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martineneastolfi
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mercoledì 14 gennaio 2026
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parthenope: una giovinezza perduta
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Nel film ?partenope? Sorrentino raggiunge la sua massima espressione attraverso l?utilizzo di una fotografia accurata e di scene perfette che quasi infastidiscono lo spettatore per la sua grandiosit?. Non bisogna per? dimenticarsi che Sorrentino ? un esteta e soprattutto questo film, che risulta essere spesso troppo pomposo, va apprezzato nella sua interezza nonostante i discorsi quasi artefatti che scorrono durante il film come citazioni sconnesse La bravura dello spettatore sta per? nel cogliere il significato profondo snellendo tutta la cornice che Sorrentino crea. Il regista promuove tanti temi su cui riflettere ma uno prevale: l?amore che Partenope rincorre in maniera spasmodica per tutto il film senza per? riuscire a trovarlo mai davvero.
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Nel film ?partenope? Sorrentino raggiunge la sua massima espressione attraverso l?utilizzo di una fotografia accurata e di scene perfette che quasi infastidiscono lo spettatore per la sua grandiosit?. Non bisogna per? dimenticarsi che Sorrentino ? un esteta e soprattutto questo film, che risulta essere spesso troppo pomposo, va apprezzato nella sua interezza nonostante i discorsi quasi artefatti che scorrono durante il film come citazioni sconnesse La bravura dello spettatore sta per? nel cogliere il significato profondo snellendo tutta la cornice che Sorrentino crea. Il regista promuove tanti temi su cui riflettere ma uno prevale: l?amore che Partenope rincorre in maniera spasmodica per tutto il film senza per? riuscire a trovarlo mai davvero. La sua bellezza diviene strumentalizzata, il suo mistero confonde, la sua intelligenza a tratti a scompare in favore di una superficialit? che utilizza a suo piacimento per nascondere una fragilit?, una soffferenza. Ama per non soffrire, ama per dimenticare, non accorgendosi che mentre il tempo passa finisce per dimenticare chi ? se stessa e di rimarginare il suo senso di colpa pi? grande. ?L'amore per provare a sopravvivere ? stato un fallimento? perch? non pu? esserci amore disinteressato, un amore sincero se prima non si torna a vivere davvero con tutto il cuore. L?amore che rincorre per tutto il film che sfugge come la protagonista assieme al suo mistero ? l?amore che Parthenope non riesce pi? a provare per se stessa. Partenope ? la dea-madre, legata intrinsecamente alle acqua di Napoli, alla bellezza e al degrado della stesss citt?. Partenope come il capoluogo non si pu? comprendere fino in fondo perch? ? un ossimoro, ? ambivalenza: ? intelligenza e superficialit?, chiarezza e mistero, dignit? e degrado, vita e morte. Essa incarta l?archetipo della femminilit? mantenendo per tutto il film un?aria di rispetto e ammirazione che percepisce anche lo spettatore stesso. Come per la mitologia greca, partenope deve sedurre e deve anche riuscire nel suo intento poich? ? una condizione necessaria per la sua sopravvivenza. Senza la bellezza e senza la sua giovent?, a partenope rimane il suo intelletto, il suo vedere le cose in maniera quasi saccente e nichilista verso l?amore in generale perch? ci? che prevale ? la consapevolezza che l?amore per se stesse ? il perdono ? ci? che ci rende davvero piene di bellezza. Alla fine torna a casa, come Utilisse torna a Itaca, lei approda nuovamente nella sua cara Napoli e ora per restare e rivivere pienamente la sua giovinezza perduta.
