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lizzy
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venerdì 12 settembre 2025
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da seppellire ci sarebbe questo film...
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Come sempre Cronenberg porta sullo schermo le sue ossessioni e molte di queste sotto un certo punto di vista potrebbero risultare abbastanza interessanti, ma...
Ma il risvolto della medaglia è che questo regista è come un ragazzo molto talentuoso durante l'anno scolastico che messo di fronte all'esame se ne esce male e merita la bocciatura assolutamente.
Ad esempio tanto era potente Videodrome nelle fasi iniziali quanto risultò poi essere deludente nella sua conclusione.
E questo The Shrouds è sulla stessa falsariga. Se omettiamo la becera autolesionistica ossessione del protagonista per osservare (e far osservare) il percorso decompositivo del corpo della persona tanto amata, e le solite scene di sesso gratuito e veramente scontato, in tutto potrebbe avere un certo senso e lo svolgersi della trama con l'interessamento di superpotenze per la nuova tecnologia messa in funzione dalla Gravetech parrebbe farsi interessante.
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Come sempre Cronenberg porta sullo schermo le sue ossessioni e molte di queste sotto un certo punto di vista potrebbero risultare abbastanza interessanti, ma...
Ma il risvolto della medaglia è che questo regista è come un ragazzo molto talentuoso durante l'anno scolastico che messo di fronte all'esame se ne esce male e merita la bocciatura assolutamente.
Ad esempio tanto era potente Videodrome nelle fasi iniziali quanto risultò poi essere deludente nella sua conclusione.
E questo The Shrouds è sulla stessa falsariga. Se omettiamo la becera autolesionistica ossessione del protagonista per osservare (e far osservare) il percorso decompositivo del corpo della persona tanto amata, e le solite scene di sesso gratuito e veramente scontato, in tutto potrebbe avere un certo senso e lo svolgersi della trama con l'interessamento di superpotenze per la nuova tecnologia messa in funzione dalla Gravetech parrebbe farsi interessante.
Ma Cronenberg è uno che o non sa cucinare un buon piatto, pur avendo ottimi ingredienti, e quindi lo rovina prima di servirlo, oppure parte con un'idea buona che non sa manco lui come gestire...e quindi alla fine ci propina qualcosa per chiudere "in qualche modo" la vicenda.
Ho voluto guardare lo stesso questo film immaginandomi a cosa andassi incontro, anche perchè vedendo Cassel alle prese con questo ennesimo "body horror", mi sono chiesta in che modo si sarebbe potuto sfruttare un attore del genere.
E in effetti devo dire che il buon Vincent, anche lui altalenante come prestazioni e successi, qui gioca bene il suo ruolo e sembra esserci nato per fare lo stralunato voyeur cimiteriale del nuovo millennio.
Però se giochi su una base pericolante prima o poi crolla tutto e qui il film dopo un certo punto non solo non decolla, ma precipita direttamente...in un oltretomba funereo.
Fastidiosissimo poi il "product placement" che mi fa pensare ogni due per tre a un enorme e prolungato spottone pubblicitario più che ad un lungometraggio "d'autore".
Certo, pensando al probabile flop al botteghino (Cronenberg in questo è una garanzia!) regista e produttori avranno voluto pararsi il colpo incassando lauti compensi con la pubblicità, ma ci mancava che etichettassero ogni cosa e aggiungessero "consigli per gli acquisti" qua e la per completare la marchetta.
Film non particolarmente guardabile (specie per i deboli di stomaco...) e lungi dal avere un vero senso logico.
Solito melange di situazioni crude, azioni casuali e filosofie impossibili.
E io che con Videodrome avrei voluto urlare al capolavoro...
A distanza di decenni più vedo i lavori di Cronenberg più lo svaluto come regista.
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athos
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sabato 5 aprile 2025
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ossessioni gelide
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Film gelido, impersonale e fuori dal tempo. Un imprenditore inventa il cimitero in diretta, dove i parenti possono vedere il disfacimento dei corpi dei propri congiunti. Questo nuovo modo di concepire il "dopo" scatena gli interessi di spie di mezzo mondo. Bravi attori, Cronenberg come Lynch sa rendere al meglio il corpo delle attrici, per il resto rimane un esercizio fine a se stesso.
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signorbagheri
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domenica 21 giugno 2026
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lo zoo di c.
