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Anni di piombo
Un film di Margarethe Von Trotta.
Con Barbara Sukowa, Rudiger Vogler, Jutta Lampe
Titolo originale Die bleierne Zeit.
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 106 min.
- Germania 1981.
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Figlia di un pastore protestante, la terrorista Marianne muore in carcere in circostanze dubbie; sua sorella Juliane, progressista e femminista, indaga sulla sua morte, dopo averne preso in custodia il figlioletto. Su un tema che le è caro (il rapporto tra due sorelle), Trotta ha fatto un film di alta tensione morale il cui tema centrale non è tanto il terrorismo nella Germania Federale quanto la presenza del passato e la rimozione che ne hanno fatto i tedeschi per cancellare i loro sensi di colpa. Nella collisione tra il “dentro” privato e commosso di questo rapporto e il “fuori” accidentato della Storia trova momenti in cui etica ed estetica, passionalità e dialettica, commozione e lucidità coincidono senza neutralizzarsi. Ispirato alla storia vera di Christiane Ensslin e di sua sorella Gudrun che nel '77, dopo quattro anni di carcere, trovò la morte per impiccagione nel carcere di Stammheim. Leone d'oro alla Mostra di Venezia. |
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premi nomination |
Festival di Venezia 4 0 |
| La sorella in carcere | |
| Chi non ha avuto una casa da bambino non l'avrà mai… | |
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DVD | Anni di piomboUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 6 febbraio 2008
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di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
È il film che all'ultima Mostra di Venezia ha vinto il “ Leone d'oro ” e procurato alle due interpreti, Barbara Sukowa e Yutta Lampe, la “ fenice ” di Palazzo Grassi. Uno dei più vigorosi e penetranti che ci abbia dato il nuovo cinema tedesco, nel quale si esprime l'intelligenza del dolore e lo strazio d'un'epoca in cui l'idealismo può condurre al fanatismo criminale ma non può essere separato, a costo di aggiungere mostri a mostri, dalla volontà di capire perché esso produce follia. Anni di piombo parte infatti dalla cronaca tedesca degli anni Settanta, insanguinata dagli atti terroristici della “ Rote Armee Fraktion ” e della banda Baader-Meinhof. » |
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
È il film-sensazione che ha vinto il Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia in un crescendo di discussioni appassionate. Cambiati i nomi e qualche circostanza marginale, la von Trotta ha avuto il coraggio di portare sullo schermo la storia delle sorelle Ensslin: Gudrun, legata alla banda Baader-Meinhof e «suicidata» nel famigerato carcere di Stammheim in coincidenza con il raid di Mogadiscio, e Christiane che da quel tragico autunno 77 si è dedicata a scoprire la verità dei fatti. Può essere un segno di salute che il cinema si impegni su temi politici delicati, ma è anche una iattura che politici, magistrati e altri commentatori di scarsa sensibilità si accaniscono a esaminare un’opera d’arte come se fosse una comparsa giuridica o un discorso elettorale. » |
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di Stefano Reggiani
Gli anni di piombo ce li abbiamo alle spalle e sulle spalle, non li patisce solo la Germania; ma in Germania si fa un'analisi, si cerca in quel rapporto profondo tra cultura e carattere dal quale nasce anche il terrorismo. Qualcuno dirà: in Germania è diverso, ci sono delle isole nette, delle separazioni individuabili, dei confini lungo i quali si può camminare per controllarli o per contestarli. Può darsi, ma il film di Margarethe von Trotta ha fornito al pubblico, non banalmente (e magari demagogicamcnte) un esempio di coraggio, ma solo l'espressione di una necessaria costanza, di un ragionato rovello. » |
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