| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Argentina, Spagna |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Luis Ortega |
| Attori | Nahuel Pérez Biscayart, Úrsula Corberó, Daniel Giménez Cacho, Mariana Di Girolamo Daniel Fanego, Roberto Carnaghi, Luis Ziembrowski, Roly Serrano, Adriana Aguirre, Osmar Núñez, Sofia Palomino, Marcelo Ferrari, Jorge Prado, Susana Pampin, Pablo Seijo, Fernando Contingiani. |
| Uscita | giovedì 17 luglio 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 2,45 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 17 luglio 2025
Una coppia di atleti deve decidere cosa fare del proprio futuro. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Goya, In Italia al Box Office El Jockey ha incassato 45,7 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Remo Manfredini è un fantino acclamato indebitato con la malavita: le dipendenze da droga e alcol ne stanno compromettendo la carriera. Il boss della sua scuderia, il mafioso Sirena, comincia a perdere la pazienza, benché Abril, fidanzata di Remo, vinca le gare al posto suo. Durante una gara importante, Remo ha un grave incidente e finisce in coma: al suo risveglio assume un'identità femminile, con il nome di Delores, e vaga per Buenos Aires in stato confusionale. I gangster, consapevoli che da lui non potranno più ricavare un centesimo, gli danno la caccia per toglierlo di mezzo.
Un incipit immerso nel disagio sociale comunica subito che il punto di vista di Ortega sarà quello dei freak e dei reietti, emarginati da una società mafiosa, che detta le regole basandosi sul mero profitto.
Remo si libera solo morendo e rinascendo come una Fenice, per adempiere alla richiesta di Abril, che gli dice: "Perché io ritorni ad amarti, dovrai morire e poi rinascere". Volutamente o meno, Remo la prende in parola, associando la sua rinascita a una transizione di genere, che porta a uno strappo radicale con la vita precedente, fatta di debiti contratti con loschi individui.
Nella parabola di Remo Manfredini, Luis Ortega ha cercato di riflettere sulla fragilità del mascolino in un presente di amazzoni sexy e vincenti, oltre che sulla fluidità sessuale come passo imprescindibile della propria scoperta identitaria, che comporta continue "rinascite" e messe in discussione di pregiudizi atavici. Vediamo nascere una prima volta Remo quando attraversa l'interminabile tunnel buio che lo conduce all'ippodromo; una seconda volta al risveglio come Delores; e infine con la nascita del figlio, che sembra sostituirsi a lui con un artificio di montaggio. L'intento è chiaro, così come il registro grottesco adottato per svolgere l'assunto.
Più postmoderno dei postmoderni, Ortega ricorre a innumerevoli ispirazioni differenti: lo stile di Kaurismaki, per mezzo del direttore della fotografia Timo Salminen; Lynch e Refn per i momenti spiazzanti e surreali; Almodovar per l'uso dei colori e il tono soap-mélo della seconda parte; persino Kim Ki-duk di Ferro 3 con l'espediente dello spirito liberato di Remo/Delores, privo di peso quando posto sulla bilancia.
E se ne potrebbero trovare altre di citazioni, ma già così sono davvero troppe, in uno sfoggio di cinefilia e buone letture che nasconde la mancanza di una voce propria e autorevole, sommersa tra le strizzatine d'occhio. Le gag riuscite della prima parte finiscono per stemperarsi in un gioco dalla scarsa consistenza, procrastinato oltre il lecito. Notevole l'interpretazione di Nahuel Pérez Biscayart (120 battiti al minuto), ancora una volta a suo agio con un ruolo complesso, dalle molte sfaccettature e con pochissime battute di dialogo.
Un fantino leggendario, Remo Manfredini, è scivolato in una china autodistruttiva: fumo, alcool e droga sono i suoi abituali compagni e quindi non vince più, mentre la sua compagna Abril, fantina anche lei, sta dimostrando tutto il suo talento con continue vittorie. A Remo viene affidata però un'ultima chance: cavalcare il costosissimo cavallo giapponese appena acquistato dal [...] Vai alla recensione »
Ecco una di quelle chincaglie cinematografiche, di quegli aggeggi-in-immagini (lucori, specie di marionette a smaniare, laconiche, narrazioni non canoniche), come si dice, oggetti non meglio identificati (magari anche cacofonici, caracollanti, focomelici), che all'improvviso - nell'afa stanca di luglio, con tutta la sua trafila di sudori, di sopori mentre cerchi di tenere gli occhi aperti in un cinema [...] Vai alla recensione »