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giovanni morandi
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martedì 28 aprile 2026
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pane italiano e cioccalata svizzara
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Forse perchè i critici italiani sono i peggiori del mondo "quando il film è italiano?" Come "I soliti ignoti", "La grande guerra", "Tutti a casa", "Una vita difficile", "Il sorpasso", "Lo scopone scientifico" o "C'eravamo tanto amati", "Pane e cioccolata" è una commedia all'italiana perfetta. Nino Manfredi, (che la critica italiana ha sempre snobbato, per le sue dialettali origini...) al pari di Sordi, è uno dei più grandi comici dell' intera storia del Cinema. La sua performanza "chaplinesque" è da sola una ragione per fare di questo film un classico eterno.
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Forse perchè i critici italiani sono i peggiori del mondo "quando il film è italiano?" Come "I soliti ignoti", "La grande guerra", "Tutti a casa", "Una vita difficile", "Il sorpasso", "Lo scopone scientifico" o "C'eravamo tanto amati", "Pane e cioccolata" è una commedia all'italiana perfetta. Nino Manfredi, (che la critica italiana ha sempre snobbato, per le sue dialettali origini...) al pari di Sordi, è uno dei più grandi comici dell' intera storia del Cinema. La sua performanza "chaplinesque" è da sola una ragione per fare di questo film un classico eterno. La precisione chirurgica della scenegiattura, il flawless tempo narrativo, e, soprattutto, l'imprevidibilità emozionale tipica del grand genre : come spettatore, non posso mai sapere se la prossima scena sara' una per ridere o per piangere (come sempre, con la commedia all'italiana, la più straordinaria esplosione di creatività comica del cinema). L'ultima scena, dove Manfredi sta immobile sulla frontiera, dopo essere sceso dal treno degli emigrati che tornano in patria (avendo l'ultima insopportabile delusione: "tutti" si mettono ad intonare con una rassegnazione nostalgica al 1000, "Simmo e Napule Paisà "...) con la sua vecchia valigia e i suoi capelli semibiondi, semibruni, è un momento di cinema indimenticabile. Pane e cioccolata del 1974 non sara mai un "vecchio" film, perchè ha il valore di una metafora universale e eterna sulla situazione di tutti gli immigrati in tutti i paesi; e evidemente perchè la sua comicità ad un tempo "drammatica" e' irresistibile.
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giovanni morandi
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martedì 28 aprile 2026
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quanto ? dura la vita degli emigrati
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Per il commento su Crans Montana ritengo opportuno ricordare questo "vecchio" film.
Non posso capire come è possibile oggi, come hanno fatto all'epoca molti critici, dare soltanto 3 stelle su 5 a un film perfetto come questo.
Forse perchè i critici italiani sono i peggiori del mondo "quando il film è italiano?" Come "I soliti ignoti", "La grande guerra", "Tutti a casa", "Una vita difficile", "Il sorpasso", "Lo scopone scientifico" o "C'eravamo tanto amati", "Pane e cioccolata" è una commedia all'italiana perfetta.
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Per il commento su Crans Montana ritengo opportuno ricordare questo "vecchio" film.
Non posso capire come è possibile oggi, come hanno fatto all'epoca molti critici, dare soltanto 3 stelle su 5 a un film perfetto come questo.
Forse perchè i critici italiani sono i peggiori del mondo "quando il film è italiano?" Come "I soliti ignoti", "La grande guerra", "Tutti a casa", "Una vita difficile", "Il sorpasso", "Lo scopone scientifico" o "C'eravamo tanto amati", "Pane e cioccolata" è una commedia all'italiana perfetta. Nino Manfredi, (che la critica italiana ha sempre snobbato, per le sue dialettali origini...) al pari di Sordi, è uno dei più grande comici della storia del Cinema. La sua performanza "chaplinesque" è da sola una ragione per fare di questo film un classico eterno. La precisione chirurgica della scenegiattura, il flawless tempo narrativo, e, soprattutto, l'imprevidibilità emozionale tipica del grand genre : come spettatore, non posso mai sapere se la prossima scena sara' una per ridere o per piangere (come sempre, con la commedia all'italiana, la più straordinaria esplosione di creatività comica del cinema). L'ultima scena, dove Manfredi sta immobile sulla frontiera, dopo essere sceso dal treno degli emigrati che tornano in patria (avendo l'ultima insopportabile delusione: "tutti" si mettono ad intonare con rassegnazione nostalgica al 1000, "Simmo a Napule Paisà "...) con la sua vecchia valigia e i suoi capelli semibiondi, semibruni, è un momento di cinema indimenticabile. Pane e cioccolata del 1974 non sara mai un "vecchio" film, perchè ha il valore di una metafora universale e eterna sulla situazione di tutti gli immigrati in tutti i paesi; e evidemente perchè la sua comicità ad un tempo "drammatica" e irresistibile.
