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Jason Statham da tre film consecutivi si è specializzato in un personaggio parecchio specifico: l’ex-specialista militare in pensione, nascosto a fare insospettabile vita modesta, che dovrà tornare in azione per questioni di principio.
Nel 2024 esce The Beekeeper: ex-sicario militare si “nasconde” come apicoltore.
Nel 2025 esce A Working Man: ex-sicario militare si “nasconde” come muratore.
Nel 2026 che fa Jason? Ha un anno libero e potrebbe fare qualsiasi cosa. Potrebbe approfittarne per diversificare.
E invece no, non ce la fa, ormai ha preso il ritmo e non resiste, il 2026 non può rimanere senza il suo riluttante super-soldato: per cui firma per un altro ruolo da ex-sicario militare che si nasconde in un faro nel mezzo del nulla in Scozia, in un’isola letteralmente disabitata.
Per il resto la storia è identica a Beekeeper, ancora più di quanto lo fosse A Working Man,
E il vero miracolo è che funziona: il regista è pur sempre quello che ha diretto Dwayne Johnson in Snitch. È uno che prende sul serio quello che fa, e ama mischiare l’azione a temi drammatici: cura questi ultimi il minimo che serve per risultare sinceri ed efficaci, e poi non dimentica di tenere il ritmo alto, non si vergogna della parte action e non si fa scrupoli a riempire i tempi morti con gli inseguimenti e le scazzottate. Semplice ma concentrato.
Missione Shelter si distingue da Beekeeper non solo per il tono più tragico, ma anche per il suo calcare sul tema della paranoia tecnologica.
C’è abbastanza cura da intrattenere, c’è uno di quei bei script che svelano i pezzi del puzzle un poco alla volta, ci sono almeno un paio di scene girate come si deve e c’è Bill Nighy che fa il Ministro della Cattiveria.
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