il 'detto' doveva spesso alludere a gesti che non era possibile compiere se non di nascosto. Piccioni potrebbe essere definito il 'poeta' del disagio esistenziale che non giudica mai ma che neppure assolve. E' alla continua ricerca di una possibile soluzione per i suoi personaggi pur consapevole com'è dei prezzi da pagare per ottenerla. Ma per la terza volta consecutiva nel suo cinema un bambino assume un ruolo importante nella vicenda. Che siano i più piccoli, in un mondo in cui abitiamo in tende provvisorie, a farci venire almeno il desiderio di gettare le fondamenta di una casa fatta non solo di mattoni? |
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DVD | La vita che vorreiUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 12 marzo 2008
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SOUNDTRACK | La vita che vorreiLa colonna sonora del film
Disponibile on line da martedì 11 gennaio 2005
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di Paolo D'Agostini La Repubblica
È proprio il fatto di appartenere alla categoria del film "inutile" - senza dichiarate risonanze sociali o urgenze contemporanee - a far risaltare la tessitura pregiata di questo film. A mettere in mostra, a dispetto dell'esilità di un contenuto "non necessario", una bella densità metaforica. Piccioni, fiduciosamente accompagnato dal suo produttore Lionello Cerri, si è lanciato con passione dalle stesse parti già frequentate magistralmente da Truffaut. Abbiamo due personaggi, un attore e un'attrice, e un doppio terreno di relazione tra i due: quello personale e quello tra i due personaggi che interpretano in un film in costume ottocentesco. » |
di Franco Montini La Repubblica
Come accade spesso ai registi affermati, anche Giuseppe PIccIoni,sostenuto da una coppia di attori già sperimentati, Lo Cascio e la Ceccarelli,reduci da Luce dei miei occhi, si cimenta nel cinema sul cinema, raccontando una vicenda che ruota attorno ad un sete alla lavorazione di un film. Si tratta di un kolossal in costume ambientato nell’Ottocento ed imperniato su una sfortunata storia d’amore. A interpretare i ruoli di protagonisti del film sono Stefano, un attore affermato, ma già disincantato e stanco del mestiere, dal carattere freddo e scostante, e Laura, una ragazza istintiva e disordinata, dal passato burrascoso e non del tutto risolto,all’esordio nel cinema. » |
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di Cristina Piccino Il Manifesto
La vera sorpresa del film è lei, Sandra Ceccarelli, già «musa» di Giuseppe Piccioni in Luce dei miei occhi del quale qui il regista ripropone la stessa coppia: Sandra Ceccarelli, appunto, e Luigi Lo Cascio. E non perché lui, costretto tra l'altro in un personaggio d'Attore arrogante, o Galatea Ranzi, sempre sfumata in tensione, o gli altri non siano bravi; ma è che il film sembra vivere e respirare tutto intorno al personaggio di Laura (Ceccarelli) fragile, sotterraneo, enigmatico nella sua espansività al quale l'attrice sa dare modulazioni di nevrosi delicate, dolcezza, compassione, a cominciare da quel primo piano con parrucca bionda che apre il film, il provino in diretta ai limiti dell'autobiografico - che ricorda le confessioni mockumentary del film che la lanciò, Tre storie di Piergiorgio Gay - in cui non suonare stonati era impresa complessa. » |
di Aldo Fittante Film TV
Da Effetto notte di Truffaut a la donna del tenente del francese di Reisz, da Otto e mezzo di Fellini a Stardust Memories e Hollywood Ending di Allen, dall’antico Viale del tramonto di Wilder al recente Mia moglie è un’attrice di Yvan Attal sono molti, moltissimi, i film che si occupano dei film, il cosiddetto cinema nel cinema, le immagini che riflettono (su) se stesse, gli autori che si prendono una “pausa“ dalla pura finzione per entrare nei meccanismi della macchina che crea e produce sogni. » |
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