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parsifal
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lunedì 7 maggio 2018
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immigrati italiani in svizzera
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Durante gli anni '70 il fenomeno dell' emigrazione verso il Nord Europa era un dato di fatto incontrovertibile, per giunta in esponenziale espansione. Brusati, regista ed autore italiano, decise di affrontare il tema in questo film, coadiuvato da Iaia Fastri e da Nino Manfredi nella stesura della sceneggiatura ( anche se in un primo momento, i due autori ebbero delle riserve nell'aggiungere il nome di Manfredi in qualità di co-sceneggiatore). Giovanni Garofoli è il protagonista di questa vicenda , dai toni grotteschi e dai risvolti amari, in più di un frangente. Dopo tre anni di permanenza in Svizzera, nazione civilissima che tratta gli stranieri al pari di moderni schiavi senza diritti e dignità ma sempre all'ombra della legalità, è ancora alla ricerca dell'occasione giusta per stabilirsi in via definitiva e far venire i suoi congiunti.
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Durante gli anni '70 il fenomeno dell' emigrazione verso il Nord Europa era un dato di fatto incontrovertibile, per giunta in esponenziale espansione. Brusati, regista ed autore italiano, decise di affrontare il tema in questo film, coadiuvato da Iaia Fastri e da Nino Manfredi nella stesura della sceneggiatura ( anche se in un primo momento, i due autori ebbero delle riserve nell'aggiungere il nome di Manfredi in qualità di co-sceneggiatore). Giovanni Garofoli è il protagonista di questa vicenda , dai toni grotteschi e dai risvolti amari, in più di un frangente. Dopo tre anni di permanenza in Svizzera, nazione civilissima che tratta gli stranieri al pari di moderni schiavi senza diritti e dignità ma sempre all'ombra della legalità, è ancora alla ricerca dell'occasione giusta per stabilirsi in via definitiva e far venire i suoi congiunti. In prova presso un ristorante esclusivo ( esilaranti le gag girate durante il servizio ai tavoli, durante il quale i camerieri tentano di affossare il colleghi con ogni mezzo), perde la possibilità del rinnovo del contratto quindi del permesso di soggiorno a causa di una foto che lo ritrae mentre oriina all'angolo di una strada. L'episodio era avvenuto in seguito al fermo di polizia a cui era atato sottoposto giorni prima, per aver ritrovato un cadavere in un parco. Le accuse su di lui crolleranno poichè l'assassino mitomane si consegnerà alla polizia spontaneamente. L'emozione gioca brutti scherzi e Nino , in preda al panico, si lascia andare. am questo non si può fare nella civilissima Svizzera e quindi sarà costretto a tornare a casa. Ma repentinamente cambia idea, vuole continuare la sua battaglia. SI rivolge ad un ' esule greca affinchè lo nasconda, poi raggiunge alcuni suoi connazionali in un allevamento di polli ( inquietante ed emblematica la scena in cui si delinea l'osmosi tra esseri umani e volatili). Incontrerà un ricco finanziere italiano , interpretato magistralmente da J.Dorelli, che si trova in Svizzera per motivi fiscali e tenterà di entrare nelle sue grazie; tentativo inutile perchè costui , essendo sull'orlo del baratro, tenta il suicidio, in barba alle speranze del buon Giovanni. Cerca riparo presso un amico operaio, ma ciò che gli viene offerto non può bastare poichè la coperta è troppo corta per poter scaldare tutti. Tenterà il tutto per tutto; si tingerà di biondo e così si mescolerà agli elvetici. Tentativo fallito che termina con il foglio di via. Ma Giovanni non cederà alla rassegnazione che caratterizza i suoi connazionali e colleghi. Spaccato agro-dolce sulla vita degli immigrati durante il boom economico. Ritratto lucido e tagliente di un aspetto difficile dell'economia politica del nostro paese.