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Un film autobiografico. Una elaborazione del lutto, a quasi dieci anni della perdita della moglie morta di cancro, a suo modo, a modo di Cronenberg, attingendo agli stilemi di una vita artistica passata a nuotare contro corrente, senza cercare nemmeno questa volta e ci mancherebbe trattandosi qui della sua vita, inutili compiacimenti del pubblico pagante, che non potrebbe mai essere in grado di capire il dolore e lo strazio travisati in una forma a loro estranea chiamata arte, se non prendersi un pugno nello stomaco nel guardare nauseati le disturbanti, insopportabili immagini della donna amata mutilata del seno e del braccio, un incubo, che, come esplicita la sequenza finale, va oltre ogni speranza di possibile ritorno alla vita cosiddetta normale, la morte laicamente non offre facili redenzioni.
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Un film autobiografico. Una elaborazione del lutto, a quasi dieci anni della perdita della moglie morta di cancro, a suo modo, a modo di Cronenberg, attingendo agli stilemi di una vita artistica passata a nuotare contro corrente, senza cercare nemmeno questa volta e ci mancherebbe trattandosi qui della sua vita, inutili compiacimenti del pubblico pagante, che non potrebbe mai essere in grado di capire il dolore e lo strazio travisati in una forma a loro estranea chiamata arte, se non prendersi un pugno nello stomaco nel guardare nauseati le disturbanti, insopportabili immagini della donna amata mutilata del seno e del braccio, un incubo, che, come esplicita la sequenza finale, va oltre ogni speranza di possibile ritorno alla vita cosiddetta normale, la morte laicamente non offre facili redenzioni. Le infinite mutazioni del corpo, che hanno attraversato nel tempo le opere di C., raggiungono lo zenit nella trasformazione finale o meglio nelle infinite trasformazioni che accadono dopo la morte, oggetto di voyeurismo empatico e al tempo stesso straniante, adeguato alla tecnologia moderna, simile alla morbosa ossessione per la decomposizione dei personaggi di Peter Greenaway nel Lo zoo di Venere, similmente affranti dalla perdita delle rispettive mogli.
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r.k. verri
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sabato 1 novembre 2025
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cronenberg chiude il cerchio e apriamo gli occhi
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David Cronenberg non ha più bisogno di scandalizzare. A ottant’anni, con The Shrouds, abbandona la “nuova carne” e ci porta nella “nuova assenza”: la materia non esplode più, ma si ricompone.
È un film che molti scambieranno per freddo, quando in realtà è il più intimo e caldo della sua carriera — perché parla del dolore come ultimo linguaggio umano.
Vincent Cassel interpreta Karsh, un uomo che trasforma il lutto in tecnologia, inventando un sistema che permette di osservare i defunti nelle loro tombe. Ma l’AI che usa non è malvagia: è solo lo specchio della mente che la manipola.
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David Cronenberg non ha più bisogno di scandalizzare. A ottant’anni, con The Shrouds, abbandona la “nuova carne” e ci porta nella “nuova assenza”: la materia non esplode più, ma si ricompone.
È un film che molti scambieranno per freddo, quando in realtà è il più intimo e caldo della sua carriera — perché parla del dolore come ultimo linguaggio umano.
Vincent Cassel interpreta Karsh, un uomo che trasforma il lutto in tecnologia, inventando un sistema che permette di osservare i defunti nelle loro tombe. Ma l’AI che usa non è malvagia: è solo lo specchio della mente che la manipola.
Cronenberg ribalta il cliché dell’intelligenza artificiale per mostrarci che non è la macchina a mentire, ma l’uomo che la usa per non affrontare la verità.
Il film unisce eros e lutto, corpo e simulazione. Le scene di sesso e le cicatrici non sono gratuite: sono il modo in cui il protagonista tenta di reincarnare l’amore perduto, di sentire ancora attraverso corpi nuovi.
La donna coreana cieca, con percezioni amplificate, rappresenta l’evoluzione sensoriale dopo la morte della vista — la fine dell’immagine come unica forma di realtà.
Nel finale, l’aereo che vola tra nuvole scure è la perfetta sintesi del messaggio: Karsh esce dalla sua prigione mentale ma entra in un nuovo stato di coscienza, ambiguo, dove vita e memoria si fondono.
L’amata e la nuova compagna diventano la stessa persona, e la tecnologia smette di essere strumento: diventa rito.
The Shrouds non è un film da capire, ma da percepire.
Chi lo definisce “gelido” probabilmente non sopporta di vedersi riflesso: Cronenberg non mostra il futuro, mostra ciò che siamo già diventati — esseri che amano attraverso la simulazione e provano ancora a sentirsi vivi.
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