Sistemata:
Nel film ?Parthenope?, Sorrentino raggiunge una delle sue massime espressioni attraverso una fotografia ricercatissima e una composizione delle scene talmente perfetta da risultare, a tratti, quasi disturbante per la sua grandiosit?. Non bisogna per? dimenticare che Sorrentino ?, prima di tutto, un esteta: e questo film, spesso eccessivamente pomposo, va accolto nella sua interezza, nonostante i dialoghi talvolta artefatti che scorrono come citazioni slegate, pi? pensate per essere contemplate che per essere vissute. La vera bravura richiesta allo spettatore sta nel cogliere il significato profondo, riuscendo a snellire mentalmente l?imponente cornice che il regista costruisce. I temi su cui Sorrentino invita a riflettere sono molti, ma uno emerge con forza su tutti: l?amore, che Parthenope rincorre in maniera spasmodica per tutto il film senza riuscire mai a trovarlo davvero perch? ? un amor perduto. La sua bellezza viene strumentalizzata, il suo mistero confonde, la sua intelligenza a tratti scompare in favore di una superficialit? che lei stessa utilizza come difesa, per nascondere una fragilit? profonda, una sofferenza mai risolta. Ama per non soffrire, ama per dimenticare, senza accorgersi che, mentre il tempo passa, finisce per dimenticare chi ? davvero, senza mai riuscire a rimarginare il suo senso di colpa pi? grande. ?L?amore per provare a sopravvivere ? stato un fallimento?: non pu? esistere amore disinteressato, n? amore sincero, se prima non si torna a vivere pienamente, con tutto il cuore. L?amore che Parthenope rincorre per l?intero film, e che le sfugge, come sfugge il suo stesso mistero, ? in realt? l?amore che non riesce pi? a provare per se stessa. Parthenope ? la dea-madre, intrinsecamente legata alle acque di Napoli, alla sua bellezza e al suo degrado. Come la citt?, non pu? essere compresa fino in fondo, perch? ? un ossimoro vivente, un?ambivalenza continua: intelligenza e superficialit?, chiarezza e mistero, dignit? e degrado, vita e morte. Incarna l?archetipo della femminilit? mantenendo per tutto il film un?aura di rispetto e ammirazione che arriva con forza anche allo spettatore. Come nella mitologia greca, Parthenope deve sedurre, e deve riuscirci, poich? la seduzione ? una condizione necessaria alla sua sopravvivenza. Quando bellezza e giovinezza iniziano a svanire, ci? che le resta ? l?intelletto, uno sguardo lucido e a tratti saccente, quasi nichilista nei confronti dell?amore, perch? ormai ? chiaro che l?amore per se stesse e il perdono sono le uniche forme di bellezza autentica. Alla fine Parthenope torna a casa: come Ulisse che rientra a Itaca, approda di nuovo nella sua Napoli. Ma questa volta non per fuggire o per cercare, bens? per restare, e forse,finalmente, per rivivere, accettandola, la sua giovinezza perduta.
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martineneastolfi
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mercoledì 14 gennaio 2026
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parthenope: una giovinezza perduta
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Nel film ?partenope? Sorrentino raggiunge la sua massima espressione attraverso l?utilizzo di una fotografia accurata e di scene perfette che quasi infastidiscono lo spettatore per la sua grandiosit?. Non bisogna per? dimenticarsi che Sorrentino ? un esteta e soprattutto questo film, che risulta essere spesso troppo pomposo, va apprezzato nella sua interezza nonostante i discorsi quasi artefatti che scorrono durante il film come citazioni sconnesse La bravura dello spettatore sta per? nel cogliere il significato profondo snellendo tutta la cornice che Sorrentino crea. Il regista promuove tanti temi su cui riflettere ma uno prevale: l?amore che Partenope rincorre in maniera spasmodica per tutto il film senza per? riuscire a trovarlo mai davvero.
