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Greenland 2 sembra il montaggio di una serie TV sequel di Greenland, in cui tutto è frettoloso, accennato e poi abbandonato.
Dura venti minuti meno dell’originale, e non tanto perché ci siano meno cose da raccontare, ma perché quelle che ci sono sono raccontate male, di fretta, spesso fatte dire ai personaggi tramite dialoghi sempliciotti, quando non addirittura ridicoli.
Mancano dettagli, tessuto connettivo tra le scene e coerenza nel mondo futuro che il film vorrebbe dipingere.
Tale è la sciatteria, l'incuria e la dabbenaggine, che la sospensione dell’incredulità è fritta.
Qualsiasi tentativo di approfondire i comprimari viene tagliato corto, qualsiasi tappa del viaggio inizia con un set up che avrebbe anche delle potenzialità, invariabilmente scialacquate in fretta e furia per passare alla scena successiva.
Nessun arco di maturazione nuovo per la famiglia, nessuna chiave di lettura che affiori dalle loro fatiche e azioni se non un telefonatissimo “se restiamo uniti supereremo tutto”, solo ostacoli random uniti da un unico leitmotiv: la sfiga.
I Garrity portano jella: quando arrivano loro, cade una sassaiola di asteroidi, il ponte tibetano che fino a quel momento aveva funzionato crolla, il pullman che fa sempre la stessa tratta viene assalito.
Anche qui, sarebbe ordinaria amministrazione se la mancanza di idee non facesse apparire tutto per ciò che è: una sequela di sfighe senza soluzione di continuità.
Risolte non grazie all’ingegno e alla forza dell’unione famigliare, ma per pure botte di culo.
Un’ora e trentotto. È difficile annoiare con un’ora e trentotto di post-apocalisse. In un mondo così, poi, con delle potenzialità infinite!
Mari prosciugati, geografia irriconoscibile, clima impazzito, bande di reietti affamati, radiazioni letali.
E niente, Ric Roman Waugh ce la fa, sparando fuori il prodotto più dimenticabile possibile. Ma non è solo colpa sua: è come se tutta la squadra davanti e dietro le quinte si fosse impegnata per impegnarsi il meno possibile, come se realizzare il sequel di un film di successo fosse una seccatura. Come se odiassero il loro pubblico, ecco. “Ci avete dato i vostri soldi? E allora vaffa, eccovi un film di m. Un’altra volta imparate”.
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