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onufrio
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giovedì 8 marzo 2018
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le avventure di un emigrato
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Nino Manfredi veste i panni di uno sventurato italiano che da tre anni vive, o meglio, sopravvive in Svizzera lavorando come cameriere in attesa di ottenere il posto effettivo; accusato di atti osceni in luogo pubblico, l'uomo verrà espulso dalla Svizzera ma ritornare in Italia per lui sarebbe una sconfitta e allora decide di rimanere ed inizia così una serie di avventure che trova il proprio apice (in negativo) in una scena raccapricciante quando farà visita a degli emigrati che abitano in un pollaio. Il film è un'amara riflessione sull'emigrato italiano.
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simonaop
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giovedì 3 luglio 2014
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cineforum all'aperto "pane e cioccolata"
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OH!PEN Italia in collaborazione con Fondazione Erri De Luca vi invita al quarto incontro con il Cineforum all’aperto.
All’interno dell’Eco Festa dell’Altra Estate verrà proiettato
“Pane e Cioccolata” (Orso d’argento a Berlino) di Franco Brusati – Italia 1973
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OH!PEN Italia in collaborazione con Fondazione Erri De Luca vi invita al quarto incontro con il Cineforum all’aperto.
All’interno dell’Eco Festa dell’Altra Estate verrà proiettato
“Pane e Cioccolata” (Orso d’argento a Berlino) di Franco Brusati – Italia 1973
Segue CONVERSAZIONE con Erri De Luca
5 luglio 2014 ore 20,30, Casetta Rossa, Via Magnaghi 14, Roma
Ingresso Gratuito
Emigrato italiano in Svizzera cerca di farsi passare per svizzero ma è scoperto ed espulso. Continuerà a lottare per conciliare lavoro e dignità. Commedia sull’emigrazione, è una delle migliori interpretazioni di Nino Manfredi, ma il merito è soprattutto di Brusati, sceneggiatore e regista, che tiene in equilibrio umorismo, malinconia, pietà, satira.
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massimo49
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mercoledì 5 marzo 2014
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affresco di un mondo senza retoriche.
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Affresco di un mondo senza retoriche.
Conosco bene, sin dall'infanzia, il mondo oltre-frontiera, avendo uno stretto rapporto di parentela con l'Austria.
Devo aggiungere che nessun altro film ha raggiunto vertici tanto alti di verismo nel dipingere la realtà variegata degli emigrati catapultati nella "Terra dei Sogni", la Svizzera, appunto: un mondo lontano pur essendo a mezz'ora da Milano.
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Affresco di un mondo senza retoriche.
Conosco bene, sin dall'infanzia, il mondo oltre-frontiera, avendo uno stretto rapporto di parentela con l'Austria.
Devo aggiungere che nessun altro film ha raggiunto vertici tanto alti di verismo nel dipingere la realtà variegata degli emigrati catapultati nella "Terra dei Sogni", la Svizzera, appunto: un mondo lontano pur essendo a mezz'ora da Milano. Qui, l'amosfera ovattata, ben rappresentata dal sottofondo di un quartetto di Haydn, si contrappone al dramma degli emigrati, umili lavoratori strappati alla loro terra ed estranei alla nuova patria, che non si rassegnano all'inedia e all'autocommiserazione. Mai altro documento ha affrontato con tanta intelligenza e senza retoriche patriottiche questa epopea. Due momenti del film sono indimenticabili: il balletto degli operai travestiti, che finisce nella disperazione di un giovane emigrato, e la scena allucinante del pollaio, dove i veri nemici della dignità non sono gli svizzeri, bensì nostri compatrioti: italiani che speculano sulla fragilità dei clandestini. Oggi diremmo "scafisti"...