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Nel film ?partenope? Sorrentino raggiunge la sua massima espressione attraverso l?utilizzo di una fotografia accurata e di scene perfette che quasi infastidiscono lo spettatore per la sua grandiosit?. Non bisogna per? dimenticarsi che Sorrentino ? un esteta e soprattutto questo film, che risulta essere spesso troppo pomposo, va apprezzato nella sua interezza nonostante i discorsi quasi artefatti che scorrono durante il film come citazioni sconnesse La bravura dello spettatore sta per? nel cogliere il significato profondo snellendo tutta la cornice che Sorrentino crea. Il regista promuove tanti temi su cui riflettere ma uno prevale: l?amore che Partenope rincorre in maniera spasmodica per tutto il film senza per? riuscire a trovarlo mai davvero. La sua bellezza diviene strumentalizzata, il suo mistero confonde, la sua intelligenza a tratti a scompare in favore di una superficialit? che utilizza a suo piacimento per nascondere una fragilit?, una soffferenza. Ama per non soffrire, ama per dimenticare, non accorgendosi che mentre il tempo passa finisce per dimenticare chi ? se stessa e di rimarginare il suo senso di colpa pi? grande. ?L'amore per provare a sopravvivere ? stato un fallimento? perch? non pu? esserci amore disinteressato, un amore sincero se prima non si torna a vivere davvero con tutto il cuore. L?amore che rincorre per tutto il film che sfugge come la protagonista assieme al suo mistero ? l?amore che Parthenope non riesce pi? a provare per se stessa. Partenope ? la dea-madre, legata intrinsecamente alle acqua di Napoli, alla bellezza e al degrado della stesss citt?. Partenope come il capoluogo non si pu? comprendere fino in fondo perch? ? un ossimoro, ? ambivalenza: ? intelligenza e superficialit?, chiarezza e mistero, dignit? e degrado, vita e morte. Essa incarta l?archetipo della femminilit? mantenendo per tutto il film un?aria di rispetto e ammirazione che percepisce anche lo spettatore stesso. Come per la mitologia greca, partenope deve sedurre e deve anche riuscire nel suo intento poich? ? una condizione necessaria per la sua sopravvivenza. Senza la bellezza e senza la sua giovent?, a partenope rimane il suo intelletto, il suo vedere le cose in maniera quasi saccente e nichilista verso l?amore in generale perch? ci? che prevale ? la consapevolezza che l?amore per se stesse ? il perdono ? ci? che ci rende davvero piene di bellezza. Alla fine torna a casa, come Utilisse torna a Itaca, lei approda nuovamente nella sua cara Napoli e ora per restare e rivivere pienamente la sua giovinezza perduta.
Sistemata:
Nel film ?Parthenope?, Sorrentino raggiunge una delle sue massime espressioni attraverso una fotografia ricercatissima e una composizione delle scene talmente perfetta da risultare, a tratti, quasi disturbante per la sua grandiosit?. Non bisogna per? dimenticare che Sorrentino ?, prima di tutto, un esteta: e questo film, spesso eccessivamente pomposo, va accolto nella sua interezza, nonostante i dialoghi talvolta artefatti che scorrono come citazioni slegate, pi? pensate per essere contemplate che per essere vissute. La vera bravura richiesta allo spettatore sta nel cogliere il significato profondo, riuscendo a snellire mentalmente l?imponente cornice che il regista costruisce. I temi su cui Sorrentino invita a riflettere sono molti, ma uno emerge con forza su tutti: l?amore, che Parthenope rincorre in maniera spasmodica per tutto il film senza riuscire mai a trovarlo davvero perch? ? un amor perduto. La sua bellezza viene strumentalizzata, il suo mistero confonde, la sua intelligenza a tratti scompare in favore di una superficialit? che lei stessa utilizza come difesa, per nascondere una fragilit? profonda, una sofferenza mai risolta. Ama per non soffrire, ama per dimenticare, senza accorgersi che, mentre il tempo passa, finisce per dimenticare chi ? davvero, senza mai riuscire a rimarginare il suo senso di colpa pi? grande. ?L?amore per provare a sopravvivere ? stato un fallimento?: non pu? esistere amore disinteressato, n? amore sincero, se prima non si torna a vivere pienamente, con tutto il cuore. L?amore che Parthenope rincorre per l?intero film, e che le sfugge, come sfugge il suo stesso mistero, ? in realt? l?amore che non riesce pi? a provare per se stessa. Parthenope ? la dea-madre, intrinsecamente legata alle acque di Napoli, alla sua bellezza e al suo degrado. Come la citt?, non pu? essere compresa fino in fondo, perch? ? un ossimoro vivente, un?ambivalenza continua: intelligenza e superficialit?, chiarezza e mistero, dignit? e degrado, vita e morte. Incarna l?archetipo della femminilit? mantenendo per tutto il film un?aura di rispetto e ammirazione che arriva con forza anche allo spettatore. Come nella mitologia greca, Parthenope deve sedurre, e deve riuscirci, poich? la seduzione ? una condizione necessaria alla sua sopravvivenza. Quando bellezza e giovinezza iniziano a svanire, ci? che le resta ? l?intelletto, uno sguardo lucido e a tratti saccente, quasi nichilista nei confronti dell?amore, perch? ormai ? chiaro che l?amore per se stesse e il perdono sono le uniche forme di bellezza autentica. Alla fine Parthenope torna a casa: come Ulisse che rientra a Itaca, approda di nuovo nella sua Napoli. Ma questa volta non per fuggire o per cercare, bens? per restare, e forse,finalmente, per rivivere, accettandola, la sua giovinezza perduta.
