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Crime 101 è uno di quei film che vent’anni fa avrebbe avuto un altro tipo di accoglienza e un’altra distribuzione. Un crime adulto, tirato a lucido, il film che non lo sapevamo, ma ci mancava.
La storia è a incastro: il protagonista, Chris Hemsworth, è un ladro di gioielli meticoloso, uno che pianifica, osserva, pesa i rischi e soprattutto evita accuratamente la violenza. L’archetipo del ladro gentiluomo, insomma. Sulle sue tracce c’è Mark Ruffalo, uno che capisce il pattern dietro ai suoi colpi, ma lavora dentro un dipartimento sempre più aziendalizzato, dove contano i casi chiusi e non il modo in cui ci arrivi. In mezzo si muove Halle Berry, donna brillante e perfetta finché non scopre che il sistema ti applaude solo finché ti può usare e poi ti spinge di lato con un sorriso. In mezzo, Crime 101 ci butta pure altri nomi di peso come Nick Nolte, Barry Keoghan, Monica Barbaro e il lusso di Jennifer Jason Leigh per una scena brevissima.
Crime 101 è un thriller solidissimo che guarda apertamente a Michael Mann e, in senso più letterario, a quella Los Angeles notturna e spaccata in due, non da cartolina, ma quella da neon freddi e un botto di traffico a tutte le ore.
Layton sta dentro un solco riconoscibile: professionismo, codici, ossessioni, poliziotti e criminali che si somigliano più di quanto vogliano ammettere. Però dentro quel solco ci lavora bene e fa cose interessanti sia sul piano narrativo sia su quello tecnico.
E' un film che potrebbe o dovrebbe essere d’azione, ma decide di non esserlo fino in fondo. Ci sono inseguimenti in auto girati con un gusto notevole per la varietà di inquadrature e per la fisicità dei mezzi, ma Layton misura tutto sulla visione del protagonista che crede nell’ordine, nel controllo, nell’idea che si possa attraversare l’inferno senza sporcarsi davvero, finché si sta dentro le regole che ci si impone.
Il film, di conseguenza, è calcolato e trattenuto, quasi maniaco nella gestione delle escalation, e quando finalmente alza la posta lo fa perché ha costruito abbastanza tensione psicologica da rendere inevitabile lo scarto.
Crime 101 non cambierà le gerarchie del crime movie, non diventerà il nuovo metro di paragone definitivo, ma è solido, bilanciato, adulto nel modo giusto. E soprattutto ha quelle vibrazioni lì, quelle da Michael Mann. Non ha l’epica e la mitologia del grande duello di Heat e nemmeno la corsa febbrile nella notte di Collateral; però ne ha assorbito la temperatura e soprattutto ha un gran focus sui personaggi.
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