Domanda scema: numero uno: cari uomini. Andreste fino in Australia solo per ammirare Nicole Kidman? Domanda scema numero due: e voi, care donne, anche se anche se foste Nicole Kidman, girereste uno clip pubblicitario per baciare il signore che adorna che si chiama Rodrigo Santoro. Rodrigo è il più bel ragazzo venuto dal Brasile in circolazione in questo momento. E, sì, ha baciato Nicole Kidman. In Australia. Per la prossima campagna di un profumo da leggenda, quello Chanel numero 5 che faceva da pigiamino a Marilyn Monroe. Il tutto è avvenuto sotto l'occhio artistico di Baz Luhrmann, il regista di Moulin Rouge. Uno spot d'autore che non vedremo prima dell'autunno, ma che ha già catapultato Rodrigo nel giro degli emergenti che contano. Hollywood lo corteggia e, fossimo nei panni di Antonio Banderas o di Benicio Del Toro, saremmo preoccupati. Rodrigo si candida a essere il nuovo sex symbol latino del cinema: focoso, tenebroso e muscoloso oltre il minimo sindacale richiesto dalla platea fèmminile.
C'è da esserne orgogliosi, da italiani. Perché Rodrigo Santoro è nato 28 anni a Petrópolis, a pochi chilometri da Rio de Janeiro, ma ha un papà calabrese, emigrato in Brasile da bambino.
Mai sentito parlare di una piccola città che si chiama Paola?
Finito il momento patriottico, passiamo al sodo: allora, come bacia Nicole Kidman? Rodrigo ride e sospira: «Il bacio, il bacio. Tutti a chiedermi di questo bacio. Che posso dire? È stato un bacio di quelli che si danno al cinema, tra professionisti. Lo spot è un piccolo film e noi ci siamo comportati come su qualunque set! Nicole è gentile, non fa capricci, è un tipo coi piedi per terra».
Di più, sullo spot e sulla ex signiora Cruise, non si scuce. Andiamo avanti. Anzi, indietro. A capire come succede che un giovane attore brasiliano arrivi tra le braccia di una delle attrici più pagate e osannate del mondo.
Si parte da Rio de Janeiro, dove Rodrigo si è trasferito ventenne per frequentare l'università, ha studiato teatro a tempo perso ed è finito protagonista di molte telenovele della Rede Globo, quelle serie tutto amore e intrighi che notoriamente incollano i brasiliani al video e che, meno notoriamente, hanno formato nel tempo una buona scuola di interpreti, sceneggiatori, registi. Al punto che oggi, dopo anni di oscurità, il cinema brasiliano è in pieno boom. Basti dire che City of God di Fernando Meirelles ha ricevuto quattro nomination all'Oscar nelle principali cinquine, non nel ghetto del miglior film straniero. Altri film brasiliani hanno fatto tour trionfali ai festival. Rodrigo era in alcuni di questi, come Carandiru di Hector Babenco, dove interpretava un fantastico transessuale a nome Lady Di e Disperato Aprile di Walter Salles, di cui era eccellente protagonista.
«Forse non è un caso, ma è iniziato tutto proprio in Italia, al Festival di Venezia, dove è stato presentato Disperato Aprile. Sono stato notato lì e degli americani che ho conosciuto al Lido mi hanno contattato per dei provini. Qualche tempo dopo, ero in California a girare Charlie's Angels Più che mai.»
Chi ha visto il film, ricorda la scena. Rodrigo esce dall'acqua con la tavola da surf sottobraccio, mentre Cameron Diaz e Demi Moore se lo mangiano cori gli occhi. Erano previste delle scene in cui l'attore avrebbe anche parlato, ma alla fine la produttrice (e protagonista) Drew Barrymore le ha tagliate. Rodrigo sembra farci la figura dell'uomo-oggetto. O del povero belloccio del Terzo Mondo “sfruttato” dal Grande Cinema Imperialista.
«Poco male!», dice lui. «Per me valeva comunque la pena arrivare fin li. Ho passato la vita a vedere film americani d'azione e a domandarmi come facessero a realizzare quelle scene spettacolari. Ho constatato di persona che il computer c'entra molto poco e che un film d'azione è una faccenda maledettamente seria».
Tanta filosofia deriva dal fatto che Rodrigo si sente le spalle coperte. Dopo Charlie's Angels - Più che mai, ha girato Love, actually, uno dei titoli di punta dello scorso Natale. Lui era il collega timido di Laura Linney, protagonista di una delicata scena d'amore. «Un ruolo piccolo, ma anche in quel caso, l'importante era esserci. Non mi struggo all'idea di diventare un numero uno all'estero, per ora mi limito a cogliere qualche buona opportunità. Hollywood è una gran tentazione, ma stare troppo lontano da Rio, dai ritmi melodiosi di questa città può essere una sofferenza. Quando giravo Love, actualy, a Londra, mi divertiva l'idea chi bere cioccolata calda e indossare il cappotto, cose che qui è persino ridicolo pensare di fare. Ma il sole, la spiaggia, la mia tavola da surf, la musica di Caetano Veloso... Altra storia. Ecco perché vivo alla giornata, non pianifico strategie carrieristiche.
Comunque vada, almeno in Brasile sarà un successo. Meglio, lo è già. Ai Tropici, Rodrigo è una star. La sua ultima apparizione alle sfilate di moda di São Paulo è stata accolta con isteria e, sulla stampa locale, l'attore gode di un'attenzione pari a Christian Vieri dalle nostre parti. L'unica celebrità indigena che gli tiene testa è la top model Gisele Bundchen. Bellissimo lui, bellissima lei, ambasciatori del sex appeal brasiliano entrambi, indovinate un po' che cosa hanno cominciato a scrivere i giornali pettegoli? Che Gisele era stufo del suo lattiginoso (e francamente imbolsito) Leonardo Di Caprio e che, per la serie “fidanzati e buoi dei paesi tuoi”, si sarebbe invaghita di Rodrigo. Vero o falso? Rodrigo fa un'altra risata e dice: «Abbiamo solo girato uno spot insieme. Come con Nicole». Vi baciavate? «Nello spot? No!». Quindi, fuori dal set? «Neanche». Se, in futuro, saltasse fuori che è una piccola bugia, lo perdoneremo. che ne dite?
Da Vanity Fair,4 Marzo 2004