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leandro
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venerdì 2 gennaio 2026
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devi leggere
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Un film sorrentiniano con mille sfaccettature e che dopo la dissacrazione del popolo napoletano da parte della showgirl prende una piega completamente diversa, ma tutti i nodi vengono al pettine proprio verso la fine dove si coglie il vero messaggio nascosto di Sorrentino dove la bellezza in realtà non viene elogiata ma inserita nella visione satanistica e non risolutiva, esempio lampante i rapporti con il prete ed il camorrista non condannabili al 100%(vista l interessante complessità soprattutto del primo personaggio) . In opposizione a ció abbiamo il vero elogio all amore, l amore della protagonista nei confronti di una napoli complessa che alla fine la fa sospirare, dove rivela il suo vero pensiero verso la città di Napoli.
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Un film sorrentiniano con mille sfaccettature e che dopo la dissacrazione del popolo napoletano da parte della showgirl prende una piega completamente diversa, ma tutti i nodi vengono al pettine proprio verso la fine dove si coglie il vero messaggio nascosto di Sorrentino dove la bellezza in realtà non viene elogiata ma inserita nella visione satanistica e non risolutiva, esempio lampante i rapporti con il prete ed il camorrista non condannabili al 100%(vista l interessante complessità soprattutto del primo personaggio) . In opposizione a ció abbiamo il vero elogio all amore, l amore della protagonista nei confronti di una napoli complessa che alla fine la fa sospirare, dove rivela il suo vero pensiero verso la città di Napoli. Ciò non toglie il fatto che l amore vero e principale in sorrentiniana maniera è quello tra il professore e la ragazza, che risulta un po' forzato poiché causato principalmente dal fratello che fa a gara con il figlio malato per la disgrazia meno realistica tra le due, come se fosse ricercata al solo scopo di far legare i due personaggi. La conclusione è un interessante viaggio sulla consapevolezza della fugacie e palpabile inconsistenza della bellezza. Ed un chiaro invito a vivere la giovinezza al massimo .
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pietrored
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mercoledì 17 settembre 2025
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sorrentino fa sorrentino ed ? la bellezza
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Parthenope, giovane e bellissima ragazza di Napoli, ? una sirena il cui canto ammalia chiunque lo senta. Nel bene e nel male. L'antropologia ? il secondo filo conduttore: la scienza che studia l'essere umano. Per Sorrentino: VEDERE. Ed ecco che vedendo il film vediamo persino le pi? sottili sfumature umane, cos? come le vede il regista, nella bellezza e nella miseria dei pi? variegati personaggi della citt?. Un film bellissimo.
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gi
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venerdì 8 agosto 2025
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film cos? pieno che rischia di risultare vuoto
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Film fatto molto bene, Sorrentino maneggia la storia come i grandi registi, perchè lo è, e questo è un valore italiano. Daria D'antonio firma una fotografia pulitissima, quasi didascalica, pittorica, comunque affascinante. Celeste Dalla Porta è talmente, brava, bella e ben ripresa che ci si innamora all'istante, Silvio Orlando mette spessore. Sulle canzoni scelte non dico nulla, mi sembra che fossero adeguate niente di più, invece ho apprezzato i sottofondi musicali che a mio parere sono interessanti. Il costante riferimento all'antropologia è un pò il senso che Sorrentino vuole dare al film, L'antropologia culturale studia l'uomo, la sua cultura i suoi comportamentti.
