Harry a pezzi

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Un film di Woody Allen. Con Woody Allen, Judy Davis, Mariel Hemingway, Billy Crystal, Kirstie Alley.
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Titolo originale Deconstructing Harry. Commedia, durata 95 min. - USA 1997. MYMONETRO Harry a pezzi * * * 1/2 - valutazione media: 3,63 su 29 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

La via crucis paranoica d'un romanziere. Valutazione 4 stelle su cinque

di GreatSteven


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sabato 20 ottobre 2018

HARRY A PEZZI (USA, 1997) diretto da WOODY ALLEN. Interpretato da WOODY ALLEN, DEMI MOORE, BILLY CRYSTAL, ROBIN WILLIAMS, RICHARD BENJAMIN, JUDY DAVIS, AMY IRVING, ELIZABETH SHUE, KIRSTIE ALLEY
Tre volte sposato, in cura presso sei terapeuti, un sacco di amanti con cui s’è goduto innumerevoli amplessi randagi, Harry Block è uno scrittore in crisi, cinico, ossessionato dal sesso, che cerca di raccontare la sua vita – mediocre e fallimentare – di sessantenne ebreo, nei propri libri, scrivendone giustappunto uno in cui narra le sue avventure erotiche e le rotte di collo coniugali. Malgrado tenti di mettere ordine nel caos della propria esistenza autodistruttiva, non s’accorge che perfino i suoi migliori amici stanno trasformandosi nei suoi peggiori nemici. Redigendo il suo libro autobiografico, Harry ha messo in crisi tutti. Il mondo viene a conoscenza del fatto che ha sedotto i pazienti di una delle consorti, che ha rapporti con la cognata, che detesta sua sorella e altre turpitudini su questa falsariga. Nessuno gli vuole più bene. Meno male che la sua vecchia università ha deciso di onorarlo. Se non altro, una magra compensazione per il blocco creativo che è testé sopraggiunto. Non manca neppure la ragazzina che lo abbandona, insieme agli analisti che lo denigrano e addirittura ad una visita, nel sottofinale, all’Inferno, in quanto Harry reputa di meritarselo, giacché si considera l’essere umano più abietto dopo Hitler, Goerings e Goebbels. Con i titoli di testa introdotti dal testo sempre col medesimo carattere e sempre con la consueta base musicale jazzistica, è il film con cui il regista newyorkese supera sé stesso battendo un paio di record: si tratta sia della pellicola in cui la sua abituale mistura di ironia e ferocia esplode con la maggiore efficacia espressivo-narrativa, sia l’opera in cui le origini semite di Allan Königsberg (questo il suo vero nome) fanno sentire il proprio peso mediante l’accumulo di gag tragicomiche che prendono in giro le tradizioni del popolo ebraico pur senza offenderle. Riguardo al primo dei punti sopracitati, la nevrosi dei personaggi di Allen, qui, arriva come una bomba nucleare dal cielo e si rivela la carta vincente di una commedia che galoppa in modo estremamente vivace e a briglia sciolta verso un duplice significato che dà un senso all’importanza dell’arte letteraria e valorizza il bisogno d’affetto degli esseri umani, malgrado tutte le tentazioni che possono blandirli, come dimostrano le numerosissime sequenze di Deconstrunting Harry che colgono il bersaglio al centro grazie alla loro spassosità agrodolce. Con la voce sempre funzionale di Oreste Lionello che lo fa parlare a manetta, Allen costruisce su di sé il suo personaggio più biasimevole, un erotomane «codardo, vanesio, bugiardo e incline alla violenza» che fa della sua mancanza di pudore una ragione di vita, destrutturando l’esistenza di chi lo circonda tramite la narrazione dei loro sentieri sentimentali nei propri romanzi, e proprio qui emerge con tutta la sua forza l’idea intelligente di alternare il tempo presente della storia con la finzione nella finzione, ovvero la rappresentazione delle persone che Harry ha conosciuto travisate dalla sua balorda immaginazione. Da antologia il discorso con la sorella che, fra il patetico e il retorico, bolla il protagonista con un’accusa di «cinismo, sarcasmo e orgasmo» che riassumerebbe, secondo il parere obiettivamente realistico di lei, la concezione della vita di lui. Impagabili le sequenze in cui la seconda moglie inveisce contro Harry, vomitandogli addosso tutte le veemenze possibili sapendo di essere nel giusto e al tempo stesso sorpassandolo in quanto a incontenibile isteria comportamentale. Geniale la trovata di riprendere (e qui la collaborazione col direttore italiano della fotografia Carlo Di Palma ha fatto scintille) R. Williams "fuori fuoco", che nel film interpreta un attore il quale, a causa di questa sua inusuale caratteristica, dev’essere guardato dai famigliari attraverso delle lenti oculari speciali. Utile pure il montaggio che spesso interrompe con scatti le scene per enfatizzare l’andamento adrenalinico della vicenda, per non rallentare la magnificenza dei tempi comici, stupendamente rispettati. Bravissima D. Moore. Ma anche B. Crystal, nel ruolo del romanziere collega di Allen, si distingue per un’interpretazione che, per quanto gli faccia conservare la solita tranquillità recitativa, lo dipinge come un mentore del personaggio principale più giovane di lui che, nella discesa agli inferi di quest’ultimo, lo vede come re degli stessi, poiché ha avuto più successo di Block nelle relazioni sentimentali (soffiandogli un amore fugace con un matrimonio!) e vede le proprie esperienze in modo positivo perché non perde tempo a complicarsi le giornate ingozzandosi di pillole antidepressive e pagando prostitute che vengano a casa sua. L’esatto opposto di Harry (anch’egli in una sequenza fuori fuoco, una delle tante in cui ammette la propria irresponsabilità) che pare veramente un caso disperato che nessuno psicanalista può correggere. Prodotto come d’abitudine da Charles H. Joffe e Jack Rollins. Quando Block è incarcerato in custodia cautelare per aver rapito un bambino e viene visitato da Larry (Crystal) con la moglie appena sposata, poco prima che sogni di ricevere l’onorificenza di cui stava per essere insignito, salvo poi subire un arresto per il reato commesso e denunciato dalla madre del fanciullo, compare nella particina di un secondino Tony Sirico, il futuro Paulie Gualtieri de I Soprano. 

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