
di Gabriele Niola
Esiste tutta una branca particolare della televisione che racconta la realtà, situata a mezza strada tra il documentario, la divulgazione scientifica e lo spettacolo da reality.
White Rabbit Project, oggi in partenza su Netflix, mira a centrare con un'enfasi superiore a qualsiasi altro show quell'incrocio che pare impossibile, spiegando, illustrando e scandagliando il funzionamento di grandi rapine realmente avvenute, armi impossibili realmente progettate ma anche evasioni spettacolari dal carcere e tutto quel che è stato fatto e non sembra fattibile.
L'atteggiamento da real tv, la competenza della grande divulgazione scientifica, le domande e i temi sollevati a partire da clamorosi episodi e infine la precisione nel mettere in scena ciò che realmente accade tipica dei documentari industriali.
C'è l'ombra grande e prestigiosa di Mythbusters dietro White Rabbit Project. Da quella trasmissione originaria dell'Australia e fermamente sotto il controllo di Discovery Channel, è infatti nata questa che ne amplia lo spettro a partire da una buona parte del medesimo team creativo. Grant Imahara, Tory Belleci e Kari Byron sono infatti i tre conduttori e teste d'ariete che si tuffano nel confine tra mitologia e realtà, spiegando come sia possibile ciò che ci sembra impossibile.
I tre conduttori sono stati parte del folto team che per 14 stagioni ha lavorato a Mythbusters, la trasmissione recentemente chiusa che sembra essersi reincarnata in White Rabbit Project con un twist più concreto e realistico.
La vera eredità che da quel programma viene trasportata in questo è proprio quell'atteggiamento curioso e competente, quell'aria da scienziati in gita che si divertono grazie alle proprie conoscenze ad indagare fatti scemi oppure molto importanti con la medesima tigna. In un universo mediatico che coltiva, coccola e blandisce i nerd in quanto sottocultura dell'approfondimento, White Rabbit Project è pensato per centrare la parte hardcore di questo pubblico, abbandonando le leggende di Mythbusters per la più stupefacente realtà.
Non sfugge a nessuno il riferimento ad Alice nel paese delle meraviglie che troneggia nel titolo, ma quello che dovrebbe incuriosire di più semmai è la maniera in cui questa trasmissione voglia mettere sul tavolo della vivisezione i grandi episodi storici. Ad essere in scena è infatti quel contrasto spesso insanabile tra istinto e scienza, tra chi sa spiegare un fenomeno ma non potrebbe mai farlo in prima persona e chi invece ha compiuto un gesto audace senza saperlo spiegare, solo affidandosi alla sorte o ad un buon istinto.
Come prevedibile anche questa trasmissione si dividerà tra test in laboratorio, ricostruzioni e visite sui veri luoghi in cui è accaduto il tema della puntata. E in un maniera che non meraviglia nessuno, i temi saranno scelti tra gli eventi e i casi più cercati in assoluto su Google.
Proprio la parte di prova in prima persona, la ricostruzione in un ambiente controllato di ciò che accaduto realmente, è la più importante in questo genere televisivo, l'equivalente del culmine di un film porno. È lì infatti che la ragione cerca di ricreare grazie alla scienza ciò che è invece avvenuto grazie al caos o al caso.
In più, per come mette i propri autori in prima linea, soggetti dei loro stessi esperimenti, White Rabbit Project non è indenne da una certa componente Jackass. La trasmissione di MTV finita per tre volte al cinema infatti è una specie di antesignano di tutto questo, idiota e ignorante. I cretini del titolo mettevano in scena scherzi terribili o si sottoponevano a prove dolorosissime ed estremamente fantasiose che, in molti casi, sembravano un tentativo disperato di ricreare nel mondo reale ciò che accade nei cartoni animati. Quasi a vedere se davvero è possibile e, se sì, come.