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Film fatto molto bene, Sorrentino maneggia la storia come i grandi registi, perchè lo è, e questo è un valore italiano. Daria D'antonio firma una fotografia pulitissima, quasi didascalica, pittorica, comunque affascinante. Celeste Dalla Porta è talmente, brava, bella e ben ripresa che ci si innamora all'istante, Silvio Orlando mette spessore. Sulle canzoni scelte non dico nulla, mi sembra che fossero adeguate niente di più, invece ho apprezzato i sottofondi musicali che a mio parere sono interessanti. Il costante riferimento all'antropologia è un pò il senso che Sorrentino vuole dare al film, L'antropologia culturale studia l'uomo, la sua cultura i suoi comportamentti. E questo il film di Sorrentino, forse l'intenzione di una specie di studio in versione filmica, della vita, abitudini, miracoli, cultura e comportanenti di una Città. Tutto questo va bene ma qui purtroppo per me finisce il film che ho visto comunque con interesse. Non è poco, d'accordo, ma Sorrentino si va ad impelagare con l'ennesima metafora di cosa sia Napoli raccontata da un napoletano. Sinceramente non si sentiva la necessità di un ennesimo panegirico con tutti i riferimenti canonici e il solito necessario insieme di sfaccettature ambigue e contrastanti che, come si dice e ripete da qualche secolo: "fanno parte di Napoli", e forse della vita in genere; bello e brutto, tutto e niente, gioia e tristezza...... uffa.. E' abbastanza imbarazzante ascoltare ancora oggi "discorsi su Napoli e la napoletanità" che inevitabvilmente sconfinano in una filosofia, oggi anche in una antropologia, piuttosto a buon mercato e, altrettanto inevitabilmente, superficiali. Intendiamoci, amo Napoli e un modo di gustare la vita, di mangiare di fare musica e teatro, e tanto altro perchè vi riconosco una cultura che fa parte del mio paese e che a mio parere è anche un patrimonio ricco e positivo almeno in parte. che desidero fare mio. Ma non ci sono confini così netti, parte di questa cultura è presente anche altrove, specie nel sud e raccontare napoli in questo modo (proprio anche di molti altri film) diventa un pò Tautologico: "Napoli è Napoli", un pò come parlare sempre del PROPRIO discorso, modalità DI ESPRESSIONE un pò metacomunicativa che, se ripetuta all'infinito, diventa stucchevole. Possiamo raccontare una storia che si dipana anche a Napoli ma non cerchi di estrinsecare disperatamente valori e aspetti specifici, negatività e luoghi comuni? Sarebbe un modo intelligente per raccontare una storia e nel contempo parlare di una città e togliere per sempre di mezzo questo perenne bisogno di compensare (adattarsi a accettare ) tramite l'evidenza di aspetti meravigliosi, aspetti meno edificanti.
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la criticadora de pelicula
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lunedì 28 luglio 2025
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un film da vedere senza aspettarsi risposte
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UN FILM DA VEDERE SENZA ASPETTARSI RISPOSTE
Parthenope è un film che parla di Napoli in modo estremamente originale. Esprime il contrario di quanto lo spettatore, che non conosce Sorrentino, si aspetta; ovvero delude chi ama trame didascaliche o predigerite, chi vuole capire anche quando non c' è niente da capire.
È fatto di tante storie che ruotano attorno ad una donna, storie che sanno d'amore e di morte, popolate da un' umanità varia e variegata, creando un insieme pieno di fascino, spesso sconcertante e tuttavia mai compiuto, poiché tutto sfugge. Sfugge anche alla comprensione, ma in fondo cosa c'è da capire? Basta lasciarsi andare per assaporare la bellezza delle immagini, sottolineata mirabilmente da canzoni quasi dimenticate e dalla forza espressiva molto coinvolgente ( vedi la scena "alla Bertolucci" con il trio Parthenope, fratello e fidanzato che ballano e amoreggiano, mentre risuonano le note di un intenso brano di Cocciante ).