Si tratta quindi di un affresco disincantato e realista, dove i padroni di casa fanno rispettare inesorabilmente le regole dell'immigrazione e dove non mancano emigranti italiani benestanti: l'imprenditore fraudolento Johnny Dorelli, "esiliato" nel mondo dorato d'una ricchezza illecita di esclusivo materialismo.
La speranza d'un domani migliore è la forza del protagonista, Nino Manfredi mondiale, che non si confonde con i luoghi comuni "pizza&mandolino".
La forza di quest'opera risiede proprio nella sua visione oggettiva di un mondo che andrebbe approfondito senza retoriche nazionaliste, ma con il giusto amore e rispetto indicati da questa vicenda umana.
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massimo49
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mercoledì 5 marzo 2014
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affresco di un'umanità toccante e senza retorica
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Conosco bene, sin dall'infanzia, il mondo oltre-frontiera, avendo uno stretto rapporto di parentela con l'Austria.
Devo aggiungere che nessun altro film ha raggiunto vertici tanto alti di verismo nel dipingere la realtà variegata degli emigrati catapultati nella "Terra dei Sogni", la Svizzera, appunto: un mondo lontano pur essendo a mezz'ora da Milano. Qui, l'amosfera ovattata, ben rappresentata dal sottofondo di un quartetto di Haydn, si contrappone al dramma degli emigrati, umili lavoratori strappati alla loro terra ed estranei alla nuova patria, che non si rassegnano all'inedia e all'autocommiserazione. Mai altro documento ha affrontato con tanta intelligenza e senza retoriche patriottiche questa epopea.
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Conosco bene, sin dall'infanzia, il mondo oltre-frontiera, avendo uno stretto rapporto di parentela con l'Austria.
Devo aggiungere che nessun altro film ha raggiunto vertici tanto alti di verismo nel dipingere la realtà variegata degli emigrati catapultati nella "Terra dei Sogni", la Svizzera, appunto: un mondo lontano pur essendo a mezz'ora da Milano. Qui, l'amosfera ovattata, ben rappresentata dal sottofondo di un quartetto di Haydn, si contrappone al dramma degli emigrati, umili lavoratori strappati alla loro terra ed estranei alla nuova patria, che non si rassegnano all'inedia e all'autocommiserazione. Mai altro documento ha affrontato con tanta intelligenza e senza retoriche patriottiche questa epopea. Due momenti del film sono indimenticabili: il balletto degli operai travestiti, che finisce nella disperazione di un giovane emigrato, e la scena allucinante del pollaio, dove i veri nemici della dignità non sono gli svizzeri, bensì nostri compatrioti: italiani che speculano sulla fragilità dei clandestini. Oggi diremmo "scafisti"...
Si tratta quindi di un affresco disincantato e realista, dove i padroni di casa fanno rispettare inesorabilmente le regole dell'immigrazione e dove non mancano emigranti italiani benestanti: l'imprenditore fraudolento Johnny Dorelli, "esiliato" nel mondo dorato d'una ricchezza illecita di esclusivo materialismo.
La speranza d'un domani migliore è la forza del protagonista, Nino Manfredi mondiale, che non si confonde con i luoghi comuni "pizza&mandolino".
La forza di quest'opera risiede proprio nella sua visione oggettiva di un mondo che andrebbe approfondito senza retoriche nazionaliste, ma con il giusto amore e rispetto indicati da questa vicenda umana.
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themichtemp
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martedì 25 gennaio 2011
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gran bel film.
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toty bottalla
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giovedì 21 maggio 2009
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amarezza e ironia
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Un'eccellente BRUSATI ci propone un film pieno di amarezza smussato dall'ironia del grande e indimenticabile NINO MANFREDI. L'argomento è di quelli che tanti italiani hanno vissuto nuotando fra solitudine e nostalgia sorretti spesso dal grande orgoglio vera forza di bandiera. Confesso che l'immagine di quegli occhi tristi e rassegnati che dal pollaio scrutano con freddo dolore l'altra dimensione umana, mi ha angosciato parecchio. Ottimo film.
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