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Entrando nella trama e nel mood del film ho pensato: “Dovrebbero farne un videogioco”. Poi quasi immediatamente mi sono detto: “Aspetta un attimo, qual è il videogame con cui hai allegramente buttato nel cesso badilate di preziosissime ore della tua gioventù?” La risposta è apparsa chiara e inequivocabile: “GTA”. Chiedo scusa in anticipo per il riferimento (veramente poco colto) che forse alcuni di voi non potranno cogliere ma, d’altro canto, sono sicuro che chi come me ha passato ore davanti allo schermo per terminare ossessivamente il gioco in questione, potrà comprendermi molto bene.
Per chi non conoscesse GTA (aka Grand Theft Auto) è bene specificare che trattasi di un popolare videogame che vede il giocatore assumere i panni di Nico Bellic, un criminale che in quanto ad attitudine da duro e occupazioni criminose non ha nulla da invidiare al biondo della pellicola. Le attinenze tra la dinamica del gioco (guidare auto rubate e fracassare teste facendo carriera) e ciò che è rappresentato nel film sono davvero notevoli.
Torniamo al film. La storia è quella dello spietato e violentissimo Nico (ho deciso di prendere il nome in prestito da GTA) il quale, oltre alle caratteristiche che ho appena, è incidentalmente dotato di un cuore tenero come un marshmallow. Nico durante la sua routine lavorativa piuttosto variegata, inciampa in una coppia madre figlio con padre in carcere (suoi vicini di pianerottolo) e nel frequentarli trova magicamente quella dimensione di sicurezza, accudimento e amore che con buona probabilità tende a mancargli quando di notte guida per la mala, minaccia persone e riceve pistolettate dagli sbirri.
Il marito tornerà dal carcere con un debito con dei malavitosi i quali a loro volta minacceranno di rivalersi terminando la sua famiglia. Nico, oltre a farsi cavallerescamente da parte nonostante l’amore nascente per la giovane donna, in prima battuta tenterà di aiutare il marito (in odore di corna) a pagare il debito guidando per una rapina, in seconda battuta (essendo andato storto il piano A) si prodigherà, a costo della sua stessa vita, per salvare la mamma e il bimbo (uccidendo a sangue freddo un po’ di gente quà e là).
Il mio parere su questo film è combattuto, la trama e il suo articolarsi restituiscono una forte sensazione di carenza neuronale. Mettiamola così: non è un film fatto di fine introspezione emotiva e nemmeno di un dipanarsi credibile della storia.
D'altra parte è evidente che a monte non vi sia questo intento e allora che cosa rimane? Resta un grosso, rozzo, modernissimo e brutale coacervo del nerdoso (la "n" non è un refuso) intrattenimento made in 2011.
Valanghe di riferimenti a film e telefilm polizieschi anni ‘70 (un tuffo al cuore quando ho riconosciuto lo scorpione dell’Abarth sulla giacchetta del biondo). Musiche e scritte in stile primi ’80 (chi ha scelto il font e il pink dei titoli di coda è un grande) e molto altro ancora in questo senso.
Siamo tristi, superficiali e ci crogioliamo in riferimenti a ciò che era e che ora non è più, come il protagonista arriviamo dal nulla e finiremo nel nulla ma...e se ci piacesse così?! ;-)
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