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UN FILM DA VEDERE SENZA ASPETTARSI RISPOSTE
Parthenope è un film che parla di Napoli in modo estremamente originale. Esprime il contrario di quanto lo spettatore, che non conosce Sorrentino, si aspetta; ovvero delude chi ama trame didascaliche o predigerite, chi vuole capire anche quando non c' è niente da capire.
È fatto di tante storie che ruotano attorno ad una donna, storie che sanno d'amore e di morte, popolate da un' umanità varia e variegata, creando un insieme pieno di fascino, spesso sconcertante e tuttavia mai compiuto, poiché tutto sfugge. Sfugge anche alla comprensione, ma in fondo cosa c'è da capire? Basta lasciarsi andare per assaporare la bellezza delle immagini, sottolineata mirabilmente da canzoni quasi dimenticate e dalla forza espressiva molto coinvolgente ( vedi la scena "alla Bertolucci" con il trio Parthenope, fratello e fidanzato che ballano e amoreggiano, mentre risuonano le note di un intenso brano di Cocciante ).
Parthenope è un film da vedere senza farsi domande e senza aspettarsi risposte, è un viaggio nell' immaginazione, è aprirsi a ciò che il regista propone. Il regista/artista non ammaestra, dispensa emozioni e il pubblico che accoglie e plaude le sue suggestioni è merito che si incarna.
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felicity
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sabato 26 luglio 2025
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un racconto epico sullo scorrere del tempo
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Parthenope è un racconto epico, intrigante, sulla lunghezza della vita, visto, letto da una figura magnetica e ammaliante in grado di narrare uno dei temi che ci dominano, lo scorrere del tempo, la consapevolezza a cui si arriva nei momenti cardine.
Sorrentino vaga, grazie e per merito di una straordinaria interprete, Celeste Dalla Porta, capace di narrare attraverso gli occhi le cose della vita, tra luci e ombre, tra miti reali e fantasticati, promesse mantenute e tradite, tra risposte giuste e domande sbagliate, felicità mancate e l’ossessione di quel mare dominante, cui corre la memoria.
È un film sulla libertà femminile, sul destino, sul coraggio dell’ignoto, verso qualcosa di meno certo, ma è soprattutto una ricerca commovente di se stessi.
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Parthenope è un racconto epico, intrigante, sulla lunghezza della vita, visto, letto da una figura magnetica e ammaliante in grado di narrare uno dei temi che ci dominano, lo scorrere del tempo, la consapevolezza a cui si arriva nei momenti cardine.
Sorrentino vaga, grazie e per merito di una straordinaria interprete, Celeste Dalla Porta, capace di narrare attraverso gli occhi le cose della vita, tra luci e ombre, tra miti reali e fantasticati, promesse mantenute e tradite, tra risposte giuste e domande sbagliate, felicità mancate e l’ossessione di quel mare dominante, cui corre la memoria.
È un film sulla libertà femminile, sul destino, sul coraggio dell’ignoto, verso qualcosa di meno certo, ma è soprattutto una ricerca commovente di se stessi.
Il film parla d’amore tra donne, di amori proibiti, tabù, di primi amori, paterni, mancati.
Se da un lato La grande bellezza è la storia di un sguardo disincantato sul mondo, Parthenope è invece lo sguardo incantato dal mondo, sono totalmente opposti, ma hanno in comune una struttura narrativa di un personaggio-Caronte che ci conduce all’interno di alcuni mondi.
Parthenope rappresenta Napoli, in quanto entrambe sono un mistero, indefinibili, soprattutto quando è giovane e scopre gli strumenti per andare in scena. Quando diventa grande, si stanca di rappresentare sé stessa. La città, invece, continua la sua eterna recita.
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flamingworldd
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mercoledì 2 luglio 2025
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altro grande film incompreso di sorrentino
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Per quanto riguarda il personaggio di Parthenope, so che c’è chi lo ha trovato stereotipato, quasi una proiezione ideale legata al male gaze. Personalmente, l’ho percepito in modo diverso.
Lei è molto romanzata, certamente enigmatico e difficile da decifrare, ma proprio questo mistero me l’ha resa affascinante. Non mi sembra un difetto, né credo che un personaggio sfuggente debba necessariamente essere ridotto a cliché. Anzi, ho trovato interessante come la sua evoluzione fosse graduale, visibile, e profondamente legata al tono stesso del film.
Non trovo particolarmente sorprendente che nel momento in cui un personaggio viene creato come elemento simbolico (con il ruolo dunque di rappresentare qualcosa di specifico) perda un po’ di quella tridimensionalità che normalmente cerchiamo nei ruoli più realistici.
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Per quanto riguarda il personaggio di Parthenope, so che c’è chi lo ha trovato stereotipato, quasi una proiezione ideale legata al male gaze. Personalmente, l’ho percepito in modo diverso.
Lei è molto romanzata, certamente enigmatico e difficile da decifrare, ma proprio questo mistero me l’ha resa affascinante. Non mi sembra un difetto, né credo che un personaggio sfuggente debba necessariamente essere ridotto a cliché. Anzi, ho trovato interessante come la sua evoluzione fosse graduale, visibile, e profondamente legata al tono stesso del film.
Non trovo particolarmente sorprendente che nel momento in cui un personaggio viene creato come elemento simbolico (con il ruolo dunque di rappresentare qualcosa di specifico) perda un po’ di quella tridimensionalità che normalmente cerchiamo nei ruoli più realistici. Ma questo non è un dramma, se il film non si propone di raccontare una persona vera, quanto piuttosto un’idea, una condizione, uno stato d’animo.
C’è un contrasto netto tra due parti del film, di cui non ho ancora sentito parlare molto. La prima parte è luminosa, solare, carica di quella bellezza mediterranea che sembra quasi irreale: il mare, l’estate, gli spazi aperti. È una Napoli idealizzata, una città vista attraverso lo sguardo di qualcuno profondamente innamorato di lei.
Arriva in seguito la morte del fratello di Parthenope, e tutto cambia. Non solo emotivamente per la protagonista ma anche visivamente. Il film si incupisce, diventa più interiore ed anche Parthenope cambia: da figura quasi mitologica, quasi una Afrodite distante, diventa più umana, più fragile, più reale. E insieme a lei cambia anche Napoli. La città si spoglia della sua veste turistica e mostra un lato più duro, più crudo, che prima era rimasto in ombra.
Questa trasformazione parallela (della protagonista e della città) è forse la cosa che ho apprezzato di più. Parthenope diventa così un’opera che racconta la bellezza nella sua decadenza, che non è meno affascinante della perfezione iniziale, ma anzi, forse più vera e vicina a noi.
Se devo esporre una critica potrei farla al ritmo, soprattutto nella seconda parte: ho avvertito un certo rallentamento (che immagino sia voluto ai fini del cambio di prospettiva della narrazione) che risultava come se il film perdesse direzione o si dilungasse più del necessario. Alcune scene sembrano rimanere sospese, non tanto per creare atmosfera, quanto perché forse mancano di una vera progressione emotivo-narrativa.
Alcuni dialoghi erano particolarmente artificiosi più scritti per essere citabili o simbolici che per essere credibili nella bocca dei personaggi.
Mi riferisco principalmente a certe uscite particolari di Parthenope.
Per il resto ho apprezzato questo film.
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lunedì 19 maggio 2025
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il peggior sorrentino
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Sembra costruito apposta per valorizzare la figura dell'attrice principale, che in tutto il film sia autocelebra, combattute francamente inutili.
siamo ben lontani da capolavori come La grande bellezza e Youth!
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cyrus
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mercoledì 14 maggio 2025
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metafora surreale che accomuna i pensieri di chi rimpiange napoli
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Bellissimo e amaro. Tutti i sentimenti, le credenze, le circostanze sono state estremizzate ed espresse con estrema crudelt?. L'animo di un napoletano ? sensibile e profondo, soprattutto di chi ha dovuto lasciare la citt? per trovare lavoro, dove la continua, incompresa e immensa sofferenza, ruba spazio a tutto il resto. Capolavoro
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